ELI GOTTLIEB.
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LE COSE CHE SO DI LUI.
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Titolo originale: Now You See Him. 2008.
Traduzione di: Claudia Antinori.
2010.  Edizioni PIEMME, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Si chiamava Rob Castor. Molto probabilmente avete sentito parlare di lui.  diventato una piccola celebrit verso i venticinque anni per aver scritto un libro di racconti in un perfetto stile macabro, ambientati in una stupida e sonnolenta cittadina dello stato di New York.
Diversi anni dopo, ha ucciso Kate Pierce, la sua compagna scrittrice, poi si  suicidato...
Nick Framingham e Rob Castor sono stati amici per molti anni. Un legame profondo li ha uniti fin dall'infanzia. Verso i venticinque anni Rob era diventato uno scrittore anche piuttosto famoso. Ma ora, dodici anni dopo, ha ucciso la sua fidanzata Kate e si  suicidato.
Nick  sconvolto. Il profondo sentimento di stima e ammirazione, che ha sempre nutrito verso l'amico, viene improvvisamente spezzato e il dolore per la perdita alimenta in lui il desiderio di cercare le ragioni di quello che  successo. Un percorso che assume ben presto tratti ossessivi e che lo porta a perdere a poco a poco il contatto con la propria vita, travolto da un dolore che la moglie Lucy non comprende.
E pi Nick sprofonda nella ricerca interiore, pi il castello di menzogne su cui reggeva la sua esistenza si sfalda. I sentimenti di fedelt, amore, amicizia, che provava per Rob, gli mostrano il loro lato oscuro e si trasformano in tradimento, apatia, gelosia e invidia. Ma una nuova verit, quella che suo padre gli racconta dopo un silenzio durato trent'anni, lo riconcilia per sempre a Rob nel ricordo, mostrando il vero volto della lealt che lo aveva legato all'amico fino alla morte.
Una profonda e intensa indagine psicologica che tocca i temi dell'amicizia, dell'amore e delle sue delicate alchimie.
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L'autore.
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Eli Gottlieb, nato nel distretto newyorkese di Manhattan,  cresciuto nel New Jersey e si  laureato all'Hampshire College di Amherst nel Massachusetts.  stato editore della rivista Elle e ha insegnato Letteratura Americana all'Universit di Padova. Ha esordito nella narrativa nel 1997 con il romanzo Il ragazzo che and via vincendo il Rome Prize e il McKitterick Prize l'anno scuccessivo. In seguito ha pubblicato altri 3 romanzi ottenendo con Un ragazzo d'oro il Bridge book award 2016. Vive e lavora a New York.
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LE COSE CHE SO DI LUI.
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In una favola sulla bellezza e l'amore c' la frase Non era pi se stesso. Desideriamo ardentemente non essere noi stessi.  questo che importa sopra ogni cosa.
Andrej Sinjavskij.
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Capitolo 1.
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Sarebbe giusto affermare che, nei tempi in cui viviamo,
la gente  arrivata quasi a dubitare degli elementi basilari
della vita stessa? Che siamo diffidenti nei confronti
del cibo? Che abbiamo paura dei nostri stessi figli? E
che oggi, di conseguenza, ognuno di noi vive in cima a
una piramide d'ironia difensiva, rannicchiato lass nel
poco spazio che rimane sulla punta, guardando in cagnesco
il panorama sottostante? In un'epoca di fosche
visioni e ancora pi fosche diagnosi, voglio mettere subito
in chiaro una cosa e lo dichiaro apertamente: io
lo amavo. Sono cresciuto nella casa di fronte alla sua,
dall'altra parte della strada. A modo mio, lo adoravo.
Con l'adorazione servile di un bambino, avevo cercato
in sostanza di essere come lui. Sebbene fossimo due
ragazzini della stessa et, ci prendessimo in giro e ci
punzecchiassimo continuamente, al di l di tutto questo
ero consapevole che in lui c'era sempre una vitalit,
una musicalit e un qualcosa di ben definito che lo distingueva
dal resto di noi.
Si chiamava Rob Castor. Molto probabilmente avete
sentito parlare di lui.  diventato una piccola celebrit
verso i venticinque anni per aver scritto un libro di
racconti in un perfetto stile macabro, ambientati in una
stupida e sonnolenta cittadina dello stato di New York.
Diversi anni dopo, ha ucciso Kate Pierce, la sua compagna
scrittrice, poi si  suicidato, facendo spostare i
riflettori dei media con un forte sibilo e bloccandoli l,
puntati sulla sua vita, sulla sua citt natale e di conseguenza
su di noi, i suoi amici e concittadini.  stato
affascinante osservare, con una certa repulsione, come
una banale vicenda di cronaca nera sia tracimata dai
consueti argini, i settimanali l'abbiano raccolta e poi,
quando  arrivata in televisione, tutto sia esploso in
una nube di luminosa e scintillante copertura mediatica.
Nelle stanze dei bottoni d'America, a quanto pare,
 stata presa una decisione unanime:  la storia giusta.
Cos, a distanza di sei giorni dal fatto, quelli della televisione
sono arrivati da Manhattan e hanno bivaccato
al Dorset Hotel, con i loro grossi camion dalle antenne
lucenti e le parabole, le conduttrici e i conduttori
supertruccati davanti alle telecamere, che sembravano
tutti fatti con lo stampo dell'anchorman di successo e
trasudavano una specie di falsit a buon mercato.
Per quelli di noi che sono stati suoi amici, anche se
non siamo rimasti molto in contatto con lui negli ultimi
anni, lo shock  stato inevitabile, seguito dall'inevitabile
(nel mio caso) afflizione. Per tutti gli altri in citt, si
 trattato pi di un'ondata di trasformazione che ci ha
travolto sulla scia dell'attenzione dei media: un cambiamento
elettrizzante che ci ha lasciato profondamente
consapevoli di come possono apparire le nostre facce e
i nostri corpi nell'atmosfera rarefatta della televisione.
Di riflesso, sembravamo tutti diventati attori di un reality
show destinato a mostrare il corrotto ventre molle
della semplice vita di provincia americana. Se non fosse
per il fatto che non esisteva un corrotto ventre molle.
Quella non era la Columbine High School. Non era il
triste posto sabbioso dove predic e mor il povero David
Koresh, messia della setta dei davidiani. Quella era
Monarch, New York, una piccola cittadina ordinata e
fiera, su una collina abbastanza lontana dai maggiori
centri urbani perch la gente si fermi ancora un attimo
a riflettere prima di parlare.
Ma non importa. L'aria stava diventando frizzante,
le mele erano gi rosse e mature e cadevano dagli alberi,
quando improvvisamente troppi di noi se ne stavano
fuori a sfidare il freddo, a girovagare per le strade
della citt e fingere di bighellonare, con la speranza di
finire nel notiziario della sera. Era indecoroso vedere il
maggiore Wilkinson, il nostro veterano della Seconda
guerra mondiale, un uomo che si diceva avesse messo
da parte milioni in monete d'argento, comprarsi un
guardaroba completamente nuovo (a ottantacinque
anni d'et!) e posare ogni mattina nell'inquadratura
dei fotografi all'entrata del Krispy Kreme come un
commesso impazzito dei grandi magazzini Walmart. La
gente ha rovistato nei vecchi diari e nelle scatole polverose
di ricordi alla ricerca di cimeli da vendere e c'
stata una specie di tacita gara, vinta da Hilary Margold,
che ha scovato un pezzo di carta sgualcito e ingiallito
con le parole contestare l'autorit, scritte con l'inconfondibile
calligrafia da scuola superiore di Rob. E stato
autenticato, pubblicato sulla stampa locale e, come
tributo all'insaziabile fame degli americani per i cimeli
morbosi,  finito su eBay, dove  stato messo in vendita
per una cifra sostanziosa. Tutti noi, che avessimo
conosciuto Rob personalmente o meno, andavamo in
giro stranamente eccitati, come se soffiasse una brezza
rinfrescante che forse avrebbe portato qualcosa di vivo
e nuovo nelle nostre vite.
Per quanto mi riguarda, non ho partecipato a quasi
niente di tutto questo. Sono rimasto sbalordito dalla
sua morte e doppiamente scioccato dalla sofferenza
che mi ha causato, un dolore acuto e pungente in un
recesso nel profondo dell'animo, che non era stato pi toccato da anni.
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Capitolo 2.
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Com'era prevedibile, suppongo, mia moglie Lucy non
si  dimostrata affatto interessata a partecipare al mio
lutto. In realt non si  mai troppo fidata della sregolatezza
del mio vecchio amico, n le  mai piaciuto ascoltare
le assurde storie che, specialmente dopo uno o due
bicchieri di vino, amo raccontarle riguardo all'infanzia
passata insieme: io e Rob che a dieci anni scriviamo e
distribuiamo un giornale fatto interamente di parolacce,
Rob che mi mostra un nuovo modo di masturbarsi, come
lo fanno in Cina. I perbenisti forse non capiranno, ma
io confesso di essere ancora un po' sconcertato dalla
veemenza del disgusto di mia moglie. Le ho detto che
era un vero amico, che faceva parte di un panorama di
vecchi ricordi e lo amavo come si ama l'antico elemento
di un paesaggio, come un molo o un pontile dal quale
rammenti di esserti tuffato tante volte nella fresca e
invitante acqua azzurra. E talmente semplice, tesoro
ho detto, guardando la donna con la quale il matrimonio
 stato il costante decadimento di un sogno meraviglioso.
Da bambino, mi sentivo veramente arricchito
dalla nostra amicizia, perch non dovrei onorare questi
sentimenti anche da adulto?
Ho raccontato a Dwight e Will, i nostri figli di otto
e dieci anni, delle storie su Rob, descrivendolo come
uno costantemente impegnato a dirci con affetto come
eravamo incapaci, come eravamo stupidi, ottusi, cos
umanamente superflui da passare i nostri giorni avvolti
da una nebbia di superficiale compiacimento, senza
scavare neppure un millimetro al di sotto della patina
splendente della vita. Loro per, essendo bambini,
sono pi interessati agli spettacolari casini che abbiamo
combinato in tanti anni. E, in tanti anni, di casini ne
abbiamo combinati davvero parecchi.
Quando mi chiedo perch la vita e la morte del mio
vecchio amico e della sua compagna abbiano provocato
una tumultuosa tempesta mediatica nazionale che
tuttora, a distanza di settimane dal fatto, ci sommerge
con incalzanti titoli di testa e sferzanti venti editoriali,
l'unica conclusione che mi viene in mente  che deve
essere stato il valore universale di tutta la vicenda a
dare alla testa alla gente. C'erano la bellezza e il talento,
lo scenario di New York e la fine tragica. C'erano i sentimenti
fra uomo e donna e anche, secondo i punti di
vista, l'infame testa di cazzo, rappresentata da un uomo
di nome David Framkin. Alcuni di noi hanno avanzato
l'idea che dipendesse dalla sua ragazza Kate, per il
suo misterioso distacco e la sua intoccabile compostezza,
che sembravano affascinare i molti uomini che la
corteggiavano, e che dalla sconfinata distanza della sua
stessa morte sia stata capace - per cos dire - di incantare
un'intera nazione. Ma, in fondo, penso che la
verit sia pi banale e possa essere ridotta a una sola
parola: video.
Proprio al culmine della prima ondata di interesse
nazionale,  stato scoperto un archivio di video di Rob
e Kate, parte di un documentario incompiuto sul fascino
della vita dello scrittore, girato nella colonia di
artisti nella quale si erano conosciuti.
Quasi istantaneamente sono entrati nello speciale e
triste pantheon nel quale vive la povera giovane stellina
Jon Bent Ramsey, insieme a Dylan Klebold e anche
Patty Hearst, che posa con il suo mitra come una
pornostar di delitto e mistero. Il video conteneva molte
scene struggenti in cui ciascuno parlava alla telecamera
di ci che voleva fare come scrittore e nella vita. Ma
credo che la scena che ha catturato il cuore dell'America
sia stata quella romantica in cui loro due, seduti su
una spiaggia che si chiama Race Point Beach, a Cape
Cod, cantavano insieme delle canzoni e Rob strimpellava
degli accordi con la chitarra. Erano vecchi pezzi dei
Beatles, qualcosa di Hendrix e brevi accenni dei Nirvana;
il grande braciere fiammeggiante del tramonto si
immergeva nell'acqua, da una parte si infrangevano le
onde e mentre le loro vocine stridule si levavano unendosi
in coro, ignorando totalmente ci che li attendeva,
era impossibile, guardandoli e sapendo gi tutto in anticipo,
non essere un po' dispiaciuti e riconoscere che
forse l'amore pi grande e appassionato genera sempre
la sua stessa estinzione.
Per quasi due settimane di fila, gli spettacoli scandalistici
sono stati congestionati da questi brani di video
amatoriali. Si vedeva di continuo quella ragazza
fatalmente pudica con il volto leggermente inclinato di
lato, come se contemplasse costantemente un mondo
migliore, e quel ragazzo, di una bellezza singolare, alla
Kurt Cobain, ma meno esile, che cantava e si fermava
ogni secondo per declamare i suoi pensieri sulla vita
con la spavalda sicurezza di un bifolco nato.
Nel frattempo, la comunit letteraria, intorbidita
dall'omicidio, si mobilitava per commemorare Rob,
mentre alcuni dei suoi cosiddetti amici facevano del
loro meglio per prendere le distanze dall'accaduto. Si
faceva della beneficenza in nome della sua ragazza morta
per devolvere fondi alle vittime della violenza domestica.
Altri, com'era prevedibile, cavalcavano l'onda
della tragedia per deplorare le oscene pressioni esercitate
oggi dal mercato sui giovani artisti. Personaggi
quasi famosi scrivevano intere colonne a favore e contro
Rob sul New York Times e alcuni dei suoi mentori
vivevano un breve momento di celebrit nelle molte
notizie che si succedevano a ciclo continuo. Per tutto il
tempo, guardando e ascoltando, ho provato un'amara
soddisfazione al pensiero che, almeno per alcune settimane,
l'intero paese sembrava essere d'accordo con me
che il mio caro vecchio amico era indimenticabile.
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Capitolo 3.
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Non molto tempo dopo il periodo della tempesta mediatica,
 squillato il telefono di casa nostra. All'altro
capo c'era Shirley Castor, la madre vedova di Rob. Non
parlavo con lei da anni e sentendo la sua voce ho provato
una fitta penetrante, non del tutto piacevole. Ha detto
che mi voleva vedere, con un tono imperativo che mi
ha ricordato l'arrogante signora melodrammatica che
mi aveva intimidito da ragazzo. Shirley era una madre
oppressiva, presente in maniera innaturale, che si era
fusa con Rob in un modo che da bambino invidiavo
vagamente. Era chiaramente il favorito dei suoi tre figli.
Per molti anni Shirley si era crogiolata felicemente
nella luce riflessa del suo successo. Ma dal momento
dell'omicidio-suicidio, un'altra donna era legata a lui
in modo molto pi memorabile di sua madre. Nella
morte, Kate Pierce aveva eclissato Shirley per sempre e
sapevo che la cosa non le piaceva per niente.
Dovrei spiegare che, dopo il successo provocato da
un libro che, per almeno un'intera stagione, era stato
l'irrinunciabile accessorio all'ultima moda sui treni e
sugli aerei per la sua lirica che anatomizza il cuore
umano, Rob aveva iniziato una nuova vita che sembrava
consistere quasi interamente in lunghi e continui
spostamenti fra i campus delle universit e le colonie di
artisti, e nelle rimpatriate due volte l'anno con al seguito
una nuova donna esotica. Tornava a casa a trovare
sua madre e anche per vedere noi, i suoi vecchi amici,
alle cene mensili a base di pizza e birra che continuavamo
a organizzare al solito posto, il New Russian Hall.
La maggior parte di noi trovava fantastico che, posto
di fronte all'ardua sfida di guadagnarsi da vivere, il nostro
compagno delle elementari non solo fosse diventato
famoso, ma soprattutto fosse riuscito a ottenere la
precaria qualifica di scrittore di professione. Peraltro
tutti noi invidiavamo spasmodicamente le conseguenze
indirette di quella qualifica: le sue conquiste femminili.
Eravamo atterriti dalla bella e giovane pittrice turca
che si muoveva come se stesse facendo la danza dei sette
veli con i capelli. Eravamo affascinati dalla scrittrice
di romanzi in carriera con unghie perfette e sguardo
inespressivo. Eravamo colpiti dalla poetessa frustrata
e anoressica. E, mio Dio, eravamo letteralmente
tramortiti di fronte alla sensibile indiana Winnebago
con gli occhi tristi e una scintillante cascata di capelli
neri. Ognuna di queste donne, che apparivano intense,
splendide e drammatiche in modo completamente diverso
fra loro, arrivavano in citt sotto braccio a Rob,
davano un'occhiata in giro e facevano del loro meglio
per mascherare il loro disappunto.
Kate era stata diversa da tutte fin dall'inizio. Tanto
per cominciare, non era evidente che fosse un'artista.
Non scuoteva i capelli, non parlava con una finta voce
da bambina e non si comportava come una nobildonna
europea inspiegabilmente caduta sulla Terra fra i
bifolchi americani. Era una donna equilibrata di circa
trent'anni, abbastanza carina, di una bellezza comune,
affabile ma leggermente fredda, con capelli biondi e lisci,
pettinati in modo da ricadere perfettamente divisi
come due tende, indossava abiti poco appariscenti e
aveva il naso piacevolmente all'ins. Ti stava davanti,
discreta come un vaso da fiori, e mentre ti sorrideva
sembrava leggerti dentro. In quel sorriso c'era una consapevolezza,
altrimenti tenuta accuratamente celata. E
nonostante sapessimo che anche lei era una scrittrice,
ci stupiva che Rob l'avesse scelta. Rob era sempre stato
un tipo talmente sopra le righe che eravamo sicuri
sarebbe finito con una donna esageratamente bella o
con un'aggressiva arrampicatrice sociale. Invece quella
ragazza, almeno a prima vista, era perfettamente normale,
il tipo di donna media insignificante che potresti
trovare con un camice dietro il banco dei cosmetici dei
grandi magazzini, a offrire spruzzi del profumo speciale
del giorno.
Rimanemmo sbalorditi quando si giurarono amore
eterno, si trasferirono a Manhattan e iniziarono una vita
insieme. Da quel momento in poi, la maggior parte delle
notizie su di loro ci arrivarono da un tipo che si chiama
Mac Sterling. Conosco Mac - quell'avido ipocrita
- dalle elementari, quando ci spartivamo la reputazione
di migliori amici di Rob. Un ragazzone chiassoso e
intelligente, che in seguito sarebbe diventato un famoso
giornalista scrivendo brevi biografie delle celebrit
sulle riviste nazionali. Mi ero sempre sentito un po'
impotente di fronte alla sua evidente affinit con Rob
- affinit nella sregolatezza, da bambini, e come scrittori,
da adulti - e dopo le superiori Mac era rimasto in
contatto con Rob pi di chiunque altro. Quando Rob
e Kate lasciarono la colonia di artisti dove si erano conosciuti
e decisero di andare a vivere insieme, fu Mac,
che stava gi a New York, a far loro visita regolarmente
e a riportarci fedelmente le notizie, quando tornava a
Monarch a trovare la madre malata.
Trasportata dalla corrente ascensionale dell'amore, la
coppia felice discese sulla Terra alla periferia del centro
di Manhattan, in un quartiere animato invaso dall'odore
di grasso fritto, urina e povert; le strade di New
York (qui  Mac che parla) in estate trasudano odori
dal profondo delle loro viscere, il caldo risveglia tutti i
loro miasmi. Rob aveva iniziato a lavorare a un romanzo
per il quale, spieg Mac, aveva gi un contratto. Nel
frattempo Kate aveva lasciato il suo vecchio lavoro da
segretaria a Cincinnati ed era riuscita a impiegare la sua
esperienza presso una ricca signora sulla Upper East
Side che adorava la sua affidabilit, la sua calma e la sua
velocit nel battere a macchina.
Almeno in apparenza, le cose filarono lisce per un
po'. Lei fece del suo meglio per integrarsi nella cerchia
di artisti scalcagnati di Rob. Secondo Mac, aument
la quantit di nero nel guardaroba e, su insistenza di
Rob, si tagli i capelli con una di quelle drammatiche
pettinature di citt che, come un balconcino, sporgono
in modo bizzarro sulla faccia. Il suo accento rimase
lo stesso, cos come l'abitudine che aveva di parlare
poco e rimanere immobile nella cornice della sua compostezza.
Ma, in modo impercettibile, aveva iniziato a
sembrare pi una di Manhattan che una ragazza del
Midwest, dove era nata.
Passarono le stagioni, le foglie caddero e poi apparvero
di nuovo, verdi e miracolose ogni volta, mentre
tutti i giorni Rob si arrampicava sulla scrivania come
un nuotatore esausto che annaspa controcorrente verso
la spiaggia e cercava di concentrarsi. Qualcosa, aveva
riferito a Mac, si era spento. Il lavoro non andava, le
frasi venivano fuori senza una ragione apparente. Per
la prima volta nella vita, la sua vena artistica si stava
indebolendo, ci spieg Mac, si indeboliva come accade
a una persona sana che si ammala, portandosi via la
luce e il sorriso, e la situazione era peggiorata dal fatto
che le aspettative nei suoi confronti stavano crescendo
molto. A Rob la laboriosit non era mai mancata, cos
raddoppi il tempo passato alla scrivania, sfornando
una bozza del libro dopo l'altra e vedendo soltanto crescere
l'insoddisfazione per il sempre pi voluminoso
prodotto finale. Forse si stava confrontando con i limiti
del suo talento. O forse la fama, con la sua repentinit,
aveva mandato in pezzi la sua, un tempo incrollabile,
fiducia in se stesso. In ogni caso, le bozze andavano e
tornavano, ricoperte ovunque dalle annotazioni a matita,
prova del calmo, sobrio e solidale no dell'editore. E
con questa forte ventata di rifiuto, disse Mac, Rob stava
iniziando ad andare nel panico. Perch lui non era
preparato a un rifiuto. Non c'era nell'Antologia di Rob.
Non rientrava nella Teoria dell'io di Rob. Incompreso,
s; importante, in ogni caso. Ma rifiutato, no.
L'unica grazia concessa in tutto questo, ammesso
che ce ne fosse una, era che quasi nessuno nel resto del
mondo sapeva ancora del suo blocco creativo. La citt
di New York solleva tanto rumore e tanta luce che  facile
fingere di essere indaffarati e convincerne anche gli
altri, pur restando tutto il giorno chiusi in una scatola
di evidente fallimento, guardando fuori dalla finestra
nell'attesa che squilli il telefono.
Kate, nel frattempo, aveva lavorato sodo e ed era
riuscita a trovare rapidamente il suo posto. Amava
la veloce ed efficiente organizzazione di Manhattan.
Nell'incessante e nervosa vitalit della citt, trovava
un'eco della sua stessa ambizione. Ogni mattina si
alzava presto e andava nel castello della sua signora
milionaria a Sutton Square, dove si sedeva con una
perfetta postura, batteva a macchina centoventicinque
parole al minuto, gestiva gli appuntamenti sociali della
signora e rispondeva alle sue chiamate. Un giorno la
padrona di casa, Annabel Radek, chiese a Kate se le
avrebbe fatto piacere rimanere dopo il lavoro, perch
avrebbe tenuto un piccolo ricevimento e c'era qualcuno
che voleva farle incontrare. Dopo averci riflettuto,
disse di s, ringrazi e telefon a Rob per spiegargli che
quella sera avrebbe fatto tardi. E fu cos che incontr
David Framkin.
L'evento si teneva nella biblioteca a due piani
nell'attico, con la vista, cos ha detto in seguito la stampa,
su entrambi i fiumi. C'era un tipo che suonava il
pianoforte e camerieri in livrea bianca giravano per il
salone con piccoli vassoi d'argento. La stanza era piena
di gente che dava l'impressione di essere famosa, insieme
a gente che era famosa davvero; tutti erano molto
brillanti, sfoggiavano i loro abiti migliori e le battute
pi spiritose. Kate si era lavata il viso e si era truccata
un po' gli occhi, i suoi preparativi erano finiti l. Probabilmente
aveva capito che il suo ruolo era fare da
tappabuchi e fece del suo meglio, girando per la stanza
con un sorrisetto e intrattenendo una garbata conversazione;
di tanto in tanto versava da bere agli ospiti
quando i camerieri erano occupati. All'incirca un'ora
dopo l'inizio del ricevimento, apparve David Framkin.
Era il famoso predatore finanziario che aveva recentemente
acquistato e portato al fallimento una grossa
azienda che produceva articoli in pelle ed era una delle
pi antiche della citt. Il suo modus operandi preferito,
infatti, era acquistare societ di famiglia, spremere il
capitale di prestito, licenziare i dipendenti e dichiarare
con la faccia da funerale che l'attivit in questione non
era pi redditizia. Amava la parola redditizio. Era
un uomo sui cinquantanni, con un inizio di calvizie,
una grossa pancia da pinguino, i capelli grigi pettinati
all'ins e sul viso un'espressione critica e rabbiosa.
Attravers a grandi passi l'attico, si guard intorno annusando,
come se il locale avesse passato da un giorno
la data di scadenza, poi punt dritto al bar. Lungo la
strada, pass accanto a Kate, si ferm, si avvicin e
la salut. Pi tardi lei avrebbe confessato a un amico
che era un uomo freddo e stranamente formale, che
l'aveva squadrata, le era parso, con la sua aria da persona
importante intenta a valutare il danno potenziale
che lei avrebbe potuto causargli. Kate sorrise semplicemente,
gli disse di essere l'assistente personale della
signora Radek e gli chiese se avesse assaggiato i gambi
di porcini marinati. Dopo circa mezz'ora, le loro strade
si incrociarono di nuovo. David Framkin nel frattempo
si era fatto due bicchieri di vino. Questa volta
fu un po' pi caloroso, le disse con una certa aria di
autocompiacimento che era chiaro che lei non era di
New York, ci avrebbe scommesso fino all'ultimo centesimo.
Con queste parole, si era spinto nella sua sfera
personale. Lei gli disse che era una buckeye, una ragazza
dell'Ohio. Guardandola negli occhi seriamente, lui
apr le braccia in estatica conferma.
Due giorni dopo, Kate era seduta al computer per
rispondere alle sue e-mail. Erano le dieci di sera. Lei
e Rob litigavano molto negli ultimi tempi, perch lui
la trovava inaccessibile e sempre pi fredda e lei
si rifiutava di accudirlo durante i suoi prolungati
periodi di malumore. Quella sera in particolare, uno
sguardo tramite internet al suo conto corrente sempre
pi esiguo aveva scatenato un attacco di nervi, durante
il quale aveva scagliato un piatto sul muro e se n'era
andato a letto presto, lasciando Kate a pulire la cucina
sottosopra e a cenare da sola alla luce della lampada al
neon. Stava scrivendo a sua madre ad Akron, quando
un messaggio con il mittente di una societ lampeggi
nella cartella della posta in arrivo. Rob dormiva nella
stanza accanto sul divano letto e mi piace immaginare
che si sia girata e abbia guardato verso di lui, illuminata
dal fievole bagliore lunare del monitor del computer,
quando clicc e l'icona si apr sullo schermo. Mi piace
pensare che abbia fatto qualche cenno o abbia dato
una qualche conferma al suo inconscio che stava per
fare qualcosa che avrebbe avuto gravi conseguenze.
Ma forse semplicemente clicc e poi lesse il messaggio
di David Framkin, il quale le scriveva, in modo formale
per l'imbarazzo, dicendole che era stato un piacere
conoscerla e che - sperava lo perdonasse - aveva fatto
fare alcune ricerche su di lei da un assistente, il quale
aveva scoperto uno dei suoi racconti brevi pubblicati.
Lui l'aveva letto e gli era piaciuto. Aggiungeva,
col suo modo di fare rigido, che se era interessata a
parlarne bevendo qualcosa, si sarebbe volentieri reso
disponibile.
Dopo l'omicidio-suicidio, c' stata una causa per
danno da morte, intentata dai genitori di Kate contro
gli eredi di Rob e, siccome le copie delle e-mail sono
state classificate come prova e lette durante il processo,
sappiamo cosa successe esattamente dopo. All'incirca
all'una di notte, in un evasivo tono amichevole, Kate
rispose a David Framkin ringraziandolo per l'interessamento
e meravigliandosi che avesse trovato uno dei
suoi racconti pubblicati. Dopo qualche altra frase di
circostanza, gli disse di s: se gli faceva piacere, sarebbe
stata ben lieta di vederlo per discuterne ulteriormente.
Si incontrarono, ci disse Mac, due giorni dopo in
un bar del centro, un posto sontuoso rivestito con pannelli
in legno scuro e specchi nello stile dei veri pub
irlandesi, nonostante la maggioranza della clientela di
quei giorni, spieg Mac, fosse composta da giovani
agenti di fondi speculativi ansiosi di bere vodka costosa
e commentare gli omicidi del giorno. Da quanto sappiamo,
all'inizio David Framkin era nervoso. Era fuori
dall'ambiente scrupolosamente controllato nel quale di
solito si muoveva e soprattutto si trovava a fronteggiare
la sfida di corteggiare una persona calma e riservata
come Kate Pierce. In un modo o nell'altro, ci riusc,
perch si dettero un appuntamento per incontrarsi di
nuovo due giorni dopo.
Naturalmente, nella sonnolenta Monarch all'epoca
non sapevamo niente di tutto ci. Da quel momento in
poi, ci siamo sempre chiesti fino a che punto Rob fosse
consapevole di cosa stava combinando la sua ragazza.
Come ho detto, lui e Mac si frequentavano da sempre e
parlavano di tutto con la massima sincerit. Ma Rob era
orgoglioso e cocciuto e credo che per lui sarebbe stato
duro ammettere, anche se lo sapeva, che la donna che
l'aveva convinto ad abbandonare un celibato di lunga
data potesse essere sedotta e conquistata da un uomo
grasso con in faccia l'espressione truce e vagamente
incazzata di chi ha appena messo in bocca del pesce
pieno di spine.
Ma questo successe molto tempo dopo. Per il momento,
Framkin era ancora nella fase in cui la incontrava
nei bar e nei ristoranti intorno a Manhattan e si dava
da fare, in modo sempre pi insistente, per sedurla. Ci
sono abbondanti testimonianze di camerieri e baristi
riguardo a questo particolare: descrivono un uomo
attempato sempre proteso in avanti verso la faccia di
una ragazza inevitabilmente inclinata indietro, con un
leggero sorriso. Nel frattempo, com'era prevedibile, la
situazione a casa fra Rob e Kate, gi pesante, diventava
insopportabile. Il blocco creativo di Rob ormai era totale
e passava le ore semplicemente camminando per le
strade o stonandosi e ubriacandosi cos tanto alle feste
che di giorno non faceva altro che andare alla deriva
fra le lunghe e lente curve dei postumi della sbornia.
Una sera, Mac si present a una delle nostre cene mensili
a base di pizza e, scuotendo la testa, ci disse che,
dopo pi di due anni insieme, alla fine quei due non
ce l'avrebbero fatta. Alla cena successiva, cit le parole
di Rob che descriveva se stesso e Kate come due persone
che con il tempo si erano ritirate verso il centro
della loro solitudine, girando cautamente in cerchio
fino al momento in cui si erano ritrovati schiena contro
schiena, rivolti verso l'esterno mentre ogni luogo sulla
Terra era estraneo, eccetto quel piccolo spazio caldo
in cui i loro fondoschiena si toccavano. Dopo che Mac
ebbe finito di parlare, ci fu un silenzio in cui tutti improvvisamente ci rendemmo conto del suono chiassoso
del jukebox e del rumore sommesso delle chiacchiere
nel bar. Cercammo di scherzarci su, ma probabilmente
quella era - in seguito concordammo tutti - la cosa pi
triste che avessimo mai sentito.
Poi, come un'esplosione nel profondo del mare, l'ultimo
racconto di Kate, Eliotropio, riaffior in un'importante
rivista che era pubblicata - indovinate un po' -
da una consociata della Framkin, e da quel momento
in poi tutto sembr muoversi alla velocit della luce.
Nell'arco di poche settimane dalla pubblicazione, lei
ottenne un contratto per la sua prima raccolta di racconti
e per un romanzo. Quasi alla stessa velocit, Rob
se ne and di casa: considerava la sua pubblicazione
un tradimento, disse Mac, del tacito accordo di non
lasciare che fra loro il divario della realizzazione personale
diventasse cos ampio da impedire di comunicare.
Dopo essersi arrangiato alla meglio sui divani degli amici
per qualche settimana, Rob prese un appartamentino
vicino alla sede dell'ONU. Poco tempo dopo, si trasfer
di nuovo, in un posto ai margini di Chinatown, proprio
sotto il ponte di Manhattan, dove i treni della metropolitana
diretti a Brooklyn facevano tremare l'edificio e
la luce infernale delle auto che passavano illuminava le
finestre imbrattate.
Potrei scommettere che fu in quel periodo che vide
la (in seguito) famosa foto che apparve su un giornale
di New York con il titolo Ditemi che non  vero!.
Sgranata ma perfettamente leggibile, l'immagine mostrava
Framkin e Kate che uscivano da un ristorante.
Lei guardava fisso davanti a s, affrettando il passo;
anche Framkin si affrettava, ma con un'evidente soddisfazione
sotto il suo solito cipiglio. Indifferente alle
accuse di adulterio che presto avrebbero iniziato a fioccare,
la sua faccia - i segnali erano inequivocabili - era
quella di un uomo che, dopo aver attraversato gli aridi
e interminabili deserti del matrimonio, si  imbattuto in
un'oasi di sesso.
Forse fu la foto a chiarire finalmente le idee a Rob.
In ogni caso, sappiamo che in quel periodo era stato
visto al Max Bar con un aspetto stanco e stressato e che
era apparso una volta al Pin Club con la barba lunga e,
stando a qualcuno che lo conosceva bene, con una faccia
da funerale. Poi, per alcune settimane, scomparve
completamente dalla circolazione, anche con Mac, che
tent pi volte di parlargli per telefono e alla fine fece
lo sforzo di andarlo a trovare nel suo quartiere puzzolente
e bussare alla porta, col solo risultato di essere
ignorato. Nessuno tuttora sa con certezza cosa egli fece
in quel periodo, in realt, ma possiamo immaginarlo
seduto per giorni nel suo miserabile e rumoroso appartamento,
mentre il tempo rallenta fino a trasformarsi in
una serie di lunghi e lenti colpi sordi, come un battito
del cuore che si affievolisce, mentre fissa fuori della finestra
l'incessante turbinio della vita cittadina. Possiamo
immaginare che, col passare dei giorni, il divario
fra il mondo interiore ed esteriore abbia continuato a
crescere. Il cibo inizi a marcire nel lavello e a fare la
muffa; le bollette venivano fatte scivolare con un fruscio
sotto la porta e Rob, l'artista una volta importante
ma ora definitivamente in stallo, stava semplicemente a
guardare immobile. Forse come scrittore era abituato a
osservarsi dall'esterno e provava una strana familiarit
nel rimanere seduto in silenzio in un punto fermo del
tempo in espansione. Forse, per questa ragione, non
era neppure consapevole di aver raggiunto la vetta della
sua montagna di dolore, dalla quale, in quell'instabile
momento cruciale, con velocit crescente, inizi a
precipitare lungo l'altro versante.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Shirley Castor avrebbe voluto fare l'attrice, e da bambino
potevo intuire le tracce di quel desiderio nel modo
drammatico in cui si metteva in posa in fondo alle scale,
o girava per casa con in mano il posacenere, emettendo
stravaganti pennacchi di fumo dal naso. Una volta mia
madre l'aveva definita ebrea, pronunciando le sillabe
con una certa meraviglia estatica, e c'era un buon motivo:
essere ebrei a Monarch era una cosa rara, come
nascere gattopardo. Per di pi, Shirley dava sempre la
netta impressione di sapere di te pi di quanto ne sapessi
tu stesso.
Sono uscito presto dal lavoro, in tempo per l'appuntamento
stabilito per la visita di condoglianze; una visita
ormai doverosa, essendo stata rimandata di molte
settimane. Da quando Shirley mi ha telefonato e quella
voce familiarmente stanca e drammatica mi ha convocato
a casa loro, ha continuato a ribollirmi dentro una
leggera ansia. E stato mentre parcheggiavo la macchina
di fronte a casa loro che l'ansia  esplosa violentemente
per un attimo e mi sono ritrovato indietro nel tempo, in
quel pomeriggio di pi di vent'anni fa in cui ero andato
a casa loro a cercare Rob. Proprio quel giorno compivo
dodici anni e la signora Castor, come se fosse sintonizzata
col mio stato d'animo gioioso, venne ad aprirmi
la porta indossando una vestaglia di seta trasparente,
con aria un po' ammiccante, gli occhi annacquati dietro
la spirale di fumo della sigaretta, e con voce calda
e suadente mi inform che Rob era all'allenamento del
campionato juniores, ma che potevo aspettare. Poi ci
fu una pausa, durante la quale mi resi conto con imbarazzo
che mi stava fissando intensamente, come se per
qualche motivo mi stesse studiando.
Puoi guardare un po' la TV finch non torna mi disse
finalmente, distogliendo lo sguardo da me e girando
con eleganza sui tacchi. Fu quello che feci, seduto sul
tappeto di pelo giallo a mezzo metro dal loro gigantesco
televisore a colori, alle prese con il telecomando,
grosso come un mattone in una mano. Cambiai allegramente
canale, finch non trovai il gioco a premi OK,
il prezzo  giusto! e mi stavo giusto accomodando per
guardarlo, quando sentii di nuovo la sua voce, a molte
stanze di distanza, che mi chiedeva di aiutarla a tirare
gi una cosa dalla soffitta. Mi alzai in piedi obbediente
e mi incamminai su per le tre rampe di scale, seguendo
il suono della sua voce. La soffitta era una stanza
non terminata, con le travi del tetto a vista e una fila di
scaffali distribuiti lungo le pareti. Lei stava cercando
di tirare gi una grossa scatola da un ripiano e quando
mi feci avanti per aiutarla, mi resi conto che sotto la
vestaglia non portava il reggiseno e per di pi i suoi seni
non solo si vedevano, sotto la seta sottile, ma, mentre
eravamo impegnati a prendere la scatola insieme, in un
certo modo mi venivano offerti. Poggiammo in terra
la scatola e lei si drizz lentamente per ringraziarmi.
Anche la sua voce era diventata pi lenta e parlava con
un tono gutturale, complimentandosi per la mia forza e
chiedendo dove mi ero fatto quei muscoli.
Ricordo che la soffitta era inondata dalla forte luce
del sole e nell'aria si sentiva l'odore penetrante di legno
di pino e di resina. Le labbra della signora Castor erano
di un rosso intenso, incurvate sugli incisivi e, mentre si
pieg verso di me, mi arriv il profumo di pane caldo
del suo corpo. La conoscevo. La conoscevo da sempre.
Una volta mia madre mi aveva detto con orgoglio che
la signora Castor, che temeva e ammirava, mi trattava
come fossi suo figlio. Questo avrebbe dovuto essere
un risultato positivo; avrebbe dovuto essere il segno di
qualcosa di altamente morale, amichevole e gentile, tuttavia
la mia erezione in quel momento in soffitta era cos
baldanzosa e rivendicava il suo diritto su di me in modo
cos totale che, se avessi aperto la bocca per rispondere
alla sua domanda, di sicuro il pene mi sarebbe sbucato
fra le labbra come un gigantesco megafono e avrebbe
urlato qualcosa di insanamente sessuale a un volume
micidiale. Cos feci lo sforzo enorme di trattenermi e mi
girai, borbottando umilmente qualcosa sulle lezioni di
ginnastica. Lei se ne accorse, ovviamente, e sentii la sua
morbida, maliziosa risatina mentre scendevo le scale.
Pi di vent'anni dopo, mi trovavo di fronte alla loro
casa, cercando di togliermi dalla mente quei ricordi
sconvolgenti. Ci stavo ancora provando, quando la
porta si  aperta con suono simile a un miagolio.
Ah, sei tu ha detto squadrandomi. La sigaretta era
ancora l, eternamente accesa, ma quando la porta si 
spalancata, ho notato che l'intera faccia e il corpo sembravano
essersi ritirati, rattrappiti intorno alle ossa.
Mi ha fatto entrare, annuendo tristemente, con un
grosso drink ghiacciato in mano. Ho cercato di non badare
al fatto che l'interno della casa trasmetteva quella
sensazione inquietante che a volte si prova quando
tutto  rimasto come un tempo, ma pieno di ragnatele
e appannato dagli anni; ti rendi conto che sei capitato
alla fine della storia di qualcuno che un tempo  stata
l'inizio della tua e questo inevitabilmente ti costringe a
riflettere e ti rende un po' triste. Ma ero determinato a
essere gentile. Quella era la matriarca dei Castor, dopotutto,
anche se era evidente, dai contorni irregolari del
rossetto sulla bocca e dalle aureole sbiadite di ombretto
azzurro sugli occhi, che era ubriaca.
Dunque eccoci qua, caro ha detto. Non trovi che
tutto questo sia terribile? Accomodati sul divano. Vuoi
qualcosa da bere? Gesticolava con il bicchiere tremolante.
No? Quel dommage.
Si  seduta di fronte a me su una poltrona esageratamente
imbottita. C' stato un momento di pausa,
durante il quale mi sono schiarito la gola.
Sono davvero molto dispiaciuto ho iniziato.
Lei ha annuito, fissandomi.
 quasi inconcepibile ho proseguito sommessamente
quello che deve passare in questo momento.
Ha annuito di nuovo, piuttosto stancamente.
Nessuno di noi sapeva che stava soffrendo cos tanto
ho detto altrimenti avremmo potuto fare qualcosa,
anche se non so cosa.
Portando in fuori le labbra come per ammettere che
questa, per lo meno, era una formula leggermente diversa
dalle condoglianze che aveva sentito migliaia di
volte, ha annuito ancora e ha detto con calma: Io.
Lei?
S. Perch non sei mai venuto a trovarmi, Nick?
Ho aggrottato le ciglia, disorientato. Ma prima che potessi
rispondere qualcosa, si  appoggiata un grosso dito
nodoso sulle labbra. Le vene si avvolgevano su fino alla
punta come le strisce a spirale sull'insegna del barbiere.
Non importa ha sussurrato. Dopo alcuni secondi di
silenzio, ha abbassato il dito.
Ci pensi mai, a lui? ha chiesto, bevendo una lunga
sorsata dal bicchiere.
A Rob... mio Dio, certo che s. Di continuo, in realt.
Ha sorriso, adagiandosi nella poltrona.
Siete stati buoni amici ha detto, come per provocarmi.
Per anni ho precisato.
Tutto qui?
Non capisco cosa intende ho risposto, volendo essere
compiacente, ma un po' confuso. Bene. Mi sono
strofinato la fronte. Suppongo sia stato un maestro, in
un certo senso. Ma per me  stato anche una specie di
copilota nella vita, specialmente quando stavamo crescendo.
 stato una delle persone pi brillanti e generose
che abbia mai conosciuto.  questo che intende,
signora Castor?
Fissava al di sopra della mia testa, a mezz'aria. Fin
dal principio ha detto con la voce ipnotica di qualcuno
che si lancia in un discorso ripetuto mille volte
quel bambino  riuscito a farmi ridere a crepapelle pi
facilmente di chiunque altro. Ha abbassato gli occhi
e si  sporta in avanti fiduciosa. Certe cose sono una
questione di chimica fra madre e figlio, sai. Sono gi
stabilite... firmate, timbrate e recapitate nell'utero.
Mi ha guardato con vivacit rinnovata. Credi che i figli
maschi vengano al mondo per le madri e le femmine
per i padri?
 davvero una bella domanda. Non credo di saperlo.
Ha bevuto un'altra lunga sorsata e ha appoggiato il
bicchiere sulla sedia con un colpo enfatico.
Non credi che il padre spirituale sia pi importante
del padre biologico e che il donatore di seme, altrimenti
detto pap, sia robetta in confronto alla realt della
persona che ti fa crescere?
Dove vuole...
Dove voglio arrivare? il tono della sua voce  aumentato
di volume, fino a diventare quasi un urlo Credi
che si possa avere una memoria genetica ed essere
legati a genitori che non si sono neppure conosciuti?
Le confesso, signora Castor ho replicato, scegliendo
le parole con cura che in questo momento mi sono
un po' perso e non riesco a capire di cosa stia parlando.
Hai ragione ha detto, ricadendo improvvisamente
all'indietro nella poltrona. Perch sto turbando la tua
piccola vita felice con tutte queste cose orribili? Mi dispiace.
Ogni tanto mi prende questa specie di attacchi.
Tu come stai, caro?
Di nuovo, come avevo gi detto cinque minuti prima,
ho ripetuto lentamente: Sto bene.
Oh, fantastico. E tua moglie, come si chiama?
Lucy? Sta bene, grazie.
Avete dei figli, vero?
S.
Un'altra pausa. Lo sapevi mi ha chiesto che sono
cresciuta a San Francisco?
Credo di s ho detto e ho alzato gli occhi. Attraverso
le veneziane polverose, il sole e il giorno sembravano
improvvisamente molto lontani.
Con le foche e la nebbia marina ha proseguito, fissando
un punto nello spazio sopra la mia testa e un
sacco di persone interessanti. Avevamo una casa che
sembrava un museo. Pap era un agente assicurativo,
ma viveva per l'opera e per Shakespeare. Non era previsto,
voglio dire, che sarei finita a morire congelata a
mille miglia di distanza, in questo buco freddo in mezzo
al nulla.
Faceva cerchi con il bicchiere per rappresentare il
nulla e ha versato un po' del suo drink sul pavimento.
Quindi mi si pu fare una colpa se non sono passata
dal comitato di accoglienza, non ho prestato volontariato
nell'associazione genitori-insegnanti e nemmeno
ho fatto attivit sociale con quelle orribili matrone che
votano sempre repubblicano e mi fanno accapponare
la pelle? Certo, secondo mio marito, Monarch era il
centro del mondo. S, suonate le campane, il presidente
ha nominato Monarch capitale dell'Upper New York
State! Del resto, possedere un negozio di ferramenta di
certo non ti fa capire quali sono le cose belle della vita,
non  vero?
Sembrava che aspettasse la mia risposta.
Non saprei ho detto.  cos?
Quando l'ho guardata, lentamente, progressivamente,
deliberatamente, le sue labbra si sono distese sui
lunghi denti in un bieco sorriso. L nella penombra di
quella stanza, ho provato uno strano brivido.
Nicholas mi ha detto, usando il mio nome per
esteso, cosa che nessuno fa mai. Avrei proprio voglia
che noi due facessimo una conversazione sincera, un
giorno.
Bene ho detto. Riguardo a cosa?
Oh, certe cose.
Sono disponibile ho risposto il pi allegramente
possibile, nonostante mi sentissi invadere da un senso
di inspiegabile terrore.
Bene ha detto e mi ha fissato per un istante, prima
che la sua espressione si addolcisse. Ma sar per un'altra
volta. Per ora parliamo dell'altro uomo della mia
vita, il mio povero stupido Hiram. Da quando Rob se
n' andato, ho iniziato a pensare molto a lui.
Hiram  il fratello minore di Rob.
Ne sono sicuro.
Parliamo gesticolava formando un ampio arco
tremolante dell'indirizzo universitario di scienze agrarie.
Un ragazzo cresciuto nel grembo della cultura che
aspira a piantare arbusti ha fatto una smorfia come
scelta di vita. Tu che ne pensi?
Penso che Hiram sia una persona fantastica. Non
c' niente di strano nella sua scelta, non crede?
Solo se sei sua madre. Ma tu! ha esclamato all'improvviso,
ondeggiando leggermente, nonostante fosse
seduta, con il busto che descriveva piccole ellissi tremolanti
nell'aria. Tu ha detto, anche se con meno
convinzione, poi per un momento ha guardato il suo
drink in modo strano. Dozzinale, ha detto ma forte.
Con vacillante dignit, ha posato il bicchiere. Ha
chiuso gli occhi e per un attimo ho pensato che si fosse
addormentata. Ma poi li ha spalancati di nuovo.
Ho sempre creduto ha detto che a ognuno venisse
dato solo ci che  in grado di sopportare nella
vita. Non  vero! ha urlato. Nessuna donna dovrebbe
portare il peso che mi  stato accollato!
E diventata di nuovo silenziosa. La sua energia entrava
in funzione a sprazzi, come quella di un pesce
combattente. Ho deciso che era arrivato il momento di
congedarmi, prima che svenisse o peggio. Ma prima di
andarmene ho sentito il bisogno di dire qualcosa, levarmi
un peso dallo stomaco. Mi sono sporto in avanti.
Lei non pu sapere cosa significava Rob per me e
per tutti quelli che lo conoscevano, signora Castor ho
detto con voce sommessa e incalzante. Nessuno capir
mai quello che ha portato nelle nostre vite. Era qualcosa
che aveva a che fare con il coraggio, forse, con l'andare
dritti alla meta a dispetto di ogni previsione. Era qualcosa
che aveva a che fare con l'integrit e l'originalit.
Non voglio sembrare una pubblicit della Nike, signora
Castor, ma non c'era davvero nessuno come Rob. 
l'amico pi importante che abbia mai avuto e lo sar
sempre.
Ha spalancato gli occhi e ha annuito.
Bene ha detto.
Mi sono raddrizzato, sentendomi un po' sollevato.
Ma non basta ha proseguito.
Ancora sorridendo, mi sono bloccato. Prego?
...sgravarsi con due bestemmie come fa una sguattera
puttana! diceva Amleto. Sai cosa significa?
Mi sta offendendo, signora Castor?
Non essere meschino, Nick. Certo che lo sto facendo.
In questo momento non mi interessa il tuo dolore,
ragazzo. In effetti, non sono interessata a niente che ti
riguardi. Pensavo che una conversazione con te sarebbe
stata importante, ma mi sbagliavo. Perci vattene.
Vattene e basta! ha esclamato improvvisamente. Tornatene
alla tua vita. Non avrei mai dovuto telefonarti e
non lo far mai pi.
Sono rimasto immobile per un attimo, troppo sbalordito
per essere arrabbiato, poi sono ritornato in me
e mi sono incamminato rapidamente nel corridoio e
fuori della porta d'ingresso. La signora Castor mi aveva
chiamato, mi sono reso conto, con la chiara intenzione
di ferirmi il pi profondamente possibile. Mi  sembrato
di sentirla cantare qualcosa con voce alta e stonata
mentre mi affrettavo ad attraversare il prato. Appena
arrivato in macchina, ho iniziato a guidare rapidamente
verso casa, come per seminare qualcosa che mi stava alle calcagna.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Nelle settimane successive, anche dopo che i camion
della TV finalmente se ne erano andati e i conduttori
avevano fatto i bagagli ed erano partiti, la citt  rimasta
leggermente trasformata, un po' confusa. Tutti
abbiamo fatto commenti sull'accaduto.  stato a causa
della nuova visibilit che  calata su di noi. E stato perch,
sulla scia di tutta quella sfolgorante attenzione dei
media, ci siamo trovati a osservare la situazione come se
fossimo appena al di fuori dei nostri corpi. Allo stesso
tempo, si  risvegliata la sensazione di essere i prescelti,
come se per qualche ragione fossimo speciali. Ma subito
ci siamo ritrovati a dire l'un l'altro: speciali, santo
Dio, perch?
Mentre le settimane passavano, la situazione finalmente
tornava alla normalit e cominciava a fare pi
freddo, dicevamo fra noi che eravamo contenti di riavere
la nostra citt, le nostre strade sgombre e gli spazi
aperti dei nostri pomeriggi. Ma poi il New York Times
Magazine ha pubblicato un articolo osceno, che investigava
a fondo su Rob e Kate, intitolato Pene letterarie
perdute: la storia di Rob Castor e Kate Pierce.
Poneva molta enfasi sull'egoismo e sull'egocentrismo
di tutti coloro che erano coinvolti nella vicenda; risultato:
un'ondata di estenuante attenzione si  abbattuta
di nuovo su di noi, e per una settimana ci siamo chiesti
se non fossimo di nuovo al punto di partenza.
Eravamo come una prostituta arrabbiata per la vita
che conduce, eppure  l tutta imbellettata ad aspettare
di offrirsi ai clienti. Eravamo tutti affamati di attenzione
da parte dei media, anche quando fingevamo l'opposto.
In fondo, pensavamo che questo riconoscimento
ci fosse dovuto. Sembrava la conferma di una convinzione
segreta e condivisa da ognuno: avevamo talenti
speciali e ignorati dal mondo, solo in attesa del loro
momento per conquistare la luce dei riflettori.
Per eravamo anche molto indignati per l'articolo
del New York Times. Abbiamo convocato in tutta
fretta una riunione straordinaria al New Russian
Hall, dove abbiamo passato una lunga e tumultuosa
serata a discutere su cosa fare in risposta. Abbiamo
constatato che la giornalista aveva dato l'immagine giusta
di Monarch, con la sua bella rete stradale, il quartiere
storico a mattoncini rossi e la chiesa su un dolce
declivio. Aveva colto bene lo stile semplice della vita
quotidiana e il modo in cui, per esempio, nella palestra
della scuola superiore il canto degli uccelli riecheggiava
nell'aria attraverso le finestre aperte sopra i colpi della
palla sul tabellone da basket. Aveva anche descritto
come la montagna di Monarch incombeva sulla citt in
ogni momento della giornata.
Ma nessuno aveva mai detto: L'ombra proiettata
dalla montagna sembra estendersi anche alla vita diurna
dei cittadini di questa immacolata, eppure in un certo
qual modo morbosa, cittadina suburbana. Nessuno
aveva mai scritto: I cittadini di Monarch rappresentano
il solido perbenismo borghese della vita di provincia
americana. E nessuno soprattutto aveva mai
osato affermare: In fondo, Rob Castor non pu essere
biasimato per aver voluto prendere il pi possibile le
distanze dal luogo in cui  nato.
 calato il silenzio dopo che Mac - capitato da quelle
parti per il fine settimana - ha letto l'ultima frase a
voce alta, un silenzio in cui abbiamo valutato severamente
la cosa, ci siamo guardati con un'espressione di
disgusto sul volto e abbiamo scosso la testa. E stato ordinato
un altro giro di birre. Qualcuno ha pronunciato
le parole azione collettiva. Andavano per lo meno
considerate le tasse comunali. Immaginate l'insegna
all'ingresso della citt: Monarch: Il paese morboso.
Popolazione: Meno uno. Qualcuno ha tirato fuori
il cellulare e ha cercato di contattare il sindaco, ma ha
risposto la segreteria telefonica. Lanahan Hopwith,
un venditore di macchine usate, magro, con una gran
massa di capelli spalmati di gel, il cappello da cowboy
e problemi con l'alcol, ha detto che se era per lui
avrebbe preso e sarebbe andato a Manhattan subito,
il prima possibile, per tirare sassi contro le finestre di
quella stronza di giornalista.
Poi, senza ritegno, ha fatto un grosso rutto che  durato
un'eternit.
Alla fine, ci siamo accontentati di metterci d'accordo
per scrivere una lettera infuocata all'editore, che sarebbe
stata firmata da tutti coloro che erano presenti quella
sera. Un ulteriore giro di birre ha concluso la serata e
dopo un commovente ultimo brindisi siamo sfilati fuori
dalla porta. La passeggiata solitaria verso casa  durata
dieci minuti di chiarore di stelle autunnale, orizzonti color
porpora e aria frizzante che conciliava la riflessione
e, appena arrivato nel portico davanti casa, sono stato
invaso da un moto di autocompiacimento. A confronto
con la maggioranza della popolazione di Monarch, avevo
una bella vita, e lo sapevo. Libri e qualche viaggio
a Manhattan, un certo raffinato scetticismo di fronte
alla versione della realt presentata dalla televisione e
dai giornali, una sufficiente conoscenza del francese,
assimilata inizialmente a scuola e poi coltivata (lo ammetto
con orgoglio) attraverso un abbonamento a Le
Monde. Tutto questo, unito a un lavoro di gestione di
un laboratorio di ricerca sugli animali affiliato all'universit
statale e una certa visione distaccata e indulgente
delle mie azioni, si aggiungeva all'aggettivo con
cui ricordo che mi definiva Rob: colto. Dio, come
amava quella parola! Secondo la sua interpretazione,
era la condizione alla quale aspirava qualsiasi forma di
vita intelligente. Dovrei aggiungere che molte persone
mi definiscono taciturno. Spesso dicono che sono
chiuso. Mi sono sempre offeso per le critiche implicite
in queste definizioni, perch - quantomeno a mio
avviso - sono una delle persone pi interessanti e dinamiche
che conosco. Il silenzio mi ha travolto appena ho
aperto la porta di casa; una calma avvolgente mi diceva
che i bambini erano gi a letto.
Com' andata? Lucy era seduta al tavolo della cucina
intenta a leggere un romanzo. I soliti sospetti?
Temo di s.
Ho posato la giacca su una sedia e ho aperto il frigo.
In un angolo remoto del frigorifero illuminato, adagiata
su un piatto, c'era la mia cena che sudava sotto un
foglio di pellicola trasparente. Senza dire una parola,
l'ho presa e l'ho appoggiata sul tavolo.
A parte Lanahan Hopwith ho aggiunto, ma lei
era di nuovo assorta nel suo libro e non ha alzato lo
sguardo. Non ho detto altro e con calma ho iniziato a
mangiare.
Essendoci sposati piuttosto giovani, Lucy e io siamo
rimasti ben presto a corto di argomenti e siamo stati
costretti a sviluppare rapidamente un adattamento al
profondo silenzio nel cuore del nostro rapporto. Ricordo
ancora il disorientamento, perfino l'imbarazzo,
che questo caus all'inizio; come se avessimo entrambi
creduto che il mondo ci avrebbe offerto sufficiente
materiale per una vita di interessanti conversazioni e,
quando ci fu chiaro che non era cos, rimanemmo talmente
sorpresi che praticamente non sapevamo cosa
dire. Per questa ragione, fra le altre, verso i venticinque
anni fummo entrambi sopraffatti da un periodo di instabilit,
quando insieme alla noia crescente ci trovammo
a dover fronteggiare l'impresa quotidiana di stare
insieme, impresa resa ancor pi ardua dal fatto che eravamo
ancora giovani e in teoria ancora interessati a fare
sesso con altri. L'aggravarsi dell'irritabilit ci spinse alla
terapia di coppia e, poco tempo dopo, a programmare
gli impegni, secondo le istruzioni, in modo da creare
intervalli di tempo libero da impegni in cui le belle affinit
di coppia mettessero radici. Sedevamo al tavolo
in cucina uno di fronte all'altra, compilando liste delle
qualit che avremmo voluto nel nostro compagno.
Ci scambiavamo diari e dichiaravamo rispettosamente
il nostro reciproco amore immutabile e incondizionato
secondo certi protocolli consigliati da un libro
pubblicato a San Francisco. Una volta, per curiosit,
andammo in un locale di scambisti a Manhattan, ma
trovammo le pratiche del sesso sfrenato talmente deprimenti
che ritornammo di corsa a casa nella nostra
citt sulla collina, castigati e con l'impressione che le
lunghe fiamme biforcute dell'inferno inseguissero la
nostra auto sulla Statale 17. Poi, crescendo, l'arrivo dei
figli sembr mettere un bel freno ai nostri impulsi capricciosi.
Allora c'erano una ragione e una causa per
essere poco interessati l'uno all'altra e quella rinnovata
magnanima comprensione ci rese pi dolci, invece che
aggressivi. Contemporaneamente, le cose fra noi diventarono
pi semplici, pi nette. Era positivo o negativo
per i bambini? E strano parlare di questi due ragazzini
dalle guance rosa come di una sorta di trasformatori
coniugali, con la funzione di scambiare messaggi fra i
loro amati genitori altrimenti isolati. Ma in sostanza, fra
le altre cose, sono anche questo.
Mangiavo in silenzio, leggendo il quotidiano locale.
Per molte settimane dopo la sua morte, la notizia di
Rob Castor ha continuato a dominare le nostre prime
pagine e, stranamente, questa continuit  stata una
consolazione. Sapere che erano stati istituiti un fondo
fiduciario di beneficenza e una borsa di studio universitaria
in suo nome dava una certa sensazione del perdurare
della sua presenza. Molte citt avrebbero sepolto e
dimenticato un loro concittadino macchiatosi di assassinio
il pi velocemente possibile, ma noi di Monarch
provavamo un senso di rude orgoglio per il nostro figlio
caduto, uno sfrontato sentimento di sfida nell'onorario
con tutti i suoi peccati; una cosa che, devo ammetterlo,
mi rendeva orgoglioso.
Vieni a letto? Lucy era in piedi sull'ingresso del
soggiorno, il libro aperto sull'avambraccio, guardando
stancamente al di sopra della mia testa.
Arrivo subito, tesoro.
Era venerd sera, la sera stabilita, a quanto pareva,
per il nostro rapporto sessuale settimanale. Era una
strategia adottata molti anni prima per mantenere viva
la debole fiamma dell'intimit fisica. L'avevamo chiamata
scherzosamente GADSS, che stava per Grazie A
Dio Si Scopa, ma recentemente era scaduta sempre
di pi in qualcosa di spento e irritante. Secondo Lucy,
era solo colpa mia. Mi accusava di essere un abitante
della mente, di vivere nella mia testa come quegli animali
arboricoli che non scendono mai dalle cime degli
alberi. Soprattutto, credeva che la morte di Rob avesse
innescato in me una specie di contrazione emotiva e
che questa nuova ondata di chiusura si fosse insinuata,
senza trovare resistenza (da parte mia), nel nostro letto
coniugale.
L'ho seguita su per le scale, aiutandomi con qualche
energica spinta sul corrimano, fino in camera. Mi sentivo
gonfio per la serata passata a bere birra e la cena a
base di salsiccia e fagioli. Pi che altro, mi sentivo abbattuto,
forse a causa della mancanza di sonno e della
tensione nervosa, e avevo un'immagine visiva ben definita
del cibo, a met strada del viaggio verso il magma
intestinale, che volteggiava nel torbido vortice delle
mie budella. Questa visione era peggiore del gonfiore
fisico. Il mio pene, quando mi sono tolto i pantaloni ai
piedi del letto, era alzato a una deprimente mezz'asta,
come se commentasse con ironia il desiderio sessuale
programmato mentalmente.
Lucy intanto si era spogliata e si era infilata a letto,
dove stava distesa nuda, fissandomi con tranquillit dal
posto di comando del suo corpo. Ha un fisico naturalmente
slanciato, con gambe lunghe, seni piccoli e
i piedi graziosamente incurvati da ballerina di danza
classica, che praticava da ragazza. Io non faccio attivit
fisica da sette anni e ultimamente sono diventato
flaccido e gonfio. Che cosa trovano attraente le donne
 uno dei misteri dell'universo. Per un attimo avrei voluto
afferrarla e possederla con violenza, ma l'impulso
 passato presto, smorzato dalla stanchezza. Intanto lei
continuava a fissarmi con calma. Probabilmente, vista
la mia mancanza di iniziativa, stava pensando di lasciar
perdere per quella sera. O forse stava valutando il piacere
alternativo di una sigaretta. Aveva smesso di fumare
solo da poco e la verit era che, anche se io non
fumavo, in un certo senso le sue sigarette mi mancavano
tanto quanto immaginavo mancassero a lei. Non per
l'odore lunare di cenere del suo alito, ma per il modo in
cui la sigaretta sembrava tener viva la speranza che nella
nostra esistenza non fosse tutto perfettamente preciso
e ordinato; che il mondo, girando nella fascia orbitale
dei giorni intorno alla nostra casa, non fosse del tutto
stabile e senza macchia come sembrava, e che in fondo
avrebbe ancora potuto sorprenderci. Avevo bisogno di
questa piccola ventata di trasgressione. Mi mancava.
Con un respiro profondo, sono andato verso di lei,
facendo appello a tutta la mia forza di volont.
Lei ha chiuso gli occhi e ha aperto le gambe.
Ho premuto le mie labbra asciutte sulle sue e, subito
dopo, l'ho penetrata da mille chilometri di distanza. In
alto sopra il mio corpo, dietro gli occhi chiusi dell'animale
sessuale ansimante, ben presto la mia mente  stata
invasa dalla piacevole immagine di una rigogliosa erba
verde e sopra l'erba una palla da baseball in volo che
sembr rimanere sospesa in aria per un attimo, tonda
e morbida, prima di accelerare e finire nel mio guanto
con un colpo esplosivo! Nell'occhio della mia mente,
mio padre, un giovane uomo, mi lanciava la palla. Era
agile e felice, aveva capelli folti, era nel fiore degli anni
e io ancora un bambino cos piccolo da essere sinceramente
affascinato dai fenomeni fisici dell'universo-giardino:
la fontana verde del salice piangente, l'odore
dell'aria estiva e il modo in cui la punta del tetto di casa,
come la prua di una nave, solcava ferma e silenziosa lo
scorrere del cielo.
Stai per venire, caro? ha chiesto mia moglie calma.
Con un doloroso sospiro, ho lasciato andare una
piccola freccia infuocata dal centro del mio corpo, una
virile supplica alla vita perch mi restituisse qualcosa
in cambio. A volte, quando era di buon umore, Lucy
partecipava al momento del mio orgasmo con leggere
orchestrazioni interne che mi permettevano un lungo,
delizioso volo negli arcuati recessi del suo corpo. Ma
quella notte la mia mente era altrove e ho avuto la netta
sensazione di un impulso represso che mi pungeva alla
base del pene. La sensazione era inesprimibile a parole,
ma non per questo meno precisa. Tacitamente insoddisfatto,
le ho dato un bacio frettoloso sulla guancia,
sono uscito da lei e sono andato a lavarmi. L'orgasmo
represso stava gi inviando tristi segnali formicolanti
al sistema nervoso e anticipava che quella notte avrei
dormito male. Quando sono tornato dal bagno, Lucy
era di nuovo sdraiata sulla schiena con l'occhio spento,
fissando nel vuoto. La sola differenza era che stavolta
era coperta fino al mento col lenzuolo e c'era una degradante
tristezza nelle rughe intorno alla sua bocca. I
rudimenti della galanteria umana prevedono che non
appena fatto l'amore si facciano delle domande. Stavo
schiarendomi la gola riluttante per chiederle cosa c'era
che non andava, quando mi ha anticipato.
Fingendo una voce distaccata e fissando un punto
nello spazio cinque centimetri sopra il mio orecchio sinistro,
ha detto che la sorella di Rob, Belinda Castor,
aveva chiamato e aveva lasciato un messaggio chiedendo
che la richiamassi. Poi, con un eloquente fruscio di
lenzuola, mia moglie, portando ancora dentro di s i
semi del mio desiderio di andare oltre la morte e imprimere
la mia faccia nel frutto dell'amore, si  girata su
un fianco allontanandosi da me, completamente dalla
parte opposta del mondo.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
I figli dei Castor e io siamo cresciuti insieme.  difficile
da spiegare agli estranei, ma noi tre eravamo una
squadra e ci muovevamo con il pensiero sincronizzato
dei delfini, o delle oche. Se c'era da costruire un forte,
Rob assegnava i compiti e Belinda e io - c'era solo
un anno di differenza fra noi - entravamo in azione.
Quando sfogliavamo i vecchi numeri del National
Geographic di suo padre, era Rob che teneva banco
con lezioni estemporanee sulla scarificazione rituale,
mentre Belinda si metteva da una parte con la camicia
sollevata, scarabocchiandosi delle strisce sul petto col
rossetto. E sempre in quel periodo della vita, prima che
sapessimo com'erano fatti i nostri corpi e come funzionavano,
o che fossero stati riempiti dagli importanti
fluidi dell'et adulta, era Belinda che faceva le capriole
nuda sul prato e ci mostrava il profondo, increspato
mistero fra le sue gambe.
L'ho chiamata il giorno successivo, a un numero in
California. Ero stranamente nervoso mentre componevo
il numero, come se ci fosse in ballo qualcosa di cui
non ero affatto consapevole.
Ha risposto con il solito slancio di enfasi positiva che
ricordavo e la fragorosa esplosione di un Pronto! ha
attraversato la linea telefonica.
Belinda, sono Nick.
Be', ciao, Nicky ha detto, con voce rallegrata dall'affetto.
Grazie per avermi richiamata.
Non c' bisogno di ringraziamenti ho risposto.
Mi  venuta una voglia matta di chiamarti centinaia di volte
ultimamente. In effetti, non riesco a credere di non
averti vista qui.
Avevo le mie ragioni per stare alla larga.
Ne sono sicuro.
C' stato un momento di pausa.
Allora come stai, Belly? ho chiesto, passando spontaneamente
al suo vecchio soprannome. All'et di sedici
anni, timidamente, goffamente e infine dolcemente,
Belinda era diventata la mia prima ragazza. Allora,
in certi ambienti, aveva gi la reputazione di essere
una sgualdrina a cui piaceva toccare le parti innominabili
dei ragazzi al buio, ma io l'ho sempre vista sotto
una luce diversa, come una brillantemente al passo coi
tempi, nobilitata dal fatto di appartenere alla famiglia
assolutamente strana e interessante che abitava dall'altra
parte della strada e di possedere una conoscenza di
Hermann Hesse molto pi approfondita di quella che
avrei mai avuto io.
Come sto, ha detto dipende da con chi parli. Il
mio ragazzo pensa che sia sotto shock, il mio psichiatra
che sia depressa, il mio maestro roshi  convinto che
questa sia una pietra miliare nel mio sviluppo spirituale
personale, il mio datore di lavoro sospetta che
stia fingendo e per quanto riguarda me, be', non ne ho
idea.
Molto cautamente e seriamente, ho detto: Cristo,
Belinda.
In realt ero sicura ha proseguito di stare bene.
Non avevo nessuna voglia di affrontare tutto il trambusto
e le stronzate delle funzioni religiose in sua memoria
a New York, cos ho fatto qualcosa di molto intimo, qui
da sola, bruciando degli abiti sulla cima di una montagna
e recitando delle vecchie poesie di dolore. Sono
stata bene per qualche settimana. Poi, all'improvviso,
la scorsa settimana stavo sfogliando un vecchio album
che avevo trovato...
Oh.
Esatto, e bum, una catastrofe, davvero. Come se il
cielo fosse crollato. Un sacco di pianti e scenate isteriche.
Attacchi di violenza e lancio di oggetti. Mi sentivo
come se avessi preso una pastiglia di veleno a effetto
ritardato che non avrebbe pi smesso di agire.
Sembra proprio tremendo ho detto, usando una
delle nostre vecchie frasi preferite della scuola superiore.
Gi, be',  stato tremendo, Cristo, ecco come stato.
Veramente, lo  ancora. Ti ho chiamato perch ho deciso
che ho bisogno di sistemare qualche vecchia questione.
Ci sono un po' di cose parcheggiate in un deposito
a lungo termine a Monarch che voglio riportare con me
in California. Le sue cose, alcune. Vengo la prossima
settimana. Possiamo vederci? Potrei usare la scusa del
supporto morale.
S ho risposto, prima ancora di aver avuto la possibilit
di pensarci. Ma certo.
Fantastico ha detto. Ne sar felice, Nick.
Anch'io. Mi sono sentito improvvisamente euforico.
Dopo l'universit, come per imbroccare poi la scelta
giusta, ci riunimmo di nuovo, per l'ultima volta. Fu
in quel periodo che tornai a Monarch e, invece di iscrivermi
al dottorato per studiare paleontologia dei vertebrati,
come previsto, mi lasciai traviare da Rob e iniziai
a fumare troppa erba, leggere libri di fisica divulgativa
e coltivare un nuovo io superiore. Belinda, nel frattempo,
si era laureata in una costosa universit femminile,
la Seven Sisters, poi aveva attaccato al chiodo le Tod's
e i vestitini ed era tornata a casa, alle sue radici di Monarch;
cantava in un gruppo grunge del posto chiamato
i Cahoots e si ribellava contro il sistema, spendendo nel
frattempo i soldi dei suoi genitori. La nostra relazione
aveva tracciato un perfetto arco termodinamico: dopo
sei mesi avevamo bruciato tutto, lasciando solo i ricordi
e un mucchietto di cenere inodore. Dopodich, persi
i contatti con lei e mi arrivarono solo voci di abuso
di stupefacenti, vari tentativi di risuscitare una carriera
nel rock e un breve avvistamento di lei avvinghiata, incredibilmente, a un ricco dentista attempato.
Come sta Lucy? mi ha chiesto.
La domanda mi  sembrata un po' repentina.  in
gran forma ho risposto. Davvero.
Bene ha detto, poi dopo una pausa: Bene, giusto?.
Da solo, nel mio studio, ho sorriso per la brusca
piega di familiarit che aveva preso la conversazione. I
convenevoli non erano mai stati il forte di Belinda. Sovversiva
per natura, era rude, provocatoria e indifferente
alle regole della conversazione. Questa stupefacente
imprevedibilit era una delle cose che avevo sempre
adorato in lei. Abbiamo parlato per altri cinque minuti
e mi sono accorto che stavo diventando sempre pi
familiarmente cordiale ed espansivo al telefono. Poco
prima di riappendere, stavamo ridendo tutti e due a
crepapelle. Quando sono andato in cucina, Lucy era
al tavolo e sfogliava una rivista fingendo di ignorarmi.
I ragazzi giocavano in giardino e imitavano i suoni stridenti
dei rapaci quando piombano sulla preda.
Ho appena parlato con Belinda ho detto.
Ah s? ha alzato gli occhi verso di me sopra la rivista.
Gi. Si sente piuttosto a pezzi, come puoi immaginare.
Poveretta.
Ho intenzione di vederla un giorno della prossima
settimana.
Lucy ha posato la rivista.
Vederla? ha chiesto.
S, viene in citt e andremo a prendere un t per
farci le condoglianze.
Bene, fantastico ha detto e ha appoggiato la mano
sulla rivista iniziando a studiarsi attentamente le dita.
Per favore, portale i miei saluti.
Lo far.
 ancora grassa?
Tesoro, per favore.
Non ho mai capito come si possa essere drogati
di anfetamine e al tempo stesso rimanere sovrappeso.
Puoi spiegarmelo?
Ho sospirato: Non sei di grande aiuto, Lucy.
Aiuto? Chi ha parlato d'aiuto? Lei  cos... ha increspato
le labbra in un'espressione di disgusto. Non
 vero? Datti una bella ripulita dopo che l'avrai incontrata,
Nicky. E, a proposito, tienila lontana dai ragazzi,
per favore.
Ho scosso la testa stancamente.  proprio necessario?
le ho chiesto. Voglio dire, dobbiamo proprio
essere cos infantili?
Non lo so ha replicato Lucy misteriosamente.
Dobbiamo?
Nei giorni successivi, mia moglie ha continuato a
essere di poche parole con me e piuttosto distaccata.
Quando il suo orgoglio  ferito, tende a reagire in questo
modo: diventando sempre pi astiosamente corretta,
formale e riservata. Le cene servite con fremente
puntualit, accompagnate da una tesa conversazione
durante il pasto sull'argomento del giorno; le mie camicie
lavate di fresco perfettamente impilate; la rigida
disposizione dei giocattoli dei ragazzi: conosco bene
questo atteggiamento, in tutta la sua falsa normalit.
Pi che falsa, in fondo  punitiva. E funziona. In effetti,
praticamente mi distrugge. Soffro quando Lucy si
comporta cos. Soffro perch fa male essere emarginato
dalla compagna della mia vita e anche perch il suo
atteggiamento - la tensione, l'isolamento e la freddezza
- provocano in me una reazione uguale e contraria
quasi paralizzante (legata alla consapevolezza che probabilmente
sono diventato troppo pigro, spento o egoista
per fare qualcosa).  qualcosa che fa parte del mio
problema esistenziale, in generale: un'esagerazione nel
guardare passivamente le cose dal punto di vista dell'altro.
Lucy era terrorizzata dalla sregolatezza di Belinda,
che attaccava i canoni secondo cui aveva cercato di impostare
la propria vita. Ma non l'avrebbe mai ammesso.
Nelle prime fasi del nostro matrimonio, avrei provato
semplicemente a dirle: tesoro, ma  ovvio. Lei non ti
piace perch  una che ama il rischio,  uno spirito selvaggio
e indomito, non  assolutamente condizionata
da tutte le istituzioni sociali che ti sono cos care, ma io
ti amo, quindi chi se ne frega?
Ma gli anni trascorsi insieme avevano frenato il mio
entusiasmo per le riconciliazioni drammatiche. Inoltre,
la verit, almeno quella coniugale,  curva, non retta. Si
ottiene pi facilmente con occhiate furtive che con un
intenso sguardo infuocato. Reagisce meglio all'interferenza
che alla brusca apertura e, a volte, si  pi felici se
si ha il buon gusto di seppellirla in giardino.
Prova inconfutabile: le poche volte che avevo cercato
di introdurre l'idea che  normale voler vedere la sorella
di un caro amico morto e incoraggiarla gentilmente
a parlarne, Lucy aveva subito cambiato argomento con freddezza.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Mia moglie! La mia vita! Ci siamo incontrati al secondo
anno di universit. Aveva gli zigomi alti, profumava
di banana verde, era ardentemente sicura di s e nel
momento in cui le misi gli occhi addosso per la prima
volta si accingeva a confidare un segreto a una compagna
di classe, sollevando la sua piccola mano estremamente
aggraziata per coprirsi la bocca. Avevo diciannove
anni ed ero determinato a far capire alle mie conoscenze
femminili che un imbranato come me era un
tipo interessante e che, poich ero tanto interessante,
dovevano venire a letto con me. Lucy non lo fece mai
a quel tempo, tuttavia si concesse di essere l'altra met
di una coppia platonica (noi) che si faceva vedere in
giro parecchio, bench l'esatta natura dei nostri rapporti
rimanesse un intrigante mistero per tutti, a parte
gli amici pi intimi.
Il cuore ha le sue leggi. Per molti anni dopo l'universit,
mentre entravamo e uscivamo dalle nostre rispettive
relazioni, Lucy e io rimanemmo vagamente in
contatto, e lo facemmo non per il residuo slancio di
intimit che ci aveva uniti da studenti universitari, ma
perch entrambi, in un certo senso, tenevamo l'altro in
un remoto spazio di riserva, nel quale fungeva sia da
conforto sia da stimolo. Ho pensato spesso a Lucy in
quel periodo come a uno di quei piani irreali e misteriosi
architettati dal Comando Aereo Strategico. Nessuno
li vede; il dove e il quando sono un mistero, ma
la loro esistenza, anche astratta, d (o dava) un certo
innegabile conforto alle menti inquiete.
Quando ci incontrammo di nuovo, non ricordo chi
fu a chiamare chi per combinare la cosa. Quello che
ricordo  che partecipammo a molte cene insieme e che
fin dall'inizio trovammo piacevole l'atmosfera leggermente
intrigante e vistosamente impacciata che c'era
fra noi. Tutto quello che dicevamo non sembrava solo
divertente, ma pareva anche accennare senza sforzo al
passato e protendersi verso il futuro. Questo senso di
continuit aveva l'aria di un traguardo unico, e quando
finalmente finimmo nelle braccia l'uno dell'altra ci sentimmo
davvero a nostro agio, ma provammo anche un
certo sollievo al pensiero che l'intera umiliante prova
di andare avanti e indietro per il mondo con il cuore in
uno scrigno, pregando che un'anima buona trovasse la
chiave, era finita.
Ci sposammo in una piccola chiesa fuori Monarch.
Ebbi il sole negli occhi per la maggior parte della cerimonia,
che si tenne sul prato della chiesa, una circostanza
che pu spiegare perch in molte foto dell'occasione
guardo di traverso come se non credessi al mio futuro.
Rob, che era gi alle prese con i primi travagli del successo,
mi fece da testimone e arriv in aereo per l'occasione
da un convegno di scrittori sulla West Coast, indossando
la sua immancabile bandana, gli stivali e una barba arruffata
vagamente confuciana. Lucy e io pronunciammo la
promessa di matrimonio e la messa prosegu regolarmente.
Fu a met della cena che le cose presero una
piega diversa. Come avevo sia temuto sia perspicacemente
anticipato, Rob (che aveva bevuto scotch come
fosse acqua fresca fin dal suo arrivo) si alz in piedi, si
schiar la gola e inizi a battere la forchetta sul bicchiere
per chiedere di fare silenzio.
Signore e signori disse, quando nella sala finalmente
si fece silenzio. Sono venuto qui per accompagnare
all'altare il maestro Nick Framingham, al quale devo
soldi, amore e vita da vent'anni. Nick  il mio migliore
amico. Vero, Nick?
Poche indulgenti risate, sparse qua e l, seguirono
quelle considerazioni iniziali. Sentendomi stordito nel
mio smoking a noleggio, annuivo cautamente. I miei
genitori, i cui rapporti con Rob erano un alternarsi di
sospetto e cordialit, facevano del loro meglio per sorridere,
in modo propiziatorio.
Nick oggi sta stringendo il nodo. Rob prosegu e
vidi il suo corpo spostarsi leggermente in avanti e poi
indietro come una nave intrappolata nel costante movimento
ondulatorio del mare. La frase stringere il
nodo sembrerebbe riferirsi alla chiusura di qualcosa.
Potrebbe significare, per esempio, mettere il laccio
emostatico a una vena aperta. In questo caso fin beccheggiando
leggermente in avanti quella vena potrebbe
arrivare al cuore di mia sorella.
Ci fu un solo accenno di risata da qualche parte nella
sala, che pi che altro sembr sottolineare il silenzio
improvviso. Nello spirito del tradizionale discorso del
testimone, Rob era chiaramente determinato a sfottermi
in modo pesante. Per quanto riguardava Belinda,
aveva rifiutato del tutto di partecipare all'avvenimento
e non aveva nemmeno risposto all'invito di nozze. Questo
non mi sorprese affatto. Negli anni che seguirono
l'ultima prolungata scappatella dopo l'universit, era
scomparsa completamente, indifferente tanto alle mie
telefonate occasionali quanto alle mie lettere accorate.
Guardate quest'uomo disse Rob, posando il bicchiere
e agitando la mano verso di me. Ammirate lo
sposo! Cominciavo a sentirmi nettamente a disagio.
Nicholas Framingham non  omosessuale, questo va
ricordato per prima cosa. Ha semplicemente quello che
i buddisti chiamano il cuore tenero.
Un mormorio attravers la sala. Soprattutto, quello
che voglio dire, Rob si risollev, sembr aver recuperato
improvvisamente l'autocontrollo  che siamo
qui per celebrare l'amore. L'amore! grid. Il collante
immortale delle anime umane! L'anima di Nick ha lanciato
il suo richiamo per i campi e i prati del mondo
come il latrato di un segugio. Arf, arf! E la bella anima
di Lucy ha risposto con il suo cinguettio da uccellino!
Credo di aver visto un parente di Lucy grosso e quasi
calvo alzarsi in piedi scuotendo la testa. In momenti
come questo, amici miei, quando la coppa della vita
trabocca, ricordiamoci le parole del grande Cechov,
che ha detto, cito testualmente: Se avete paura della
solitudine, non sposatevi.
In quel momento, l'uomo quasi calvo si stava dirigendo
verso il palco. Rob, evidentemente commosso dal
suo stesso sproloquio, si strinse le mani al petto come
per supplicare e grid: Quello che voglio veramente
far sapere a tutto il mondo  che ti voglio bene, ragazzo!
Ti voglio bene dal profondo del mio cuore spezzato!
Sei il migliore. Sembr allontanare con un braccio
un invisibile disturbatore. Allora, evviva, l'chaim!
grid. Slainte, cincin, ragazzi, perch...
Si sporse in avanti come per pronunciare una diagnosi
sobria e aggiunse: D'ora in poi  tutta in discesa.
Si sedette al suono fragoroso dell'applauso di Mac,
l'unico.
Un anno dopo, quando Lucy era incinta del nostro
primo figlio, Belinda pass in citt. Si erano conosciute
alcuni anni prima, nella mia stanza della casa dello studente all'universit, quando Belinda era venuta
a trovarmi per un fine settimana, e si erano detestate
da subito. Questa volta Belinda si era presentata a casa
nostra per bere qualcosa e riteneva doveroso dare
un'occhiata alla mia, a quel tempo, raggiante e splendida
moglie. Infatti, per tutta la visita, durante la quale
bevve un'intera bottiglia di vino, mentre raccontava nei
dettagli - perch gliel'avevo chiesto io - delle storie su
Rob, sembr reprimere una specie di risata, una risatina
arrogante. Senza aver detto niente, riusc a far infuriare
Lucy e, non appena se ne and, facemmo una terribile
litigata. Due anni dopo, quando Lucy era di nuovo incinta,
si ripresent la stessa situazione. Perch mi odia
tanto? grid Lucy subito dopo. E perch lasci che si
avvicini a me? Nella sua mente la loro ostilit era qualcosa
di atavico, addirittura tribale, una mistica guerra
simbolica combattuta con i veri sentimenti.
Non volevo che Lucy soffrisse e, viste le conseguenze
di quella seconda visita, promisi a me stesso che non
avrei mai pi rivisto Belinda. Ma le passioni del matrimonio
si raffreddarono e si adagiarono rapidamente,
aiutate in parte dal fantastico, indispensabile distruttore
dell'eros: l'avvento dei figli. E io cominciai a ripensarci.
Belinda, in fondo, rappresentava per me un
eccezionale percorso a ritroso verso il mio originario
nutriente senso dell'io. Apparteneva a un tempo in cui
il panorama aperto a tutte le possibilit non era ancora
stato occupato dai fatti reali e ottusi della maturit.
Dopo la morte di Rob, la scelta  diventata ancora pi
dura. Il mio cuore forse poteva soffrire vedendo Lucy
in condizione svantaggiata, ma la mia anima aveva le
sue esigenze e una di quelle era, per qualche motivo,
mantenere vivo a ogni costo il contatto con la sola pietra
miliare che mi fosse rimasta di quei giorni.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Stai di nuovo fissando nel vuoto ha detto.
Davvero?
Stai facendo quella... cosa di nuovo.
Mi dispiace, tesoro.
Come puoi rimanere l seduto a fissare fuori della
finestra mentre ti sto parlando? Lo sai come mi fa sentire?
Hai ragione. Ho abbassato lo sguardo, sorridendo
di riflesso, e ho notato con sorpresa che si era truccata
un po' pi del solito. Oltretutto aveva preparato
un pranzo molto speciale, con il mio piatto preferito
di carne fredda. A distanza di alcune settimane, dalla
palude del nostro autocompiacimento, affioravano momenti
come questo, in cui uno di noi - di solito Lucy,
lo ammetto - faceva uno sforzo per tentare di rinvigorire
il nostro matrimonio. I ragazzi erano fuori a giocare
con gli amici. Lei scuoteva la testa.
Mi dispiace ho ripetuto.
 una cosa normale? ha chiesto.
Cosa intendi?
Credo che tu lo sappia.
Assolutamente no. No, stavo soltanto pensando a...
Lasciami indovinare.
C' stato un momento di pausa. E anche se lo facessi? ho detto.
Rob?
S.
Subito dopo la sua voce  diventata stranamente calma
e dolce.  bello dove sei, Nick? ha chiesto. 
caldo e accogliente?  per questo che ci passi tutto il tempo?
Lucy...
Perch sono passati sei mesi ha proseguito, la sua
voce si  inasprita da quando quell'uomo  morto ed 
ora di farla finita, non credi? Voglio dire, ne ho proprio
abbastanza. Ho sposato un uomo, non una lapide, per
Dio! E con queste parole, prima ancora che potessi
dire qualcosa, si  alzata in piedi, ha girato i tacchi e
se n' andata rapidamente a grandi passi, lasciandomi
l'amara consolazione di meravigliarmi per il fatto che il
suo corpo snello e aggraziato non suscitava in me alcun interesse.
Quella stessa sera, dopo aver cenato nel bel mezzo
del mio nuovo strano riscaldamento a fasce (dove nella
fascia fino a un metro e mezzo da terra, corrispondente
ai nostri figli, arrivava il caldo torrido, e mezzo metro
pi in su regnava un freddo glaciale), ho ceduto alla
tentazione, ho salito le scale della soffitta e ho tirato
gi la vecchia copia de La danza dei maestri Wu Li con
i commenti di Rob, studiando i suoi punti esclamativi e
le eccitate annotazioni a margine. Ho tirato fuori il suo
mazzo di carte marca Bicycle, con le quali ha sempre
detto che, distribuendole a ventaglio, mischiandole e
tagliando il mazzo, riusciva a dare forma al suo modo di
scrivere. Le ho mescolate lentamente, ricordando. Ero
rapito da qualcosa e pareva fossi incapace di resistergli.
Il giorno dopo, ancora in una trance nostalgica, uscito
dal lavoro sono andato alla biblioteca comunale e ho
sbirciato nell'annuario della nostra scuola superiore.
Gli annuari delle superiori sono sempre prove generali
della vita adulta e, come tali, sono inevitabilmente sovraccarichi
di cosiddetto pathos. Il nostro, chiamato Il
Vagabondo, non era diverso.
Seduto nell'angusto posto di consultazione, sorridendo
amorevolmente a me stesso e sentendomi un
tantino stupido, ho sfogliato lentamente il vecchio
volume, passando lo sguardo sui piccoli primi piani a
colori disposti accuratamente in fila come sulle tombe.
Mentre le singole foto balenavano nel mio campo
visivo, mi sembrava di guardare un vecchio film e,
subito dopo, con gli occhi che mi si muovevano pi
velocemente, mi  sembrato di essere stato proiettato
oltre quelle stesse immagini, poi improvvisamente in
una profonda e immobile messa a fuoco sul passato.
In fondo al corridoio del libro, ho visto un pomeriggio
di una giornata di sole con nuvole sparse di fine estate.
Sotto quelle nuvole c'era un nascondiglio di cespugli
folti, isolato dalla vista e dal rumore. E in terra, in quel
nascondiglio, c'ero io a dodici anni, che accovacciato
sogghignavo. Come succedeva quasi sempre nelle calde
giornate estive dell'infanzia, Rob era accanto a me,
stravaccato sulle foglie morte, con indosso una maglietta,
jeans consumati e un paio di scarpe da tennis rosse.
Ci stavamo domandando se Jeanie Locasio mi avrebbe
fatto vedere o meno le sue tette da adolescente durante
l'anno scolastico successivo. Erano tette di cui vantarsi,
ammirate da tutti, e pi che toccarle avrei voluto che
mi inglobassero. Rob rise al pensiero e sbatt gli occhi
azzurri come il cielo dalle ciglia folte, lentamente e
in modo sensuale, prima di diventare serio e chiedere:
Come credi che sia avere le tette? Intendo quelle vere,
che sporgono in avanti e te le guardano tutti?.
Non lo so dissi. Non ci ho mai pensato.
Rotol sdraiato sulla pancia.
O quando esce fuori il latte. Che ne pensi?
Ero rimasto seduto sui talloni in mezzo alle foglie e,
dopo questa domanda, mi distesi con la schiena a terra
e allungai le gambe. Ora eravamo sdraiati uno accanto
all'altro e guardavamo in direzioni opposte. Attraverso
le spine appuntite dei cespugli, il sole inondava il pulviscolo
in movimento con fasci tremolanti di luce.
Le ragazze sono incredibili lo sentii dire. Sono
dei carri, amico. Delle bellissime macchine genetiche
che trasportano tutto il genere umano. Voglio sposare
Lisa Staley.
Davvero? chiesi, incapace di resistere all'improvvisa
presa di coscienza di tutte le cose disgustose di Lisa
Staley, cose talmente ripugnanti che secondo me escludevano
anche solo l'idea che potesse stare insieme a uno
come Rob. Lisa Staley aveva i capelli che in certi giorni
si appiccicavano in ciocche unte e la pelle pallida e brufolosa;
inoltre ero sicuro di averla sentita scoreggiare,
una volta. Ma tutti questi dettagli venivano cancellati
dal fatto che Lisa Staley, all'et di tredici anni, possedeva
quell'indefinibile carisma per cui, quando ero vicino
a lei, mi sentivo come un bassotto. Aveva uno stuolo
di ragazze che la seguivano, si vestivano come lei, imitavano
il suo modo di parlare fino all'ultimo dettaglio
ed era ovvio che non mi avrebbe mai rivolto la parola,
se non fosse stato per Rob. Una delle tante cose che
amavo di Rob era che non me l'aveva mai rinfacciato,
nemmeno una volta.
Come? chiesi. Non ti sembra piuttosto volgare?
Si gir e mise la faccia vicino alla mia. Sorrise e mi
appoggi la mano sulla spalla con affetto. Era l'unico
fra i tipi in gamba a cui non importava se ero talmente
sfigato che i professori non mi davano mai la parola e
non venivo mai notato dalle ragazze. Non gliene importava
niente se non ero come tutti gli altri suoi amici,
che sapevano essere spiritosi a comando. In quel momento
volevo che mi dicesse qualcosa. Volevo che si
rivolgesse a quella fierezza nascosta che provavo in sua
compagnia, altrimenti celata al resto del mondo. La sua
mano sulla mia spalla mi stava trasmettendo calore attraverso
il palmo. La sua faccia raggiante e scaltra mi
stava guardando da vicino, sorridendo. Risposi al suo
sorriso, fiducioso.
Perch Lisa Staley  una dea, disse e io voglio
essere il suo Zeus.
Il mio sorriso scomparve e rimasi a guardare mentre,
appoggiandosi alla mia spalla, si sollevava lentamente
in piedi.
E perch aggiunse abbiamo deciso di fuggire
insieme. Sono stanco di essere assillato da mamma e
pap. Ho dei soldi da parte, prenderemo un autobus
che ci porti via da qui. Sar una figata incredibile. Cosa
c', Nick?
Niente mentivo, poi notai che stava di fronte a me
con le mani in tasca, oscillando leggermente avanti e indietro
sui talloni. Capii a cosa si riferiva. Due settimane
prima avevamo visto la videocassetta del film La rabbia
giovane nella sua cantina, bevendo il vino rubato a suo
padre, e nella sconsiderata spensieratezza da maschio
dominante di Martin Sheen era balenata la visione di
un dio stanco che ognuno di noi, per ragioni leggermente
diverse, trovava irresistibile.
Fuggendo disse le cose saranno pi facili. Lisa
 una forza e conosciamo gente in tutto il paese da cui
possiamo stare. Mi punt il dito contro come una pistola
e premette il grilletto. Se fosse necessario, disse,
usando un accento britannico in onore del nostro amato
Arancia meccanica sapremo come procurarci un po'
di moneta.
E il tuo bar mitzvah? gli chiesi saggiamente. Non
 fra poco?
Rituali vuoti per menti vuote disse in tono teatrale.
E poi aggiunse se  proprio necessario, puoi vestirti
come me e presentarti al posto mio. Tanto i miei genitori
sono gi mezzi innamorati di te.  cos tranquillo. 
cos educato. Devi solo tossire molto sul palco e nessuno
noter che non sai parlare ebraico.
Risi alle sue parole, ma smisi non appena l'idea vagamente
elettrizzante di essere lui in pubblico si insinu
nella mia mente.
Allora, vuoi venire a cena? chiese. Belinda e Hiram
sono ancora in campeggio.
All'improvviso, mi era venuta voglia di ucciderlo e
non sapevo il perch.
Come vuoi.
Ci facemmo di nuovo strada nel bosco e verso il
prato dietro casa sua. Appena entrammo, intravidi sua
madre in lontananza. Indossava un abito attillato, che
sottolineava quelle che mi sembrarono le forme scandalosamente
esplicite del suo corpo, e un paio di scarpe
che univano ciuffi di pelliccia a tacchi a spillo vertiginosamente
alti.
Ciao, Nick disse, chinandosi in avanti nel mio campo
visivo, attraverso una nuvola di vapore agli agrumi
proveniente dall'acqua nella vasca da bagno. Come
butta? La guardai con il mio particolare sorriso forzato
e smorto e sentii il freddo dell'aria condizionata
sui denti.
Bene.
Fantastico. Avete fame, ragazzi? Guard Rob da
sopra la mia testa, fece un cenno con il capo verso la
cucina, piroett su un tacco e si avvi ticchettando senza
dire nient'altro.
Gli avanzi del ricevimento di ieri sera, mi disse
Rob aprendo lo sportello del frigorifero con il senatore
Schulman.
Feci un piccolo cenno con la testa, pi che altro a
me stesso, come per indicare che le cene con il senatore
Schulman erano una cosa normale nella mia vita, anche
se, in realt, a casa nostra non si era mai tenuto qualcosa
che somigliasse a un ricevimento, e mio padre, un
chimico industriale, e mia madre, un'infermiera professionale,
davano sempre l'impressione di combattere
una lotta all'ultimo sangue contro le forze della scarsit
e della miseria. Il cibo serviva per mangiare, o meglio
ancora per nutrirsi; veniva divorato con profonda sobriet
e indifferenza verso il gusto o l'estetica e faceva
parte di una lezione pratica permanente pi generale
tenuta giornalmente dai miei genitori e intitolata: Le
difficolt della vita. Una sensazione di incompiutezza
trapelava dalle pareti grezze della mia stanza, dalla vernice
sbiadita e scrostata della nostra serie di auto a forma
di scatola, dall'erba a chiazze del nostro prato, dagli
abiti striminziti smessi dal mio fratello maggiore. Sembrava
dolorosamente ovvio che attraversare la strada
per andare da casa nostra a quella dei Castor significava
cambiare non solo fascia economica, ma anche livello
di aspettative di vita. Non riuscivo a credere che Rob
non lo vedesse, o se lo faceva, si tratteneva dal dirlo.
Non avevo intenzione di essere io a farglielo notare.
Prova questi disse Rob, reggendo in mano un
piatto di portata. Hanno dentro le noci e sopra la
pancetta.
Sbocconcellavo il cibo, che essendo freddo aveva una
specie di forte sapore rappreso, mentre Rob spiegava
nei dettagli il suo piano di fuga. Ma io non stavo ascoltando
davvero. Stavo riflettendo sulla differenza fra le
nostre vite. Per esempio, dove prendeva tutta quella vivacit
la sua famiglia, mentre la mia sembrava arenata
sui grigi fondali della vita? Non poteva essere solo una
questione di soldi. E perch c'era tanta pungente irritabilit
nei sentimenti delle due madri? Nei confronti
di Shirley Castor, mia madre era piena di cordiali buoni
propositi. Ai suoi occhi, Shirley era raffinata. Era
una donna di classe. Ma non avevo mai capito perch
rabbrividisse dicendo queste cose, o perch questa
donna, altrimenti depressa, ponesse tanta grondante,
quasi isterica enfasi nelle sue osservazioni.
Mi stai ascoltando, fratello? Rob aggrott le ciglia.
Certo.
Davvero, allora cosa stavo dicendo?
Non ne avevo idea.
Sorridendomi, scuotendo la testa con aria dispiaciuta,
si allung sul tavolo e mi dette uno schiaffone in
faccia. Rob aveva sempre avuto una certa vena violenta,
in contrasto con la sua personalit ironica da ragazzino
spensierato. Nel profondo della sua anima c'era
un nocciolo esplosivo di rabbia. Io ero profondamente
passivo per natura, ma se mi colpivano, perdevo il controllo
e lui lo sapeva. Ci scagliammo l'uno contro l'altro
e cademmo a terra insieme, prendendoci a pugni e grugnendo.
Finimmo per rompere uno dei piatti da portata
di porcellana di sua madre e Rob, di conseguenza,
ricevette una punizione che dur tutto il fine settimana.
Tuttora, venticinque anni dopo, seduto nel posto di
consultazione con l'annuario aperto, ci che ricordavo
in modo pi vivido di quel pomeriggio di fine estate era
il lieve, gradito shock provocato dal palmo della sua
mano contro la mia pelle.
Il sole stava calando. Gli inservienti si incrociavano
spingendo gli stracci sul pavimento e tracciando una
griglia di linee lucenti sul linoleum scuro. L'edificio
avrebbe chiuso entro mezz'ora. Ignorando che si stava
facendo sera, sono rimasto seduto immobile continuando
a meditare su Rob, sulla strana, predestinata
differenza fra la sua caotica spregiudicatezza e la mia
prudente compostezza, e sul suo temperamento. Io
avevo temperamento? Suppongo che chiunque l'avrebbe
avuto in quella circostanza. Ma il mio non era come
quello di Rob, no. Non era la stessa cosa che accadeva
a Rob quando perdeva il controllo e sembrava divampare
in una fiammata di furia umana. Io non ero come
una tromba marina, un fulmine globulare e tutti gli altri
fenomeni che arrivano dal nulla, esplodono in una
giornata apparentemente serena, colpiscono con forza
impetuosa e mandano in mille pezzi il mondo intorno
a loro.
Chiudendo l'annuario e alzandomi per andarmene,
ho ricordato il posto in cui quella vena violenta alla fine
lo aveva travolto. Era iniziato durante i suoi ultimi giorni
di vita a Chinatown, quando, per qualche motivo,
incredibilmente, era riuscito a procurarsi una pistola.
Nessuno sa come. Una piccola minaccia scura e untuosa
chiamata Rolf 38. Aveva la pistola in tasca quando lasci
per l'ultima volta la sua squallida stanza in affitto la
mattina del 23 giugno e prese la metropolitana diretta
a Uptown. Kate dormiva ancora quando si  introdotto
nel loro appartamento con la sua vecchia chiave. Erano
appena le sette di mattina. I giornali hanno riferito che
c'erano trentadue gradi a quell'ora del giorno. L'aria
condizionata era in funzione e Kate non ha sentito la
chiave girare nella serratura della porta d'ingresso. Ma
ha sentito aprirsi la porta del bagno, perch, secondo
i rapporti, i cardini cigolavano molto. La scientifica in
seguito avrebbe dedotto che, nel momento in cui gli
occhi di lei lo misero a fuoco, lui le stava gi di fronte.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Rob si incammin verso di lei dalla porta della camera,
prima di fermarsi ai piedi del letto. Questo  quanto
possiamo supporre. Vedendoselo apparire davanti di
mattina presto, senza dubbio Kate lo salut tranquillamente
e inizi a parlare. L'abitudine a mantenere la
calma era profondamente connaturata in lei, ma presto
si sarebbe anche resa conto del fatto che la situazione
era pericolosa e che in tali circostanze era importante
continuare a parlare, cercare di prendere tempo, dare
l'impressione che fosse tutto tranquillo, che la vista del
suo ex amante nel suo appartamento all'alba, entrato
grazie a una chiave che non si era mai preoccupata di
farsi restituire, e che ora stava in piedi davanti a lei con
la barba incolta, puzzolente e con un rigonfiamento a
forma di pistola in tasca, fosse solo uno degli avvenimenti
casuali della giornata.
Sappiamo che erano passati tre mesi da quando aveva
lasciato il loro appartamento, gridando che l'aveva
tradito per il dio denaro. In quel periodo, l'aveva visto
solo una volta, per bere qualcosa in un bar. Secondo
testimoni oculari, quella sera era finita male, con Rob
che alzava la voce e puntava spesso il dito. In seguito,
aveva ricevuto tre e-mail da lui, che successivamente
sono state lette al processo. La prima, nel complesso,
diceva: La crudelt non  una religione, anche quando
viene praticata diligentemente e con fede. La seconda
conteneva semplicemente la parola cara nella casella
dell'oggetto e come messaggio riportava una successione
ripetitiva di x e o. La terza, inviata non molto tempo
prima della visita mattutina di Rob, aveva in allegato
un video dell'uccisione rituale di un agnello da parte di
indiani musulmani. Accompagnavano l'allegato le laconiche
parole: Ci saranno delle conseguenze.
Kate dava sempre l'impressione di essere organizzata
come un'agenda e, per qualsiasi conversazione affrontasse
potevi star certo che stava gi facendo i suoi
calcoli e preparando un piano. Non appena usc dal
letto, quel piano era gi in atto. Col caldo dell'estate,
dormiva senza niente indosso e la prima parte del suo
piano sarebbe stata affrontare Rob con l'impatto della
sua nudit integrale.
Che cosa le passava per la testa nel preciso momento
in cui and incontro a Rob senza paura? Che cosa
pensava lui mentre guardava negli occhi la donna che
l'aveva mollato, aveva avuto successo e poi aveva girato
il coltello nella piaga andando a letto con l'uomo
che l'aveva aiutata a diventare famosa? Nella tragedia
di ci che accadde in seguito, credo che tutti noi siamo
stati colpiti dal fatto che nessuno abbia mai parlato
di quanto lui l'amasse nonostante tutto; nessuno abbia
mai parlato di quanto le fosse profondamente legato o
di come avesse cominciato a sentirsi sminuito quando
il successo letterario di lei aveva cominciato a crescere.
Gli artisti vivono prepotentemente nella loro immaginazione
e a volte hanno problemi a credere di esistere
nella realt. E molto probabile che, mentre il successo
di lei cresceva, Rob iniziasse a sentirsi sempre pi fisicamente
inconsistente.  molto probabile che, mentre
se ne stava nel suo squallido appartamento di Chinatown,
giorno dopo giorno, circondato da quattro mura
e dal frastuono del traffico impazzito della citt, avesse
la sensazione di distaccarsi dal proprio corpo centimetro
dopo centimetro, smaterializzandosi gradualmente.
Secondo questa logica, alla fine, era pi spinto dal desiderio
di salvarsi dalla completa estinzione dalla faccia
della Terra che dal desiderio di vendetta.
Stava in piedi di fronte a lei, sbattendo rapidamente
le palpebre, una delle abitudini che si portava dietro
dall'infanzia quando era sotto stress. Erano le 7,14
del mattino. Erano passati tre minuti dal suo arrivo.
Al piano di sotto, viveva un'anziana donna ungherese,
la signora Halasz. Ha testimoniato che mentre era
seduta con indosso la vestaglia in attesa che il caff fosse
pronto, sent dei passi pesanti per le scale e poi lo
scricchiolio delle travi del soffitto, seguito dal silenzio,
presto interrotto dallo stridere di sedie sul pavimento
di cucina.
Stava accadendo qualcosa di strano. Nel frattempo,
dopo aver indossato una vestaglia di cotone, Kate si era
seduta al tavolo di cucina e Rob si era seduto dalla parte
opposta. In seguito, sono state ritrovate due tazze di
caff bevute a met. La deduzione logica  che, evidentemente,
Kate si era alzata per prepararle e poi si era
seduta di nuovo.
Forse a quel punto lei aveva iniziato a rilassarsi un
po'. Il sole era alto, la giornata era luminosa e, nel piccolo
anfratto giallo della cucina, regnava un certo buon
umore. Una radio, sintonizzata su una stazione di musica
classica, si accese automaticamente, come faceva
ogni mattina alle 7,15. A quell'ora esatta di quel preciso
giorno, sappiamo che stavano trasmettendo i Concerti
brandenburghesi di Bach. Quando attacc il suono dei
violini, crescendo e calando come per imitare il rumore
dell'oceano, lei sorseggiava il caff e cercava indizi
che potevano suggerirle la mossa successiva. Dietro
il confortante brusio della sua voce, mentre parlava a
Rob, probabilmente scrutava la stanza, studiando il suo
potenziale letale, forse prendendo in considerazione la
pesante tazza di ceramica di fronte a lei sul tavolo. Nelle
mani giuste, dopotutto, la cucina  un arsenale di
armi scintillanti. Ma, almeno per il momento, non fece
niente.
A un certo punto, fra la prima e la seconda tazza di
caff, Rob mise in atto il suo piano. Nello zaino aveva
portato un grosso raccoglitore ad anelli di tessuto blu,
uno di quei quaderni per gli appunti delle superiori.
Era pieno di scritti con la sua calligrafia inclinata come
se soffiasse il vento, le parole messe gi come se potessero
essere sparpagliate da un momento all'altro da una
folata di sentimento. Il quaderno aveva semplicemente
il titolo Tu e l'autore era Io. Esibito durante il processo
come prova fondamentale in una busta di plastica
opaca, il raccoglitore era spesso pi di otto centimetri.
Era un almanacco di folle ossessione. Alcuni di noi
iniziarono a chiamarlo il Fatale Valentino. C'erano
cinque pagine di soprannomi. C'erano quattro pagine
di anagrammi delle parole: Kate Pierce ti amo. In un
capitolo a parte, intitolato La verit, c'erano pagine su
pagine che descrivevano il viso di lei mentre dormiva,
quando sorrideva, durante un orgasmo e una serie di
teneri accenni a singole caratteristiche fisiche: la cascata
biondo rame e i fantastici vortici dei suoi capelli,
i piccoli peccati delle sue spalle. Impiegando
tutta la sua abilit con le parole, aveva tratteggiato in
prosa il momento del loro primo incontro, circondandolo
di un alone di precognizione da parte di entrambi.
Aveva trasfigurato i loro due anni difficili insieme a
Manhattan in una scivolata nel parco e aveva elevato
il loro appartamento scalcinato a un tempio pagano
del vintage.
La signora Halasz ha testimoniato di aver sentito per
parecchio tempo una cantilena provenire dal piano
di sopra e, almeno all'inizio, siamo rimasti perplessi su
cosa potesse essere. Ma poi, pian piano,  apparso chiaro
a tutti. L'anziana signora sentiva il rumore che faceva
Rob leggendo ad alta voce. Stava assistendo al tentativo
di Rob di usare il suo dono letterario per cercare di penetrare
il muro di cinta del cuore di una donna.
...
.
...
Capitolo 10.
...
.
...
Il giorno dell'appuntamento con Belinda, ero sia dispiaciuto
sia eccitato. Appena sveglio, avevo inviato
un'e-mail in ufficio per avvertire che sarei arrivato in
ritardo per ragioni di salute ed ero sceso a fare colazione
di buon umore. Ma, quella mattina, l'atmosfera
in cucina mi ricordava un grande test della verit.
La situazione non era semplicemente ostile. La situazione,
piuttosto, era profondamente e, in apparenza,
irrevocabilmente carica di risentimento. C' stato un
lungo silenzio nella stanza, mentre fissavo il molle arcipelago
dei miei cereali integrali all'uvetta, sentendomi
improvvisamente affaticato e avendo l'impressione che
la casa, in quel momento, gravasse letteralmente su di
me con tutta la pressione esercitata verso il basso da
tre piani di mobili, tappeti, coperte, materassi e vestiti.
Mi sono accasciato sulla sedia. Il silenzio si  protratto.
Procedendo a singhiozzo, un'auto  passata per strada.
Quando ho alzato gli occhi, Lucy mi stava guardando
dal lavello.
Che c'? ho chiesto tranquillamente.
Oh, per favore ha detto e si  girata dall'altra parte.
In quel momento, mi sarebbe piaciuto essere estremamente
impegnato. Mi sarebbe piaciuto essere sotto
la stressante pressione delle scadenze, sfrecciare via al
fragore di una sgommata della mia carriera sollevando
nuvole di polverone professionale.
Invece, ancora in canottiera, la osservavo di spalle
mentre gironzolava per la cucina, mettendo in ordine.
Quando  arrabbiata, le si irrigidisce il busto in modo
innaturale e sembra che sia composta da due persone,
la parte superiore impalata rigidamente verso l'alto, la
parte inferiore ancora flessuosa e desiderabile. Fissavo
quella figura fantastica, quella moglie ippogrifo, mentre
finivo in silenzio i cereali (i ragazzi erano gi usciti per
andare a scuola). Finch sono giunto alla conclusione
che, sebbene sconfitto dal recente rifiuto di Lucy di impegnarsi,
ci avrei riprovato. Mi sono alzato, spingendo
la sedia con un forte stridore.
Le previsioni dicono che oggi le temperature saranno
superiori alla media stagionale ho detto con la voce
pi affabile che ho potuto. Perch non facciamo qualcosa
con i ragazzi quando torno a casa dal lavoro?
Bene ha detto rivolta verso il lavello, girandomi
ancora le spalle. Posso pensare che ci siano almeno
due motivi.
Ho attraversato la stanza e mi sono messo dietro di
lei.
Andiamo, ho detto dolcemente  una pazzia, tesoro.
Rilassati.
Perch? ha chiesto rivolgendosi al lavello.
Lo sai perch.
No, non lo so.
Perch agitavo le mani in aria, senza che lei mi
vedesse non c' niente.
Si  girata di scatto per guardarmi in faccia e si 
messa le mani sui fianchi.
Niente riguardo a cosa? ha chiesto.
Niente fra me e Belinda Castor ho risposto.
Oh, Nick ha mormorato. Nick, caro il mio marito.
Ha sorriso amabilmente girandosi di nuovo verso
il lavello. Dov'ero esattamente quando hai iniziato a
dire tante stronzate?
 una vecchia amica, tutto qui. Ero determinato a
ignorare la sua provocazione. E lo sai come mi sono
sentito ultimamente, da quando  successa tutta la storia
di Rob. Agitavo di nuovo le mani.  come se lei
fosse l'unica cosa rimasta al mondo che mi lega a lui e
ho bisogno di vederla.
 la mia nemica ha detto con fermezza, cospargendo
una spugna di Ajax. E una volta questo ti sarebbe
bastato.
Ho fissato il punto da cui partivano i capelli sul lungo
eccitante stelo del suo collo e ho sentito il cuore che
iniziava a battermi forte per ragioni che non riuscivo a
capire. Mi sono massaggiato la fronte.
Primo,  ridicolo ho detto. Secondo, so che non
 una delle persone che preferisci, ma  necessario che
io la veda per me, me. Ho alzato la voce. Io ho bisogno
di vederla, tesoro. Questa  esattamente il tipo di
cosa che mi aiuter a darci un taglio. E probabilmente
 l'unica.
Un taglio? Si era di nuovo girata di scatto per
guardarmi in faccia e il suo tono di voce era pi forte
e lento, come se la rabbia l'avesse resa sorda. Era
uno che frequentavi un secolo fa, Nick. Qui non stiamo
parlando di un genitore. Stiamo parlando di un compagno
di seghe dell'infanzia. Voglio dire, senti, tesoro
le spalle le sono cadute improvvisamente. Lo so che
soffri per la sua morte. Dispiace anche a me, ma non 
patetico che tu sia ancora abbattuto per questo, dopo
tanti mesi, e che per giunta tu faccia il cascamorto con
sua sorella, che  totalmente instabile?
Non faccio il cascamorto con lei ho detto, cercando
di mascherare il tremolio della mia voce. Mi ha
chiamato. L'ho richiamata. La vedr per un paio d'ore.
E in ogni caso, non mi interessa se sembra patetico. 
patetico per gli altri. Quello che voglio dirti io  che
sento il bisogno di farlo, che per me  importante e che,
nonostante capisca la tua avversione per questa donna,
credo semplicemente che non valga la pena farne una
tragedia.
E quello che voglio dirti io, ha replicato immediatamente
 che stai sacrificando il nostro matrimonio
per alimentare una qualche fantasia alla Tom Sawyer su
un passato che non  mai esistito.
Pensi davvero di essere tu a dover giudicare? ho
chiesto.
Ha fatto una breve risata amara. Oh, s ha detto,
girandosi per andarsene. Proprio cos. Si  incamminata
per le scale e, dopo aver salito due gradini, si
 fermata e si  girata in direzione del punto in cui ero
rimasto in piedi, con le mani in tasca per l'imbarazzo,
scuotendo la testa.
Stai rovinando tutto, ha detto stai rovinando tutto,
Nick, e te ne pentirai. Altri due passi pesanti sugli
scalini. E ricordati di portare fuori i rifiuti riciclabili.
Oggi  il giorno della carta. Ho sentito una serie
di tonfi allontanarsi mentre si  incamminata a passo
pesante nel corridoio. No, della plastica, scusa mi 
arrivata dalla camera la sua voce affievolita e spezzata,
un attimo dopo, dal suono della porta sbattuta.
Sono salito in macchina con uno strano umore altalenante
fra l'euforia e la disperazione. Belinda mi
aveva chiesto di incontrarla al magazzino dove teneva
le cose di Rob, invece che in un caff, e mentre
andavo l in macchina, mi sono sorpreso a spingere
sull'acceleratore e sul freno, a prendere le curve al
limite della tenuta di strada e ad arrivare al fatiscente
ufficio aperto al pubblico con una volata che ha
smosso rumorosamente la ghiaia. Non si trattava di
impazienza; era il consueto espediente che mi portava
a usare come capro espiatorio la prima cosa a portata
di mano. Quando ero piccolo, rompere una serie di
giocattoli, in seguito sfasciare go-kart aveva svolto la
stessa funzione. Ho sbattuto la portiera della macchina,
poi sono entrato nell'ufficio. L'impiegato al banco
mi ha detto che Belinda non era ancora arrivata e mi
sono seduto ad aspettare.
Dopo un quarto d'ora che sfogliavo vecchi numeri
di Newsweek, ho sentito il borbottio di un'auto
con la marmitta rotta in lontananza. Di l a poco, il rumore
 cresciuto di volume diventando un rombo e ha
preceduto l'arrivo di un furgoncino polveroso, che si
 fiondato sulla ghiaia piena di solchi del parcheggio
sbandando fino a fermarsi. Dalla forma della testa del
guidatore ho capito subito che era lei. Lo sportello del
furgone si  spalancato e, quando  scesa, mi ha dato la
strana impressione di una persona appannata dal tempo,
ma ancora riconoscibile all'istante. Vestita di nero
con in testa una bandana nera stile pirata, mi  sembrata
carina, col naso grosso, stanca e decisamente pi
appesantita di come la ricordavo.
Belinda  entrata con un teatrale fruscio d'abiti e si 
diretta al banco, senza notare che ero seduto l a guardarla
da sopra la rivista. Con la sua voce profonda, ha
dato il nome all'impiegato e ha chiesto le chiavi di un
certo ripostiglio.
Mentre aspettava, mi sono alzato, lottando contro
l'ansia, mi sono fatto avanti e mi sono presentato. Mi
ero dimenticato che i suoi occhi erano di un blu cos
intenso, come quelli di Rob. Quasi istantaneamente, un
sorriso sbigottito si  aperto sul suo viso. Dio mio!
ha esclamato. Sei rimasto qui tutto il tempo? Hai un
aspetto fantastico. Come stai, amico?
Sto bene, bene, Belinda. E come... che bello vederti.
Dopo un momento di esitazione, si  chinata in avanti,
delicatamente per essere una donna robusta, e ha
porto la guancia per essere baciata. Mentre la baciavo,
mi  arrivato un profumo indefinito, un misto di odori
femminili e di chi ha viaggiato a lungo chiuso in macchina,
che ho trovato stranamente stimolante. Incerto
su cosa fare subito dopo, ho tossito nel pugno della
mano.
E allora? ha gridato con voce gutturale.
Signora? L'impiegato, avendo aspettato un attimo,
ha scelto quel momento per parlare. Mi firmerebbe
questo, per favore?
Stava ancora sorridendo, quando si  chinata e ha
scarabocchiato la sua firma, poi si  girata verso di me.
Sono sbalordita da quanto ti trovo bene, per prima
cosa ha detto sorridendo di nuovo ed emettendo quel
suono con una grande capacit polmonare, che in un
certo senso ricordava, che ti piacesse o no, la potenza
del suo corpo.
Ridendo con lei, un po' stupito dal fatto che sembrava
non aver subito alcun lutto, le ho detto che il
matrimonio con figli significava non fare tardi la notte,
solo un bicchiere di vino ogni tanto e la verit era che
annoiarsi era la migliore fonte di giovinezza che si conoscesse.
Mi sono ritrovato ad adagiarmi con facilit
nella vena di disapprovazione di quella cosa - il mio
matrimonio - che avevo impiegato anni a costruire meticolosamente
dalle fondamenta. Ha riso di nuovo, fissandomi
negli occhi, e mi ha chiesto se l'accompagnavo
al suo magazzino. Abbiamo lasciato l'edificio e, mentre
si dirigeva verso il suo furgoncino, ha gettato un occhio
al mio polveroso SUV Chevrolet.
Accidenti ha detto, saltando sul furgoncino e
chiudendo dietro di s lo sportello, poi si  affacciata
al finestrino, scherzando. Quell'affare  abbastanza
grande per te?
Un minuto dopo, ci siamo fermati in un parcheggio,
poi lei  scesa ed  rimasta un attimo ferma in
piedi per stirarsi, tenendosi una mano sul fondo della
schiena. Oh, le mie vecchie ossa ha detto e io ho
riso guardando la sua gola distesa, bianca come uno
spruzzo di latte sulla stoffa nera, che fluttuava sul suo
corpo inarcato. Non aveva mai provato imbarazzo per
il suo corpo e, stando di fronte a lei senza aver altra
scelta che guardarla mentre si fletteva e gemeva
scricchiolando, in quel momento ho capito che forse
non era assolutamente una poco di buono, piuttosto
era semplicemente indifferente all'opinione della gente
e questo era stato frainteso dalle integerrime trib
della scuola superiore. Forse mi sentivo solo in colpa
per come ci eravamo comportati l'uno nei confronti
dell'altra durante quella calda, pulsante estate di molti
anni fa, ma mi faceva piacere rivedere la sua precedente
reputazione sotto una nuova luce. Mi faceva
sentire bene dentro.
Stai bene, Rollo?
Mi guardava da vicino. Rollo era il soprannome affettuoso
che mi aveva dato.
Io? ho detto. Sto benissimo, B. Mentirei se dicessi
di non essere stato molto felice di rivederti, ma
sto bene.
Anch'io. Te lo chiedo solo perch mi sembri un po'
pallido ha detto e ha sbadigliato esalando una zaffata
pestilenziale. Che ne dici di dare un'occhiata al magazzino?
Abbiamo sollevato la saracinesca fino in cima, poi
abbiamo rovistato in mezzo ai mucchi di vecchi mobili,
ai misteriosi cumuli ricoperti con teloni e fra oggetti
legati con pezzi di stoffa a forma di pipistrello. Non
sapevo che Dracula vivesse cos a nord ho detto, liberando
il passaggio.
Ha riso.
A proposito, di recente sono stato a trovare tua
madre per le condoglianze. Ho sollevato un grosso
candelabro impolverato che sembrava una mano nodosa
e l'ho esaminato. Casa sua  piuttosto macabra,
si direbbe.
Macabra? Quella donna vive come una rifugiata
nella sua stessa casa. Un paio di volte l'anno le sussurro
all'orecchio le parole assistenza domiciliare e non mi
parla pi per un mese. Fammi indovinare, era ubriaca
fradicia.
Be', temo proprio di s.
Ha scosso la testa fra s e ha sospirato.  dura convincerla
ad abbandonare l'unica cosa che ormai le d
piacere. Apprezzo davvero che tu ci sia andato, Nick.
Sei sempre stato un piccolo gentiluomo. Ha sollevato
un vecchio ferro da stiro e ha soffiato via la polvere.
E sono sicura che abbia significato molto. Credi che
questa roba valga qualcosa?
Guardandola, divertito dai rapidi mutamenti della
sua conversazione - i ritmi del suo discorso erano certamente
quelli di una persona che aveva passato molti
anni lontano da Monarch - le ho detto che c'era un
nuovo negozio d'antiquariato in citt e avrebbe potuto
farselo valutare l. Non ha detto niente e, in quel
silenzio, all'improvviso mi sono ritrovato, per qualche
ragione, a parlare in fretta. Riuscivo a sentire la forma
accentuata che assumevano le mie labbra e la mia
bocca mentre tenevo una breve arringa su come era
cambiata la citt, su come insieme a lei erano cambiate
le persone e sulla nuova generazione di genitori, di
cui facevo parte. Riuscivo a sentirmi farfugliare come
un robot sulle reali ma difficili soddisfazioni della vita
casalinga e su come, nonostante per un po' la situazione
fra me e Lucy fosse stata difficile, sembrava avessimo
trovato la vera, sebbene alquanto fragile, pace.
Mi piaceva quella pace, ho detto, mentendo. Belinda
non rispondeva. Sembrava completamente assorta dal
vecchio ferro da stiro. Alla fine l'ha posato.
Vieni qua ha detto e quando ho fatto un passo
avanti, continuando a parlare, si  chinata e mi ha baciato
sulla bocca. Le sue labbra erano ricoperte di una
pasta leggermente cerosa che aveva un sapore artificiale
di frutta, ma dietro cera una profonda eccitante carnosit
che mi  scesa lungo il corpo come un panno caldo.
Mi si sono inarcate le piante dei piedi.
Rilassati ha detto dolcemente.
Per un attimo mi sono sentito troppo eccitato per
parlare.
Sei con una vecchia amica che ti conosce molto
bene. Non ho bisogno del racconto dettagliato degli
ultimi dieci anni. Significa molto che oggi tu sia venuto
per incontrarmi, Nick. Per me  importante e ti ringrazio.
L'ho guardata, sentendomi statico e allo stesso tempo
improvvisamente disteso dentro.  stato uno di quei
momenti in cui senti suonare le campane. Credo di essermi
messo a sorridere stupidamente.
Di niente ho detto.
Ha riso di me, ma dolcemente, in un modo per me
talmente familiare che sembrava toccare le profondit
del mio animo. Anche il silenzio che  seguito mi
 sembrato familiare. Durante quell'estate della scuola
superiore, vent'anni prima, eravamo stati insieme apprendisti
vagabondi del Dharma, ci eravamo lasciati
trasportare dai farneticamenti irreali di Carlos Castaneda
in un luogo in cui avevamo scoperto che la quiete
 qualcosa di denso ed estremamente comunicativo. Se
ascoltavamo molto attentamente, eravamo sicuri che le
distanze emettessero un soffio; che gli alberi sospirassero,
anche nei giorni senza vento; che le nuvole respirassero
attraversando il cielo.
Sotto quella campana di vetro di silenzio sacro, ci
spogliavamo a vicenda e facevamo l'amore in modo
quasi mistico, ammutoliti dalla reverenza per come
la quiete sembrava avvolgere con naturalezza i nostri
corpi in movimento. Non ho potuto fare a meno di
sorridere ricordando l'innocenza di quell'estate e il
modo in cui abbellivamo l'urgenza del desiderio con
nobili sentimenti. In seguito, dopo l'universit, sarebbe
diventato tutto pi semplice. Ho alzato gli occhi e
l'ho guardata. Un muro di antico sentimento si ergeva
fra di noi nell'aria polverosa del magazzino. Lei si 
chinata attraverso il muro e ha intrecciato le dita con
le mie.
 bello ha detto tranquillamente.
S, lo .
Abbiamo distolto lo sguardo l'uno dall'altra, entrambi
imbarazzati, credo, per l'improvvisa ondata di
sentimento, poi lei ha sciolto dolcemente la mano dalla
mia e abbiamo continuato a muoverci fra gli oggetti,
ma con pi calma, mentre lei gettava ci che non le
interessava in un mucchio di rifiuti e prendeva i pochi
pezzi che voleva: un antico candelabro a muro, dei
candelieri, un servizio di peltro. Dopo circa mezz'ora,
eravamo pronti.
Allora ho detto impulsivamente, mentre abbassava
di nuovo la saracinesca cigolante.Allora cosa? Si 
girata verso di me.
Vuoi venire con me da Padi-Cakes a fare uno spuntino
o a bere qualcosa o roba del genere?
Mi ha preso sotto braccio. Puoi scommetterci ha
detto.
Da molti anni, ormai, Padi-Cakes  l'unico posto a
Monarch in cui riesco a evadere completamente dalla
citt. Alcuni ricchi hippy, che si sono trasferiti qui da
Manhattan qualche anno fa, hanno arredato quel posto
come una casa da t indiana, con grandi archi e un
sacco di piastrelle multicolore come un'esplosione in
una fabbrica di Smarties, e i video, insieme alla musica
carezzevole del sitar, tendono a trasportare la mente
lontano.
Sei cambiato mi ha detto, quando abbiamo iniziato
a caricare la roba nel retro del suo furgoncino.
Sembri, non lo so...
Pi vecchio?
Riuscivo a sentire il suono di un sorriso nella sua
voce, mentre camminava dietro di me e diceva: No,
pi in pace, credo.
Abbiamo finito di caricare e le ho offerto un passaggio
al ristorante con la mia macchina. Ha accettato
e, mentre guidavo, ho continuato a cercare di scherzare,
ma lei era su un'altra lunghezza d'onda. Fissava
fuori del finestrino, parlando poco, rispondendo con
brevi frasi se necessario. Ora che l'entusiasmo iniziale
di rivedermi si era un po' spento, stava rallentando, si
stava calmando e diventava pi riflessiva. Quando siamo
arrivati al ristorante, ho parcheggiato e ho spento
il motore, ma non ho accennato a uscire. Lei, per parte
sua, ha continuato a rimanere seduta, senza dire niente.
Dopo un lungo intervallo di tempo, ha abbassato la testa.
Delicatamente, in modo molto consolatorio, le ho
posato la mano sul ginocchio.
S ha detto semplicemente.
Lo so ho risposto.
C' stato un altro lungo silenzio.
Il fatto non  ha detto con calma che la sua mancanza
mi rende triste, Nick, che penso a lui continuamente
o cose del genere.  l'assenza che mi crea problemi...
S,  cos, Belly.
 una cosa a livello puramente fisico, rifiuto semplicemente
tutta la situazione, voglio dire, quel corpo
che esisteva, vivido e cos potente... non  potuto
scomparire e basta, vero? Continuo a sentire che deve
esserci un ritorno. Continuo a sentire come se lui fosse
nella stanza accanto e non riuscisse a capire come fare
per girare la maniglia e ritornare di qua. Riesco a sentire
quella maniglia sferragliare in sogno. Non riesco a
credere che non mi chiamer pi ubriaco dal carcere
di Loredo in Texas, o entusiasta per un nuovo scrittore
finlandese che ha appena letto, o che non far pi
arringhe nei bar a dei perfetti sconosciuti sulle risorse
sostenibili del pianeta. Non riesco a credere che non
faremo mai pi una chiacchierata sulla ha pronunciato
la parola con timido orgoglio, sorridendo leggermente
pantisocrazia.
Che cos'? ho chiesto.
Il sorriso le ha tremato. Una di quelle irrealizzabili
utopie inglesi dell'Ottocento che lui amava tanto. I
britannici, diceva sempre, erano fissati con le utopie
perch la rivoluzione industriale li aveva fatti andare
fuori di testa, tutti quanti, ed essendo una razza isolana,
l'unico posto in cui potevano andare era indietro nel
tempo. I vizi dei britannici, diceva, sono la nostalgia e
i denti guasti.
E il bere.
Certo, come no.
Ti piace citarlo.
 tutto quello che mi  rimasto. Il viso le  calato
intorno alla bocca mentre fissava fuori dal finestrino,
poi ha scosso lentamente la testa, pi che altro fra s, e
ha detto a voce bassa: Tutti pensano di dovermi dire
qualcosa. Ma non serve a niente. Non c' niente che
serva, in realt. Assolutamente niente. Ha continuato
a guardare fuori dal finestrino, poi si  girata lentamente
verso di me. Ed eccoci qua, con tutti in nostri vecchi
ricordi del cazzo, eh, Nick?
Ti voleva molto bene ho detto dolcemente.
Oh, Cristo! Ha scosso la testa, poi ha urlato in
modo enfatico: Quello stronzo!. Si  asciugata bruscamente
gli occhi col dorso della mano. Quel piccolo
adorabile stronzo! Eravamo tutti innamorati di lui, non
 vero, Nick?
Certo ho riso. E lui lo apprezzava molto.
Sai, una volta ho fatto un corso di psicologia anormale
ha detto e ho appreso che esiste una sindrome,
che si manifesta se vivi in casa con un bambino disabile,
secondo la quale il bambino diventa il sole della galassia
familiare e tutti gli altri gli ruotano intorno a un
milione di chilometri di distanza nello spazio. Be', nella
nostra famiglia  successa una cosa del genere. Ma non
c'era nessun bambino disabile. Indovina chi avevamo
invece?
Forse era un fratello maggiore?
Il principe del fottutissimo reame. E Hiram e io?
Stavamo a guardare. Oh, s. Eravamo degli ottimi osservatori.
L'idea era quella, a quanto pare. Mia madre
stravedeva per lui e noi eravamo gli spettatori.
Molto bene, tesoro ha detto, imitando la voce di
una madre leziosa. Da brava, mandalo gi tutto
fino in fondo. E ora porta il tuo triste inutile culo
scansafatiche in sala e ascolta tuo fratello maggiore
che suona il pianoforte. Guardalo vincere il concorso
nazionale di ortografia. Guardalo essere il ragazzo
pi basso della storia della citt che schiaccia a canestro!
Dio, non finiva mai!
Sotto i miei occhi, sembrava scuotere la testa come
per scacciare via i ricordi. Poi si  calmata facendo
quello che mi  sembrato un esercizio di yoga, ha abbassato
le palpebre, raddrizzato la schiena e inspirato
ed espirato profondamente.
A proposito, cosa ti ha detto quando sei andato a
trovarla? ha chiesto qualche attimo dopo, aprendo gli
occhi.
Tua madre?
S.
Ho scrollato le spalle. Oh, sai, le solite cose, quanto
le manca Rob, come puoi immaginare, quanto tutto
questo sia speciale; l'amore che c'era fra loro e roba del
genere. Sembra che abbia preso la carriera da agronomo
di Hi come un tradimento personale...
Belinda ha sbuffato.
Lo so ho proseguito. E naturalmente ha recitato
il solito pezzo su che tragico errore sia stato prima di
tutto trasferirsi a Monarch da San Francisco. Ah, e le
foche.
Naturalmente annuiva e la nebbia marina. Ha
nominato la nebbia marina.
Ho riso. Anche la nebbia marina.
C' stato un momento di pausa.
Nicky?
S.
Ti ha detto niente di me?
Ho dato una lunga scorsa al panorama senza guardare
veramente, riflettendo su cosa rispondere, poi ho
deciso di dirle la verit.
No.
Ha annuito. Devo ammettere che non mi sorprende
affatto.
Mi dispiace.
C' stato un silenzio prolungato. Ed  stato allora
che Belinda ha iniziato a piangere. Non c' stata una
fase intermedia in cui si  accumulata gradualmente la
congestione. Ha emesso un improvviso suono esplosivo
di liberazione e di colpo, senza preavviso, ha cominciato
a singhiozzare forte. D'istinto, le ho messo
le braccia intorno e l'ho avvicinata a me. Quella cagna!
Ha ansimato, poi mi ha affondato il viso nel collo e ha sussultato di dolore come un pesce fra la mia
clavicola e il petto. Perch lo sapevo? continuava a
ripetere. Perch devo esserne cos sicura? Non posso
essere sorpresa qualche volta nella mia fottuta vita?
Accarezzandole i capelli per confortarla, l'ho abbracciata
meglio che ho potuto e le ho detto che ero l
per lei, che sua madre era una vecchia alcolizzata infelice,
che avremmo superato il problema di Rob insieme,
che non riuscivo a credere quanto fosse profonda,
vera e straordinaria la sensazione che avevo provato
nel rivederla, poi istintivamente le ho detto che mi
era mancata. Le ho detto che mi era mancata la sua
amicizia e la sua compagnia. Non so nemmeno se mi
sentiva, perch in quel momento piangeva a dirotto,
con piccoli singhiozzi ciclici senza fiato. Siamo rimasti
in quel modo a lungo, io la abbracciavo e lei stava piegata
in avanti sul mio petto, ha smesso gradualmente
di singhiozzare e ha iniziato a tirare su col naso, poi ha
rallentato fino a fermarsi. Stavo ancora parlando sommessamente,
quando ha girato il viso verso di me e
sono riuscito a intravedere i graziosi asterischi a forma
di stella esplosa che le ciglia impiastricciate avevano
formato intorno ai suoi occhi blu, prima che iniziassimo a baciarci.
...
.
...
Capitolo 11.
...
.
...
Era come se, fin dall'inizio della mia vita, la lezione pi
profonda che mi era stata impartita fosse di soffocare
i miei desideri e ingoiare in silenzio il sapore dei miei
sentimenti. Il suggerimento, che i miei genitori sembravano
sottintendere con le loro parole e le loro azioni,
era di non suscitare risentimento, o in qualche modo
attirare su di me l'attenzione, non per fedelt a un pi
vasto codice di condotta cavalleresca, ma perch la vita
era un oggetto molto fragile e come tale andava affrontata
in modo indiretto e con la massima cautela.
Stando cos le cose, c' poco da sorprendersi se mia
madre e mio padre non sembravano mai preoccuparsi
particolarmente se da bambino ero felice o meno. Facevano
tutto quello che era necessario per mantenermi,
vestirmi e nutrirmi, ma non provavo mai quella sensazione
di tranquillit e sollievo che percepivo nelle case
dei miei amici, le cui famiglie erano organizzate intorno
a loro in modo da metterli su un piedistallo di amorevole
attenzione. In casa mia, non c' mai stata un'esaltazione
del genere nei miei confronti. Tuttavia, a quanto
ricordo, mio fratello maggiore, Patrick, sembrava vivere
in un mondo completamente diverso, un mondo
di gratificazione parentale, dimostrata con entusiasmo.
Intorno a lui, le voci dei miei erano pi vibranti, le risate
pi frequenti, profonde e prolungate. Mi chiedevo
sempre se non dipendeva semplicemente dal fatto che
lui, Patrick, aveva ricevuto della famiglia sentimenti di
prima mano, col risultato che, quando erano arrivati a
me, la loro freschezza si era appassita per la continua
manipolazione, come un'insalata vecchia.
Molto di questo sentimento represso lo attribuisco a
mio padre. Nei ricordi,  come se attraversasse tutta la
mia infanzia seduto a tavola in silenzio all'ora di cena,
con le mani arroccate sopra il naso, gli occhi incantati
che sembravano fluttuare nell'aria, mentre mi fissava
in modo serio e vagamente accusatorio. Quella stessa
faccia tirata  una costante in una serie diversa di turbinanti
ricordi di cui posso mischiare le immagini come
un mazzo di carte. Eccolo all'annuale festa natalizia del
suo laboratorio, col muso lungo fra trombette e spara-coriandoli,
e io che gli stavo alle calcagna afferrando le
falde del suo cappotto, in preda alla timidezza. Eccoci
tutti insieme in vacanza, seduti in una barca a vela
sorpresi dalla bonaccia in mezzo a un lago dell'Adirondack,
o mangiando tristemente nella caffetteria del
campus durante la giornata dei genitori all'universit,
o seduti su una spiaggia del Connecticut evitando di
guardarci l'uno con l'altro, con lo sgretolio e il sibilo
della risacca delle onde in lontananza. Al centro di tutto
questo, c' quello straordinario documento che  la
sua faccia e che, nei miei ricordi, sembra emanare una
radiante austerit, come quei piccoli raggi intorno alla
piramide sul retro della banconota da un dollaro.
Perch, mi sono chiesto spesso, mi ha lesinato la felicit
dell'infanzia? Perch si  opposto cos ostinatamente
alla mia gioia? Esiste una registrazione della mia
voce quando avevo sei anni. L'ho ascoltata non molto
tempo fa. Sul nastro si pu sentire la mia voce frantumarsi
in brevi picchi interrogativi. Questi picchi - li
ricordo bene - erano le molte preghiere che rivolgevo
a mio padre perch si unisse a me nell'entusiasmo
dell'infanzia; erano richieste implicite perch giocasse
insieme a me con la semplicit e l'ampiezza con cui giocava
con mio fratello Patrick e che fosse, anche solo per
un momento, come gli altri padri che vedevo a scuola,
che sembravano esistere con i loro figli in un tranquillo
stato di intesa ipnotica, lasciando cadere le braccia con
naturalezza sulle loro spalle, costruendo automobiline
di legno insieme a loro nelle lunghe ore di collaborazione
nello scantinato, o andando in campeggio con
loro sulla vetta delle vicine montagne e l ampliare le
loro competenze maschili. Volevo i padri baldanzosi
dei bambini italiani; volevo i padri terribili bevitori dei
bambini polacchi. Volevo chiunque tenesse il proprio
figlio nell'involucro protettivo dell'abbraccio paterno.
Ma il mio, - sebbene sapesse che avevo goffamente
mendicato la sua approvazione per anni e sapesse anche
che ero innamorato della vasta fredda competenza
con cui si muoveva nella vita - mio padre era semplicemente
rimasto per tutta la mia infanzia seduto di
fronte a me, immobile come un guerriero indiano, con
gli occhi stralunati fluttuanti nello spazio, rifiutando di
rilassarsi anche per un attimo.
E ora, qui, vorrei parlare di una sera particolare nella
storia della nostra famiglia. Vorrei parlare di una sera
d'estate della mia infanzia, durante quel periodo di
agosto inoltrato in cui sembra che la Terra abbia rallentato
fino a strisciare nella sua orbita e fantasmi di umidit
addensata volteggino sotto gli alberi. Vorrei concentrarmi
un attimo su noi tre, mia madre, mio padre
e io, mentre aspettiamo in cucina che Patrick ritorni a
casa in bicicletta. Mia madre  ai fornelli in mezzo alle
sue pentole e alle sue padelle fumanti, io sono seduto a
tavola che tento come al solito di trovare quella vena di
entusiasmo che mi permetta di insinuarmi sotto l'arida
superficie della disconnessione di mio padre. Dovrei
provare col magnetismo, stasera? O con la verit sul
lancio a parabola? Forse con il moto browniano, che
rende azzurro l'azzurro del cielo, o La storia chimica
di una candela di Michael Faraday, che ho letto di recente
e da cui sono rimasto colpito? Intuitivamente,
sono sicuro di aver introdotto uno di quegli argomenti
di scienza o di fisica sui quali mio padre pu, a malincuore,
essere indotto a stillare brevi spiegazioni. Probabilmente,
quasi sicuramente, sono estasiato.  in quel
momento che prendiamo coscienza di un'interferenza
in un angolo della nostra visione periferica. Dietro la
zanzariera, lasciata aperta perch negli anni Settanta
non pu succedere niente di male, appare un'ombra
delle dimensioni di un uomo. Realizziamo subito che
quell'ombra ha una forma familiare e sta cercando di
dire qualcosa.  Marc Castor. So del disprezzo che mio
padre nutre in modo particolare per Marc Castor. Lo
definisce un manichino e un babbeo. Ogni volta
che si trovano nella stessa stanza, lo guarda con arido
disprezzo. Non ho mai capito la sua avversione per un
uomo che si  sempre dato la pena di farmi sentire a mio
agio in sua presenza. Stasera ha fatto il gesto inconsueto
di presentarsi alla porta di casa nostra, cosa che non
aveva fatto quasi mai prima d'ora. Sembra anche che
balli al ritmo di qualche strana musica. Sbatte le mani
e ondeggia la testa avanti e indietro. Sembra quasi un
twist. Improvvisamente, comprendiamo le sue parole.
Si tratta di Patrick! urla Marc. E stato investito
da una macchina e sta arrivando l'ambulanza! Venite
subito, mio Dio! Poi si ferma e rimane l in piedi,
oscillando con le mani sospese in aria.
La scena  questa e rimane la stessa, non importa
quante volte la rivedo nella mia mente: noi tre freddati
sul posto da una notizia che  gi esplosa su di noi come
una bomba, tuttavia, nella memoria, rimane per sempre
immobile nel preludio della tragedia, per sempre
immobile accanto a quelle che saranno le conseguenze
e, per quei pochi esili istanti che rimangono, siamo ancora
una famiglia tranquillamente incoraggiata dal fatto
di aver evitato molte delle spiacevoli sorprese della
vita. Guardo le nostre facce allungarsi per la sorpresa,
mentre un gemito pulsante simile a una sirena inizia a
fuoriuscire dalla bocca di mia madre.
L'angoscia pu cambiare la forma di una vita? La
macchina, a quanto pare, aveva frantumato il cranio di
Patrick. L'aveva colpito di fianco, ad alta velocit, l'aveva
fatto volare per aria e ricadere su un prato. I segni di
un vago tratteggio incrociato sul suo viso si rivelarono
essere l'impronta della griglia del radiatore sulla carne.
Rimase in coma perfettamente immobile per molti giorni,
poi apr gli occhi, fece un piccolo gesto di apprezzamento
con le labbra come se avesse ricevuto una notizia,
un'informazione non particolarmente bella, e mor.
Con la sua morte, il tempo si ferm, come quando al
cinema si inceppa il proiettore, gli affascinanti protagonisti
sullo schermo si bloccano e vengono crudelmente
lacerati da enormi buchi sempre pi grandi. La signora
delle pulizie smise di venire. Io non andai pi alle prove
della banda. In casa, non c'era n radio, n televisione,
nessun suono per giorni, eccetto i rumori sorprendentemente
profondi e mascolini del dolore di mia madre,
che provenivano dalla camera da letto, e quelli di mio
padre, che singhiozzava forte di fronte a me e non gli
importava che lo vedessi. Invece a me importava. E mi
faceva soffrire, enormemente. Singhiozzavo insieme a
lui, ma non piangevo solo per mio fratello. Piangevo
anche perch ero sconvolto dal fatto che l'unica cosa
intoccabile della mia vita - i sentimenti di mio padre -
erano stati colpiti duramente e non a causa mia.
I giorni successivi al funerale, passai molto tempo
andando a vedere compulsivamente i ricordi e i giocattoli
di mio fratello rimasti orfani. Non che il suo guanto
da baseball, i suoi piccoli trofei di latta, il suo flauto
bianco di plastica, la sua collezione di pietre preziose, il
suo trenino, i suoi soldatini di plastica e la sua rivoltella
Colt tre quarti me lo ricordassero. Ma la sua morte improvvisa
aveva reso questi effetti personali direzionali.
Continuavano a muoversi nel tempo come se ci fosse
uno sfasamento fra questo mondo e l'aldil, come se
non gli fosse ancora arrivata la notizia della morte del
loro proprietario e nel frattempo, arenati fra i due mondi,
dovessero continuare ad andare avanti come piccoli
coraggiosi pezzi di metallo, plastica e pelle, aspettando
che il tocco di un essere umano li facesse vivere. Forse
 questa la ragione per cui, quando nessuno mi vedeva,
sgattaiolavo nella sua stanza e li prendevo in mano uno
alla volta per ore, fissandoli, come si farebbe con un
gruppo di coniglietti scoperti miracolosamente indenni
sotto le lame del tosaerba che sta tagliando il prato, e
dicevo loro cose strane e impulsive che, giorno dopo
giorno, mi facevano sentire meglio.
Due settimane dopo la morte di Patrick, inizi un
altro anno scolastico, con i suoi sbarramenti e le sue
chiusure sociali, le sue rigide stratificazioni e le sue
vergognose categorie: secchioni, pirla, femminucce e
sfigati. Ero disorientato da tutti i sentimenti che avevano
attraversato la nostra famiglia recentemente e allo
stesso tempo temevo lo scotto che sembrava ci fosse da
pagare per l'inizio dell'anno scolastico. Tuttavia l'aiuto,
come successe spesso in quel periodo della mia vita,
arriv nella forma provvidenziale di - chi altro - Rob.
Del tutto indifferente al prezzo sociale che stava pagando,
sembrava essersi attaccato a me ancora pi di
prima. Era come se il mio amico fosse determinato a
riempire il vuoto lasciato dalla morte di Patrick e ad
attorniarmi con un muro di cinta di calore e attenzione.
Ti voglio bene, Nick mi diceva, ogni volta che
ne aveva l'occasione. Lo diceva totalmente indifferente
verso i compagni di classe che ridacchiavano, i docenti
che ogni tanto lo guardavano di traverso e i bidelli che
scuotevano la testa. Ti voglio bene, amico, e sei semplicemente
un campione per come te la stai cavando
diceva, con quel suo modo di fare incurante e impulsivo.
Col passare del tempo, comunque, pian piano capii
che c'era pi che semplice affetto nella nuova esplosione
di interesse di Rob. In seguito alla morte di mio
fratello, Rob era convinto che io fossi in possesso di
informazioni speciali.
Lo sai mi chiese un giorno che i fratelli hanno
qualsiasi tipo di duplicato genetico e di sovrapposizione
psichica, vero?
Certo dissi.
Bene, allora - e scusami tanto se te lo chiedo - credo
che la mia prima domanda sia questa: nel momento
in cui  morto, hai sentito qualcosa di particolare? Hai
sentito dolore fisico nel punto in cui l'ha colpito la macchina,
o sei diventato improvvisamente triste, o quando
ti sei alzato in piedi ti sei reso conto di sanguinare dal
naso?
Quel pomeriggio, eravamo seduti nel nostro nascondiglio
fra i cespugli, come al solito. I suoi occhi erano
accesi dall'eccitazione e si sporgeva verso di me, sbattendo
rapidamente le palpebre in trepida attesa. Volevo
pi di ogni altra cosa farlo contento, quindi la bugia
usc fuori spontanea.
Come fai a saperlo? chiesi.
Perch lo so, non preoccuparti come.
Be',  andata proprio cos. Ed  stato incredibile.
 successo che me ne stavo l seduto a leggere un libro
e all'improvviso mi sono sentito leggero, come se fluttuassi
nell'aria. Ho sentito una cosa appuntita spuntarmi
fuori da sopra la testa, come se il cervello cercasse
di uscire. Lo guardai serio, aspettando un attimo. In
quel momento Patrick  morto, la cosa appuntita sulla
mia testa  balzata fuori dalla finestra e non  pi tornata.
Ci fu un momento di sbigottito silenzio. Accidenti,
disse a bassa voce voglio dire, prosegu accidenti.
Vedi,  proprio quello di cui parlavo. Tu sai delle
cose. E come se tu avessi accesso a delle informazioni
che qualcuno ucciderebbe per avere. Dovremmo formare
un club della morte, sai, leggere von Dniken e
roba del genere, comprare una tavola ouija e metterci
in contatto. Tutti hanno qualche storia da raccontare.
Dopo che mia nonna ha tirato le cuoia, sono certo che
sia rimasta sotto la stufa per almeno una settimana.
Senti, hai mai iperventilato?
Iperventilato? chiesi. Cosa significa?
Sarebbe lasciarti quasi morire e poi ritornare indietro.
Non credo proprio.
Vuoi provare?
Va bene dissi riluttante, non mi piaceva come suonava
la cosa, ma volevo stare al gioco.
Fantastico, alzati.
Mi alzai in piedi.
Adesso, respira profondamente disse, mentre iniziai
a fare lunghi respiri da nuotatore.
Pi veloce.
Aumentai il ritmo.
Adesso vai ancora pi veloce, amico.
Ansimavo forte quando url: Va bene, basta, trattieni
il respiro! poi venne dietro di me, mi avvolse con un
abbraccio e inizi, sempre delicatamente, a soffocarmi
con una leggera presa alla testa. L'incavo del suo gomito
mi ostruiva la trachea, ma lo faceva con una certa amorevole
rozzezza che mi fece salire un'ondata di calore dal
centro del petto e la fece esplodere nella mia testa con
un enorme bagliore bianco, come in una fissione. Per un
lungo lasso di tempo, sentii di essere diventato pi alto e
magro, come se mi allungassi al di fuori del corpo e fossi
legato solo per un sottile filamento di nervi. Poi il petto
mi si spalanc di scatto e caddi fuori di me sulle mani e
le ginocchia, poi continuai a cadere rapidamente verso
il centro caldo e pesante della Terra. La pelle mi brulicava
sulle ossa e, subito prima di svenire, ebbi il tempo di
notare che mi sentivo stranamente nudo e indifeso sotto
i vestiti, e questo mi piaceva.
Sei mesi dopo la morte di Patrick, la sua stanza fu
rimessa a nuovo e furono cambiate le tende e i tappeti.
Al posto del suo letto, fu istallato un televisore gigantesco
e mio padre, pi che altro, stava seduto a fissarlo
con sguardo assente tutte le sere e i fine settimana. Per
quanto riguarda me, molti anni dopo, avendo smesso
da molto tempo di pensare a mio fratello, mi sono riscoperto
stranamente sensibile al modo in cui le sue
caratteristiche appaiono in altre persone. Una volta mi
sono sentito istantaneamente a mio agio con un benzinaio,
perch aveva il naso come mio fratello e per un
attimo ho indagato avidamente sul suo passato, rendendomi
conto solo in seguito che stavo annaspando
dietro al vecchio, baluginante pulsare di un sentimento.
Sono stato espansivo in modo innaturale con un'anziana
signora che si toccava gli angoli della bocca con
la lingua come faceva mio fratello, o starnutiva come lui
con quel buffo piccolo scoppio tipicamente femminile;
oppure ho notato come la forma della testa di qualcuno
riproduceva esattamente quella che ho sempre
pensato essere la sua; mi sono avvicinato timidamente
a qualcuno a una festa e gli ho parlato con inappropriato
candore, perch mi dava l'impressione di far parte
di una grande cospirazione impegnata a tenere vivo un vecchio ricordo.
Mio caro, defunto, fratello lentigginoso!
...
.
...
Capitolo 12.
...
.
...
Lucy mi stava aspettando a casa, quando sono ritornato
dal lavoro che sembravo una citt sotto il coprifuoco.
Ho fatto irruzione in casa e l'ho vista in piedi in
soggiorno vestita di proposito con degli abiti scuri trasandati,
il volto senza espressione e le braccia a penzoloni
lungo i fianchi. Non sarebbe uscito neanche un
fotone di luce da quella bocca serrata e dagli occhi
abbassati. E sebbene l'abbia salutata allegramente l
dove si trovava, passandole accanto velocemente con
un disinvolto apprezzamento sul delizioso profumo
di cucina nell'aria, ha mandato il chiaro segnale che
la migliore cosa possibile, dal suo punto di vista, era
che la lasciassi in pace. Se nel frattempo avessi potuto
in qualche modo smettere di esistere, sarebbe stato
anche meglio.
Erano passati due giorni dal mio pomeriggio con
Belinda e per tutto quel tempo Lucy e io avevamo
scambiato poco pi delle parole strettamente necessarie
ad andare avanti. All'improvviso, era come se fossi
sposato con una lastra di vetro verde dell'acquario a
forma di donna. Da dietro quel vetro potevo vedere le
bollicine prodotte dalle parole salire dalla sua bocca.
Potevo vedere le sue dita muoversi appena contro la
superficie trasparente per darmi il benvenuto o salutarmi.
Ma l'unica cosa che sentivo era il lieve sibilo del suo
respiro sott'acqua.
Quella sera a cena, ho continuato a essere molto vivace,
specialmente con i bambini, e ho cercato di cogliere
qualunque minima increspatura nel loro slancio
sulla quale galleggiare fino all'altro lato del tavolo e
toccare Lucy con calore. Ero un esperto in questo tipo
di redistribuzione del sentimento, questo subdolo trasferimento
intergenerazionale. Ma quella sera, come in
quelle precedenti, non c'era niente da fare. Era brava
come me a mantenere un canale aperto con i ragazzi,
lasciando me fuori al freddo, e sebbene ammirassi la
sua abilit; l'anaerobica astinenza dal sentimento mi
feriva.
Tutto questo era particolarmente triste perch, rinfrancato
dalla mia trasgressione - mezz'ora di pomiciata
con Belinda in macchina, un'ora di chiacchiere
eccitanti al ristorante - non ero felice solo dal punto
di vista tattico: ero felice. Mi sentivo rinnovato nel mio
matrimonio e volevo che lo sapesse. Il peccato  un vasodilatatore
per il cuore, proprio come l'amore. Tuttavia
non  come l'amore, perch l'amore ha bisogno di
una qualche perdita per attivarsi. Lucy, senza saperlo,
aveva perso terreno ed era diventata oggetto del mio
peccato. E io, senza capire il motivo, avevo sentito il
peso di quell'emozione e mi ero considerato di nuovo
innamorato.
Nei giorni successivi, ho continuato a osservare mia
moglie sotto una nuova luce, notando, come fosse la
prima volta, la grazia sinuosa della sua figura, la sua
dolcezza e la sua gentilezza con i bambini; la sua diligenza
nel condurre una casa di cui avevo sempre dato
per scontato la pulizia e l'ordine. Senza lamentarsi, per
il bene della famiglia, aveva abbandonato la sua carriera
e di fronte a questo, come a molte altre cose, ero
rimasto indifferente. La convivenza giornaliera  come
una pioggia di perline di vetro che logora anche il pi
grande senso di gratitudine e si lascia dietro solo i freddi
resti del sentimento. Come posso essere stato cos
cieco di fronte alla verit?
Sulla scia di questa introspezione, ho preso una decisione.
La decisione, in poche parole, era quella di
agire.
Una volta al mese, Lucy trascorreva una serata con
il suo gruppo di lettura, ritornando da quegli incontri
inevitabilmente amabile e rinvigorita. Dato che quella
serata si stava avvicinando, ho deciso che sarebbe stata
quella in cui avrei messo in atto il mio piano. Sapevo
che quella sera in particolare sarebbe rientrata alle
sette e, invece di fare la solita cosa (andare a cena al
ristorante cinese con i ragazzi e portarle gli avanzi),
sono uscito presto dal lavoro, ho accorciato i tempi di
gioco dopo la scuola dei ragazzi, ho dato loro da mangiare
dei panini e li ho appioppati a un anziano vicino
di casa vedovo che possedeva una grande collezione di
vecchi biliardini. Poi ho pulito la casa. Dopo di che,
ho fatto la spesa e ho preparato la cena. Questi piccoli
gesti ordinari di preparazione erano una specie di
prova, esercizi isometrici studiati per mantenere alto il
mio morale. Ero pronto, in attesa e di ottimo umore,
quando ho sentito la sua Subaru che entrava nel vialetto
d'ingresso.
Bene, ciao, cara ho detto appena  entrata dalla
porta principale.
Aveva ancora la faccia da battaglia; gli occhi socchiusi,
la bocca incurvata verso il basso in modo accusatorio.
Lo sguardo le  caduto sulla spatola che avevo in
mano.  salito al mio grembiule ed  guizzato rapidamente
per tutta la casa. Poi, quasi sotto voce, ha borbottato:
Hai pulito.
S.
Hai anche... cosa... Ha arricciato il naso.
Cucinato? S, proprio cos ho detto rapidamente.
Pollo cotto a fuoco lento nel vino, champignon e una
bottiglia del tuo Chianti preferito per accompagnarlo.
Vedo ha detto, gettando la borsa in terra. E perch?
Perch? Perch volevo festeggiare.
Festeggiare? Mi ha guardato perplessa. Festeggiare
cosa?
Noi, tanto per cominciare.
La sua perplessit  cresciuta. Conoscevo le sfumature
di espressione del suo volto cos bene che riuscivo
a vedere nelle sue guance dei piccoli muscoli, usati raramente,
mettersi in movimento.
Noi? ha chiesto.
Gli unici e i soli. Ho fatto un gesto enfatico con la
spatola in aria.
Mi ha studiato un attimo. Be', mi sembri un po'
brillo ha detto. Ti sei scolato il vino per cucinare?
Andiamo.
Dove sono i ragazzi?
Sono a casa di Ferdie Pacheco.
Lucy ha iniziato una piccola ispezione della cucina
quasi in punta di piedi, come per assicurarsi che tutto
fosse in ordine come sembrava.  impressionante ha
detto, ma con lo stesso tono smorto di prima. Poi si 
girata e mi ha guardato dritto in faccia per quella che
sembrava la prima volta dopo molti giorni. In modo
inopportuno forse, ma intensamente, mi ha colpito di
nuovo la perfetta simmetria dei suoi lineamenti. I punti
morti di una maratona hanno il vantaggio di tenerti lontano
dai tuoi percorsi abituali il tempo necessario per
cui, quando ritorni, puoi restare sorpreso, come me,
dalle bellezze locali che hai trascurato. Lucy era bella.
E questo sarebbe ha chiesto in un certo senso,
una specie di risarcimento?
Ehi, per gli schiavi funzionava, non  vero? Ho
riso nel silenzio e ho spalancato le braccia. Quando non
ha detto pi niente, le ho abbassate e mi sono sporto in
avanti. Senti, ammetto di aver commesso degli errori,
di aver dato per scontate certe cose, va bene? Probabilmente
piccole parti di me si sono addormentate nel
corso degli anni e mi dispiace. Voglio che tu sappia ho
continuato che riconosco quanto lavori sodo e voglio
farti onore in qualche modo.
Ho percepito l'aria preconfezionata del mio discorso
e ho aggiunto pi dolcemente: Ricordi quando cucinavo
per te, tesoro?.
Ha scosso la testa fra s, tristemente, con un mezzo
sorriso sognante sul viso.
Sono andata da un terapista ha detto.
Ho provato una fitta allo stomaco.
Purefoy?
S.
Detestavo il calvo, attraente e narcisista Purefoy.
L'avevamo visto non molto tempo prima che nascesse
Will, quando ci eravamo spaventati per la grossa ondata
d'incomprensione e indifferenza da calma piatta che
sembrava ci stesse travolgendo. Avendo ancora le braccia
alzate, le ho abbassate lentamente lungo i fianchi.
Bene ho detto, sforzandomi di mantenere la situazione
leggera contro l'improvvisa netta sensazione di
risacca. Sono contento che tu abbia parlato con qualcuno,
perch di certo non hai parlato con me! Nel
silenzio ininterrotto, ho continuato: Ehi, ho un'idea.
Perch non assaggiamo un po' di quel vino che mi hai
appena accusato di aver bevuto?.
Fantastico.
Ho versato il Chianti e lei, accennando un grazie con
la testa, ha bevuto un sorso e ha posato il bicchiere.
Nick?
S, tesoro?
I suoi grandi occhi truccati, sottolineati con il mascara,
guardavano intensamente nei miei. Perch stai
cercando di mettere fine a questo matrimonio?
Cosa? ho esclamato.
 evidente, non credi? ha detto.
No, non lo !
Oh, certo che lo  ha' replicato. Il dottore e io
siamo perfettamente d'accordo a riguardo. E tutti gli
indizi portano a questo.
Di quali indizi stai parlando?
Immagino che tu sappia ha ignorato la mia domanda
che Deirdre Friedrich ti ha visto insieme a Belinda
Castor da Padi-Cakes?
Il cuore ha iniziato a sbattermi contro le costole.
Be', che gentile Deirdre Friedrich ho detto.
Ha detto che ridevate e facevate scintille come una
casa in fiamme. Ha usato proprio questa espressione:
una casa in fiamme.
E allora? ho ribattuto, ignorando la serie di colpi
persistenti contro la mia clavicola.  forse un crimine?
Voglio dire, andiamo, tesoro. L'ho portata a prendere
una tazza di t. Mi  sembrato il minimo che potessi
fare in certe circostanze. Abbiamo parlato soprattutto
di Rob, della sua carriera e di quanto stesse soffrendo.
Quella donna  inconsolabile in questo momento. E s,
va bene, ho fatto del mio meglio per farla ridere, allora
sparami!
Nel silenzio prolungato, il sorriso mi si  spento in
faccia, entrambi abbiamo ascoltato il rumore inconfondibile
di me che deglutivo forte. Quando ha parlato, la
sua voce era pi dolce, come non la sentivo da molto
tempo.
Credi che non ti conosca, Nick? Credi davvero di
vivere nella casetta sugli alberi che hai nella tua testa,
spiando il mondo senza che il mondo possa vederti?
Cosa stai dicendo?
Per favore, non fare finta di non capire. Detesto
quando lo fai. Negli ultimi sei mesi, ho provato a cercarti,
in quel posto lontano in cui hai vissuto. Non solo
per i ragazzi, ma, sai...
Ho visto le sue labbra tremare; sapevo quanto le costasse
tutto questo e improvvisamente volevo proteggerla,
ma da cosa? Da me stesso? Per noi. Ti amo cos
tanto, Nick, che dire questo credo che mi distrugger,
ma devo farlo. Ha fatto un respiro profondo e si 
raddrizzata. Perch non ammetti semplicemente che
vuoi farla finita e ricominciamo da l?
Farla finita? ho detto. Cosa intendi per farla finita,
Lucy?
Voglio dire che forse se tu avessi pi tempo da trascorrere
in quel passato al quale guardi continuamente
con aria trasognata, saresti pi felice. E se tu fossi pi
felice, lo sarei anch'io, anche se... dovremmo accettare
la fine di qualcosa.
 una pazzia! ho detto ad alta voce.
Ma mi ha soltanto rivolto di nuovo quel sorriso tristemente
sognante. Davvero? Secondo il dottor Purefoy,
l'incapacit di chiudere con il passato  un classico
tratto diagnostico della depressione. Ma tu non
sei neppure depresso, Nick. Sei solo egoista. Sei letteralmente
troppo egoista per crescere. Credo di averne
abbastanza.
Un attacco di qualcosa di simile al sonno mi ha pervaso,
una calda sensazione di affaticamento cardiaco
che mi ha fatto afflosciare sul piano della cucina.
Per favore, ha detto e, avendo sparato tutte le sue
cartucce, sembrava visibilmente sollevata posso avere
un altro bicchiere di vino?
Allungando la mano verso la bottiglia come un robot,
le ho versato il vino.
Hai chiarito la tua posizione negli ultimi mesi dopo
la morte di Rob Castor ha detto. Ora ti dico qual  la
mia. Ho deciso che non ti ostacoler. Se vuoi chiudere
questa relazione, io non mi opporr.
Non ti opporrai ho ripetuto pigramente.
Minimamente. Non c' alcuna ragione perch tu
rimanga in una situazione dalla quale  ovvio che vuoi
uscire.
Ah-ah ho detto.
I miei genitori hanno detto che mi aiuteranno, se
sar necessario, e posso sempre ricominciare a lavorare.
Naturalmente ha aggiunto, abbassando gli occhi
come in preda a un improvviso attacco di modestia rimango
disponibile a ogni tuo eventuale suggerimento
per migliorare la situazione.
Mi sono accorto che in quel momento stavo serrando
le mascelle, come se avessi una specie di cinghia avvolta
intorno alla testa.
Comunque ha alzato gli occhi dovrai essere tu a
prendere l'iniziativa, Nick. E umiliante doverti correre
dietro come un'assistente personale solo per avere una
risposta diretta. Lo so che la comunicazione non  il
tuo forte. E apprezzo quello che hai fatto stasera pulendo
la casa e cucinando. Apprezzo quello che pu voler
dire per te farsi avanti, in generale. Grazie. Ma qualche
bel gesto isolato non cambia la vita.
Il tono disinvolto dell'ultima frase, usato per dimostrare
il suo distacco nei confronti di tutto questo, mi
ha fatto sentire peggio. La amavo. Allora, in effetti, pi
che mai. Non riusciva a capirlo? Non significava niente?
Non sapendo cosa altro fare, mi sono girato verso
i fornelli.
C' una cosa dalla quale potresti iniziare, sempre
che tu sia interessato l'ho sentita dire.
Che cos'?
Credo che tu lo sappia.
Una vacanza?
No.
Mi sono girato per guardarla in faccia. Lasciami indovinare.
Purefoy.
Esatto.
Dio mio.
Ci saremmo andati una dozzina di volte, una piccola
coppia intimidita, grata per le briciole gettate
dall'alto del suo Olimpo? Non riuscivo a ricordare
quante sedute avevamo fatto, ma ricordavo distintamente
il sibilante rumore ondulatorio del suo generatore
di rumore bianco; ricordo i lunghi silenzi nello
studio rivestito di legno di quercia, la scatola di fazzoletti
messa discretamente a disposizione e l'aria di
finta normalit sotto la quale, era implicito, abissi di
disfunzione notturna avrebbero potuto essere spalancati
alla luce della salutare e vitaminica luce del giorno.
Nonostante la sua studiata neutralit, avevo avuto
l'impressione che il dottore mi disapprovasse in un
modo che sorprendeva anche lui stesso. Non volevo
vedere il dottor Purefoy.
Ci penser ho detto.
Fai tu.
Sono tornato a preparare la cena, sentendomi come
se fossi assalito di nuovo da una tristezza opprimente
e stavo mettendo il cibo nei piatti, quando Ferdie
Pacheco  ritornato prima del tempo con i bambini a
bordo del suo chiassoso furgoncino.
Si sono precipitati in casa e Lucy si  affrettata per
andargli incontro; l'evidente contentezza che provavano
stando insieme, una cosa che avevo approvato di
tutto cuore e consideravo un elemento fondamentale
del nostro matrimonio, quella sera mi faceva sentire
estremamente abbattuto. Forse il blocco emotivo fra
noi si era un po' sciolto dopo la nostra ultima conversazione;
forse un po' di calore era filtrato di nuovo;
ma era accompagnato da un clima di severa tassativit
legata a un ultimatum. I ragazzi erano impazienti di
mostrarle dei gingilli che Pacheco aveva dato loro e
li ha seguiti nella loro stanza al piano di sopra, senza
neppure lanciare uno sguardo nella mia direzione.
Sono rimasto seduto a lungo di fronte alla mia cena,
che diventava sempre pi fredda, cercando di digerire
quello che era appena accaduto, ascoltando la familiare
concitata ilarit che proveniva da sopra.
...
.
...
Capitolo 13.
...
.
...
Il giorno successivo, sono partito presto per Manhattan.
Era sabato e non avevo altri progetti urgenti, se
non quello di stare un po' lontano dalla mia famiglia.
Almeno due volte l'anno andavo a New York, ritornando
ogni volta sicuramente rinfrancato per essermi
fatto un giro fra i luoghi e i rumori della citt frenetica.
D'impulso, la sera precedente, avevo chiamato
Mac, mentre Lucy e i bambini stavano ancora saltellando
al piano di sopra - alla fine era ritornata a cena,
scusandosi per essersene andata in quel modo - e gli
avevo chiesto se era disponibile a passare qualche ora
insieme. Aveva detto subito di s, poi dopo una pausa
mi aveva chiesto se avevo sentito la grande novit.
Aveva ricevuto quello che ha definito un sostanzioso
contratto per scrivere l'edizione definitiva del libro
su Rob. Di conseguenza, era riuscito ad affittare per un
mese l'orrendo appartamento di Rob a Chinatown,
che l'avrebbe aiutato a penetrare la mente del pazzo.
Mentre mi comunicava la notizia, aveva la voce alta e
fievole per l'eccitazione. Mi ha chiesto se per me andava
bene vederci a casa di Rob.
Mentre me ne stavo immobile l in casa, con il mio
grembiule assurdo, sentendomi fragile e triste, avevo
esitato un attimo, chiedendomi se me la sentivo. Poi
gli avevo detto di s e mi ero congratulato con lui un
po' meccanicamente per la fortuna che gli era capitata.
Non mi ero mai fidato completamente di Mac, n da
bambino n da adulto. Fino alla scuola superiore, non
era mai stato vicino a Rob come ero stato io. Pi in
l con gli anni, l'avevano unito a Rob lo stile, l'affetto
e anche il fatto che scriveva, ma nei primi anni della
nostra vita, quando si toccavano le corde pi profonde,
lui era stato solo uno dei tanti bambini paffuti con
un brutto taglio di capelli e i pantaloni sporchi d'erba.
Ero io quello che si trovava in una posizione di vantaggio.
Ero io quello che conosceva le debolezze segrete di
Rob che nessun altro conosceva. Perch allora era Mac
a prendersi la gloria?
Era ancora l'alba quando sono uscito di casa. Dopo
tre ore che guidavo verso sud nella scatola vuota dell'autostrada
a quattro corsie, sono entrato a New York dalla
superstrada panoramica di Saw Mill River, serpeggiando
attraverso i boschi sopra Manhattan, poi dirigendomi
verso l'autostrada sopraelevata di West Side.
Quel primo scorcio panoramico della citt mi colpiva
sempre come qualcosa di grandioso, quasi patriottico,
con la prima insenatura argentata del fiume animata
dalle barche in movimento, la struttura bassa di Jersey
sulla destra e la pesante, plumbea massa di edifici che si
stagliavano sulla sinistra punteggiati di celle dalla prospettiva
tetra.
Quali erano le mie prospettive? Ero un uomo con un
matrimonio vacillante e un lavoro senza sbocchi, il cui
futuro sembrava protrarsi in una successione di infinite
ripetizioni. Mentre percorrevo con la mia grossa auto
una serie di autostrade sempre pi strette, mi consolavo
per questi tristi pensieri con il ricordo poco lusinghiero
di come negli anni si era formata la personalit professionale
di Mac, le cui magagne si erano appianate dopo
ripetuti cicli di adattamento. Da principio, quando inizi
a scrivere per riviste nazionali come biografo delle
celebrit, si sentiva in diritto di essere molto arrogante
con noi, i suoi vecchi compagni di scuola. Si comportava
cos e nel frattempo continuava a leccare i piedi a quelli
che gli facevano ancora comodo: questo instabile gioco
di equilibrio fra servilit e strafottenza faceva presagire
l'evoluzione di una personalit davvero pessima. Aveva
affittato un appartamento da qualche parte nel centro
di Manhattan e, nelle rare occasioni in cui ritornava a
Monarch, si sentiva in diritto di ignorarci apertamente
o di essere talmente esagerato ed espansivo nel salutarci
- un comportamento che da allora ho capito essere
tipico delle persone famose - che la sua evidente falsit
era solo un modo diverso ma ugualmente offensivo di
darti uno schiaffo in faccia.
Quando arrivammo verso i trent'anni, il successo e il
fatto di avere dei figli in qualche modo l'avevano addolcito.
Nell'ultimo anno, sua madre si era ammalata, era
venuto spesso a Monarch e si era aperto con noi, i suoi
compaesani, essendo il messaggero delle novit su Rob.
Dalla morte di Rob, era diventato ancora pi sincero e
premuroso, con me in particolare. Tuttavia, per qualche
motivo, questo non faceva s che mi fidassi di lui. Sapevo
che Mac aveva i suoi problemi nella vita. Avevo sentito
dire da altri che aveva manifestato una certa amarezza
per il modo in cui, nonostante il successo, si aspettavano
ancora che passasse le giornate a imbellettare la reputazione
di quelli ricchi e famosi. Poteva andare a cena con
persone di successo in carne e ossa, essere il compagno
di stanza di persone di successo, oppure essere iscritto
alle palestre dove la gente di successo sudava e si allenava.
Poteva osservare le persone di successo da vicino e
forse fotterle di tanto in tanto, ma non era mai riuscito a
essere uno di loro.
Ho deviato dalla West Street e ho continuato a guidare
verso il centro. Alla fine, mi sono ritrovato a infilarmi
in certe strade che diventavano sempre pi anguste e
tortuose, come le frasi di un antico documento. Girando
per un po' dalle parti di Canal Street, alla fine ho
parcheggiato di fronte a un piccolo condominio malconcio.
Il nome della strada era Grand. Ho controllato
l'indirizzo un'ultima volta e sono sceso dalla macchina,
ho suonato il campanello e la porta si  aperta subito.
Sono entrato in un atrio invaso dagli odori stagnanti
di cucina stantia, ho sentito chiamare il mio nome,
e sollevando lo sguardo verso la spirale squadrata dei
pianerottoli, ho visto la piccola faccia di Mac fare capolino
molti piani pi in alto.
Nicholas, amico mio! ha urlato e la sua voce ha
echeggiato per la tromba delle scale.
Mac, come stai?
Benissimo. Sali su.
Ho iniziato a salire i vecchi scalini incurvati. Cristo,
sei sicuro che mi regger? ho chiesto.
Be', tu sei uno che pesa parecchio ha urlato Mac.
Quando sono arrivato in cima, ci siamo stretti la mano.
Indossava jeans tagliati per enfatizzare le cosce muscolose
e sopra sembrava pi grosso di quando ci eravamo
visti alcune settimane prima (sollevamento pesi, molto
probabilmente). Aveva i capelli pettinati con la brillantina
o spalmati di gel fino a formare come delle zampe
di millepiedi, la pelle delle sue guance aveva l'aspetto
roseo e lucido come quella di uno che ha fatto di recente
dei trattamenti in un centro termale.
Non sapevo che lasciassero venire i padri di famiglia
fin qui in citt. Mi ha dato una pacca sulla schiena.
Ah ho detto. Cristo, viveva davvero qui? Stavamo
camminando lungo il corridoio. Chiazze ammuffite
di pittura sbollata camminavano su per i muri; le
mattonelle imbrattate del pavimento erano mezze rotte;
passando sentivamo un forte odore di urina. Non
sono sicuro che vivere sia la parola giusta ha detto
Mac. Ma questo  il posto in cui il suo corpo ha trascorso
le ultime settimane di vita.
Siamo entrati nel piccolo appartamento che somigliava
a una grotta. Nel corso degli anni, dozzine di mani di
pittura bianca lo avevano avvolto come un bozzolo in
una specie di morbida incrostazione protettiva. Su un
lato, la cucina era una semplice rientranza su una parete
adibita alla nutrizione. Il lavello aveva al centro una
grossa macchia marrone di qualcosa di esploso. Non
ho voluto guardare troppo da vicino. Abbiamo completato
il giro entrando nella stanza da letto. La porta
era incastrata nello stipite ridipinto pi volte. Quando
si  spalancata, una luce brillante, proveniente dal sole
che si rifletteva sul ponte di Manhattan, ha inondato
tutto l'appartamento. Filtrava attraverso il reticolato
dell'inferriata arrugginita della finestra. Quel posto era
una prigione.
Paghi per stare qui? ho chiesto.
La ricerca sul campo ha detto Mac, col suo mezzo
sorriso  una cosa costosa. Se non altro siamo usciti
di nuovo e lui ha aperto il piccolo vecchio frigorifero,
pieno zeppo di bottiglie di birra con l'anticipo mi assicuro
il rifornimento ancora per molti anni.
Ha tirato fuori due birre e me ne ha allungata una,
spingendola con forza nella mia mano. Abbiamo brindato
con le bottiglie.
Al nostro caro amico ho detto.
Avvolto dalle tenebre eterne della morte ha recitato
Mac. Siediti, Nick.
In cucina, c'erano due sedie spaiate con lo schienale
a stecche, mi sono seduto su una di quelle, cercando di
sorridere a Mac, mentre la mia mente era un turbinio
di pensieri.
Mi sembri sconvolto ha detto, fissandomi intensamente
per un attimo.
S, be', credo di s. Voglio dire, sapevo che era messo
male verso la fine, ma per Dio, non avevo idea che
lo fosse... in questo modo. Sarei stato pi felice se non
l'avessi saputo, a dire la verit.
Sono d'accordo con te, amico. Era come se volesse
punirsi.
Era proprio cos ho fatto un gesto vago quando
l'hai trovato?
Pi o meno. Chin, quello stronzo del padrone di
casa, ha preso la maggior parte delle sue cose, credo,
inclusa la sua radio a onde corte della Grundig, la sua
collezione di quarzo rosa e chiss che altro. Ma io ho
avuto il libro. Ha accennato con il mento verso una
borsa dei grandi magazzini Sears sul pavimento.
Il libro?
Il diario. Veramente l'ha trovato Shirley, forse perch
era in uno schifoso raccoglitore a fogli mobili e Chin
l'ha lasciato stare. L'ho comprato da lei. Vuoi vederlo?
S ho detto immediatamente. Certo.
Ha frugato nella borsa e ha tirato fuori un raccoglitore,
pieno zeppo di quelle che sembravano centinaia
di pagine. Osservandolo pi da vicino, sembrava fosse
stato ricoperto di una specie di corteccia, con dei buchi
scavati nella copertina e delle cordicelle attorcigliate
nei buchi.
Che diavolo ? ho chiesto.
Una cosa sciamanica ha detto Mac, porgendomi
il quaderno e scuotendo la testa. Rob era talmente fissato
con Il serpente e l'arcobaleno che a volte mi faceva
diventare matto.
 andato alla scorta di birra, ha aperto e ne ha presa
un'altra. Vado a prendere degli appunti sul panorama
fuori della finestra della stanza da letto. Ha visto che
guardavo il diario. Avanti, leggilo si  girato dall'altra
parte. Non morde. Almeno, ha aggiunto con una risata
finora non l'ha fatto.
Con una certa trepidazione, ho aperto la rozza copertina.
Scritte in stampatello, c'erano le parole LA MIA
ULTIMA DIMORA, con dei fiori tremolanti disegnati sotto.
Nella pagina successiva ho visto la sua inconfondibile
calligrafia, ma pi trasandata e frettolosa di come la
ricordavo. Ho dato un rapido sguardo per la stanza,
come per avvisare il fantasma di Rob di quello che stavo
per fare, poi ho abbassato gli occhi e ho letto.
Bang! finalmente sei qui, amico. Ti ho aspettato per tutta
la vita e ora sei arrivato. Il mio lettore ideale! Per tutte le
migliaia di ore che ci separano da questo momento, hai idea
di quanto sia stato immensamente confortante il pensiero
di te? Posso aggiungere che ho riflettuto a lungo su come
saresti stato, come ti saresti comportato in questo preciso
momento, il colore dei tuoi occhi, i capelli, che sensazione
ti danno queste parole mentre ti attraversano i nervi?
Vorrei scusarmi in anticipo per lo stato delle cose e la confusione
che mi lascer dietro. Mi sarebbe piaciuto una salda
sutura da chirurgo alla fine della mia vita: sei colpi di cannone,
un drastico rapporto militare e sei spirali di fumo che
si sollevano sul prato della citt di Monarch. Sono sempre
stato attratto dalla schiettezza del mondo militare, dalla sua
semplicit binaria: s o no, amico o nemico, vivo o morto.
A proposito di morti: se stai leggendo questo scritto, io sono
gi morto. Ma parliamo un po' di te, caro lettore. Lo sapevi
che, quando ero vivo, ogni cosa crudele che tu e i tuoi amici
dicevate su di me mi uccideva un po' alla volta? Mi sedevo
in mezzo a voi nei bar di Manhattan, sentivo le stupide
e vuote conversazioni che vi uscivano di bocca e pensavo
fra me: ma queste non sono persone che parlano, questo
 il suono dei soldi che esce dalle loro labbra, il tintinnio
delle monete che sbattono fra loro e il fruscio delle banconote
che strusciano insieme per far uscire un po' di calore
da quelle bocche marcate col rossetto, quelle forti mascelle
atletiche. Come siete eccitati per essere arrivati all'eminenza
metropolitana e come siete convinti che l'intera storia
del pianeta, fino a oggi, sia stata solo un oscuro preludio al
vostro radioso debutto sul palcoscenico della vita. Non vi
siete resi conto che generazioni dopo generazioni di abitanti
di New York hanno cantato la stessa colonna sonora di
avidit come voi, commossi proprio come voi dall'enorme
quantit di sentimenti gi vissuti che quella canzone conteneva.
Sono diventati rauchi a furia di urlare per la stessa
squadra come voi; si sono indignati per le stesse crudelt
municipali e sono rimasti estasiati di fronte allo stesso patrimonio
immobiliare. Hanno ottenuto gli stessi risultati
con la psicoanalisi come voi e hanno privatamente tracciato
una linea di demarcazione intorno a s per sottolineare che
il loro comportamento  pi nobile e tremendamente pi
raffinato di quello dei loro amici. Manhattan ha gi visto
tutto questo, amico mio, e ha riso di te a crepapelle.
Ma io non ho riso. No, ti ho amato. Non sono riuscito a
spiegarlo neppure a me stesso, ma il mio amore per te era
immenso. Il mio amore pervadeva le strade, gli edifici e il
ventre vuoto della citt percorso da metropolitane e cosparso
della polvere miserabile e affamata della povert. Vi ho
amato tutti quanti e ciononostante, per qualche motivo,
sempre pi spesso, non era sufficiente.
Non  stato sufficiente aver messo per iscritto il mio cuore
con fiumi rossi d'inchiostro per te, esaurendomi in atti di
testimonianza. Non  stato sufficiente aver amato il romanzo
letterario, le sue intime storie di umanit e averlo servito
il pi fedelmente possibile per molti anni; o avere cercato
di conoscere una donna nel modo pi completo, aperto e
profondo; o essere stato un buon figlio, fratello e amico.
Non  bastato risalire la vetta della consapevolezza e guardarmi
intorno ignorando il predominio del mondo materialistico
congestionato di segnali che ci circonda, si insinua
dentro di noi, ci perfora col suo torpore e la sua aria stagnante
e attacca quegli spazi interni morenti, fino a trasformarli
in desiderio di avere e possedere. Io non volevo
possedere niente. Ero indifferente al richiamo del possesso.
Questa  la ragione per cui tutte le religioni, non importa
quali siano le loro convinzioni, concordano sulla conclusione
che il mondo visibile  semplicemente un bello scialle di
energia che indossiamo per breve tempo, prima che ritorni
al suo legittimo proprietario. Le pi grandi ricompense
nella vita sono simboliche. L'uomo costruisce attrezzi, ma
aspira a elevarsi spiritualmente. Fa crescere i raccolti dalla
terra, ma innalza la voce al cielo con il canto. E crede.
Quando ero molto giovane e felicemente paranoico, come lo
sono i bambini piccoli coccolati dalla mamma, ero convinto
in sostanza che l'intero pianeta fosse abitato da astuti robot
perfettamente somiglianti agli uomini; inoltre ero certo di
essere l'ultimo rappresentante della mia razza a non essere
stato colonizzato. Ho abbandonato questa convinzione. O,
per lo meno, ho creduto di averlo fatto. Ma, in realt, ho
avuto una mera sospensione di introspezione, un vuoto di
coscienza di trent'anni. Perch, ovunque guardi oggi, vedo
i segni dell'appartenenza a quella stessa trib dei morti
elettronici. L'inerte, irreale mescolanza delle persone nelle
strade di New York. Il fetore dei morti, nero e solforico, che
esce dalle bocche delle stazioni della metropolitana e dalle
necropoli dei grattacieli. L'inerzia marmorea del passato
che ricopre pesantemente ogni cosa.
Nessuno sa come sia facile essere perfettamente soli in mezzo
a quella sconvolgente immobilit. In questo momento,
vivo in uno stato di profonda pre-angoscia per quello che mi
accinger a fare appena avr terminato questa pagina. Lascer
questo appartamento e andr a guardare direttamente
nella bocca del drago. Potrebbe comportare violenza, ma se
fosse necessario, allora cos sia. Il resto di questo diario pu
servire come un'affascinante breve fiaba ammonitrice per
coloro che credono di potersi scaldare facilmente le mani al
fuoco dell'arte e giocare a fare i creativi. I pericoli sono
molto reali. La poesia  uno zampillo di sangue. Mi ci sono
lavato la faccia, ma non  diventata pulita. Addio, caro lettore.
La tua amicizia  quasi bastata, ma non  stata sufficiente.
Non molto. E ora il diluvio dilaga.
...
.
...
Capitolo 14.
...
.
...
Per un lungo intervallo di tempo, secondo la signora
Halasz, nell'appartamento al piano di sopra continu
quella sommessa cantilena. All'improvviso, ha detto, la
voce divenne pi forte, come per protestare o obiettare
su qualcosa. Dopo, di schianto, cal il silenzio. Ben
presto il silenzio fu soppiantato da un altro rumore: lo
scorrere dell'acqua.
Kate si stava facendo la doccia. Era in bagno e si
stava facendo la doccia. Tutti noi abbiamo ammesso
in seguito che era stata una mossa singolare. Sporco
e sconvolto, Rob era seduto nella cucina inondata di
sole, con la calibro trentotto in tasca e il cuore in gola,
mentre Kate se ne stava sotto lo scroscio della doccia a
insaponarsi.
Secondo un negoziatore di ostaggi, che in seguito ha
testimoniato al processo, fece esattamente quello che
avrebbe dovuto fare in quelle circostanze, acquistare
fiducia. Dal momento in cui usc dal letto, ha spiegato
il negoziatore, fece capire a Rob la sua totale indifferenza
al pericolo, stabilendo in questo modo un asse di
fiducia lungo il quale potevano comunicare. Secondo
questa logica, comportandosi come se il pericolo non
esistesse, avrebbe potuto trasmettere questa calma al
resto del mondo.
Rimase sotto la doccia per circa dieci minuti. Poi
sembra che abbia passato un po' di tempo a pettinarsi.
Dopo, stranamente, si era truccata. Questo dettaglio
ha incuriosito praticamente tutti: fondo tinta, fard,
ombretto, eyeliner e, come se non bastasse, un paio
di strati del suo rossetto preferito rosso scuro opaco.
Truccata come per una serata importante - anche se
si truccava raramente, in qualsiasi occasione - usc dal
bagno, dopo aver sostituito l'asciugamano con un soffice
accappatoio bianco, e si sedette di fronte a Rob, che
era rimasto seduto dove l'aveva lasciato.
Di fronte alla sua rinvigorita bellezza, la sua calma e
la sua apparente disponibilit, deve essere sicuramente
rimasto sbalordito. Per un minuto o due, deve aver
avuto l'impressione di essere ritornato indietro nel
tempo e di avere di nuovo davanti la ragazza di paese,
fresca ed estremamente compassata, con la quale aveva
intenzione di prendere letteralmente d'assalto New
York. Forse mentre si rilassava pensando a quel sogno,
 riuscito anche a guardarsi intorno e vedere il livello
di assurdit toccato dalla sua vita recente: la pistola, la
ricerca spasmodica, il lento morire dei suoi giorni nella
stanza di Chinatown.  molto probabile che, per un
breve lasso di tempo, sia tornato in s e abbia pensato
che tutto, incredibilmente, sarebbe potuto ritornare a
posto.
La signora Halasz ha testimoniato che si sent un silenzio
improvviso e totale, seguito di colpo dallo stridere
delle sedie sul pavimento. Il silenzio dur per diversi
minuti e fu seguito dall'inizio di un nuovo tipo di
rumore che, a sentire la signora Halasz, la costrinse a
scappare dalla cucina nel bagno per tapparsi le orecchie.
Stavano facendo sesso. Rumorosamente, appassionatamente,
nel loro vecchio appartamento, stavano facendo
sesso. Come dei lupi ha dichiarato alla corte la
signora Halasz, con le labbra incurvate in un'espressione
di disgusto. Urla e grida, ha detto, la perseguitavano
per tutto l'appartamento, mentre passava da una stanza
all'altra, e sembrarono andare avanti per ore.
Quando tutto fin, segu un momento di quiete postcoitale.
Fra le lenzuola aggrovigliate profumate di menta,
in quel momento a met mattinata in cui New York
si risveglia con un improvviso attacco di furore... di
cosa avranno parlato? Avendo ripetuto un atto d'amore,
anche se forzato, avranno finto che i mesi intercorsi fossero
stati semplicemente una follia, una sorta di tragica
parentesi? Rob, uno che esalta sempre i suoi sentimenti,
le avr parlato candidamente di cosa significa sentire
la propria mente mollare gli ormeggi e andare alla deriva?
In quel caso, Kate l'avr senza dubbio ascoltato
attentamente e forse, animata da una folata passeggera
di compassione, ha ceduto all'impulso umano di aiutare
quella persona alla quale aveva appena permesso di
penetrare il suo corpo e con la quale un tempo aveva
condiviso un sogno. Forse lo abbracci, calm le sue
paure, appoggi la sua testa sul suo petto e gli accarezz
i capelli, mentre gli parlava dell'amore ideale e della
passione impossibile in circostanze estreme. Forse, con
tenerezza brillantemente tattica, gli asciug la fronte e
lo riport a un giorno del passato. Poi squill il telefono.
La segreteria telefonica aveva il volume alto e il
telefono stava squillando. Quando scatt la segreteria,
la voce inizi a parlare.
Al processo, visibilmente sul punto di piangere,
Framkin si  presentato al banco dei testimoni. Pallido
e teso, aveva perso la pancia imponente di un tempo.
Dopo l'omicidio, la stampa scandalistica si era pasciuta
di lui senza sosta e in un baleno aveva ripulito la sua
reputazione fino all'osso. Guardando l'aula di tribunale
con la cinerea imponenza di un sovrano deposto, ha
ammesso di aver fatto quella telefonata e di averla fatta
dalla Taconic State Parkway, un dettaglio di cui era sicuro,
perch ricordava di aver notato fuori del finestrino
i pendii delle colline con file di alberi perfettamente
allineati ed essere rimasto colpito da come quella successione
ordinata gli ricordasse Kate. Ricordava anche
il forte sole del mattino che splendeva mentre alz il
telefono e, parlando in modo calmo e affettuoso, segn
la condanna a morte della sua amante.
Tesoro mio diceva il suo messaggio telefonico, trascritto,
stampato a grandi lettere ed esposto su enormi
cavalletti al processo. In questo momento mi manchi
cos tanto che sto quasi per impazzire. Dove sei, piccola?
Vuoi che ti curi come so fare io? Vuoi che venga
subito da te e lo facciamo in quel modo particolare?
Dio, come ti voglio. Ho ancora il tuo odore addosso.
Chiamami quando puoi. Ciao, dolcezza.
Ha detto di aver immaginato centinaia, forse migliaia
di volte, che cosa successe dopo che le sue parole
fluttuarono nell'aria immobile di quella stanza soleggiata.
Che cosa accadde veramente non lo sapremo
mai. Quello che sappiamo  che cinque minuti dopo,
mentre Kate se ne stava tranquillamente distesa nel suo
letto, risuon un colpo di pistola, riecheggiando a un
volume terrificante all'interno del vecchio edificio. La
signora Halasz si precipit fuori della porta, ma quando
arriv nel pianerottolo fuligginoso, con la luce grigia
del mare che penetrava dalle vecchie finestre rotte e il
pavimento di mattonelle opache e malferme come un
mare ondeggiante, il cuore inizi a batterle forte nel
petto e, sopraffatta dalla paura, corse di nuovo nel suo
appartamento, chiuse tutti e tre i chiavistelli e chiam il
pronto intervento della polizia.
Rob nel frattempo corse fuori dell'edificio, in mezzo
al mondo dei vivi. Nelle poche ore che seguirono, i
suoi movimenti furono semplici, schematici e facilmente
rintracciabili. Gett una camicia sporca di sangue
in un bidone l vicino, ritrovata in seguito. And alla
capitaneria di porto e prese un autobus per Monarch,
pagando con la carta di credito. Quella notte, al New
Russian Hall, si present senza preavviso e ci sbalord
tutti.
A quanto pare, c'erano solo pochi di noi quando la
porta si apr e Rob entr. Quanto a me, feci di tutto per
mascherare lo stupore. Da adulto, a meno che non fosse
ubriaco, Rob aveva sempre detestato le grandi emozioni
e le manifestazioni esagerate in pubblico, quindi
lo accolsi di proposito minimizzando la sorpresa, gli
detti il cinque in modo discreto e lo trascinai al bancone
del bar. Notai che i suoi lunghi capelli biondi penzolavano
opachi; che le ossa della faccia erano diventate
sporgenti. Notai che gli tremava leggermente la mano
quando afferr il boccale di birra.
Ma pi che altro ero contento di vederlo; soprattutto
perch era passato molto tempo da quando non era apparso
sotto braccio a una ragazza o con la fretta di andare
a un convegno. La notizia del suo arrivo venne immediatamente
diffusa tramite cellulare. Tempo mezz'ora,
il bar si riemp completamente e la serata degener nel
tipico vorticoso guazzabuglio di alcol, sprazzi di animazione
e umorismo abbrutito: conclusione di quasi ogni
uscita del venerd sera. Ma prima che arrivasse Mac, e
con lui gli altri, mi rimase abbastanza tempo per chiedere
a Rob come andava, vedere un vago sorriso apparire
sul suo volto, vederlo iniziare a picchiettare con
l'anello del dito mignolo sul boccale di birra, alzare lo
sguardo con tutta la paziente tristezza di questo mondo
e sentirlo dire sommessamente: Malissimo, amico,
semplicemente malissimo. C' stato anche un momento,
prima che la folla si riversasse nel locale, in cui era
facile notare che una strana rassegnazione gli aleggiava
intorno come una nebbia e che guardava tutti noi con
una vaga espressione di meraviglia, come se fosse gi
mezzo nell'altro mondo e facesse capolino da dietro la
sua spalla per vederci faticare ancora nei campi dell'irrilevante
sonno umano.
Nick disse sommessamente a un certo punto,
mentre fuori iniziavano ad arrivare le auto e la luce dei
fari trapassava le finestre. Nick, Dio mio,  stato uno
strano viaggio.
Davvero, Rob? gli chiesi.
Mi guard per un secondo. Sei una persona buona
disse e lo sei sempre stato. Non smettere, capito?
Io... io non lo far dissi, sentendomi improvvisamente
spaventato.
Perch non sai quando se ne andr disse, mentre
fuori le portiere delle auto sbattevano. Non ti avvisa
quando se ne va, la bont, ma una volta che l'ha fatto
non torna pi. Mai pi. Questo  un errore che fanno
la maggior parte delle persone: pensano che si possa
imparare. Col cavolo. Si accese una sigaretta e notai
come i suoi polsi e le sue dita fossero diventate magre,
le unghie erano tutte rosicchiate fino alla carne viva,
le pellicine sfilacciate.  una dote naturale, come gli
occhi blu o i capelli ricci, ma con una differenza. Si
esaurisce. E ci che prende il suo posto si guard intorno
nel bar, mentre calava su di lui una tormentata
atmosfera sinistra che mi gel la bocca dello stomaco
non  bello.
Stava ancora scuotendo piano la testa, quando la
squadra di ricognizione dei vecchi amici irruppe dalla
porta principale e lanci un lungo, agguerrito grido di
gioia.
Rob si mosse pochissimo quella sera. Rimase seduto
al bar, riceveva le persone e sembrava accettare l'affetto
che gli veniva dimostrato senza sorpresa. Dopo il nostro
breve scambio di parole, gli rimasi vicino, ridendo
alle battute e alzando il boccale di birra agli infiniti
brindisi, chiedendomi, in una piccola parte recondita
di me, come fosse essere amato in quel modo nella vita;
essere desiderato e ammirato come autorevole esempio
di qualcosa. Non potevo fare a meno di pensare, guardandolo
senza sapere che stavo assistendo alla fine della
sua vita, che dopo tutto era un genio per aver scelto
una strada che gli aveva dato cos tanto potere, splendore
e acclamazione.
La serata si impenn, crebbe d'intensit e divent
pi rumorosa. Ondate di ammiratori sembravano infrangersi
su di lui, arretrare al bar, con i drink in mano,
poi rifluire di nuovo. E in mezzo a quelle maree sociali,
lui sedeva immobile come una roccia, annuendo, sorridendo
ogni tanto, ma per lo pi non diceva niente, era
gi andato.
Di certo, nel corso di quella serata, gli chiesero di
Kate. Quasi sicuramente rispose in modo da far prendere
una piega diversa alla conversazione. Ma nessuno
di noi lo ricorda.  abbastanza strano che ognuno di
noi abbia un vuoto di memoria riguardo ai dettagli di
quella serata, una specie di lacuna estesa o una zona
sbiadita, come un nastro passato troppo vicino a un
potente magnete. Quello che riusciamo a ricordare 
che mentre era triste e assente, molto magro e pagato,
non aveva alcun fatale e deturpante segno dell'assassino.
Nessuna fatidica premonizione. Niente in lui,
per esempio, lasciava presagire che, pi o meno dodici
ore prima, chinandosi sulla sagoma distesa della sua ex
amata, aveva sparato con precisione proprio in mezzo ai suoi occhi verdi.
...
.
...
Capitolo 15.
...
.
...
La lettera  arrivata quando ero al lavoro, mentre compilavo
alcune richieste di sovvenzioni. Era breve, diretta
e scritta a macchina su una carta da lettere economica.
Dobbiamo parlare diceva.
I maestri Zen hanno un termine per definire ci che credevano
fosse l'unione predestinata. E Innen. La mia mente
corre da quando ti ho rivisto.  come un suono fragoroso
nella mia testa. Ma non sono le onde, amico mio. Non voglio
scompigliare i ramoscelli del tuo piccolo nido coniugale,
ma devo semplicemente vederti ancora.
Ovviamente, questo  il mio punto di vista. Tu puoi averne,
uno completamente diverso. Se squilla il telefono al
310-999-3434 entro la prossima settimana e se sei tu all'altro
capo, allora sapr che il mio punto di vista in fondo era
giusto.
Rapidamente, senza nemmeno pensarci, spingendo
la porta dell'ufficio con un piede per chiuderla prima
che potessi riprendere i sensi, ho digitato quel numero.
Un attimo dopo, la sua voce profonda ha risposto:
Nicky.
Ciao, Belinda. Sapevi che ero io?
Credo di aver sentito il suono stridente e sibilante
di una sigaretta che veniva accesa. Gi, sei al lavoro,
vero?
S.
Poveretto. Come va?
Come al solito. Piuttosto annoiato. Vorrei essere da
un'altra parte.
Mmm. Anch'io vorrei che tu fossi da un'altra parte
ha detto.
Davvero?
S.
 molto carino da parte tua ho detto e ho riso.
C' stata una pausa.
Ti voglio, Nick ha detto.
Con quelle parole, la stanza  svanita; le ronzanti luci
al neon, la scrivania di legno lunga e stretta, le stampe
incorniciate dell'Ovest e un attaccapanni consumato:
tutto quanto sparito. Da lontano, con l'effetto di leggero
stordimento di uno che, con perfetto tempismo, si era
appena fatto esplodere una carica di dinamite in faccia,
ho sentito me stesso dire lentamente: Anch'io.
Pensavo che non mi sarebbe successo, invece, ehi,
mi  successo ha detto.
Dal momento in cui ti ho rivista,  come se ho detto
ti pensassi anche quando non sto pensando a te.
Ci sono delle volte in cui la sua voce stava calando,
diventando pi morbida la vita spinge certe persone
nella tua vita in modo cos insistente e incredibilmente
eccitante che alla fine dici: va bene, ho capito. Capisci
cosa intendo?
Credo di s.
Davvero?
Ah-hah.
Possiamo parlare della tua bocca?
Ho sentito come un calcio al basso ventre.
Belinda ho detto.
Possiamo parlare del piacere, questa folle esperienza
umana, Nick?
Dolcezza.
Possiamo parlare del mio desiderio di succhiarti
l'uccello, Nick?
Mi sono messo una mano sulla fronte e ho chiuso gli
occhi.
Sei bello, Nick. Voglio la tua bellezza. Voglio provare
quel bacio in macchina in qualche vecchio posto
felice. Non dirmi che sono egoista.
Senza volerlo, un'ondata di immagini di sesso mi ha
travolto la mente.
Questo  un momento un po' difficile ho balbettato.
A casa, sai.
Cosa, nel matrimonio perfetto? ha sbuffato. In
quel paese delle favole che tu chiami casa? Non dirmi
che a Disneyland sta piovendo. Sarebbe di una tristezza
indicibile.
Per favore, non attaccare la mia vita familiare ho
detto. Per combinazione, siamo in una fase piuttosto
delicata.
Tu lo sei.
In un certo senso.
Pensavo che tu non fossi mai stato cos felice.
L'ho forse detto?
Queste esatte parole, Nick.
Sono rimasto in silenzio. Dopo un attimo, ha proseguito.
Non ho intenzione di irrompere nella tua vita
in un brutto momento, dolcezza. Sono rimasta sorpresa
da com' stato fantastico rivederti. Ma me ne andr, se
 questo che vuoi. E questo che vuoi?
Un lungo sospiro seccato mi  uscito dal petto. Era
quello che volevo? Lucy era tutto ci che avevo sempre
desiderato in una donna, eccetto che per una cosa. E
Belinda non era altro che quella cosa. Volevo che se
ne andasse? Era la sorella di Rob Castor, dopotutto, e
tutto quello che restava di lui al mondo. Avevano anche
gli stessi tratti somatici: l'andatura spavalda e sbilenca,
il naso fiero e gli occhi azzurri infossati.
No ho detto. Non  quello che voglio.
Oh, giorno felice ha detto. Bene,  davvero un
sollievo.
C' stata una pausa.
Ehi, Belinda?
S?
Devo chiederti una cosa.
Spara.
Sei su di giri?
Ha fatto un'espressione di stupore. Perch dici una
cosa del genere, Nick? La risposta  s, certo che lo
sono. Ma ha mai fatto la differenza?
No ho risposto. Mi stavo solo chiedendo se fosse
il motivo di questa telefonata, tutto qui.
Oh, per favore. Mi hai chiamato tu, ricordi?
 vero ho detto Ma tu mi hai mandato... mi
sono fermato.
Grazie ha detto per non essere cos meschino. A
proposito, non usare il tono di disapprovazione da padre
di famiglia con me, non sopporto certe stronzate.
Scusa.
O la tua autostima  cos bassa, che pensi che devo
essere stonata per essere attratta da un tipo immacolato
come te?
Abbiamo riso tutti e due.
La vecchia cara Belinda.
Ascolta ha detto allegramente. Le cose stanno
cos. Ho intenzione di ritornare a Monarch fra qualche
settimana e rimanerci per un mese o gi di l, allogger
in un hotel in citt. S, ha sbuffato Hiram e io abbiamo
intenzione di convincere mia madre a disintossicarsi.
Non  uno spasso?
 triste, ecco cos' ho detto. Povera vecchia.
La compassione ha risposto  un lusso che
non posso permettermi. Ti chiamo quando arrivo, va
bene?
Fantastico.
Ciao, caro. E poi con uno strano suono a ventosa,
che solo pi tardi mi sono reso conto essere un bacio da
ubriaca, Belinda ha riappeso il telefono.
...
.
...
Capitolo 16.
...
.
...
Il dottor Purefoy sedeva perfettamente composto ed
eretto di fronte a noi. Il suo sguardo freddamente compassionevole
spaziava nell'area sopra le nostre teste.
Sfoggiando un'intensa abbronzatura invernale, indossava
un abito marrone di cashmere e occhiali bassi bifocali.
Vada avanti ha detto.
La questione  Lucy lo guardava, occhieggiando
intensamente che ha iniziato a fare degli sforzi. Ma
questo non risolve il problema maggiore, cio che fondamentalmente
non  presente e non lo  stato per un
bel po'.
Il dottore ha contratto la parte inferiore della bocca
in un'espressione di compassione e ha annuito.
Non  presente ha ripetuto con seriet.
Eravamo l da circa mezz'ora, e Lucy aveva gi monopolizzato
la conversazione con una fluente aria di
diagnosi sullo stato del nostro matrimonio. Il suo colorito
era acceso, il suo portamento eretto e presto mi
sono reso conto che le piaceva, che per lei era un divertimento.
Pensavo che, in un certo senso, entrambi avessimo
fatto pace con i nostri rispettivi ruoli all'interno del matrimonio.
Abbiamo messo una pietra sopra la maggior
parte delle nostre differenze per il bene dei figli. Forse
c' stato anche il tacito accordo di lasciar correre le
cose finch i ragazzi non se ne fossero andati di casa,
poi avremmo valutato la situazione.  davvero cos
strano? ha chiesto, in tono un po' lamentoso.
Ma il dottor Purefoy non aveva intenzione di essere
spinto a dare una risposta cos diretta.
Vada avanti ha detto.
Ma poi  successo che, alcuni mesi fa, proprio nel
periodo della morte di Rob Castor, Nick sembra essere
entrato in una nuova fase di turbamento. Mi ci ero
abituata fino a un certo punto, ma non in questo modo.
Non  stato neppure graduale, dottore. E stato come
se il marito che conoscevo fosse stato sottratto dal suo
corpo di notte mentre dormivo. In parole povere, niente
 pi stato lo stesso da allora.
Sapevo che Lucy aveva visto Purefoy da sola per
molte settimane e, stando l seduto, avevo la forte sensazione
che quella conversazione fosse stata una cosa
programmata da loro due in modo subdolo e che io, in
poche parole, ero caduto in una trappola. Guardando
il dottore dritto negli occhi dall'espressione inquisitoria,
ho detto: Mi scusi, ma  normale che un terapista
come lei inizi con una sola persona e poi, dopo aver
lavorato un po' con quella, inizi a vedere il suo coniuge
nella terapia di coppia?
Sta mettendo in dubbio i miei metodi ha detto il
dottor Purefoy in modo affabile, guardandomi.
No, sto solamente chiedendo.
Qui non si tratta di solamente, Nick ha risposto
il dottore; la sua espressione cordiale  sparita con
una rapidit che faceva parte, mi sono reso conto, di
qualche tipo di tecnica terapeutica. Sta mettendo in
dubbio la presenza della mia autorit. C' qualcosa in
questa situazione che la mette a disagio? Forse si sente
minacciato dal candore di questa discussione?
In silenzio, senza interferire, durante la mezz'ora
precedente, avevo studiato il dottor Purefoy. La finta
austerit del suo viso; le cordiali scrollate di spalle stilizzate;
il modo in cui scuoteva forte la testa da una parte
all'altra a indicare gli abissi, le profondit cavernose
del suo cuore: pensavo che Purefoy fosse un ciarlatano.
Pensavo che fosse un pessimo attore che recita una parte.
Nella sua mente, senza dubbio, la mia ostilit nei
suoi confronti era un effetto collaterale di tutto quello
che avevo da nascondere. Ma, in linea di massima, restare
seduto l per mezz'ora aveva rinforzato l'opinione
che mi ero fatto nella mia esperienza con lui dieci anni
prima: quell'uomo non mi piaceva.
Non mi sento minacciato ho detto con calma e ho
notato con la coda dell'occhio che Lucy si stava fissando
le scarpe. Inoltre, se mi vuole scusare, credo che la
mia domanda sia ragionevole.
Il dottor Purefoy mi ha fatto un insolito sorriso aperto
e ha unito le mani a formare una guglia in un atteggiamento
di superiore indulgenza.
Nick, ha detto il processo in cui ci siamo imbarcati
insieme oggi  composto di molti livelli. Arrivare a
quelli pi profondi richiede che una certa trasparenza
fra noi funzioni in modo efficace. Certamente, come lei
sa, ho gi fatto molte sedute con sua moglie e durante
quelle sedute abbiamo cercato, fra le altre cose, di ricostruire
quello che cerca di comunicare attraverso i
suoi recenti comportamenti. Ma la mia relazione con lei
rientra nello stesso ambito terapeutico di quella che ho
con sua moglie, n pi n meno. Sarei felice di vedervi
separatamente, ma  la mia sincera convinzione che
sarebbe pi proficuo incidere quei livelli insieme, incidere,
per cos dire, ha concluso il dottore soavemente
tutti con la mano sul coltello.
Il suo sorriso si  intensificato. Era impossibile non
notare come il dottore si considerasse attraente; impossibile
non notare come si sentisse sul piedistallo in
quella stanza.
D'accordo ho detto.
Molto bene.
C' stato un lungo silenzio durante il quale, con mio
dispiacere, ho provato un crescente bisogno di propiziarmi
quell'uomo, di rompere il silenzio. Alla fine ho
detto: Sono d'accordo con Lucy che sto cercando di
farmi avanti di pi nella nostra relazione e nella vita in
generale, essere pi presente, per usare una parola
ho sorriso a Lucy, che guardava da un'altra parte che
mia moglie sembra amare.
Annuiva col capo, fletteva la bocca e faceva una nuova
smorfia che consisteva nel ruotare la testa con un'inclinazione
di quarantacinque gradi. Dovevo dargliene
merito: il dottore riusciva a essere espressivo con poco.
Soprattutto, mi metteva costantemente a disagio, che
probabilmente era il suo scopo.
Allo stesso tempo ho proseguito sono consapevole
che ho l'abitudine di estraniarmi e, nella mia relazione
con Lucy, credo in un certo qual modo di essermi
rinchiuso nella mia testa e di non essere pi uscito per
anni.
Capisco.
Ma, d'altra parte, avevo molte cose a cui pensare.
Lei ci ha visti in quel periodo, quindi sa quanto eravamo
immaturi, mentre bisognava crescere dei figli, mandare
avanti una casa, ecc.
Certo il dottore ha concordato.
La mia impressione  che siamo migliorati molto
da quel punto di vista e le cose ci hanno travolto sempre
meno col passare del tempo. Ma poi Rob Castor 
morto e io sono rimasto totalmente sconvolto, Lucy si
lamenta perch sono cambiato completamente da quel
momento. Non lo so.
Ah ha detto il dottore con delicatezza. Ha unito di
nuovo le lunghe mani a formare una guglia. E perch
la morte di Rob Castor l'avrebbe colpita cos tanto?
Eravamo molto amici da bambini. Ho perso mio
fratello quando ero ancora molto giovane e in un certo
senso Rob ha preso il suo posto. Credo in modo inconscio
di averlo sempre considerato un modello a cui
ispirarmi.
Mi sono sentito bene, in senso generale, esprimendomi
ad alta voce, tirando fuori le mie preoccupazioni
e togliendomi un po' del peso dei sentimenti che avevo
radicati nel petto. Ero nel bel mezzo della prima fase di
autocompiacimento della seduta, quando ho sentito la
voce sommessa di Lucy chiedere: E la sorella?.
La sorella? ha replicato il dottore, mentre ho sentito
le mie mani aggrapparsi involontariamente ai braccioli
della sedia.
Belinda ha specificato lei. Una specie di cantante
rock fallita che ha fatto il filo a Nick da quando  morto
Rob.
 vero? Purefoy ha rivolto di nuovo lo sguardo
verso di me.
 vero cosa?
Che c' stato un contatto fra lei e questa persona?
Una calda vampata di odio mi ha attraversato il petto.
Ho risposto in modo pacato: Sono andato a prendere
una tazza di t con Belinda Castor alcune settimane fa,
s. E una vecchia amica e non l'ho vista al funerale di
Rob perch era troppo sconvolta per venire. C' una
certa intesa fra noi, forse perch siamo le uniche due
persone al mondo che hanno conosciuto veramente
Rob, e questo significa molto.
C' stato un lungo silenzio.
Credo che Nick abbia parlato con lei al lavoro ha
detto Lucy, prendendomi alla sprovvista.
Il dottore ha annuito come se se l'aspettasse e ha
puntato il mento verso il mio petto come una baionetta.
Io ho incrociato le braccia.
 ridicolo! ho riso.
Davvero? ha chiesto lui.
Certo che lo ! Stavo cercando di assumere un
tono indignato, ma la voce mi usciva esile e non convincente.
Il silenzio che  seguito  andato avanti cos a lungo
che sono affiorati i rumori di sottofondo della stanza: il
sibilo del condizionatore, il rumore attutito di un clacson
in strada. Quando il dottore ha parlato, l'ha fatto
sottovoce.
Credo che sia arrivato il momento di concludere,
per ora ha detto e vorrei ringraziarvi entrambi per il
coraggioso, importante lavoro che avete fatto oggi.
Non riuscivo a capire come il lavoro che avevamo
appena fatto potesse essere coraggioso o importante,
ma a quel punto Purefoy si stava gi alzando in piedi,
come noi, e mi stritolava la mano in una schiacciante
morsa virile. Gli occhi, i denti e il cranio del dottore
luccicavano come un'enorme palla stroboscopica. Confuso,
ho lasciato cadere il braccio e stavo borbottando
un grazie, quando Lucy si  messa di fronte a lui e ha
alzato la testa per lanciargli uno sguardo. Forse si  anche
sollevata verso di lui, mettendosi in punta di piedi.
 stato uno sguardo rapido e passeggero, ma mi ha
scosso per la profonda intesa che rivelava. Ho pensato
che in futuro le avrei parlato di quello sguardo.
Con calma, a testa bassa, abbiamo lasciato il suo studio.
...
.
...
Capitolo 17.
...
.
...
A mia insaputa, i miei genitori non avevano praticamente
mai smesso di pensare a mio fratello. La sua presenza,
per loro, continu a far parte integrante di tutta
la casa nei pi piccoli angoscianti dettagli. Non avevo
capito che le loro vite erano per sempre legate al ricordo
dei pesi e delle misure del suo corpo quando sedeva
sulle sedie, camminava con passo pesante su e gi per
le scale o attraversava i corridoi di corsa. Non avevo capito
che i loro cuori erano trafitti ogni giorno dai chiari
ricordi del suo viso e della sua voce che arrivavano
dall'altra parte del tavolo di cucina o dal giardino. Alla
fine, era diventato tutto troppo pesante da sopportare.
E la ragione per cui, durante i miei ultimi anni di universit,
i miei genitori noiosamente prevedibili fecero
una cosa che mi turb profondamente: si trasferirono.
Sfruttando il rilevamento a sorpresa della piccola
societ chimica di mio padre da parte della American
Pharmaceutical, compirono l'azione veramente atipica
di andare in pensione all'et di cinquantacinque anni e
lasciare Monarch per andare a vivere in una comunit
per anziani in Arizona dal raggiante stupido nome di
Sunnyside Acres. Un'enorme ecatombe di bungalow
col tetto di lamiera chiamati villette, Sunnyside Acres
ha la finta pretesa di essere una specie di piccolo centro
benessere, con la sua palestra , il suo teatro e il suo lago
artificiale, che contiene una variet di trote intorpidite
e almeno nove cigni disorientati. Le giornate l sono
strettamente da copione, piene zeppe di attivit, come
nell'altra comunit di pensionati, la nave da crociera,
e per ragioni simili:  il modo migliore per permettere
ai residenti di ignorare l'odioso, statistico ticchettio
dell'orologio.
I miei genitori vivono l da circa dodici anni e, nel
frattempo, questa coppia ansiosa e chiusa in qualche
modo si  trasformata in due anziani raffinatamente attivi.
Mio padre si  dedicato al golf, con un guardaroba
color pastello e il rito dei cocktail di mezzogiorno. Ha
iniziato a sperimentare una personalit nuovamente
estroversa, fatta di entusiasmanti battute di cattivo gusto
e affettate osservazioni da grande vecchio. Mia madre,
nel frattempo,  diventata un'appassionata di ornitologia
e anche un accanito membro del club letterario
e del gruppo di Mozart. Per quanto riguarda me, non
ho mai veramente recuperato il rapporto con loro dopo
il trauma dell'improvviso trasferimento. Durante le nostre
telefonate mensili, mia madre mi coccola ancora
affettuosamente e si preoccupa di me come si farebbe
con un figlio apparentemente alla deriva nella fase di
ricerca di se stesso. E mio padre, dalla posizione di
vantaggio della sua nuova personalit, mi tratta come
una persona un po' lenta e priva di senso dell'umorismo,
con la quale una volta, molti anni fa, ha condiviso
una vacanza particolarmente lunga.
Li ho chiamati il giorno dopo la seduta con Purefoy.
Ero sicuro che quel terapista teatrale con le sue risposte
preconfezionate non avesse avuto assolutamente alcun
effetto su di me. Ma, evidentemente, essere intrappolato
nel fuoco incrociato di mia moglie e Purefoy mi aveva
influenzato pi di quanto credessi. Quella notte ero stato
piuttosto agitato, non riuscivo a dormire, smanie erotiche
si mischiavano al desiderio improvviso di piangere,
la rabbia verso Lucy si alternava a scene in cui la pregavo
in ginocchio di perdonarmi. In questa confusione di
sentimenti,  affiorato un contenitore di ricordi da tempo
seppellito. E una volta aperto, la materia volatile nel
contenitore ha continuato a fuoriuscire senza sosta.
Quando l'ho chiamato, mio padre era appena rientrato
da una partita di golf. Aveva la voce allegra ed ero
certo che avesse bevuto un gin con limone al bar del
club prima di tornare a casa. Riuscivo a vederlo, seduto
sul divano, con indosso i pantaloni corti azzurri, il cappellino
sportivo, la faccia con un'espressione gioviale
da vecchio amico e il telefono all'orecchio.
Ciao, ragazzo mio, come va la vita? ha chiesto.
Quando  felice mi chiama ragazzo mio.
Bene, pap. Come stai ultimamente?
Sono sano come un pesce e bello come il sole ha
detto, poi ha sospirato in un modo che non avevo mai
sentito e ha schioccato le labbra. La combinazione dei
due suoni sembrava indicare un mondo di bollente appetito
e improvvisamente mi sono chiesto quale fosse
l'esatta natura dei rapporti di mio padre con qualcuna
delle vedove piacenti e imbellettate che avevo visto salutarlo
in modo espansivo sui vialetti lastricati.
Pap, ho riflettuto.
Fermi tutti, mio figlio ha riflettuto!
Bene. Comunque, non so perch, ma sto attraversando
una specie di fase riflessiva e durante la notte mi
 riaffiorato questo ricordo.
Certo, figliolo, capita.
S, e praticamente mi sta ossessionando.
Non lo detesti quando succede?
Credo di aver sentito dei cubetti di ghiaccio tintinnare.
Era chiaro che si stava muovendo per la stanza.
Ti tornano in mente brutti ricordi? Voglio dire,
qual  il problema? Vivi alla giornata, dice il saggio.
Giusto?
Giusto. Be', comunque, pap, stavo ripensando a
quella volta sulla spiaggia.
Ah-hah, s.
Deve essere stato, oh, venticinque anni fa, pi o
meno, forse anche trenta.
Ti conoscevo allora? Ci avevano presentato?
Divertente, pap.
Faccio del mio meglio.
Eravamo a Sandy Hook, con mamma e Patrick.
Ero del tutto sicuro che si stava preparando un gin
tonic. Ho sentito i cubetti di ghiaccio fare plop e il gorgoglio
di un liquido che veniva versato.
Stai bevendo? gli ho chiesto.
Un po', ma non abbastanza.
Credevo che il dottore avesse detto che devi smettere.
Mi ha detto che devo smettere, ma non ha detto
quando.
Una risatina di autocompiacimento, seguita da un altro
sospiro, questa volta lo accompagnava chiaramente
mentre si sedeva su una sedia o sul divano, con un
drink ghiacciato in mano, pronto per una passeggiata
sul sentiero della memoria.
Sono tutto tuo ha detto.
Allora gliel'ho detto. Gli ho parlato di quella volta in
cui era disteso su una sdraio in un pomeriggio soleggiato
di molti anni prima, durante una rara vacanza al mare
con tutta la famiglia, con le onde che si infrangevano in
lontananza e la mamma che stava distesa addormentata
accanto a lui, indossando un costume intero con un
gonnellino increspato che le copriva le cosce. Gli ho riportato
alla mente quel gonnellino, il caldo opprimente
di quel giorno e il chiassoso rumore dell'acqua. Gli ho
ricordato anche quanto impegno aveva messo a montare
il nostro piccolo accampamento, i viaggi avanti e indietro
dall'auto attraverso la sabbia bollente per trasportare
il cesto con i termos e i panini e, alla fine della fatica, il
premio di stare per un po' sdraiato sulla spiaggia, rinfrescato
dalla brezza fredda e salata, leggendo uno dei
romanzi del suo scrittore preferito, John D. MacDonald.
Dio, adoravo quei viaggi mi ha interrotto mio padre,
bevendo un lungo avido sorso. L'espressione di
vero piacere nella sua voce mi ha sorpreso. Ho sempre
pensato che vivesse la sua vita in una specie di costante
grigia sofferenza ma, ascoltandolo in quel momento,
all'improvviso mi sono reso conto che forse era solo nei
miei confronti che aveva represso i suoi sentimenti e
che, per assurdo, seguendo questa logica, poteva essersi
divertito moltissimo per tutta la vita.
E ti ricordi, pap, quando ho cercato di mostrarti
una stella marina che avevo catturato in un secchio, ho
inciampato e ti ho versato addosso una cascata di acqua
fredda e sabbia?
Un attimo di silenzio. Poi, con voce leggermente pi
bassa e cauta: Non sono sicuro di ricordarlo, ragazzo
mio.
Davvero? ho insistito sulla questione. Credo che
tu stessi dormendo in quel momento. Non ti ricordi di
essere scattato in piedi per lo shock?
I cubetti di ghiaccio hanno tintinnato.
No.
O quando ti sei abbassato verso di me, questo non
lo dimenticher mai, perch io ero davvero piccolo e tu
mi sembravi una torre, pap, una torre che oscurava il
sole, e hai imprecato contro di me? Ti ricordi cosa hai
detto?
Su consiglio del mio avvocato, il signor Gin Tanqueray.
Ha riso della sua stessa battuta. Non ricordo
niente.
Mi hai chiamato bastardo.
Silenzio. Anche l'allegro tintinnio dei cubetti di
ghiaccio si  interrotto.
S, pap, e la ragione per cui lo ricordo cos bene
ho continuato  che mamma  balzata in piedi e ha
iniziato a urlarti qualcosa, ha cominciato a trascinarti
per la spiaggia, come un animale piccolo che ne tormenta
uno pi grande, gi, una specie di mamma orsa
che attacca il maschio. La femmina  pi piccola, sai,
ma per difendere i suoi cuccioli impazzisce e farebbe
qualsiasi cosa, anche rischiare la sua stessa pelle. Non
 vero, pap?
Di nuovo un lungo, profondo sospiro.
Siamo arrivati al punto, questa volta? ha chiesto
mio padre.
Certo che ci siamo, pap. Ho riflettuto molto ultimamente,
sulla mia vita e cose del genere, quella passata
in particolare. Forse sto attraversando ho mimato
delle virgolette con la voce una crisi d mezza et
o chiss che cosa, ma ho ripensato a come era la nostra
famiglia, pap, la vita che avete fatto, tutti voi, con
Patrick, prima che arrivassi io e come lo amavate, tu
in particolare. La cosa buffa  che, naturalmente, ho
sempre pensato che dipendesse da me il tuo comportamento
nei miei confronti, quell'incredibile freddezza
che mi dimostravi, come se ti avessi fatto qualcosa di
male per il solo fatto di essere venuto al mondo, capisci.
Mio Dio ha detto mio padre rivolto dall'altra parte,
allontanando la bocca dal ricevitore.
Non ti spaventare, pap. Ti sto solo spiegando che
da bambino consideri il modo in cui la gente ti tratta
come un giudizio su di te, sei indifeso; quindi il modo
in cui ti comportavi con me, l'indifferenza e tutto il resto
era come una specie di condanna, forse non era una
condanna a morte ma, ragazzi, ci andava vicino! Credo
che quello che ti voglio chiedere, e grazie ancora per la
pazienza, pap, sia: per bastardo intendevi piccolo
stronzo o che altro esattamente, pap?
Nessuna risposta. Per un attimo, nell'attesa, ho trattenuto
il respiro. Poi ho capito che per qualche ragione
non mi ero accorto che, molto silenziosamente e di
soppiatto, aveva riappeso il ricevitore. Quando  partita
una voce metallica che mi chiedeva di riappendere,
per favore, stavo posando delicatamente la cornetta del
telefono. Poi sono rimasto a fissarla per alcuni lunghi
istanti, sforzandomi di resistere all'improvvisa furiosa tentazione di farla a pezzi.
...
.
...
Capitolo 18.
...
.
...
La notte successiva ha iniziato a nevicare. Era la prima
nevicata della stagione ed  arrivata con perfetto tempismo,
visto che il Natale era alle porte e perci la neve
sembrava un gesto civico perfettamente in armonia con
le luminarie del dipartimento dei vigili del fuoco, le vetrine
dei negozi del centro commerciale addobbate con
grosse insegne pubblicitarie e l'aria festiva di un'imminente
apocalisse commerciale. Sono tornato a casa dal
lavoro, ho parcheggiato fuori nel vialetto e, per un attimo,
invece di entrare, sono rimasto seduto in macchina
mentre i fiumi aerei dei fiocchi di neve cos leggeri che
sembravano asciutti atterravano sul parabrezza.
Per ragioni di cui non ero del tutto certo, la conversazione
con mio padre, oltre a essere stata insoddisfacente,
aveva inevitabilmente guidato la mia mente al
pensiero dei miei figli.
Vista la situazione a casa in quel periodo, nelle ultime
settimane o mesi non ero stato attento con Dwight
e Will come avrei voluto, e lo sapevo. Mi logorava il
pensiero che in un certo senso avrei potuto instaurare
fra noi lo stesso dislivello che, crescendo, avevo dovuto
scalare per raggiungere mio padre. Allo stesso tempo,
stranamente e per la prima volta in assoluto, ero assillato
dalla preoccupazione che il mio recente distacco
stesse producendo una certa apertura o un'opportunit
per qualcun altro.
Ho iniziato a convincermi che, per quanto riguardava
i miei figli, questo atteggiamento distaccato, in particolare
visto il comportamento ambiguo di Lucy negli
ultimi tempi, potesse incoraggiare - era possibile? - un
potenziale rivale.
Sono uscito dall'auto e sono entrato in casa, determinato
in qualche modo ad aggiustare la situazione.
Quella sera a cena, spiando la mia famiglia dietro la mia
maschera di affabilit, ho studiato tutti i modi subdoli
con cui Lucy legava a s i bambini; modi che, ho detto
a me stesso, non avevano niente a che fare con il pi
ovvio attaccamento materno. Era il caldo e nutriente
conforto del suo sguardo che li travolgeva, riducendoli
a un'entit collettiva controllata esclusivamente da lei.
Era il modo in cui proiettava un'utopia d'amore fatta
su misura, unica per ognuno dei ragazzi.
Mi irritava il fatto che d'istinto si rivolgessero a lei
quando si sbucciavano un ginocchio o si spellavano uno
stinco. Mi feriva il fatto che inevitabilmente le loro battute
venissero pronunciate guardando allegramente per
prima la reazione della sua faccia. A quella questione si
aggiungeva la consapevolezza interiore che veramente,
a un certo livello, brancolavo nel buio per quanto riguardava
la condivisione della loro vita interiore. Avevano
il loro universo prestabilito di valori, mia moglie
e i bambini, le loro intricate mappe stellari e strumenti
di navigazione, evolute nel corso di migliaia di ore di
intimit, mentre io uscivo ed entravo da quell'universo,
ritornando a casa ogni sera come un satellite affidabile.
Era il loro sistema planetario, non il mio.
Quando abbiamo finito di cenare ho lavato i piatti da
solo, poi sono andato nella stanza dei ragazzi. Dall'altra
parte della porta riuscivo a sentire i tonfi sordi della
musica. Ho bussato e non ha risposto nessuno. Invece
di bussare di nuovo, ho semplicemente spinto la porta
per aprire.
Erano distesi sui loro letti uno accanto all'altro, indifferenti
al rimbombo del rock and roll che proveniva
dallo stereo portatile, e giocavano con i loro robot supereroi
di plastica alti mezzo metro chiamati Bionicle.
Will guidava il guerriero Brutaka e Dwight guidava
Nuva. Erano inclinati a quarantacinque gradi l'uno rispetto
all'altro e distanti circa due metri e mezzo. Mentre
osservavo, Dwight ha premuto un pulsante su Nuva
e una specie di piccolo disco volante ha sfarfallato in
aria.
Ho intercettato il tuo disco Phantom sul radar telecomandato!
ha urlato.
S ha gridato Will, con la voce leggermente metallica
che usa per parlare nel linguaggio dei robot.
Ma dovrai fare i conti con il mio cannone ionico
portatile! Ha premuto un pulsante e dalla spalla del
suo Bionicle  partito un bastoncino con la punta di
gommapiuma.
Chi sta vincendo, ragazzi? ho strillato, procedendo
a grandi passi verso il centro della stanza e abbassando
lo stereo. Ho fatto un piccolo accenno di pugilato per
rompere il ghiaccio, tirando rapidi pugni in aria con entrambe
le mani e facendo la mia reinterpretazione del
passo strisciato alla Mohamed Ali. In genere, questo
suscita almeno un allegro accenno di risata da parte dei
ragazzi. Ma questa volta mi hanno guardato tutti e due
e poi si sono guardati fra loro.
Ciao, pap ha detto Will in modo pacato. Si sono
lanciati un'altra occhiata.
Il mio potenziale rivale poteva non avere un volto,
ma non per questo era meno reale. Improvvisamente,
riuscivo quasi a percepirlo nell'aria della stanza. Con
voce matura ho detto: No, continuate a giocare, ragazzi,
voglio solo guardare.
Senza dire un'altra parola, hanno entrambi posato
lentamente i giocattoli.
Che c' che non va, ragazzi? Continuate a giocare,
avanti! Ho preso uno dei piccoli robot di plastica,
ammirando la levigatezza della manifattura e la scorrevolezza
dello stampaggio a iniezione, ricordando con
una certa nostalgia l'accuratezza maniacale della mente
nell'infanzia, quando un solo giocattolo poteva rappresentare
perfettamente un intero mondo. Deglutendo
forte, ho detto: Allora, ragazzi, perch questo silenzio?.
Fissavano entrambi il pavimento, senza dire niente.
Alla fine, con un certo dispiacere, Dwight ha iniziato a
parlare.
Pap ha detto scuotendo la testa. I Bionicle non
possono essere interrotti durante uno scontro finale.
Pap, te l'avevamo detto. Te l'avevamo detto ha
ripetuto Will.
Le regole di Vanu-Graal sono solo combattimenti
ininterrotti. Se no non vale.
Non vale ha confermato Will.
Come non vale? ho chiesto.
 finita ha spiegato Dwight, con un sospiro triste
da uomo maturo. Abbiamo combattuto per mezz'ora
e adesso non conta pi niente.
Oh, andiamo ho replicato. Che razza di assurdit.
Dovremmo ricominciare da capo, ma ormai  troppo
tardi. Mamma ha detto che dobbiamo lavarci i denti
e andare a letto. Il pianeta Zamax  spacciato.
Si sono guardati l'un l'altro e mentre posavo lentamente,
addirittura con tenerezza, il Bionicle sul letto
nel silenzio, sono scoppiati in lacrime, prima Will e poi
Dwight.
Il giorno dopo - un sabato - mi sono svegliato determinato
a occuparmi della sensazione che il rapporto
con i miei figli mi stava scivolando via fra le dita come
sabbia. Quella vecchia pazza di Shirley Castor aveva ragione
a dire che i figli maschi venivano al mondo per le
madri? Staremo a vedere. Su due piedi, ho preso la decisione
insindacabile che li avrei portati a un poligono
di tiro con l'arco. Ho affrontato l'argomento a colazione,
senza chiedere, ma dicendo a Lucy in un tono chiaro
e tranquillo che avrei portato i ragazzi a tirare con
l'arco. Mi ha guardato con un'espressione di allarmato
interesse, indecisa, immagino, se essere piacevolmente
sorpresa o sospettosa.
Lo stato dell'Upper New York, dove viviamo,  una
strana parte del mondo. Una zona bella dal punto di
vista naturalistico, con valli e colline ondulate,  anche
piena zeppa di alcuni dei bifolchi pi stupefacenti del
mondo. In questo scenario, Monarch  una specie di
centro benessere, con il suo ambiente garbatamente
borghese, la piazza e i prati verdi in stile vagamente
britannico. Consultando la cartina, ho notato che il
poligono di tiro con l'arco era a circa un'ora e mezzo
di distanza, in una bella zona boscosa in cui non ero
mai stato. Ero un po' preoccupato, ma me lo sono tenuto
per me. Lucy ci salutava dalla porta fingendo in
modo impeccabile di essere una moglie felice.  stato
solo quando ho girato la macchina per uscire che l'ho
guardata ancora e ho visto l'espressione dura, scavata e
arrabbiata calarle di nuovo sul viso.
Mentre guidavo i miei figli, indifferenti all'imminente
catastrofe domestica, rumoreggiavano allegramente
nel sedile di dietro. A volte penso che tutta l'infanzia si
possa ridurre a rumori con le labbra, il naso e le mani.
Erano eccitati all'idea che avrebbero sparato con armi
vere e per tener loro compagnia, ho cercato di rievocare
la mia buona fede nella caccia. L'ho fatto parlando
di quel breve intervallo di tempo, sei mesi circa, dopo
la morte di mio fratello, in cui fui travolto da un istinto
sanguinario e mi servii di una pistola BB ad aria compressa
per compiere delle stragi dalle finestre del soggiorno
dei miei genitori. Almeno una dozzina di volte,
ho spiegato, avevo premuto il grilletto e sentito lo spuft
dell'aria compressa, mi ero precipitato nel prato dietro
casa e avevo trovato il corpicino ancora caldo di uno
storno, col sangue che imperlava le piume del petto,
mentre il suo occhio brillante si stava spegnendo. Poi
mi ero messo a singhiozzare, inconsolabile. Ma dopo,
vedendo un altro uccello agitarsi fra i rami, l'avevo fatto
di nuovo. Almeno una dozzina di volte, ho detto, si
era ripetuto questo ciclo di abbattimento di una preda
senza piet immediatamente seguito dal rimorso, un
dolore che spezzava il cuore. Poco tempo dopo, fortunatamente,
questa fase della vita pass. Ragazzi ho
detto. Quella  stata la fine di un tipo di caccia e l'inizio
di un'altra, oh s. Ho scoperto le ragazze e niente 
stato pi lo stesso; potete scommetterci la testa, cari i
miei campioni, che lo stesso succeder anche a voi!
Per la seconda volta in ventiquattro ore, come reazione
a un approccio scherzoso, i miei figli sono rimasti
in silenzio.
Il poligono di tiro con l'arco si chiamava Into the
Wild. Era un edificio lungo e basso nello stile dei capanni
Quonset, costruito nel bel mezzo del bosco. Ho
seguito le indicazioni, poi ho parcheggiato e ho portato
i ragazzi alla porta d'ingresso. Un uomo grosso
dall'aspetto burbero con indosso una giacca scamosciata
si  girato per venirci incontro al registratore
di cassa. Questi piccoli cowboy vorrebbero sparare
qualche colpo! ho esclamato con eccessiva giovialit,
mentre Dwight ha girato gli occhi per l'imbarazzo. Ma
l'uomo dietro il banco ha annuito appena e ha detto:
Certamente. Saranno pronti e in posizione di tiro in
un batter d'occhio.
Pap ha detto Dwight disgustato, mentre camminavamo
verso il poligono. I cowboy non sparavano
con gli archi e le frecce.
Non li usavano ha precisato Will, scuotendo la testa.
Mamma ha detto a qualcuno al telefono che sei
strano ha aggiunto Dwight con una crudele insinuazione,
ed entrambi hanno riso.
Lungo il poligono erano disposti in fila dei bersagli
di gomma a forma di animali, insieme ai bersagli pi
tradizionali a occhio di bue, posti su grosse presse rotolanti
di un materiale da imballo di plastilina. L'ultima
volta che avevo usato un arco e una freccia, l'arco era
un semplice pezzo di legno incurvato con una corda e
la freccia era un bastoncino colorato. Ma gente, anche
i bambini oggi usano il compound, arco munito di
carrucole e sistemi di puntaggio elaborati e frecce in
fibra di carbonio disegnate espressamente per fendere
l'aria pi velocemente possibile e conficcarsi con un
terrificante impatto. Ero un po' scioccato - sarebbe un
po' come scoprire che oggi gli aquiloni sono muniti di
missili Hellfire - ma non ho detto niente quando il proprietario
ha gentilmente preparato gli archi per i ragazzi,
poi ha mostrato loro come posizionare le mani sulla
cocca, o la parte della corda dove avrebbero dovuto tirare
indietro la freccia. Dopo aver scoccato la freccia,
non muovetevi finch non sentite pronunciare la parola
sicuro, in cima e in fondo al poligono, capito bene?
ha detto, accovacciandosi alla loro altezza.
I ragazzi hanno annuito, solennemente.
Mi sono seduto su una panca dietro di loro. Mangiando
una mentina, li ho guardati ostentare la temerariet
di situazioni viste probabilmente in televisione o
studiate sui libri di scuola e, cos facendo, mi sono soffermato
sulle nostre somiglianze fisiche con uno strano
risvegliato orgoglio.
Will era senza dubbio mio figlio, esteriormente. Il
naso, il modo in cui i capelli gli ricadevano lisci attaccati
al cranio, il colore degli occhi e, in modo pi impercettibile,
la camminata, l'andatura e il passo dinoccolato.
Dwight, il pi giovane, ha preso pi da Lucy, con la
sua delicatezza, le dita abili e affusolate, il profilo. Lui
era l'artista, chiaramente.
Tuttavia entrambi avevano ereditato da me miliardi
di tratti genetici che avevano prodotto una piega di
espressione sul labbro inferiore, una chimica interna
che influiva sul loro sudore e sul loro alito, un'insolita
sensibilit alla luce e, in maniera pi impercettibile, un
modo di guardare il mondo, un'inclinazione, una corda
tesa, una struttura essenziale dell'identit.
Li ho osservati con la gioia nel cuore, amandoli come
riproduzioni in miniatura di me stesso e amando il
modo in cui le loro personalit si differenziavano dalla mia.
Questa sensazione di esuberante ottimismo mi ha
accompagnato per tutta la strada di ritorno verso casa.
La mia esaltazione, tuttavia, ha iniziato rapidamente
a scemare quando li ho guardati, all'ingresso di casa,
allontanarsi da me, precipitarsi da Lucy e, dimenticandomi
completamente, iniziare a sommergerla con i racconti
sulla giornata, la loro valorosa strage di bersagli,
il mitico eroismo della situazione. Questa mia improvvisa
invisibilit era esasperante e non mi sembrava per
niente casuale. Lucy mi avrebbe detto che dipendeva
totalmente dal mio modo di fare ed era il frutto del mio
egocentrismo degli ultimi tempi, ma non me la dava a
bere. Lei era chiaramente coinvolta nel mio estraniamento.
Mi ero sottoposto alle umiliazioni di Purefoy.
Avevo cucinato, pulito e le ero andato incontro con le
braccia e il cuore aperto, con spirito di riconciliazione.
Ma quello che stava facendo in quel momento, mentre
i ragazzi le saltellavano intorno gridando e io restavo
a guardare sentendo il sorriso irrigidirsi sul mio viso,
mi sembrava manipolatorio e disgustoso. Ho cercato di
non spingermi in quell'intimo terreno di vulnerabilit
che, non appena sfiorato, produceva in me una nuova
vampata di rabbia. Volevo ancora seminare amore nei
campi della mia famiglia. Ma quando ho guardato mia
moglie, ho avuto la conferma che mostrava non solo
di provare piacere per l'attenzione dei ragazzi nei suoi
confronti, ma anche gioia, sapendo che nonostante suo
marito avesse tentato di spostare l'ago della bilancia un
po' dalla sua parte, l'equilibrio era rimasto del tutto inalterato.
...
.
...
Capitolo 19.
...
.
...
L'omicidio tende a formare delle increspature nello
stagno del genere umano. Ventiquattro ore dopo che
aveva commesso l'omicidio, le prime onde del gesto di
Rob cominciarono a infrangersi sulle nostre vite. Era la
mattina dopo la nostra bevuta con lui al New Russian
Hall, stavamo ancora sorseggiando un caff e massaggiandoci
le tempie martellanti quando iniziarono ad
arrivare le telefonate, molte delle quali dicevano: 
successo qualcosa a Rob. Erano chiamate di amici di
amici che conoscevano persone che conoscevano altre
persone. Nel tardo pomeriggio, le telefonate diventarono
pi dettagliate e inquietanti. Erano del cugino di
qualcuno che faceva il corrispondente per la Associated
Press, il quale diceva che circolava una voce su
Rob. Erano di un lontano parente di un agente di polizia
che aveva sentito brutte cose su quel tipo che fa lo scrittore.
Nel notiziario locale del pomeriggio, il conduttore
ha aperto con un veloce riepilogo delle notizie nazionalie poi ha detto: Una storia dell'ultima ora che sembra
riguardare un cittadino di Monarch, lo scrittore Rob
Castor. Il capo della polizia di Monarch, Dick Striebel,
terr una conferenza stampa questo pomeriggio alle
16,30, che andr in onda in diretta su questa rete. Poi
ha scosso la testa, con un'espressione come di dispiacere,
e ha passato la linea alle previsioni del tempo.
In tutta la citt, siamo rimasti immobili nei nostri
divani, sbalorditi. Questo improvviso crescendo di seriet
era troppo rapido, troppo realistico, troppo spiattellato
in faccia all'opinione pubblica per essere mandato
gi facilmente. C'era uno sfasamento di velocit
e dimensione fra la persona smunta e balbettante vista
di sfuggita la sera prima al New Russian Hall e l'evento
enfatizzato apparso mezza giornata dopo in televisione.
Ci siamo chiamati per telefono, confusi, e abbiamo
parlato degli sviluppi della situazione. Il pericolo ci ha
resi virili e, con slanci di brusco e sconcertato sentimento,
ci siamo scambiati le impressioni e, con termini
pi enigmatici possibile, abbiamo ammesso di sentirci
stranamente vicini nel nostro comune dolore.
Senza averne mai parlato espressamente, ci siamo
messi d'accordo per guardare insieme la conferenza
stampa. E cos, all'incirca alle quattro del pomeriggio,
abbiamo iniziato ad arrivare alla spicciolata al New
Russian Hall. Eravamo in piena estate e indossavamo
ciabatte infradito e bermuda con le tasche. Portavamo
mocassini o scarpe di tela e, almeno uno di noi,
aveva la salopette senza niente sotto. Eravamo uomini
che avevano appena superato la boa dell'et adulta in
una confraternita di sentimenti confusi, sotto i postumi
della sbornia della sera prima, preoccupati per un caro
amico. Per tutto il bar, si diffondevano conversazioni
sommesse che riguardavano soprattutto, me ne rendo
conto solo ora, il nostro rimorso di non esserci preoccupati
di pi per Rob la sera precedente. L'avevamo festeggiato
come il nostro grande vecchio amico famoso.
L'avevamo ricoperto di elogi e gli avevamo pagato da
bere. Tuttavia, nell'arco di tempo fra il momento in cui
l'avevamo visto e quello in cui avevamo sentito le notizie,
quasi tutti erano arrivati alla conclusione che il suo
comportamento pacato fosse effettivamente un segno
di grande sofferenza e che avremmo dovuto capirlo,
parlarne e in qualche modo intervenire. Questa consapevolezza
ci ha indotto alla sobriet. Abbiamo ordinato
dell'acqua tonica e ci siamo preparati al peggio.
Alle 16,30 in punto, il barista, Freddie Rhoades, ha
spento la partita degli Yankees - provocando un solo
urlo di protesta da parte di un forestiero brillo - e ha
messo sul notiziario. Lo schermo era affollato di vistose
scritte di comunicati e in sottofondo passavano stacchetti
di una musica allarmante, poi l'annunciatrice - la
nostra amata concittadina Lisa Langley - ha introdotto
la conferenza stampa.
L'inquadratura si  spostata rapidamente sul capo
della polizia Striebel. Era un uomo attempato con un
inizio di calvizie, che sembrava sempre un po' sorpreso
di come aveva dormito male la notte precedente. In
un silenzio rotto solo dai convulsi scatti a ripetizione
delle macchine fotografiche automatiche, ha iniziato a
parlare.
Sono qui per fare un annuncio ufficiale ha detto
su un caso di fuga che ci riguarda tutti. Un ex residente
di Monarch, Robert James Castor,  attualmente
ricercato dalla polizia di New York con l'accusa di omicidio.
Testimoni affermano di averlo visto in un bar di
Monarch la notte scorsa, ma  ancora a piede libero.
In considerazione della natura del crimine e del fatto
che l'uomo si  dato alla fuga, l'ufficio del procuratore
distrettuale mi ha chiesto di rendere pubblica la notizia
e di chiedere l'aiuto degli abitanti della contea di
Manateague. Quest'uomo  armato, pericoloso e determinato
a sfuggire alla cattura. Se vedete Rob Castor,
non fate niente. Ma contattate immediatamente le forze
dell'ordine del posto.
Poi sullo schermo  apparsa una foto di Rob - pi
giovane, pi in carne e con un aspetto pimpante - presa
dalla copertina del suo libro. Era in posa di fronte alla
gabbia di una tigre allo zoo e indicava in modo sagace
la scritta NON DARE DA MANGIARE AGLI ANIMALI.
L'abbaiare frenetico e inquisitorio dei giornalisti 
stato interrotto bruscamente quando  apparsa di nuovo
sullo schermo Lisa Langley, seduta all'angusta scrivania
del notiziario locale. Dietro il bancone del bar,
noi ci guardavamo, scuotevamo la testa ed emettevamo
sbuffi di fumo stupiti. Per un lungo lasso di tempo, siamo
stati troppo sorpresi per parlare e fissavamo semplicemente
il televisore. In un certo qual modo, sembrava
appropriato, quasi confortante, che fosse Lisa Langley
a comunicare la cattiva notizia.
Lisa era una ragazza di Monarch, una compagna della
scuola superiore che come noi aveva dovuto affrontare
gli stessi riti di passaggio imposti dalla comunit e
gradualmente aveva risalito (sotto i nostri sguardi orgogliosi)
la scala sociale, iniziando come redattrice del
giornalino scolastico fino a diventare giornalista televisiva
nell'edizione del notiziario notturno. Si era specializzata
in storie di carattere locale con un risvolto di
redenzione e, anche se con gli anni i lineamenti del suo
viso scolpiti in modo impeccabile erano diventati gradualmente
pi arrotondati e materni e il suo fisico snello si era alquanto appesantito, questi elementi facevano
parte della sua fondamentale integrit. Era chiaro che
non avrebbe mai ceduto ai mercati nazionali e sarebbe
andata in pensione con la sua curiosa pettinatura antiquata,
annunciando ancora dolcemente l'ultimo sciopero
alla fabbrica della Ulster Biscuit o il familiare rito
di Punxsutawney Phil, la marmotta che predice quanto
ancora durer l'inverno. Ma questo, in un certo qual
modo, ci faceva sentire pi vicini a lei.
In quel momento, stava rimettendo a posto i fogli
sulla scrivania con leggeri colpetti; alzava e riabbassava
la testa senza per iniziare a parlare. Ci siamo resi conto,
all'improvviso, che era sopraffatta dalla commozione.
Incapaci di resistere alla suggestione ipnotica della
televisione, ci siamo fatti sopraffare istantaneamente
anche noi.
Poi Ferd Nickles ha esclamato: Aspettate un attimo!
Ehi! Non ricordate che uscivano insieme?.
C' stato un borbottio di approvazione per tutto il
bar quando ci siamo ricordati che, in effetti, uscivano
insieme, Rob e Lisa, ed erano famosi, ai tempi della
scuola superiore, per mischiare lo stile conformista e
quello hippy, suscitando grande disapprovazione negli
amici di entrambi gli schieramenti. Era stata una di
quelle storie adolescenziali in cui il fatto di infischiarsene
delle convenzioni conta molto pi dell'affinit che ci
pu essere fra i due interessati.
Ritornata sullo schermo, dopo aver ritrovato l'autocontrollo,
Lisa ha detto: Rob Castor era una parte essenziale
della vita di Monarch. Per quelli di noi, come
me, che sono cresciuti con lui, questo  un momento
particolarmente triste. Poi ha guardato dritto nella
telecamera e per un momento emozionante e straziante
siamo stati convinti che stesse per rivolgersi direttamente
a Rob. Sembrava che stesse per dire qualcosa.
Ma poi la telecamera ha tagliato,  partita la pubblicit
di un'aspirina ed  stato chiaro che lo speciale su Rob
era finito.
Un lungo sospiro amareggiato ha percorso il bar.
Non posso fare a meno di pensare che in un certo qual
modo sia stata l'ultima esalazione della fine della nostra
giovinezza. Non  un'esagerazione affermare che dopo
eravamo diversi; che anche l'ultimo velo era caduto per
sempre dai nostri occhi, mettendoci di fronte a una nuova
ristrettezza di vedute, un'interpretazione della vita
pi triste e cupa. Quasi tutti, credo, dopo quello che
avevamo saputo, abbiamo colto l'occasione per dare
uno sguardo un po' pi in profondit a noi stessi. La
maggior parte di noi non era particolarmente riflessiva.
Ci vantavamo di non cambiare mai. Ci piaceva essere
in quel modo. Il mondo moderno era pericoloso, folle,
insidioso e bizzarro. L'indifferenza era una barriera e il
distacco uno scudo. Il regalo che Rob ci ha fatto col suo
gesto  stato mettere in dubbio tutto questo, mettere le
nostre convinzioni al tappeto, mettere in funzione un
contatore dentro ognuno di noi, il cui ticchettio avrebbe
accompagnato una nuova concezione mortale di noi
stessi. Per quanto mi riguarda, posso dire che, sebbene
allora non lo sapessi, la sua morte avrebbe fatto parte
dell'inizio della mia nuova vita.
...
.
...
Capitolo 20.
...
.
...
Oggi percepisco ha detto il dottor Purefoy con calma
un certo risentimento da parte sua.
Pu essere ho ammesso.
Vuole parlarne? ha chiesto il dottore, elegantissimo
in abito sartoriale, camicia bianca col colletto aperto
e scarpe italiane a punta. Era la nostra quinta seduta
insieme e quella, avevo gi deciso, in cui avrei dato
un taglio netto. Ho aspettato pazientemente che le sue
lunghe mani si congiungessero, facendo del mio meglio
per nascondere l'intensit del mio piacere quando,
dopo circa dieci secondi di silenzio carico di tensione,
le punte delle sue dita si sono toccate.
Posso provarci ho detto. Credo di non essere
soddisfatto durante le sedute, specie ultimamente, perch,
be', in tutta sincerit, dottore, mi sembra che in
fondo sia uno spreco di tempo e denaro. Non arriviamo
assolutamente a nulla, almeno dal mio punto di vista,
e soprattutto  come se ci fosse una specie di subdolo
accordo fra lei e mia moglie che mi mette in posizione
di svantaggio non appena varco quella soglia.
Il dottore ha battuto insieme la punta delle dita con
un gesto che esprimeva sia perplessit sia compiacimento,
mentre un solo sopracciglio, con sorprendente
autonomia dal suo gemello, si  sollevato e poi si  riabbassato.
Svantaggio? ha chiesto. Che tipo di svantaggio?
Una specie di velato sospetto, credo, che sia io il
vero problema in questo matrimonio, che sia... o un
bugiardo o una persona talmente impantanata dal punto
di vista emotivo da essere inutile e che, in un certo
qual modo, non sia degno dei sentimenti elevati di mia
moglie. Questo tipo di svantaggio.
Il dottore ha annuito come se si aspettasse tutto questo
e ha mormorato un pensoso Hmmm. Dopo aver
aspettato pochi secondi, ha proseguito dicendo lentamente,
come se fosse meravigliato: Molto bene, Nick.
Molto, molto bene. C' forse bisogno di un segno pi
evidente del progresso che stiamo facendo, di questa
esplosione di sincerit? La rabbia in queste circostanze
 positiva,  onesta,  qualcosa su cui continuare a lavorare.
Diversamente da quanto lei ha detto un momento
fa, credo che stiamo ottenendo qualcosa e ritengo che
il suo attacco ne sia la prova. Stiamo arrivando al nocciolo
di quelle verit che lei finora ha avuto paura di
affrontare e mi complimento con lei, Nick, per quello
che ha appena detto e per come l'ha detto. Credo sia
il segno di un nuovo evidente flusso di sentimenti, non
solo fra me e lei ma fra lei e sua moglie.
Un tempo, anche solo alcuni mesi prima, questo mi
sarebbe bastato. Sarei stato cos ansioso di compiacerlo
che non avrei replicato. Ma in quel momento le cose
erano cambiate. Ho detto: La ringrazio per l'apprezzamento,
dottore, ma non cambia il fatto che non mi
sento a mio agio qui dentro. Sento di essere subdolamente
screditato da lei e vorrei cogliere l'occasione per
dirle che ho deciso di concludere la mia partecipazione
a queste sedute. Ovviamente, voi dovreste sentirvi liberi
di... continuare a fare quello che avete fatto finora.
Ma io mi tiro fuori.
Mentre parlavo, il dottor Purefoy ha continuato ad
annuire in modo incoraggiante, mi  sembrato perfino
con ammirazione. Ma dopo che mi sono fermato, c'
stato un lungo silenzio durante il quale la sua faccia, con
incredibile scaltrezza, soprattutto intorno agli occhi e
alla bocca,  diventata pi fredda. Quando  riemersa,
la sua voce aveva esattamente lo stesso tono di compassionevole
accondiscendenza che mi aveva dato sui nervi
fin dal nostro primissimo colloquio molti anni prima.
Suppongo che non abbia mai sentito parlare del fenomeno
della proiezione, vero, Nick? ha chiesto.
Mettiamola cos, dottore ho risposto con calma.
Credo che lei abbia un debole per mia moglie e ci tengo
a dirle che, se un giorno ritenesse necessario parlarne
con me da uomo a uomo, per me va bene.
Dopo, nel parcheggio, Lucy era livida di rabbia.
Ti odio ha detto, sul punto di piangere. E non ti
perdoner mai per quello che hai appena fatto.
Mi dispiace, tesoro, ma quel tipo non lo sopporto.
L'arrabbiatura ti passer.
No, non mi passer.
S, ti passer e quando lo far, capirai che la ragione
per cui sei incavolata con tuo marito  che ha mandato
in frantumi il tuo amore immaginario.
Sei una persona ripugnante ha detto.
Smettila. L'ho raggiunta e l'ho afferrata per una
manica.
Sei davvero malato. Mi ha scrollato via la mano,
ha spalancato la portiera dell'auto, si  buttata di peso
sul sedile del passeggero e ha incrociato le braccia.
In risposta, ho esasperato la lentezza e la cura con
cui ho aperto la portiera dalla mia parte e mi sono seduto
sul sedile trapuntato.
Hai una cotta per lui, ammettilo ho detto con una
voce profonda e accattivante, mettendo in moto l'auto
e ingranando la marcia. Non  che ti biasimi, intendiamoci.
 un tipo attraente e solamente quegli eleganti
occhiali da sole francesi che porta nel taschino costeranno
duecento dollari, come minimo. Non ho mai
sentito dire di uno strizzacervelli che indossa cos tanti
vestiti eleganti come questo, tanto meno a Monarch.
Chi psicoanalizza, Barbra Streisand?
Guardando fuori dal finestrino, ha replicato lentamente:
Mi ha detto che sei rimasto alla fase sado-anale,
ma credo che tua abbia cominciato a regredire
molto di pi.
Dove? Quel dialogo mi divertiva in modo particolare.
Nelle tube di Falloppio di mia madre? La cosa
che mi sconcerta di pi  il modo in cui te ne stai seduta
davanti a lui con la lingua praticamente di fuori e poi gli
firmi un assegno per il solo privilegio di averlo fatto.
Si  girata verso di me.
Grazie ha detto, asciugandosi gli occhi con un fazzolettino
di carta.
Ho annuito. Per cosa?
Per aver reso tutto quello che stava per succedere
molto pi facile.
Ho guidato per il resto della strada verso casa in
silenzio, cercando di convincermi che ero contento
che almeno qualcosa si fosse smosso fra noi. Quella
decrescente sensazione di trionfo mi ha accompagnato
per il resto di una serata glaciale. Ho insistito fra me,
sprimacciando il cuscino e preparandomi a un sonno
leggero e senza sogni, che sarebbe andato tutto per il
meglio. Ma il giorno successivo, senza volerlo e per la
prima volta da quando l'avevo sposata, di colpo ho cominciato
a chiedermi cosa facesse mia moglie in tarda
mattinata e nel primo pomeriggio. Non me l'ero mai
chiesto prima. Avevo sempre semplicemente dato per
scontato che fosse impegnata con le faccende giornaliere
e avevo lasciato perdere. Nel corso degli anni, il mio
ricordo visivo di Lucy aveva iniziato a perdere un po'
la sua nitidezza, l'immagine dettagliata di ogni giorno
aveva lasciato spazio a una sorta di brusio astratto.
Ma all'improvviso, per la prima volta negli ultimi
tempi, ho visto mia moglie. Ho visto l'insieme sensuale
della sua pancia piatta, dei suoi seni, del suo bel
naso, me la sono immaginata mentre si muoveva per il
mondo con quegli attributi esposti agli occhi dei passanti
e, stranamente, in modo incontrollabile, mi sono
sentito a disagio di fronte a quel dato di fatto. Ho cercato
di trasformare il disagio in una pi razionale indignazione.
Mi sono detto che era una cosa inutilmente
provocante il fatto che fosse ancora soda e desiderabile
e che lo mettesse in mostra con vestiti che avrebbero
potuto essere pi larghi, meno attillati, che avrebbero
potuto sottolineare meno le sue forme perfette. Mi
sono detto che questo, in un certo senso, era sleale da
parte sua e che avrebbe fatto meglio a mettersi in riga.
Con l'occhio della mente, l'ho osservata in fila al supermercato
e mi sono ritrovato a ricordare come il volto
sfacciato del macellaio sporgesse pesantemente in avanti
mentre le allungava il sacchetto della carne; come il
vigile, che l'aveva fermata perch andava troppo forte,
si fosse affacciato dentro il finestrino con un bizzarro
attacco di bonaria intimidazione e le avesse guardato
vogliosamente i seni (in fondo c'era sempre qualcosa di
fondamentalmente morboso e perverso nei vigili quando
facevano la multa alle donne in macchina e, dopo
aver comunicato loro l'infrazione, approfittavano per
sbirciare nella scollatura, vero?); o il modo in cui a un
certo vicino, quando si ubriacava alle feste nel giardino
sul retro, cadeva letteralmente la testa in avanti in ammirazione
di Lucy, gli si spalancava la bocca in maniera
indecente e gli si allungava il naso in un modo enfatico
che, mi rendevo conto solo allora, assomigliava molto
chiaramente a un pene.
Il mondo era pieno di uomini che ci provavano con
le donne. Che cosa avrebbe impedito a Lucy di scuotere
la sua graziosa testolina e scrollarsi via la fragile clausura
coniugale in cui si era (spontaneamente) rinchiusa?
Quando eravamo andati in quel locale di scambisti,
non aveva forse ammesso di aver provato una certa
vampata di eccitazione nel guardare le persone farlo in
pubblico?
Anche l'eccitazione sessuale di mia moglie, una cosa
che avevo adorato nel corso degli anni, mi spaventava
un po'. Ero sempre dipeso dal suo autocontrollo. E
tuttavia sapevo che, se veniva stimolata, era capace di
orgasmi molto pi intensi, pi violenti e pi travolgenti
delle mie gocciolanti evacuazioni. Una volta risvegliato,
il suo desiderio era una foresta in fiamme, una forza al
di l del suo controllo o di quello di chiunque altro.
Credevo di capire, in quel momento, perch il mondo
islamico imbrigliava e frenava le sue donne con ampie
tuniche e oscuri veli: perch il corpo femminile  quasi
un insano incitamento per gli uomini. Tette e culi!
Gambe e vulve!
Un nuovo strano tic si era insediato nel mio sistema
nervoso. Era una specie di deglutizione e ritrazione della
testa, come per osservare in modo interrogativo una
nuova informazione che si era appena accesa nel mio
campo visivo. Andando al lavoro in macchina, pranzando
con i colleghi, avevo quel tic. Mi guardavo mentre
lo facevo. Non mi piaceva, ma non riuscivo a impedirmelo.
Mi stavo semplicemente tenendo dentro troppe
cose. Ne ero consapevole.
Lucy aveva ragione nel dire che ero sempre stato convinto
che questa specie di impassibilit fosse un segno
di forza. Aveva ragione nel dire che avevo sempre associato
la virilit al fatto di incassare le dolorose stoccate e
le ferite inferte dalla vita in silenzio. In fondo, era lei che
mi aveva detto, dopo uno dei primi colloqui con Purefoy,
che ero imprigionato in un volo circolare d'attesa
tipicamente maschile e aveva aggiunto, apertamente,
che avevo bisogno di abituarmi ai piaceri adulti della
vulnerabilit.
La vulnerabilit, a quanto pare, non avrebbe tardato
a manifestarsi; tuttavia rimaneva da stabilire a chi
appartenesse.
Un pomeriggio, circa una settimana dopo l'ultimo
colloquio con Purefoy,  squillato il telefono in ufficio.
Il telefono squillava spesso in ufficio. Ma anzich un timido
tecnico di laboratorio che chiedeva un aumento
di stipendio o un professore universitario che sollecitava
una raccomandazione speciale per uno studente
laureato, la voce all'altro capo del telefono era profonda,
sensuale e terribilmente rozza: Sono io.
Belinda. La sedia della mia scrivania  schizzata in
avanti come lo schiocco di un elastico. Be', ciao.
Ehi ha detto. Come ti va la vita?
La vita? Istintivamente, mi sono guardato intorno
nella stanza, trasalendo, poi ho girato con la sedia,
ho allungato un piede e ho dato una spinta alla porta
dell'ufficio con la punta della scarpa per chiuderla.
Voto insufficiente, direi.
Mi dispiace, ma forse questo ti tirer su di morale.
Che cosa?
C' stata una pausa. Ho intenzione di rompere con
Taunton ha annunciato. Taunton era il suo ricco fidanzato
viziato.
Dimmi che non  vero! ho esclamato con finta angoscia.
Affermativo, Nick. Quando l'ho conosciuto era
una persona normale con un lavoro e un paio di palle
che funzionavano, ma da quando ci si  messa di mezzo
l'eredit, non fa altro che ciondolare per casa comprando
oggetti su eBay e si appassiona alle cose. Tu ti
appassioni alle cose?
Raramente.
 proprio questo che mi piace di te, Nick. Fin
dall'inizio,  stato chiaro che non sei mai soddisfatto e
negli anni questo  stato di grande conforto per me.
Solo nel mio ufficio, improvvisamente mi sono rilassato
come non facevo da giorni e ho sorriso compiaciuto.
Belinda.
Ehi ha detto e ha riso.
Ho riso anch'io, di gusto, poi ho detto: Che bello
sentire la tua voce.
 per questo che ci sono gli amici, come dice quella
cavolo di canzone di Dionne Warwick.
 proprio vero.
Bene, e ora che sono ufficialmente libera, mi sento
nuovamente disponibile per altre... opportunit.
Il sangue mi  salito al petto. Con un tono di voce
indifferente ho detto: Splendido.
Sono contenta che siamo d'accordo.
C' stata una pausa. All'improvviso, ho sentito vacillare
i piatti della bilancia con i pr e i contro del mio
matrimonio.
Allora ritorni presto? ho chiesto.
Non tanto presto. Curtis, fuori! Si  sentito l'abbaiare
di un cane, forte e rapido, poi un guaito quando
lei gli ha dato un calcio.
In effetti, ha continuato  per questo che ti ho
chiamato.
S?
Arriver fra quattro giorni, dolcezza, e sei sulla mia
lista, addirittura sottolineato. Ha ridacchiato.
Be', fantastico ho detto.
S, rester a casa per circa un mese e la sai una
cosa?
Cosa?
Non vedo l'ora di incontrarti, Nick.
Posso svelarti un piccolo segreto? ho detto, mentre
uno dei piatti della bilancia, in quel momento zeppo
di pesi, precipitava verso il basso.
Ti prego, fallo ha detto.
Provo esattamente la stessa cosa.
...
.
...
Capitolo 21.
...
.
...
Disgustato, come avrei pensato in seguito, dallo squallore
in cui stava sprofondando la mia vita privata, mio
padre ha avuto un attacco di cuore. Non sono particolarmente
mistico, ma il tempismo di questo avvenimento
(lo stesso giorno della telefonata con Belinda)
faceva pensare che ci fosse qualche nesso. Quello che
i medici hanno definito scompenso cardiaco  stato
sufficientemente grave da farlo restare in ospedale per
molti giorni. Mia madre mi ha comunicato la notizia
con un filo di voce, cos ho deciso su due piedi - e mi
sono concesso uno sbalorditivo biglietto in classe premium
per la mia lealt filiale - di prendere immediatamente
un aereo per andare a portarle conforto. Mentre
l'aereo rullava sulla pista, ho provato un senso di sollievo
nel ripetere l'esatto movimento di innalzamento
e allontanamento dalla profonda confusione degli ultimi
tempi e, quando l'aereo ha raggiunto l'altitudine di
crociera, ho ordinato una vodka tonic come rimedio
contro l'ansia. Dopo alcuni minuti di contemplazione
dell'America dal finestrino - da undicimila metri di
altezza  un'infinita lastra verde ondulata ricoperta di
licheni - mi sono addormentato. Mi  sembrato che
fossero passati pochi secondi da quando le gomme
hanno cigolato e l'aereo mi ha svegliato con un violento
scossone. Il mio primo pensiero  stato di chiedere
un altro drink, ma poi ho guardato fuori del finestrino
e ho constatato l'irrefutabile, palese dato di fatto
che eravamo a Phoenix, in Arizona. Non avevo mai
dormito cos tanto in aereo e questo dimostrava, evidentemente,
che stavo pagando il prezzo dello stress
familiare degli ultimi tempi.
Il tragitto in taxi verso Sunnyside Acres  durato
mezz'ora e per tutto il tempo sono rimasto appoggiato
allo schienale del sedile, preso da un brutto presentimento,
ignorando i colori slavati del paesaggio desertico
intorno a me. Volevo sostenere mio padre nel momento
del bisogno. Ma volevo anche delle risposte ad
alcune domande. Sullo sfondo vivido dell'amore per i
miei figli, le carenze della mia educazione sembravano
ancora pi lampanti e inspiegabili. Ho chiuso gli occhi
per un istante e, pensando ai ragazzi, ho cercato di usare
il nostro legame come un prisma attraverso il quale
filtrare le informazioni sul mio passato.
Uno dei miei figli era palesemente pi simile a me?
S. E questo creava fra noi un innegabile canale preferenziale
di sentimenti? S, ma solo impercettibilmente.
Questo bastava a escludere l'altro dal circolo chiuso di
attenzione privilegiata al punto da farlo sentire paracadutato
nelle nostre vite come un pacco indesiderato?
Assolutamente no.
Finalmente siamo usciti dall'autostrada e poco dopo
abbiamo girato verso il grandioso ingresso del Sunnyside.
In lontananza, una serie di colline lievemente ondulate,
curate meticolosamente, erano punteggiate da
centinaia di graziose villette identiche, simili a bungalow,
che a prima vista sembravano biglie sul palmo di
un'enorme mano. L in mezzo stavano gli anziani, che
ricoprivano tutte le varianti - curvo, appoggiato, inclinato
e barcollante - raggruppati nelle poche chiazze
di ombra sotto gli alberi. Gli unici momenti in cui si
muovevano rapidamente, mi ha detto mia madre, era
quando si trovavano esposti ai micidiali raggi diretti
del sole. Mi sembrava ironico il fatto che proprio ci
che adoravano e veneravano da dietro le finestre con i
doppi vetri fosse anche la cosa che temevano di pi. Ho
pagato il tassista e, col cuore che batteva forte, mi sono
diretto verso la porta d'ingresso dei miei genitori e ho
suonato il campanello. La porta si  spalancata.
Nick! Mia madre si  sporta in avanti, abbracciandomi
in una morsa di carne e talco al profumo di lill.
Dietro di lei ho avuto l'impressione confusa di uno
spazio oscurato. Tenevano le tapparelle chiuse quasi a
tutte le ore.
Sono entrato. La casa era ordinata, piccola ed elegante.
Il tetto inclinato dava al soggiorno un aspetto
quasi alpino. Ho intravisto mio padre accanto al divano
componibile. Tornato dall'ospedale solo il giorno prima,
indossava un pigiama celeste ed era stato messo su
una sedia a rotelle attorniato da una specie di argine di
asciugamani e guanciali. Invece di alzarsi, mi ha fissato
freddamente.
Dunque sei qui ha detto. Ciao, figliolo.
Ciao, pap.
Ho posato il mio trolley.
Perch non vieni qua ha detto. Ho attraversato la
stanza andando verso di lui e, quando mi sono sporto
in avanti, si  allungato verso l'alto e in maniera vagamente
papale mi ha posato una mano sulla spalla per
un minuto. In un momento di scarse aspettative, questo
mi sarebbe dovuto bastare come saluto. Mi sono
tirato indietro e l'ho osservato; la voce dell'oggettivit,
nella mia testa, constatava: Ha un bell'aspetto. Ma
non ho pronunciato quelle parole.
Come stai, pap? ho detto.
Ha annuito, lentamente.
Sono stato meglio.
Ho cercato di sorridere. Pare che tu abbia preso
una bella botta.
Nick,  stato un po' come se mi avessero bastonato
a morte da dentro il petto.
Mi sono seduto sul divano e ho osservato i suoi lineamenti
induriti dall'et, la freddezza difensiva nello
sguardo, il grosso naso e le labbra carnose mentre si
aprivano.
Hai un aspetto tremendo ha detto.
Lawrence, smettila l'ha rimproverato mia madre,
seduta dalla parte opposta a noi, aggiustandosi il vestito.
Sentivo il suo sguardo scrutatore su un lato del
viso.
Hai l'aria di uno che ha dormito poco ha detto lei
dolcemente.
Infatti ho dormito poco ho risposto.
Capita a tutti ha detto mio padre.
Vuoi qualcosa da mangiare o da bere? ha chiesto
lei.
No, non ancora.
C' stato un momento di pausa in cui ho avuto la
netta impressione che nessuno di noi sapesse cosa dire.
I rapporti con i miei genitori erano stati portati avanti
in modo saltuario e per telefono per cos tanti anni che,
di fronte alla mia presenza materiale e fisica, eravamo
tutti un po' imbarazzati.
Qual  la prognosi? ho chiesto.
Riposo assoluto ha detto mio padre. Alcune pasticche,
il minimo del divertimento umanamente possibile
e forse riuscir a tirare avanti.
Quello che vuole dire tuo padre le labbra di mia
madre si sono incurvate verso il basso con un'increspatura
di disapprovazione  niente bere.
Verboten, ragazzo mio ha confermato lui. La fine
della gioia di vivere. D'ora in poi, quando mi alzer la
mattina,  cos che mi sentir per tutto il giorno.
Quello che  successo ha detto mia madre  stata
solo un'avvisaglia.
Non credo che la situazione debba essere per forza
cos negativa ho obiettato.
Credi quello che vuoi ha ribattuto mio padre. 
cos.
Si  appoggiato alla spalliera della sua poltrona reclinabile
verde. Ma basta con queste storie. Raccontaci
qualcosa di bello, Nick.
Mi sono soffermato a valutare la portata di eventuali
risposte e ho deciso di optare per un argomento sicuro:
Be', ultimamente io e i ragazzi siamo andati a tirare
con l'arco e le frecce.  stato divertente.
Ah, e come stanno i ragazzi? ha chiesto mia madre,
impaziente di riportare la conversazione su un terreno
solido.
Bene.
E Lucy?
Come sempre ho risposto.
Cosa significa, ha detto mio padre che le batte
ancora il cuore e apre e chiude ancora gli occhi?
Lawrence lo ha ammonito mia madre. Smettila.
No, chiedi pure, pap. Le cose vanno bene a casa,
per a volte ho l'impressione di non fare abbastanza
per i ragazzi.
Ma perch dici questo? ha chiesto lei. Sei molto
bravo come padre.
Davvero? Sembra che ci siano cos tanti modi di
essere un cattivo padre che pu essere alquanto scoraggiante.
A volte penso che per le madri sia pi semplice.
Hanno una specie di manuale genetico su come comportarsi
con i figli. Invece i padri improvvisano sempre,
inventandosi modi per costruire dei ponti con i loro
figli. Tutto questo ha un senso?
S ha risposto mia madre.
No ha detto mio padre. Ponti con i figli? Non
dirmi che ora frequenti qualche gruppo di supporto
per uomini?
Lawrence  intervenuta nuovamente mia madre.
In effetti, ho detto credo che certi giorni non mi
dispiacerebbe l'idea di un gruppo di supporto di quel
tipo.
Ho un pasticcio di tonno freddo e vado a preparare
un'insalata veloce. Va bene per te, Nick?
Fantastico, mamma.
 andata in cucina, mentre mio padre e io siamo rimasti
seduti per alcuni lunghi istanti in un impassibile
silenzio, interrotto da mia madre di ritorno con un vassoio
di stuzzichini e drink. La cena, che  seguita subito
dopo,  stato un faticoso tentativo di magnanimit e
il ritorno a una specie di allegria premeditata che mi
ricordava anche troppo bene il periodo successivo alla
morte di Patrick, quando alle mie feste di compleanno,
in particolare, regnava un'atmosfera di allegria forzata.
Eravamo tutti esausti e siamo andati a letto presto.
Ho dormito male, sul materasso ondulato della stanza
degli ospiti. La mattina dopo, avendo dimenticato di
chiudere la tapparella, sono stato svegliato presto da un
fascio di luce in faccia. Mia madre dormiva ancora. Ma
mio padre, con mia sorpresa, era gi seduto in poltrona
con un'espressione afflitta, piuttosto affaticata. Sono
entrato in soggiorno in silenzio, ancora in pigiama, e
l'ho salutato con un sorriso esitante.
Come ti senti, pap?
Non mi reggo in piedi, grazie.
Posso portarti qualcosa?
No, sono a posto per ora.
Mi sono avvicinato alla poltrona e mi sono seduto sul
divano. C' stato un momento di silenzio, mentre tutti
e due fissavamo le stecche della persiana della finestra
che dava sul patio principale, dietro la quale il giardino
verde slavato lanciava al deserto una sfida coraggiosa e
vacillante.
Mi  sempre piaciuto il mattino ha detto tranquillamente.
Davvero? ho risposto incoraggiante. Perch?
Sai, quando tutto splende, non accade niente e il
giorno aspetta solo che tu gli vada incontro? Potrebbe
essere un giorno in cui vinci alla lotteria, potrebbe essere
un giorno del tutto normale, ma non lo sai ancora,
e questo fa parte della sua particolarit. Succede anche
agli animali, probabilmente a loro il mattino fa la stessa
impressione, quando aprono gli occhi.
Ero toccato dalla vena poetica che improvvisamente
scorreva in quell'uomo normalmente arido e pragmatico.
Mi sarebbe piaciuto assecondarlo, ma sapevo
che dopo pochi minuti mia madre si sarebbe svegliata e
saremmo ritornati alla triangolazione formale e poi volevo
che mi rispondesse ad alcune domande. Ho detto:
 bello, pap, che tu apprezzi questa cosa. Ma posso
parlarti un momento di qualcos'altro?.
Certo.
Si tratta ho detto della storia che  uscita fuori
durante quella telefonata che ci siamo fatti di recente.
A cosa ti riferisci, figliolo? Si  girato verso di me
con un sorriso.
Sai, mi riferisco all'infanzia e a Patrick.
Ho osservato il suo sorriso afflosciarsi al contrario.
Di nuovo quella storia? ha detto. Sei venuto fin
quaggi per dirmi che sei ancora turbato da qualcosa
che ti ho detto sulla spiaggia trent'anni fa? Nick, per
favore, non posso ridere, mi fa male al cuore.
Ho distolto lo sguardo da lui e ho fissato la parete
che mi trasmetteva l'immagine di quel candore che volevo
di fronte a me.
Ispirato da quel candore, ho detto lentamente: Il
fatto, pap,  che sto attraversando una fase difficile
in questo momento e sto cercando di fare chiarezza su
certe cose; una di queste cose che continua a venirmi in
mente  la sproporzione fra il modo in cui trattavi me
e quello in cui trattavi Patrick e quella specie di fredda
sensazione di distacco che provavo, crescendo. Negli
ultimi mesi mi ha ossessionato, non so perch. Non per
rivangare il passato, specialmente ora che sei malato,
ma se me ne potessi parlare un pochino, se potessimo
chiarire la situazione e metterci una pietra sopra una
volta per tutte, sarebbe molto positivo.
Mio padre mi ha guardato - mi ha guardato veramente
- per quella che mi  parsa la prima volta da
quando sono arrivato. Ero stupito nel vedere come, in
mezzo a quel terreno slavato che era il suo viso, gli occhi
erano pieni, intensi e brillanti.
Tua madre mi ha detto che hai qualche problema a
casa.  questo la causa di tutto?
No, s, non lo so.
Cosa sta succedendo?
Ho scrollato le spalle. Sinceramente, non lo so, ma
non  un bel periodo.
Quanto  grave?
Credo che potremmo separarci.
Cristo ha mormorato. Davvero?
Un altro silenzio.
Spero di no, ma  possibile. Per sai, ho iniziato
mi piacerebbe ancora discutere l'altra...
Perdonami la domanda, ha interrotto mio padre
ma vi amate ancora?
Amarci? ho detto e ho sentito qualcosa di indefinito
scivolarmi sotto la pelle. S ho detto lentamente.
Credo di amarla ancora. La trovo ancora attraente. Mi
piace ancora stare con lei e provo una certa gratitudine...
per tutto quanto.
Allora che c'?
Delicatamente, ostinatamente, astutamente, mio padre
ha continuato a sviare le mie domande. Mi sembrava
gi abbastanza brutto riportare a galla certe vecchie
storie, specialmente viste le sue condizioni. Ma la cosa
peggiore era che le ignorava.
Che cosa c'? ha chiesto di nuovo.
Sarei un bugiardo se ti dicessi che lo so ho detto.
Si lamenta del fatto che negli ultimi tempi sono
assente, semplicemente non ci sono, cose del genere.
Ma ho scrollato di nuovo le spalle non lo so.  anche
diventata follemente gelosa ultimamente.
Si  schiarito la gola.
Be', non  mai facile ha detto a bassa voce.
Cosa?
Il matrimonio.
Lo so bene.
Ha dato un'occhiata per la stanza. Davvero? Ai miei
tempi, non c'era alternativa. Non si conviveva. Non
c'erano estati d'amore in pigiama. No, ci si sposava e se
era un cappio al collo, be', erano cavoli amari, perch
neanche ti passava per la testa di evitarlo. Ma oggigiorno,
cos' il matrimonio? E come un Kleenex. Non funziona?
Lo appallottoli e lo getti via. Vieni qua.
Ho sollevato la sedia e ho camminato verso di lui
come un gambero, sedendomi l vicino. Mi ha fatto
cenno di avvicinarmi e, quando mi sono chinato verso
di lui, ho notato un leggero odore di ospedale aleggiare
aspramente. Sono solo un essere umano, credi che
non ci siano stati momenti in cui mi sono allontanato
dal matrimonio con tua madre? Ero andato, avevo tagliato
la corda, sono stato completamente da un'altra
parte e addirittura per anni. Abbiamo passato un lungo
periodo nel gelo pi assoluto, io e tua madre, e a volte
mi dispiace, ma non per me, per lei ha detto il mio
pallido, smunto padre, ripreso da poco per i capelli a
un passo dalla tomba, e di conseguenza insolitamente
ansioso di parlare dei suoi sentimenti. Mi dispiace di
non averle dato tutto quello di cui aveva bisogno. Senti,
se vuoi tua moglie, troverai sicuramente un modo per
tenertela.  tua moglie, per Dio. E se  la sua felicit
che vuoi, devi incredibilmente, ha ondeggiato lentamente
con il bacino sotto la vestaglia farla contenta
corteggiandola un po', non so se mi spiego. Essere carino
con lei a letto e ingraziartela.
Dov'era finito il padre autoritario e freddo della mia
infanzia? Per un momento questa serie di confessioni
da letto di morte me l'avevano fatto quasi dimenticare.
Grazie, pap.
La vita  breve. Concentrati sulle cose essenziali
ha detto.
Giusto.
La colazione  servita! ha annunciato mia madre,
misteriosamente apparsa sulla porta del soggiorno; non
avevo neppure sentito che si era alzata. A tavola, signori!
ha urlato, con una voce che imitava il suono
della felicit, ma ne era priva. Evidentemente, quel
tipo di conversazione con mio padre doveva aspettare.
Eravamo ritornati alla nostra classica formazione a
tre e ho intuito (giustamente, a quanto pare) che non
avrei avuto un'altra occasione di rimanere solo con mio
padre prima di partire. In seguito a quella intuizione,
alzandomi per andare a mangiare, mi ha travolto una
profonda delusione. Non che questa delusione sia stata
condivisa da altri membri della famiglia. Portala a letto
e falle ricordare chi sei ha sussurrato il mio arzillo
padre cardiopatico, emergendo dalle profondit della
sua poltrona verde mare come un sottomarino.
...
.
...
Capitolo 22.
...
.
...
Io e Belinda ci siamo incontrati in un posto concordato,
un paio di citt dopo Monarch, in un ristorante buio,
illuminato solo dalla luce delle lampade, un posticino
appartato al riparo dal freddo, perfetto per gli adulteri.
Essendo arrivato per primo, mi sono seduto in uno dei
separ imbottiti e, nei pochi minuti che hanno preceduto
il suo arrivo, ho fatto del mio meglio per rimanere
sul treno della logica sul quale ero salito quella mattina
appena sveglio, libero da sensi di colpa. Vale a dire
che in un certo senso era stata la circostanza, non io,
che aveva fatto in modo che accadesse; era stata la vita
stessa a prendere il sopravvento con un pesante inevitabile
rigonfiamento di testicoli; per una questione di
decenza, se non altro, mi sarei dovuto mettere da parte
e lasciare che il mondo - evidentemente molto interessato
a tirarmi gi la cerniera dei pantaloni - facesse il
suo corso. Amavo mia moglie. Ma ero anche (ricordando
le lezioni di antropologia all'universit) un ominide,
un discendente di quelle creature che usavano la clava,
sbranavano e facevano a pezzi, azzannavano la carne e
spaccavano in due i crani. Come tale, la forzata raffinatezza
della monogamia forse era semplicemente contro
la mia natura e probabilmente, per questa ragione, era
anche un crimine di stato.
Ho ordinato un Bloody Mary per solidariet con la
scimmia dentro di me e l'ho bevuto rapidamente. Mi ha
dato subito alla testa, perch di solito non bevo vodka
per pranzo. Mi sentivo leggermente spavaldo ed euforico
e stavo per finire il drink, quando Belinda  entrata
dall'altra parte del ristorante e si  diretta verso di me
con andatura disinvolta. Indossava tacchi alti, che evidenziavano
i suoi polpacci ben modellati, e calze nere
che salivano sotto una gonna corta attillata, che a sua
volta sfociava in un top nero, fatto apposta per sottolineare
l'abbondanza dei suoi seni. E stata un'entrata
enfatica, declamatoria come un urlo, e la testa, gi appesantita
dall'alcol, mi  caduta leggermente in avanti
per l'incredulit.
Be', accidenti ho detto, alzandomi in piedi e piegandomi
per baciarla. Lei ha spazzato via ogni dubbio
che avevo a proposito dello scopo del nostro incontro,
ignorando le mie labbra inclinate e educatamente
protese e mi ha tirato a s con seni, labbra e bacino
drizzato in formazione di placcaggio a tre. Lucy aveva
una corporatura delicata, mentre Belinda era come un
bel difensore centrale di football, con tutti gli attributi
fisici sovradimensionati, fatta apposta per i duri d'orecchie
dell'anatomia.
Ciao ha detto con disinvoltura.
Hai un aspetto assolutamente fantastico ho detto.
Davvero? la sua voce era profonda e, stando in
piedi a pochi centimetri da me, mi ha lasciato cadere le
braccia intorno al collo. Mi sono messa la prima cosa
che ho trovato.
Non so perch, ho detto ma non ci credo.
Facendo l'occhiolino, ha staccato le braccia da me e si
 seduta dall'altra parte del tavolo. Ho sentito il fruscio
dei collant quando ha accavallato le gambe e, in quella
frazione di secondo, ho sentito che la mia locomotiva,
un tempo innocente, di colpo stava deragliando. Chi
volevo prendere in giro? Belinda sprizzava sesso da tutti
i pori. Non la si poteva guardare e pensare che quello
che sarebbe successo, dopo aver aggiunto un paio di
drink, sarebbe stato un caso, o una sorpresa. Nella mia
testa, mi ero immaginato quel pranzo come una serie di
scambi di sguardi che, anche se ci avessero fatto finire
a letto insieme, l'avrebbero fatto come conseguenza di
qualcosa che si avvicinava alla coincidenza, ma la caratteristica
esplicitamente sessuale delle sue intenzioni e
della sua voce non lasciavano ombra di dubbio.
Mi sono sentito leggermente a disagio quando mi
sono reso conto che non c'era modo di scaricare la responsabilit
di qualunque cosa fosse successa. Mi ero
appigliato a uno straccio di levatura morale ma in quel
momento era stato rimosso.
Vedo che non sei riuscito ad aspettare ha detto e
ha sorriso accennando al bicchiere vuoto di fronte a me.
Sembrava averlo preso come una specie di omaggio.
Ho troppe cose che mi girano per la testa ho detto.
Davvero, per esempio?
Posso offrirti qualcosa da bere?
S, vino bianco.
Scusi? Ho fermato al volo un cameriere di passaggio
e ho ordinato, mentre lei posava la borsa sul
tavolo e inarcava la schiena facendo sporgere in avanti
i seni.
Allora ha detto, ricadendo di nuovo in avanti.
Come andiamo, amico?
Non andiamo bene ho detto, enfatizzando il pronome.
 come vado io che mi preoccupa.
Ho riso nervosamente nel silenzio.
Davvero? ha chiesto. Che cosa c'?
Non avrei voluto esordire con i miei problemi. Questo
tipo di conversazione era contro la mia natura. Forse
era colpa della vodka. Ho detto: No, niente, solo il
solito logorio della vita, credo.
Mi ha guardato, con la testa inclinata leggermente di
lato nel dubbio, studiandomi. Dio, come ti conosco,
Nick ha detto. Lo so, lo so, lo so.
Davvero? ho chiesto, godendomi la cadenza sensuale
che ha usato pronunciando la frase. Che cosa
sai?
So che eri un ragazzino perfettamente educato e sei
diventato una persona controllata in modo innaturale.
La sua mano ha iniziato a scivolare verso la mia sulla
tovaglia. So che hai la faccia da assistente di volo, ce
l'hai sempre. Non riesci a smettere di essere composto
anche se la tua vita sta prendendo fuoco e rischi di morire
bruciato a diecimila metri di altezza.
La sua mano ha raggiunto la mia con una piccola
scossa elettrica e ho sussultato.
Perch non lasci uscire un po' d'aria da quei pneumatici,
dolcezza? ha chiesto con la sua voce profonda
mentre ridevamo e la sua mano, appoggiata sulla mia,
si  improvvisamente irrigidita.
Ho un'idea ha detto.
Perch all'improvviso mi sento nervoso?
Giochiamo alle venti domande.
Oh, avanti.
Venti domande, Nick. Sar un modo fantastico per
rimettersi in carreggiata.
Va bene. Ho scrollato le spalle. Come vuoi, certo.
Fantastico, inizio io. Altalena in giardino?
Oh ho detto. Intendi se ne abbiamo una? S, abbiamo
una....
Portafrutta di legno sul tavolo di cucina?
In effetti, s.
Mobili di Ethan Allen in soggiorno?
Mobili di Philippe Starck dei magazzini Target, veramente.
Quando  l'ultima volta che sei stato felice di sentire
la mano di tua moglie sul tuo braccio?
Non commento.
La Xbox per i bambini?
S ho ammesso.
Sogni di fare sesso con delle vecchie amiche?
Si d il caso che sia successo.
Laboratorio nello scantinato?
Uno piccolo.
Trattore tosaerba?
Cristo, automatico.
DVD a noleggio su Netflix?
Blockbuster.
Hai mai ha chiesto, tirandosi indietro in modo da
far astutamente ricadere i suoi seni nel mio campo visivo
fatto un sogno erotico da urlo su di me?
Buonasera ha interrotto la voce del cameriere imbarazzato.
Posso illustrarvi le specialit del giorno?
Ci siamo girati a guardare, sforzandoci ognuno a
modo suo di non scoppiare a ridere, e abbiamo ascoltato
mentre recitava la lista dei piatti con la pronuncia
enfatizzata tipica dei camerieri dei ristoranti raffinati.
Io ho ordinato bistecca e pommes frites. Lei ha preso la
pasta alla puttanesca. Insieme, abbiamo scelto il vino.
Per rispondere alla tua domanda, ho detto, dopo
che il cameriere se n'era andato s.
S cosa?
Su di te. S, l'ho fatto.
Mi hai sognato?
Esatto, lo ammetto.
Be', non sei il solo ha detto con la sua voce profonda
e mi ha stretto di nuovo la mano facendomi l'occhiolino.
Nei cinque minuti successivi, proseguendo in scioltezza
col tono d'umore stabilito in precedenza, abbiamo
approfondito senza sforzo i termini della nostra intesa.
Siamo stati compagni in qualche modo, complici
nell'ardua impresa di fingere di non essere profondamente
attratti l'uno dall'altra e, come parte di quella
finzione, ci siamo confidati. Ci siamo corteggiati, in
altre parole, come se l'esito non fosse gi prestabilito.
Era passato molto tempo dall'ultima volta che mi
ero veramente aperto in quel modo, ampliando sempre
di pi la sfera di attrazione, parlavo delle cose che
mi eccitavano, le cose che mi disgustavano, le cose che
mi spingevano a rischiare nella vita e a fare un salto
nel vuoto verso mondi sconosciuti. Il cibo  arrivato.
Abbiamo mangiato - ho scoperto di avere un enorme
appetito - e abbiamo bevuto, l'umore si  disteso ulteriormente
e, per molti minuti ininterrottamente, sono
riuscito a dimenticare i problemi che mi avevano assillato
negli ultimi tempi e avevano accentrato la mia
attenzione. Per lunghi tratti, mi sono lasciato semplicemente
trasportare dalla corrente ascensionale che c'era
fra noi. Lei era chiacchierona, affettuosa, infantile e civettuola.
Subito dopo era irruente, aggressiva, bizzarra
e scurrile. A un certo punto, verso la fine della cena,
con la fantastica sensazione di ilarit trasportata dal
vento che aleggiava ancora nella stanza, lei ha chiesto
improvvisamente: Perdonami la domanda, ma come
va il sesso con Lucy?.
Il vento  calato di colpo
Andiamo, Belinda ho detto, demoralizzato solo a
sentir pronunciare il nome di mia moglie.
No, davvero,  sesso finto, o sesso vero?
Ho abbassato gli occhi verso il tavolo.
Fai sesso con lei perch la desideri, Nick? ha insistito.
O come risarcimento per aver ferito i suoi sentimenti?
A volte, quando Belinda si comportava in quel modo,
pi che altro mi faceva sentire impacciato e stupido. Si
ripresentava un blocco, mai sanato, che risaliva all'adolescenza
e trasformavo la mia incapacit di essere carismatico
con le ragazze nella faticosissima alternativa
denominata diventiamo amici. Riuscivo a sentire le
solite esitazioni che mi frenavano a quei tempi ritornare
alla mente, quando ho alzato gli occhi e l'ho fissata,
incerto su come reagire. Perch non sono mai riuscito a
risollevarmi e arrivare dritto al punto di ci che volevo
dire, come faceva sempre Rob, o anche Belinda, se 
per questo?
Come se percepisse la mia esitazione, si  piegata sul
suo piatto, tenendo il labbro inferiore fra i denti, poi
ha sorriso in un modo particolare. Era un sorriso che
perdonava tutto; che mi prometteva una completa e totale
assoluzione a prescindere da tutto quello che avrei
potuto dire. Ero confuso dalle implicazioni di quel sorriso.
Hai mai scopato una donna contro un muro nel
retro di un ristorante, Nick? ha chiesto dolcemente.
Fissandomi per un lungo istante, ha posato delicatamente
la forchetta e il coltello, ha appoggiato il tovagliolo
sul tavolo e si  alzata lentamente in piedi. Nel
fare questo, un'ondata di aria avvolgente sembrava passare
sopra di lei come un cerchio che si alzava da terra
e finiva, luccicando, sui suoi capelli.
Nick ha continuato, sorridendo. Sto andando
in bagno. Conosco questo bagno. E buio e ci sono le
candele profumate. Rimarr l per almeno cinque minuti.
Se qualcuno dovesse bussare alla porta del bagno,
aprir.
L'ho osservata allontanarsi, le sue natiche modellavano
il tessuto lucido della gonna e ho sentito, come
mi succede da almeno vent'anni, l'ombra umana calare
fra la funzione incorporea dell'ammirazione e il gesto
carnale dell'uomo che si alza e si tira gi i pantaloni.
Avrei potuto passare tutta la giornata a godermi l'immagine
del suo bel corpo. Mi sarei anche potuto eccitare al
pensiero. Ma non avrei potuto - non ancora almeno -
spingere semplicemente sull'acceleratore e agire in base
a quello che vedevo.
Invece, ho chiuso convenientemente e lentamente
gli occhi e, per un momento, nascondendomi nel buio,
ho sfogliato a ritroso la mia enciclopedia del sesso.
Ho ricordato le contorsioni ortopediche sui sedili posteriori
delle auto, le incredibili pacifiche battaglie di
strusciamenti con le ragazzine, le vulve appiccicose, la
febbrile martellante eccitazione degli anni della scuola
superiore e il lungo, lento declino erotico del mio matrimonio.
In quel momento ho visto quanto della mia
vita era stato accantonato, minimizzando in un certo
qual modo la consapevolezza della delusione coniugale.
Avevo optato per i piaceri anestetici della routine.
Mi ero barricato dietro i figli, la casa, il lavoro e le ingannevoli
gioie del consumismo. Mi ero cullato fino
a addormentarmi con le storie di successo della mia
maturit e il relativo, inseparabile, monotono brusio
dell'inizio della mezza et. E aveva quasi funzionato.
Vale a dire che avevo quasi dimenticato l'esistenza di
alternative all'astinenza sessuale e al costante calo di
stimoli erotici. L'avevo quasi fatta franca. Tuttavia era
rimasta una via d'uscita, che mi aveva portato di nuovo
in quell'originario sogno delirante.
Belinda Castor si era appena affacciata lungo quella
via d'uscita, sferrando l'attacco con gonna di seta, tacchi
alti e ammiccamenti.
Sono rimasto seduto immobile a occhi chiusi, cercando
inutilmente di prendere una decisione sulla prossima
mossa da fare. Quel senso di ostinata inerzia mi era
familiare in modo deprimente. Quando ho sentito un
rumore e ho aperto gli occhi, lei stava uscendo dal bagno.
Mi sono fatto coraggio per affrontare una donna
arrabbiata o per lo meno delusa. Tuttavia, quando ho
visto che, invece di essere arrabbiata con me, sorrideva
ed era a suo agio,  stato allora che (come al solito!),
essendo stato assolto, mi  diventato duro.
Mio cauto amico ha detto, sedendosi di nuovo e sorseggiando il vino.
Un piacere rimandato ho risposto, poi, con mia stessa sorpresa, mi sono ritrovato ad aggiungere: Ma non di molto, spero.
Mi ha guardato, il suo sorriso si  allargato. Vediamo cosa posso fare ha detto e sotto il tavolo mi ha preso le ginocchia fra le sue e ha iniziato a strofinarle in un modo che un piacevole brivido, che sembrava partirmi dalla pianta dei piedi, mi si  diffuso lungo la spina dorsale.
Un'ora dopo, nella sua stanza d'albergo, quando finalmente ero dentro di lei avviluppato dal candore del sesso, sono riuscito per un po' a dimenticarmi di tutto. Bianca la stanza, bianca l'esplosione neurale nel mio corpo quando sono venuto pi volte dentro di lei e ho pensato che era quello che volevo, era di quello che avevo bisogno. Poi le grandi macchine del sesso sono
entrate in azione, l'io  svanito e improvvisamente, come succede sempre, il sesso ha iniziato a dire noi; il motore dell'orgasmo, con le sue valvole, le sue catene e le sue leve battenti, ci spingeva avanti, come se stessimo realmente attraversando una distanza, remando energicamente.
Quando  finito, per alcuni secondi, tutto era spumeggiante,
salato, ripulito dall'azione solvente di quello che era successo.
Oh, Belinda ho mormorato.
Vedi ha ridacchiato. Te l'avevo detto.
 vero.
E non mi hai creduto.
Infatti.
Che pu essere cos bello, facile ed eccitante.
E tenero.
Si  girata verso di me nel letto, il suo viso aveva perso tutto il trucco a causa dei baci appassionati, gli occhi le si sono riempiti di una luce stranamente candida.
E tenero ha ripetuto.
Era quella parola. Quella stupida parola. Ha sferragliato dentro di me come un bastone che picchia sul radiatore. Mi  passata dritta dal cervello al cuore, che si  letteralmente gonfiato di sentimento. Mi  diventato di nuovo duro.
Oddio ha detto, guardando gi. Mi piacciono gli uomini affamati.
...
.
...
Capitolo 23.
...
.
...
Non sono e non sono mai stato particolarmente religioso.
Quando ero piccolo, il Cristianesimo era per me un vasto
e remoto armamentario di punizioni cos esageratamente
drastiche che bastava solo accennarle perch facessero
effetto. L'Inferno  stato un concetto utile per molti anni,
ma alla fine  stato scartato nel periodo dell'adolescenza,
con l'aiuto di Rob, a favore dell'infinito.
Come potevano esistere delle regioni surriscaldate
dei dannati, quando la maggior parte dell'universo era
spazio vuoto e, fra questi trilioni di chilometri di vuoto,
solo il raro frammento minerale di un pianeta o il forno
sibilante di una stella rompevano la monotonia di tutto
questo? Il vuoto, non il contenuto, era il vero messaggio
della vita, le buone azioni e la carit cristiana
erano chiaramente futili costruzioni umane in confronto
alla realt di fatto del tempo geologico e dello spazio
interstellare.
Tuttavia, nonostante fosse disordinata, la mia educazione
religiosa evidentemente aveva lasciato il segno
perch, nei giorni successivi al mio incontro segreto con
Belinda, sono rimasto per molto tempo nella fiduciosa
attesa di un castigo nel pi venerando stile cristiano.
Sarebbe arrivato sotto forma di una tragica diagnosi
del pediatra o di una ricomparsa a sorpresa di qualche
disastroso debito dimenticato? Lucy, diventata un po'
pi calorosa nei miei confronti a causa della compassione
per mio padre, mi sarebbe improvvisamente saltata
addosso con furia omicida e mi avrebbe pugnalato in
un occhio, o i miei colleghi di lavoro avrebbero solennemente
aperto la porta del mio ufficio e mi avrebbero
spiegato che i miei servizi non erano pi richiesti?
Alla fine, a quanto pare, non  successo niente di tutto
questo. Non mi  improvvisamente scoppiata una
gomma della macchina e mi ha fatto rotolare nell'oblio.
La mia casa non  stata colpita da un meteorite e neppure
mi  successo come a quel famoso contadino
francese, al quale mentre era in mezzo a un campo una
massa compatta di scarichi congelati di un aereo di linea
ha frantumato il cranio uccidendolo. Non dormivo
peggio. Semmai, meglio.
Tuttavia, col passare del tempo, la felice sensazione
di saziet nel mio animo ha gradualmente lasciato il posto
a una strana, involontaria apertura che mi ha fatto
sentire sempre pi pacato nella vita. Era come se fossi
la parte finale di un misterioso grande processo e mi
fosse stata riservata un'attenzione particolare. Il mondo
sapeva, mi ero detto. Il mondo sapeva cosa avevo fatto
e prendeva provvedimenti. Parte di questi provvedimenti
era accertarsi che lui - il mondo - mi trafiggesse
cos violentemente con le sue immagini e i suoi suoni
da essere paralizzato da una vera e propria saturazione
nervosa. In quel periodo sono diventato misteriosamente
sensibile alla sofferenza umana e, stranamente,
mi commuovevo facilmente per le storie di esplosioni
di mine, per la morte dei cavalli negli incendi, per i casi
di vittime di coma irreversibile che si risvegliavano improvvisamente
e abbracciavano i loro cari. Mi guardavo
intorno alla ricerca di storie di redenzione violenta,
di perdono dell'ultimo momento e di carismatiche riconciliazioni.
E l'espiazione nei confronti di Lucy era la
mia capacit di guardarla attraverso l'abisso del nostro
allontanamento con occhi che vedevano solo la sua benevolenza.
Il rimorso  uno stupendo cosmetico. Come
era successo la volta precedente quando avevo baciato
Belinda, ma stavolta in maniera ancora pi forte, ero
accecato dalla luce della sua calma, della sua pazienza,
dell'imperturbabile semplicit del suo cuore.
Ho combattuto contro il rimorso, ricordando a me
stesso che il quaranta per cento circa degli uomini commettono
adulterio. Mi sono detto, cambiando approccio,
che la mia vita familiare era un animale ferito e gli
avevo sparato il colpo di grazia alla testa. Ho addotto
come scusa che mi stavo solo calmando, cercando di
soddisfare i miei bisogni e scaricandomi un po' per ritornare
dai miei cari al meglio, rinfrancato nello spirito.
Questi discorsi erano eloquenti; erano persuasivi. Per
un po' hanno funzionato, sottraendomi all'inevitabile.
Ma una mattina il sole  sorto sull'edificio del mio matrimonio
e mi ha mostrato un'incantevole chiesa ormai
profanata dalla passione adolescenziale e l'unione alla
quale avevo guardato con indifferenza per tanti mesi in
un certo qual modo era misticamente trasfigurata in un
modello di intelligente convivenza; allora ho capito che
era finita e che avevo perso.
Mi ero arreso alla pi stupida, la pi superficiale, la
pi idiota delle schiavit: il sesso.
Queste considerazioni erano del tutto interiori, naturalmente.
Nessuno conosceva i miei sentimenti. Avevo
convissuto cos tanto tempo con i segreti che ci avevo
fatto l'abitudine. La relazione a casa con Lucy era talmente
inaridita che non avrebbe notato i miei sottili
cambiamenti di umore e i miei sentimenti, a meno che
non li gridassi a squarciagola. Forse il mio cuore soffriva,
ma la faccia rifletteva la mia proverbiale cordialit
di sempre. Quando, una mattina, a una certa ora, una
stridula voce femminile vagamente familiare ha chiamato
al lavoro, in risposta al suo saluto non ho detto
assolutamente niente. Anche se non riuscivo a collegare
quella voce a qualcuno, la associavo intuitivamente
ai problemi, e in quel momento di problemi nella vita
ne avevo pi che a sufficienza. Ho sperato che quella
voce svanisse. Non mi riconosci? ha chiesto. Sono
Shirley Castor ed  urgente che ti veda oggi.
Mi ero quasi dimenticato di Shirley Castor. Dopo
l'ultima visita che le avevo fatto mesi prima, ero rimasto
talmente disgustato dalla sua crudelt da alcolizzata
che avevo fatto del mio meglio, anche mentre ero sopra
sua figlia, per dimenticare perfino che respirasse. Ma
in quel momento stava gracidando nel mio orecchio
in tono concitato che aveva importanti informazioni
da darmi e che era una questione segretissima. Ero
estremamente sospettoso, ciononostante le ho detto
di s, che sarei andato, avrei disdetto il solito panino
con i colleghi e sarei passato da lei quel giorno stesso.
Temevo il peggio. Non avevo parlato con Belinda nel
frattempo, eccetto che in un breve scambio di e-mail
appassionato e pieno di esclamazioni, ma ero certo che
Shirley fosse a conoscenza della nostra storia. Non sapendo
cosa pensare, mi sono passate per la testa scene
di Belinda che mi ricatta,  incinta, tenta il suicidio o
peggio.
Sono arrivato, ho parcheggiato e mi sono avvicinato
alla casa, procedendo attraverso la neve alta e notando
che le uniche tracce visibili sulla coltre bianca del prato
erano quelle del postino - probabilmente aveva consegnato
delle bollette - che conducevano al posto in cui
parcheggiava il furgone. Evidentemente, nessuna auto
era arrivata fin l, cosa che mi faceva pensare che Shirley
si nutrisse di cibo per gatti da quando aveva iniziato
a nevicare, molti giorni prima.
Quella volta, suonando al campanello della porta
d'ingresso, non ho avuto ricordi adolescenziali di erezioni
sotto il tetto di una soffitta assolata. Chiaramente,
c'era in ballo qualcosa di molto pi serio e, a conferma
di questo, la padrona di casa mi  venuta incontro alla
porta deliberatamente sottotono, indossando solamente
una scialba vestaglia, i capelli aggrovigliati e secchi
e la faccia, non sollevata dall'azione tirante del trucco,
pendeva grinzosa e flaccida. Aveva la sigaretta d'ordinanza
in mano. Anche se era solo mezzogiorno, aveva
gli occhi spenti. Brrr ha detto, aprendo la porta.
Sbrigati a entrare!
Mi sono sporto in avanti con un gesto incerto di
garbato saluto formale, ma Lei si  girata bruscamente
dall'altra parte e mi ha fatto strada da un lato, dove ho
iniziato a procedere nell'aria buia e stantia della casa.
Lei ha fatto una piroetta e mi ha seguito.
Tu non hai freddo? ha detto.
Certo, ma sono coperto bene.
Bravo.
Ha fatto un cenno con il mento in modo irritante
indicando verso il soggiorno, ho sfilato dietro di lei e mi
sono seduto sul divano scricchiolante coperto con una
fodera. Lei si  seduta su una sedia dalla parte opposta
a me e mi ha squadrato lentamente dall'alto in basso.
Bene, bene, bene ha detto, spegnendo la sigaretta,
appoggiandosi alla spalliera e incrociando le braccia sul
petto rinsecchito. Il signor Nicholas Framingham in
persona.
Ho annuito rigidamente.
Un antico nome inglese, Framingham ha proseguito.
Ho annuito di nuovo.
Un nome illustre ha aggiunto.
Questa volta il mio assenso  stato appena percettibile.
Ma d'altra parte, che cosa rappresenta un nome,
giusto?
Quando l'ho guardata, si  accesa un'altra sigaretta
con una serie di stanchi gesti disinvolti.
Signora Castor ho detto, ma ha sollevato una mano
per fermarmi.
Lo so ha detto. Sii paziente.
Si  abbassata lungo la sedia e ha sollevato la solita
lattina gialla, dalla quale ha bevuto un lungo sorso.
Ho intenzione di dirti la verit su una cosa che mi
tengo dentro da pi di trent'anni. Lo far perch, be',
posso e perch sono stanca. Soprattutto, nel caso tu
non l'avessi notato, sono vecchia. Non avrei dovuto invecchiare,
ma  successo lo stesso. E arrivata l'ora di
saldare i miei debiti. E uno dei miei debiti  nei tuoi
confronti, signor Nicholas Framingham.
Ho sentito che mi si aggrottava la fronte.
 stata una brutta storia, successa molti anni fa,
ed ero sempre stata convinta che questo crimine non
avesse fatto quasi nessuna vittima, ma non era cos. Ovviamente
le persone si adattano ha detto. Una volta,
nella citt indiana di Ahmedabad, ho visto una dozzina
di storpi con gambe di legno e braccia atrofizzate. Non
si disperavano, anzi ballavano! Non conta quello che ti
viene dato nella vita, ma cosa ci fai, vero?
A quel punto, ero totalmente confuso.
Fa soffrire me, fa soffrire lei, fa soffrire praticamente
tutti, ma si sono adattati, certo che l'hanno fatto.
Non sono pi riuscito a stare in silenzio.
Chi si  adattato, signora Castor?
I tuoi genitori ha detto.
Ho sentito un improvviso nodo alla gola.
E a cosa si sono adattati? ho chiesto con un certo
sforzo.
Ha bevuto un altro sorso dalla lattina e ha tirato
un'altra boccata di fumo dalla sigaretta.
Come stai, Nick? ha chiesto.
Credevo di stare bene fino a dieci secondi fa. C'
qualcosa che dovrei sapere?
Circa trent'anni fa ha detto dovetti tornare a San
Francisco per una questione urgente. Era un'estate terribilmente
calda e le persone stavano continuamente
fuori sul loro prato con indosso il minimo indispensabile.
Il sole  qualcosa di cocente, lussurioso e perfino
disgustoso. In alcuni casi credo che possa anche far impazzire
le persone. Non sei d'accordo?
Oh, veramente non saprei.
Davvero? Peccato. Credimi, pu farlo.
Va bene ho acconsentito. Pu farlo.
E in questo caso l'ha fatto.
In quale caso, signora Castor?
Ragazzo, ha sospirato,  sprofondata nella sedia e
ha bevuto un altro sorso io la vedo cos. Presto morir.
Morir. E mi piacerebbe avere la coscienza a posto
prima di andarmene. Capisci?
Lentamente, facendo del mio meglio per assecondarla,
ho annuito.
Questa  la ragione per cui ti ho invitato qui. Voglio
partire per l'aldil con il bagaglio pi leggero possibile,
anche se ha alzato gli occhi per guardarmi dicono
che sia un lungo viaggio.
Ha sorriso, in modo orribile.
Cos' che mi voleva dire? ho chiesto.
Un segreto ha detto. Un segreto grosso e piccante.
Non che mi dispiaccia tenere i segreti, intendiamoci.
I segreti ha scandito le parole sono il sale e il pepe
della vita. Sai che questo  uno dei miei versi? Volevo
fare la scrittrice. No, mi correggo ha sogghignato. Si
aspettavano che fossi una scrittrice; mio padre ovviamente.
Un uomo terribile, mio padre, discendente della
dinastia di un certo mercante principe dei Romanoff,
secondo lui. Conosci la storia dei Romanoff, tu povero
stupido ragazzo?
Nonostante l'ora, era chiaramente ubriaca fradicia.
Che cosa voleva dirmi? ho ripetuto.
Oh, un sacco di cose ha replicato allegramente e
ha acceso un'altra sigaretta con la punta di quella precedente.
Stava ancora aspirando, quando un bollitore
ha iniziato a brontolare con un lontano suono sibilante.
L'ondata di aria calda e secca che ha prodotto ha
portato con s quella particolare puzza fermentata e
penetrante di alcolici e sigarette, che si pu attribuire
solo a una classe particolare di persone miseramente
dipendenti da pi tipi di droghe. Ho provato un leggero
conato di vomito e ho tossito in una mano.
Perch pensi che mio figlio abbia incontrato quella
ragazza terribile? ha chiesto. Era del tutto impreparato
a quel tipo di donna.
Ho dovuto deglutire per alcuni secondi prima che
passasse la nausea.
Che tipo di donna?
Quell'orribile Kate Pierce. Un lupo, ecco cos'era,
un lupo travestito da agnello. Ha scosso la testa disgustata
dal ricordo. Non dimenticher mai la prima volta
che l'ho incontrata. I denti le erano appena spuntati
a quel tempo. A fatica si vedevano. Ma sono riuscita a
percepire la corruzione che emanava. Non mi ha ingannato
per niente con quell'aria da verginella.
Signora Castor ho detto.
Una donna mi ha ignorato pu corrompere un
uomo dal cuore tenero in un istante, Nick. Riesce a
stregarlo con la facilit con cui si versa un bicchiere
d'acqua e rovina la sua virilit. Presto, trasforma il suo
cuore e offusca la sua mente. Credi che sia cos difficile?
Gli uomini ha detto con disprezzo sono degli spacconi
se li guardi da davanti, ma basta girargli dietro,
ha remato per aria con la sua lunga mano nodosa e l'ha
chiusa rumorosamente aprirli e troverai un interruttore
collegato direttamente al loro piccolo ego. La cosa
buffa  che ha tossito nelle dita chiuse  indifeso!
Oh, s,  nascosto dietro la carriera e quell'interruttore
d l'impulso che lo tramuta in bambino, basta dare un
colpetto a quel bottoncino rosso, e in un istante il leone
diventa una timida, stupida colomba.
Si  sporta in avanti e ha premuto un interruttore
immaginario sospeso in aria. L'amarezza nella sua voce
era profonda, atavica.
Tic-tac ha detto e ha bevuto un lungo sorso dalla
lattina. Rataplan, eccoli qua, il signor Ragioniere,
il signor Direttore e il signor Atleta Milionario. Va' a
giocare col tuo tesoruccio, signor Politico, signor Pilota
Automobilistico. Voi uomini ha fatto un cenno di
disprezzo, pi che altro fra s, come per commiserarsi
con una voce interiore siete tutti parole a vanvera e
stronzate infantili.
Si  interrotta e ha sollevato gli occhi sopra la mia testa.
Odiavo Marc cos tanto ha detto tranquillamente,
quasi fra s che  un miracolo che sia durato cos
a lungo. E un miracolo che non sia morto prima per il
semplice fatto che lo volevo in quel modo, morto.
Ha abbassato gli occhi all'altezza dei miei e ha ripetuto
la parola con pesante enfasi.
Morto.
Signora Castor ho detto di nuovo.
Almeno era bello ha proseguito. Oh, s, con quella
fossetta sul mento e i capelli imbrillantinati alla Rodolfo
Valentino... chi era pi affascinante di lui? L'ho
visto al campo da tennis, le sue gambe, quei pantaloncini...
tempo cinque minuti ero gi innamorata persa.
Ha riso allegramente fra s per un secondo. Che
pazzi siamo stati! Mio padre era contrario al nostro
matrimonio, ovviamente. Ma quando hai dedicato tutta
la vita agli affari, per tua figlia vuoi qualcosa di meglio
che un altro ragioniere, certo. Un musicista, forse, o un
attore o uno scienziato. Inoltre Marc non era ebreo e
non era una cosa da poco nella mia famiglia. Oh, no,
per diventare un membro della trib dei Solchik, dovevi
dimostrare di che pasta eri fatto. Erano tipi tosti! La
gente spesso pensa agli ebrei come persone con la testa
china, che borbottano su vecchi libri. Ma quelli erano
ebrei con le mani callose. Quegli ebrei erano il sale della
Terra. Erano dediti alla cultura, ma erano anche dediti
al lavoro. Lo sapevi che mio zio  stato il primo capitano
di rimorchiatore ebreo del porto di New York?
L'ho guardata e ho scosso la testa.
Che c', ti sembra strano?
Ho scosso di nuovo la testa, questa volta in modo
compassionevole e mi sono alzato per andarmene. La
sua espressione si  incupita.
La gente come te, Nick, ha dei buoni propositi, ma
 handicappata. Sei ignorante. Credi di sapere, ma non
sai. Non sai niente. Sei uno di Monarch, fatto e finito.
Che cosa sai, eh?
Questa  una pazzia ho detto ad alta voce, buttandomi
bruscamente sulle spalle il cappotto.
Mi dispiace per te, ha detto che hai vissuto tutta la
vita in quel modo.  stato terribile ci che ti hanno fatto
quelle persone. Ovviamente anch'io ero coinvolta.
Sa una cosa? In quel momento mi stavo abbottonando
il cappotto con una specie di brusca ferocia.
Ne ho abbastanza di questa storia, signora Castor, e
di tutte le deliranti strane allusioni che sembra tirare
fuori. Sono venuto fin qua per gentilezza, perch mi ha
chiamato e da quando sono arrivato non ha fatto altro
che declamare farfugliamenti da ubriaca.
Ti prego, dimmi che ti stai arrabbiando con me.
Sembrava compiaciuta. Che fai ora, ti metti a piangere,
grande uomo?
Ormai non ne potevo pi.
La sua famiglia  stata molto importante per me nel
corso degli anni ho detto, girandomi per andare via.
Ma le garantisco che non mi esporr pi a una cosa
del genere. Se vuole giocare con qualcuno, signora Castor,
si prenda un cane. Lei ha bisogno d'aiuto e non
 il tipo di aiuto che posso darle. Spero proprio che si
faccia curare, e presto. Addio.
Quando me ne sono andato mi  balenata in testa
l'immagine della sua faccia vecchia e decrepita assumere
una specie di maliziosa espressione di gioia.
Di' ai tuoi genitori che ci siamo visti, l'ho sentita
gridare alle mie spalle, e che volevo raccontarti la verit,
ma ho deciso di non farlo. Diglielo. Di' loro che
per certe persone la morte  un sollievo e io non posso
aspettare.
Ho sentito i suoi passi strascicati scomparire dentro
casa, mentre attraversavo il lungo ingresso, ho aperto la
porta e ho lasciato entrare l'aria fresca e la luce.
...
.
...
Capitolo 24.
...
.
...
Due ore dopo la conferenza televisiva che annunciava
il delitto di Rob, le auto della polizia locale e di stato si
sono precipitate sulle strade di Monarch. Uomini con
pantaloni sgualciti, stupide camicie bianche e cravatta
hanno iniziato a passeggiare avanti e indietro sui marciapiedi,
sbirciando nelle vetrine dei negozi e parlando
agli abitanti incuriositi ed eccitati. E arrivata la prima
troupe del telegiornale, solo un piccolo furgone. Ed 
iniziata quella strana e accecante sensazione di essere
prescelti; quell'innalzamento della coscienza di s dei
cittadini di Monarch che sarebbe durato per molte settimane.
Nell'arco di pochi giorni, a causa della massiccia copertura
della stampa locale, sono stati richiamati dalla
polizia detective e investigatori in pensione della zona
che potevano dare una parvenza di ragionevolezza alla
caccia all'uomo. Uno dei fortunati  stato un uomo di
una citt confinante, che si chiamava Gary Nathwire,
andato da poco in pensione come vice sceriffo di contea.
Nathwire aveva una clamorosa attaccatura dei capelli
a punta che esprimeva autorit, una struttura fisica
austera e seria e un modo di parlare lento che ispirava
fiducia nel pubblico. Era sposato con un'insegnante,
aveva due figli e aveva vissuto e lavorato per trentanni
nell'ombra nel dipartimento di un famoso sceriffo
tormentato da uno scandalo, senza essere mai minimamente
macchiato di sospetto. Inoltre, aveva una grande
esperienza con i casi di fuggitivi. I produttori gli sono
piombati addosso con urla di gioia e tutti noi ci siamo
presto abituati alla sua faccia.
Fin dall'inizio, Nathwire si  dimostrato molto fiducioso
che Rob sarebbe stato catturato. Ha spiegato
come sia difficile, specialmente per chi non  esperto
nell'arte dell'evasione, sfuggire a una vera retata. Gli
esseri umani sono creature trasandate, ha detto. Lasciano
tracce del loro DNA sulle tazze di caff al ristorante.
Cospargono di impronte digitali tutto quello che toccano.
Lasciano nell'aria corridoi olfattivi facilmente
rintracciabili dai neuroni altamente sviluppati del fiuto
dei segugi e si muovono fra valanghe di carta e transazioni
elettroniche. Quasi inevitabilmente, cadono nella
rete di tracciabilit.
Se non succede niente di tutto questo, ha detto
Nathwire, allora spesso quando si ubriacano, al bar o
mentre ci provano con qualcuno, parlano; blaterano
delle loro imprese; si descrivono come eroi braccati che
sfuggono alla lunga mano della legge.
La granitica fiducia in se stesso di Nathwire sembrava
non crollare mai. Era assolutamente sicuro che la
consegna di Rob nelle mani della giustizia sarebbe stata
solo una questione di giorni.
E aveva torto.
Una settimana dopo la conferenza stampa, eravamo
ancora tutti scossi; eravamo ancora desolati per tutta
la situazione, ancora leggermente eccitati, senza volerlo,
per l'apparizione in mezzo a noi di qualcosa di cos
grosso, spaventoso ed elettrizzante. Credo anche che
eravamo in molti a fare segretamente il tifo per Rob
perch continuasse a sfuggire alla cattura, sebbene, in
quelle circostanze, non l'avremmo mai ammesso. Stavo
andando al lavoro in macchina quella mattina, quando
ho visto due auto della polizia di stato parcheggiate in
una certa direzione sul margine della strada, con i fari
accesi. Ho accostato a poca distanza e sono rimasto seduto
in macchina, a guardare. La decisione di comportarmi
in quel modo  stata immediata e istintiva.
Gli agenti avevano con s un pastore tedesco, uno di
quegli animali che sembrano avere il furore scritto nel
pedigree. Eretti, frementi, con grosse zampe, sempre
allerta dietro il muso affusolato. Gli agenti hanno sussurrato
qualcosa nell'orecchio al cane, gli hanno strofinato
un pezzo di stoffa sotto il naso ed  scappato via
nel bosco con un energico scatto. Seduto in macchina,
stando a guardare in silenzio, ho chiamato il laboratorio
col cellulare per avvisare che avrei fatto un po' tardi.
La strada sulla quale avevamo parcheggiato si trovava
appena fuori del centro abitato, collocata in quel
distretto dove la densit di popolazione inizia a cedere
il posto alle catene di colline coperte di fitto bosco. La
strada, chiamata Cliffside per il modo in cui fiancheggia
una vecchia cava in disuso, non  lontana da dove sono
cresciuto. Proprio nell'area in cui sostavamo, innumerevoli
sentieri si diramano nel bosco in molte direzioni.
Ho avuto un sospetto davvero strano, mentre ero l seduto.
Di proposito, ho tenuto quel sospetto ai margini
della coscienza, ma lo sentivo, distintamente.
Dopo circa dieci minuti, il cane  tornato sbucando
fuori dal bosco come un lampo. Se i cani potevano
sorridere - una domanda che avevo sentito fin da
bambino - allora, quel cane stava sfoggiando un sorriso
smagliante. Cinque minuti dopo che il cane era uscito
dal bosco, l'ha seguito un agente in borghese con in
mano qualcosa dentro un sacchetto nero per le prove.
Sono uscito dalla macchina e mi sono avvicinato all'auto
della polizia.
Laggi, lontano dalla grande citt, i poliziotti e la
legge di solito sono gentili, rilassati e amichevoli, non
avendo il fiato sul collo da parte delle autorit. Un
mondo a parte rispetto a quelli descritti in telefilm polizieschi
come Homicide e NYPD Blue.
Buongiorno, agente ho detto al poliziotto in borghese,
che ha annuito in silenzio in risposta al mio saluto.
Qualche progresso nel caso?
 della stampa? ha chiesto.
Assolutamente no. Sorridendo, ho spiegato che
ero solo un vecchio amico di Rob Castor e che passavo
di l. L'agente mi ha dato un lungo sguardo indagatore,
poi mi ha chiesto il mio nome. Gliel'ho detto e l'ha appuntato
su un piccolo taccuino. Poi ha annuito fra s,
come per confermare che avevo passato qualche controllo
interno sulla mia identit.
Solo i resti di un riparo ha detto, indicando con
il mento in una direzione approssimativa nel bosco. Il
cuore mi  balzato in gola, ma non ho detto niente e ho
annuito con sobriet. Potrebbe trattarsi di un barbone
o potrebbe essere qualcosa di pi ha aggiunto.
Ah-hah ho risposto.
L'uomo ha annuito, mi ha squadrato di nuovo ed 
salito lentamente in macchina dalla parte del passeggero.
Prima la sua e poi l'altra auto, come in un balletto
silenzioso, hanno fatto manovra e se ne sono andate,
una dietro l'altra. Sono rimasto l a lungo ad ascoltare,
per accertarmi che non mi potessero vedere, poi sono
rientrato in macchina. Sono rimasto seduto per alcuni
secondi in attesa che il cuore smettesse di battermi
forte, prima di attraversare la strada verso un vecchio
cantiere e parcheggiare dietro alcuni cespugli. Poi sono
uscito dall'auto, mi sono fatto coraggio e mi sono messo
in marcia verso il bosco.
Sapevo esattamente dove andare. Ho tagliato nel bosco
per i sentieri che ricordavo pi o meno a memoria,
anche a distanza di pi di vent'anni dal fatto. Era estate
inoltrata e l'odore di foglie verdi era intenso. Dopo dieci
minuti circa, sono riuscito ad arrivare al nascondiglio
fra i cespugli dove Rob e io avevamo parlato per la prima
volta di seni e avevo guardato i suoi scaltri occhi verde
mare aprirsi  chiudersi mentre mi istruiva su come
va il mondo. Eravamo stati l decine, forse centinaia
di volte, avevamo schiacciato l'erba ed eravamo rimasti
in quello spazio essenziale e raccolto dell'infanzia, provando
a vicenda l'adulto che c'era in noi. Sono rimasto
l in piedi a lungo, a ricordare. Nel corso degli anni,
altre persone evidentemente avevano scoperto il nostro
nascondiglio, perch c'erano pacchetti di sigarette accartocciati,
pezzetti di contenitori per il cibo in decomposizione
e anche l'edizione economica di un romanzo
inzuppata dalla pioggia, le cui pagine erano rigonfiate
formando un fiore rigido. Da una parte, si vedevano
i resti inceneriti di un fuoco da campo. Timidamente,
ridendo dentro di me, ho toccato le pietre annerite, ma
erano fredde. A un certo punto mi sono incamminato
lentamente verso la radura, chiedendomi cosa avevano
portato via nel sacchetto per le prove. Sono rimasto in
piedi, riflettendo, sorridendo leggermente, completamente
perso nei miei pensieri, quando nel bel mezzo dei
vari rumori sommessi del bosco trasportati dal vento 
arrivato uno strano richiamo. E arrivato di nuovo, basso
e insistente.
Mi sono sentito gelare.
Per circa due anni, quando eravamo bambini, Rob
era stato molto bravo a imitare il canto degli uccelli.
Portava con s delle guide sugli animali in uno zaino,
un binocolo Leitz Trinovid in una custodia di gomma e
spesso un elenco degli animali individuati tutto sporco
arrotolato in tasca. Mi piacevano gli uccelli, ma da appassionato
che apprezza semplicemente la loro bellezza
estetica, sebbene mi ricordassi l'abilit di Rob nell'imitare
il loro canto. Mi ricordavo anche, a distanza di
molti anni, di essere rimasto immobile di notte in un
parco di Washington D.C., nel periodo in cui ero nullafacente
e completamente preso dalla fisica divulgativa,
e di essermi meravigliato di fronte alle note liquide e
tremolanti di un tordo particolarmente ambizioso.
Il richiamo  arrivato di nuovo, forte, riecheggiando
nell'aria. Era un suono lamentoso, a met fra un grido
e un belato. Arrivava da non molto lontano, da qualche
parte nel bosco dall'altro lato della radura. Mi sono
scrutato attentamente intorno senza vedere nessuno.
Sono rimasto l in piedi a lungo, ascoltando quel suono,
con un brivido che mi correva lungo la schiena. Poi ho
iniziato a incamminarmi lentamente nella direzione da cui proveniva.
...
.
...
Capitolo 25.
...
.
...
Le lacrime sono arrivate inaspettate, al lavoro. Mentre
riempivo un modulo d'ordine per un antibiotico a largo
spettro per animali prodotto dalla Knight Pharmaceuticals,
ho posato la penna e improvvisamente mi sono
accorto che stavo per mettermi a piangere. Dato il continuo
rimuginare della mia testa negli ultimi tempi, 
stata la parola knight, il cavallo degli scacchi, che ha agito
da stimolo per la memoria e ha riportato i miei pensieri
indietro nel tempo, a un ricordo d'infanzia in cui
giocavo a scacchi con Marc Castor. Avevo giocato molte
volte a scacchi con il calmo e impassibile Marc Castor
e mi aveva quasi sempre battuto, con una sola eccezione.
Quel giorno, ero ridotto a pochi pezzi disseminati
qua e l e con un'ultima raffica di mosse gli detti scacco
matto e vinsi. Ricordo bene la sua espressione sorpresa
e il modo in cui si gir sulla sedia, come per invitare un
pubblico incredulo a testimoniare quella sbalorditiva
svolta. Da quel giorno in poi, ho portato quella vittoria
dentro di me - e lo stupore sul suo volto - come parte
della leggenda della mia esperienza personale e solo
allora, seduto nel mio ufficio con la penna in mano, ho
capito che Marc mi aveva fatto vincere. Era stato un
suo regalo, una specie di messaggio, e la sensazione di
riviverlo, come se fosse una carezza viva e calda ricevuta
da un braccio lungo vent'anni, mi ha fatto iniziare a
piangere senza che riuscissi a trattenermi.
Quello che dovevo fare era chiaro. Mi sono alzato
dalla scrivania, sono uscito a grandi passi dalla porta
sul retro che d sul parcheggio (pienamente consapevole
che il mio comportamento strambo degli ultimi
tempi al lavoro stava sempre pi diventando oggetto di
conversazione), ho guidato dritto all'agenzia di viaggi,
ho comprato un biglietto e poi sono sfrecciato a casa
per fare la valigia.
Quando sono arrivato a casa, Lucy, allarmata dalla
mia telefonata, mi stava aspettando. L'ho fatta sedere e
le ho detto che mio padre aveva avuto una ricaduta
e che dovevo andare l da lui immediatamente. Non so
esattamente perch non le ho detto la verit. Forse perch,
gradualmente, poi in maniera crescente nei mesi
successivi alla morte di Rob Castor, la verit era diventata
un nemico. Mi ha guardato con apprensione mentre
infiorettavo quella bugia, poi si  sporta in avanti
e, con mia sorpresa, mi ha abbracciato sinceramente.
Gradito com'era, il contatto con lei  stato addirittura
sconvolgente, non ultimo per la carica di elettricit
sessuale che lo accompagnava. Non avevo contatti fisici
con Lucy da mesi e ho cercato di non giudicarmi
troppo severamente per il fatto che, mentre i suoi occhi
mi trasmettevano un momento di candida tenerezza nel
quale riuscivo a scorgere, come in un mazzo di carte
aperte a ventaglio, la preoccupazione per mio padre,
l'afflizione per il nostro matrimonio e per questa ragione
la sua recente solitudine, la mia mente era offuscata
dal pensiero della carnagione oscillante dal rosa al
bianco del suo corpo.
Quando l'abbraccio  finito e lo strano circuito misto
che ci ha avvolti per un secondo si  interrotto, mi
sono girato per andarmene. Quasi sicuramente, appena
ho fatto manovra con l'auto per immettermi in strada,
lei era gi al telefono con Purefoy.
Andando all'aeroporto, ho telefonato ai miei genitori
per annunciare il mio imminente arrivo. Mia madre
era tesa e riluttante, come se avesse intuito qualcosa fin
dall'inizio, e ha cercato per un attimo di evitare di vedermi
accennando a qualcosa sul suo circolo letterario,
ma io l'ho messa alle strette. Le ho detto, con tono di
voce forte e chiaro, che Shirley Castor mi aveva spiegato
tutto e stavo arrivando per avere delle risposte.
Il modo in cui ha inspirato per lo stupore mi ha detto
tutto quello che dovevo sapere.
Mi sono presentato alla loro porta sentendomi come
un enorme proiettile in corsa, sparato da una pistola
a quasi quattromila chilometri di distanza. Respirando
profondamente per un attimo, ho suonato.
Mia madre ha aperto la porta e mi ha baciato sulla
guancia, con una faccia che non lasciava trapelare niente
di quello che provava dentro di s. Com' andato
il volo? ha chiesto con un tono di voce piatto e teso.
Indossava una camicia azzurra larga, un paio di pantaloni
corti blu scuro, che le facevano sembrare le gambe
leggermente storte, e scarpe sportive. Aveva i capelli
perfettamente pettinati col suo caratteristico caschetto
con la frangia per niente sexy ed ero sicuro che quella
mattina era stata dalla parrucchiera a farsi lavaggio e
messa in piega.
Bene ho risposto.  andato tutto liscio.
Fantastico ha detto, evitando di guardarmi negli
occhi.
Ho sorriso a malapena, pensando che non era un
divorzio quello che stavamo per affrontare in quel momento.
Un divorzio avviene alla luce del sole, le sue ragioni
sono scritte con il linguaggio forbito dei contratti;
i figli e le propriet sono divisi per legge. Ma quello che
 stato fatto a me  subdolo. E come essere divorato dai
batteri dall'interno.
Nick ha detto mio padre da dietro mia madre.
Sono entrato nella stanza, notando che aveva fatto progressi
passando dall'infantile uniforme in pigiama a un
paio di pantaloni di tela indiana, una camicia elegante
e le immancabili scarpe da ginnastica bianche. Stranamente,
aveva in testa il cappello, anche se la porta che
dava sul patio nel retro era aperta e lasciava entrare la
debole brezza calda del deserto. Ho immaginato che
l'avessero aperta la mattina, poi avevano ricevuto la mia
telefonata e, nella frenesia che era seguita, se l'erano
semplicemente dimenticata. In un altro momento, questo
avrebbe suscitato una reazione di comprensione da
parte mia per la sbadataggine che aumenta progressivamente
con l'et. Ma quella volta ero l per ragioni
diverse. Ed era evidente che anche i miei genitori erano
in assetto di guerra.
Pap ho detto, muovendomi verso di lui e poi facendo
un passo indietro; l'impulso di abbracciarlo si 
smorzato.
Va bene ha detto, come per riconoscere che l'atmosfera
fra noi si era nuovamente raffreddata. Va
bene, allora. Siediti.
Mia madre era scappata in cucina ed era ritornata
quando ero seduto sul divano, con un vassoio di patatine,
salsa e limonata. L'ha posato in silenzio. Mio padre,
borbottando, si stava ancora abbassando per sedersi
sul divano; le giunture delle ginocchia gli si sono bloccate
inevitabilmente a una certa inclinazione e gli ultimi
centimetri  crollato gi sui cuscini con una caduta libera
silenziosa, terrificante per le sue implicazioni. Allora,
Nick, ha detto mia madre, sono molto contenta
che vada tutto bene ha portato le mani al petto e le ha
sventolate in aria senza un motivo apparente al lavoro
e a casa con Lucy.
Gi. Ho bevuto un sorso di limonata e ho annuito.
Va bene ha detto mio padre per la terza volta.
Dunque siamo qui. Una cosa alla volta. Pu sembrare
strano, Nick, ma sono contento che tu sia venuto.
Davvero? ho detto.
 vero, s. Vuoi dei chiarimenti e noi te li daremo.
Te lo dobbiamo, figliolo e quella parola, fondamentalmente
cos neutrale,  sembrata divampare improvvisamente
nella stanza. Mi sembra il minimo. E noi lo
faremo per te.
Tutti fanno dei compromessi nella vita e li abbiamo
fatti anche noi ha detto mia madre, con quella che
sembrava una preventiva introduzione retorica. Si  seduta
accanto a mio padre con la mano destra tremolante
sulle labbra. Erano altri tempi.
Allora, parliamone ha detto mio padre.
Bene ho annuito.
Ti starai chiedendo perch  accaduto, naturalmente
ha detto mio padre.
S, certo.
Probabilmente starai pensando: Perch un uomo
ha fatto questo a una persona che chiamava figlio?.
Diciamo cos.
A quei tempi era tutto molto diverso  intervenuta
mia madre.
Prima di tutto, vorrei iniziare con un quadro generale
della situazione ha detto lui. E, fra l'altro, una
delle cose che far  chiarirmi con te, va bene?
Ho annuito.
Conosci la depressione, figliolo? Sai cos'?
Credo di avere una vaga idea.
No, non ce l'hai, a meno che non te l'abbiano diagnosticata.
Non significa essere triste perch ti hanno
licenziato, ti hanno scavalcato al lavoro o sei stato sottoposto
a una verifica.  come essere intrappolati in
una densa melma puzzolente che ti si chiude sopra la
testa e non riesci a muoverti, a vedere e neanche a tirartene
fuori da solo. E io, va bene, lo ammetto, ero
depresso. Ehi, andavo anche da uno strizzacervelli ha
detto mio padre con stupore. Nei due anni prima che
tu nascessi, ero maledettamente abbattuto per qualsiasi
cosa. E a quei tempi non era come oggi, sai, che essere
infelici  come un nuovo ballo e tutti lo fanno per
seguire la moda, con le pillole e i dottori. No, a quel
tempo, oltre a renderti maledettamente triste, ti faceva
anche sentire in imbarazzo. Tua madre diceva: Larry,
dove sei? Riesco a vederti ma non sei qui. Dov'ero?
Bella domanda! Non sto cercando di scusarmi, ti sto
dicendo che soffrivo del male di vivere. Avevo toccato
il fondo, va bene? Perci quando  successo quel che 
successo e quell'essere umano spregevole, quel cosiddetto
amico di famiglia dall'altra parte della strada, che
ha approfittato della tua povera mamma, chiamandola
e facendole visita continuamente, attirandola come un
ragno nella sua tela e fiaccandola con la sua cosiddetta
compassione, perch lui sapeva parlare, lo sapeva
fare bene... quando l'ha fatto e ha approfittato della
sua bont d'animo, be', immagino di aver detto che era
solo una delle tante cose brutte che capitavano. Inoltre
era come se fossi talmente chiuso in me stesso, che mi
sembrava quasi che stesse capitando a qualcun altro.
Chiss, forse il fatto di essere depresso in quel modo mi
ha facilitato un po' le cose. E comunque quali alternative
credi che avessi a quel punto, Nick?
L'ho semplicemente fissato.
Te lo dico io. Erano due ha continuato con voce
alta e debole. Distruggere entrambe le famiglie con
una lite spaventosa, oppure sacrificarmi e ingoiare il rospo.
Dopo una pausa, ha detto: L'ho ingoiato. Devi
sapere che non era affatto buono.
Sopra di me, riuscivo a sentire, piuttosto che vedere,
mia madre che si contorceva lentamente da una parte
all'altra, le mani portate al petto in una posa di silenziosa
supplica. Ho bevuto un lungo sorso dal mio
bicchiere, provando rabbia per come il sacrificio della
mia vita sull'altare della convenienza stava per essere
incluso nell'antologia dei miei genitori fra le storie su
cosa si deve fare per campare.
Perch non hai semplicemente abortito, mamma?
Oh, per carit di Dio! ha esclamato mio padre.
Nick la sua voce era cos flebile che quasi non si
sentiva. Ti prego, perch mi chiedi una cosa del genere?
Si  sporta per toccarmi la fronte, ma io ho allontanato
la testa. Non fare cos, Nick. Ti prego, non farlo.
Non ho voluto abortire perch ti volevo. Volevo esattamente
ci che ho, cio una persona splendida nella
mia vita. Ti volevo. Ti ho avuto. Sono incredibilmente
orgogliosa di te. Ecco perch.
Il dottore disse che aveva un utero molto sottile ha
continuato mio padre, accigliato e un aborto sarebbe
stato molto pericoloso. Inoltre, tua madre ha ragione,
volevamo un altro bambino. Non volevamo che Patrick
crescesse senza fratelli.
Abbiamo fatto dei compromessi ha detto mia madre.
Siamo arrivati a una specie di accordo ha aggiunto
lui.
Erano altri tempi ha detto lei.
Ho chiuso gli occhi e ho sentito come se dalla parte
opposta alla rabbia si aprissero profondi, quasi infiniti
canyon di stanchezza interiore.
Quanto ero stanco in quel momento. Mi sarei potuto
addormentare all'istante sul divano.
Un accordo sul mio futuro senza la mia partecipazione
ho detto, riaprendo gli occhi. Non  un granch
come accordo, dal mio punto di vista.
C' stato un attimo di silenzio, durante il quale mio
padre ha guardato a terra e mia madre, incapace di stare
ferma, ha fatto due rapidi passi in avanti, ma ha convertito
immediatamente quel movimento mettendosi
senza motivo ad aggiustare delle fotografie su un tavolo
da t l vicino.
Perdonatemi, ma ancora non riesco a fare mente
locale. Ho riso senza senso. Voglio dire, quando me
l'avreste detto, se ora non fossi venuto qui?
Questa forse  stata la parte peggiore di tutta la storia
ha detto mia madre rapidamente, alzando lo sguardo
dalle fotografie. Avevamo messo in moto il treno,
poi eri gi troppo grande, avevi la tua famiglia e non
riuscivamo ancora a fermare questo treno. Non sapevamo
come fare a fermarlo. Volevamo farlo, ma sembrava
troppo tardi e avevamo paura che questo potesse creare
solo amarezza e difficolt.
Deplorevole ha detto mio padre. E stato deplorevole,
s.
Deplorevole? ho chiesto e ho riso di nuovo, questa
volta con un suono alto e rauco, sentendo un altro
muro di autocontrollo crollare con un tonfo. Un
giorno di pioggia  deplorevole. Bocciare a un esame
 deplorevole. Dimenticarsi dell'appuntamento con
il dottore  deplorevole. Ma aver vissuto tutta la vita
come un bugiardo del cazzo  dannatamente peggio
che semplicemente deplorevole.
Ma mio padre ha solamente replicato con calma:
Non si  trattato di una bugia.
E di cosa, allora?
Di omissione, forse ha risposto. Ma non la intendevamo
in quel modo, Nick. La intendevamo come la
cosa giusta da fare per salvare la nostra famiglia e darti
la migliore vita possibile. E guardati ora ha detto mio
padre. Hai braccia e gambe, una bella moglie, due figli
e un...
Smettila! ho urlato.
Mio padre ha guardato mia madre e ha scrollato le
spalle. Poi si  girato di nuovo verso di me e ha scosso
la testa, come per rammaricarsi. Smettere che cosa,
Nick?
Smettila con questa maledetta farsa, pap. Smettila
di cercare di far finta che tutto sia stato sempre normale
e fantastico, a parte qualche piccolo insolito dettaglio.
Mi sono alzato in piedi, le mie mani facevano involontariamente
movimenti bruschi e taglienti nell'aria.
Non pensare che tutto vada bene. Perch non va per
niente bene. Ho una relazione, probabilmente sto per
divorziare e ho fatto cos tante assenze da lavoro ultimamente
che presto potrei anche essere licenziato. La mia
vita sta andando a rotoli, chiaro? Ho visto mia madre
indietreggiare. Sei contenta ora, mamma?  questo il
figlio bastardo che sei cos dannatamente orgogliosa di
aver cresciuto?
Questo linguaggio  proprio necessario? ha detto
mia madre.
Linguaggio? mi sono afferrato la testa con entrambe
le mani. Potresti smettere di preoccuparti per un
dannato secondo del linguaggio e di cosa  educato e
corretto? Potresti smetterla ormai stavo urlando per
almeno un minuto di fingere recitando la parte della
dannata famiglia perfetta!
Continua ha detto mio padre, appoggiandosi con
la schiena ai cuscini. Urla, grida, sfogati un po', figliolo.
Ti far sentire meglio. Ne hai il diritto.
Cosa credevate di fare, per Dio? ho gridato.
L'amore non ha bisogno di scuse. Mia madre ora
parlava pi in fretta; probabilmente negli ultimi quattro
anni si era esercitata con la sua squadra di terapisti
e stava recitando il discorso che aveva preparato. Abbiamo
fatto vivere l'amore, questa  la cosa importante.
Ti abbiamo amato molto e non ti  mancato niente.
Ogni vita ha i suoi giorni di pioggia; ci sono giorni brutti
e scheletri nell'armadio in ogni parte del mondo. La
gente muore prematuramente, impazzisce, i matrimoni
vanno in pezzi. Ma tutto considerato, ti abbiamo dato
tutto quello che abbiamo potuto.
Eccetto che la verit ho detto, poi mi sono rivolto
a mio padre. E per quanto riguarda te, dovrei chiamarti
pap o Larry? Dovrei chiamarti misero sostituto
che non ha mai avuto le palle di dirmi la verit o qualcos'altro?
Pap?
C' stato un attimo di silenzio.
Per ha detto mio padre, rivolgendosi a mia madre.
Ce l'ha proprio con me oggi, non  vero? Non so
quanto mi vada gi e non so come la prender. Vuoi
scusarti, figliolo?
No.
No?
No ho ripetuto.
Mio padre ha annuito, come se se lo aspettasse. Con
uno sforzo, ha cercato di alzarsi in piedi e ha iniziato
a incamminarsi verso la stanza da letto. Ho notato la
sua fragilit, il suo passo incerto e mi ci  voluta forza
di volont per tenere a freno la mia rabbia. Ma ce l'ho
fatta, nutrendola con i pezzi della sua bugia e di ci che
avevo perso nella vita e che non sarei pi stato in grado
di recuperare. Si  fermato all'ingresso della stanza e ha
detto: Stai diventando davvero odioso, probabilmente
 quello che volevi. Be', voglio che tu sappia, prima che
ti mandi all'inferno per sempre....
Larry ha supplicato mia madre.
Ha alzato la mano come un vigile urbano, con il palmo
rivolto verso l'alto. Voglio che tu sappia che, prima
di tutto, chi  senza peccato scagli la prima pietra, ci
siamo capiti? Se hai una relazione va bene, sono affari
tuoi. Ma se da quella relazione nasce un bambino, cosa
fai? Per quanto riguarda me, io ero fuori luogo qui. Ero
la parte lesa. Credi che sia stato contento della situazione,
piccolo bastardo?
Ho sentito mia madre singhiozzare. In tutta la nostra
vita, col passare degli anni, non erano mai state pronunciate
parole indecenti
Ho fatto del mio meglio per amarti come se fossi
mio figlio e ho sempre cercato di pensare a te in quel
modo, come sangue del mio sangue. Ho sempre parlato
di te, lo sai questo? S, mi sono sempre vantato di
te. Quegli articoli che hai pubblicato all'universit sulla
Biological Review, non credo che ci sia stato qualcuno
a Monarch a cui io non l'abbia detto. Dimentichi,
perch ce l'hai con il mondo intero, che sono stato
io a insegnarti come saperti muovere nella vita. Forse
sono stato chiuso in certe circostanze, ma non ti  mai
mancato niente. Quello che fanno i genitori... significa
qualcosa nel libro della vita? Chi lo sa. Ma tu vedi solo
un lato della medaglia, Nick. Capisco che stai soffrendo
in questo momento.  terribile quello che ti  successo...
forse, ma dal lato opposto della medaglia, forse
no. Anch'io ho le mie angosce. Sono vecchio e mi sto
incamminando verso il tramonto. Dovrei essere amareggiato,
dovrei rammaricarmi e prendermela, ma che
senso ha e perch dovrei? Sono quello che ho voluto
essere e non quello che poche altre persone pensavano
di me. Ricercare il colpevole  una perdita di tempo. Se
riesci ad accettarlo, bene. Se non ci riesci, be', divertiti
a lottare. Entrando nella stanza da letto, ha chiuso
lentamente la porta.
Ho lasciato andare il respiro che avevo trattenuto e
mi sono seduto di nuovo sul divano. Da lontano, come
ascoltando Shakespeare dall'ultima fila, ero consapevole
che aveva fatto un nobile discorso ricco di nobili
pensieri, ma in quel momento mi sentivo soprattutto
deluso. Ero deluso perch quello che desideravo pi
di ogni altra cosa in quel momento era potergli conficcare
una lancia infuocata nel fianco. Per qualche motivo,
anche se sapevo che mia madre era l'unica o pi
di ogni altro da biasimare, era lui per primo contro il
quale chiedevo vendetta; era lui che volevo sacrificare
per primo dolorosamente in nome della verit, prima
di passare a lei. Sapevo che questo non aveva senso,
ma non mi importava. Volevo che lui ricordasse quel
giorno come il pi nero, il pi atroce che avesse vissuto
e invece, in un certo qual modo, mi sentivo di nuovo
rifiutato da lui.
Rimasta da sola nella stanza con me, mia madre si
reggeva la testa.
Mi sento come un uomo di mezza et di fronte al
suo primo complesso di Edipo ho riso senza gioia.
Praticamente, mi sento quasi del tutto svuotato.
Capisco ha annuito lei. Poi, dopo un attimo, ha
chiesto con prudenza: Ti dispiace se dico una cosa?.
No.
Non sono sicura che alla fine tutto accada per una
ragione, Nick, nonostante quello che dice la religione.
A volte, le cose accadono e basta. Tuo fratello ha continuato
con voce soffocata e flebile era un bambino
difficile, io ero sola in quella casa nuova molto grande
e tuo padre  stato altrove, per quelli che sembravano
mesi senza fine. A volte, gli uomini lo fanno, specialmente
quando i figli primogeniti sono maschi, credo. In un
certo senso, si estraniano e osservano da lontano, forse
un po' per gelosia e anche per altre ragioni. Inoltre ero
molto stanca, stanca come se avessi mangiato la sabbia,
stanca come se avessi dimenticato di avere mai avuto
energia e pensassi che non ne avrei avuta mai pi. Si
 fermata, pensierosa, aspettando che dicessi qualcosa.
Dato che rimanevo in silenzio, ha proseguito: Ma c'
una cosa che voglio che tu sappia, Nick. Ho amato tuo
padre. Lo amavo allora, dopo quello che  successo e lo
amo tuttora. Le persone fanno pazzie impulsivamente,
come ho fatto io, senza smettere di amare. Il cuore umano
 una cosa strana. Ha sorriso tristemente, ha unito
le mani e le ha disgiunte di nuovo. E posso dirti anche
un'altra cosa, cio che alla fine, dopo che sei nato, quando
la fase peggiore della rabbia di tuo padre ha iniziato
a sbollire,  riuscito a parlarmi di nuovo e mi ha detto
che mi amava ancora, be', penso di non aver mai amato
di pi una persona in vita mia. Il sacrificio ha detto 
un gesto molto bello in un uomo. Alcune delle cose pi
nobili nella vita vengono dal sacrificio.
Si aspettava che parlassi, ho alzato la testa e l'ho
guardata dall'alto di tutto quello che avevo imparato
nelle ultime settimane. Per un lungo lasso di tempo,
mi sono sforzato di scrutare le calde indisturbate profondit
del cuore dove risiedeva la compassione. Ma in
quel momento la compassione mi evitava. Ho pensato
improvvisamente a Rob Castor, uno strano sapore amaro
di rame mi  salito in bocca e il sangue mi pulsava
forte in testa, mentre guardavo la donna che mi aveva
messo al mondo e le ho detto la verit: Mi fai schifo
ho detto, alzandomi per andarmene.
...
.
...
Capitolo 26.
...
.
...
Che cosa mi stava succedendo? Era come se la scomparsa
violenta di Rob dalla vita avesse prodotto una
specie di vento, una forte corrente d'aria contraria che
ha spazzato via il falso apparato scenico della mia paternit
e, cos facendo, ha accelerato la rovina del mio
matrimonio, mi ha fatto allontanare dai miei figli, ha
mandato mio padre all'ospedale e, ultimo in ordine di
tempo, ha piantato un palo nel cuore della mia relazione
con l'unico genitore biologico che mi era rimasto. Se
la sua morte non ha causato concretamente tutte queste
cose,  stata in un certo qual modo una complice fondamentale.
Alla fine, alla vulnerabilit di tutta quella
vera e propria esposizione mediatica, si  aggiunto lo
sconcerto. Com'era possibile che la scomparsa di un
uomo potesse aver innescato una serie di incidenti a
catena quasi fatali nella vita di un altro?
Il giorno dopo, rientrato dalla visita ai miei genitori,
ho avuto spesso la sensazione di sdoppiarmi in due
persone, una delle quali, cambiata dalla dura verit, riusciva
a guardare l'altra vivere ancora il sogno della sua
continuit biologica. Sapevo di aver costruito un'intera
personalit sulla vocazione del mio presunto padre
per la chimica industriale. I suoi libri consumati sullo
scaffale, con i diagrammi che replicavano all'infinito le
molecole di carbonio, nella vita mi avevano indirizzato
brancolante sul sentiero della scienza e sul cammino
della ragione deduttiva; la sua apparente incapacit di
dialogare con me aveva affinato la mia abilit nel condurre
certi tipi di conversazione interrogativa silenziosa,
per rompere pi facilmente quella breccia, mentre
mi spingeva costantemente verso mia madre e produceva
in me un intuito quasi felino per i pensieri degli altri.
Questi erano i fatti essenziali e originari della mia vita.
Erano gi scritti. Erano accaduti. Non potevano essere
cancellati. Ma come sarebbe a dire che erano falsi?
Come sarebbe a dire, mettendo da parte la disperazione
che provavo? E come sarebbe a dire che il mio vero
padre, settimana dopo settimana, anno dopo anno, mi
aveva guardato vivere la vita a centocinquanta metri di
distanza dalla porta di casa sua fino al giorno della sua
morte e, neppure una volta, per il mio bene, si era tolto
la maschera dalla faccia?
In tali circostanze, era chiaro che c'era una sola persona
al mondo a cui potevo parlare di questa cosa. Io
e Belinda avevamo avuto pochi contatti dopo la nostra
relazione iniziale, a parte alcune sporadiche affettuose
e-mail, perch tutti e due, credo, avevamo reagito all'accaduto
ritraendoci, come fanno gli adulteri, ansiosi di
nascondere il nostro crimine. Sebbene sia rimasto turbato
e a momenti pentito di quello che avevo fatto, ero
anche consapevole che sarei stato capace di farlo di nuovo.
La sgradevole consapevolezza che era ufficialmente
la mia sorellastra aveva rovinato quel desiderio, anche
se non l'aveva del tutto cancellato. Ma l'ho chiamata lo
stesso. Una conversazione sincera con Lucy era impossibile
in quel momento e per quanto riguarda altri amici
fidati, la mia vita (come quella della maggior parte degli
uomini) era stata in parte una lenta costante perdita di
confidenti e di conoscenze strette della giovent.
So tutto ha detto Belinda quando sono entrato
nella sua stanza d'albergo. Indossava i jeans e una maglietta
attillata con la scritta KILLBILLY, si teneva le mani
sulle orecchie e scuoteva la testa con la bocca aperta in
una rigida O di stupore. Mia madre me l'ha detto stamattina
quando sono andata l con Hiram per convincerla
a disintossicarsi ha detto. Oddio allungandosi
per abbracciarmi.  talmente assurdo che non ci sono
parole per descriverlo, ti pare?
Invece di parlare, per un attimo, l'ho semplicemente
tenuta fra le braccia, godendomi la forza, il calore e,
con quel calore, la familiare energia vitale sprigionata
dal suo corpo.
Belinda ho detto finalmente, staccandomi da lei.
Come stai, Nick?
Come sto? ho fatto una smorfia. Fondamentalmente,
intontito. Mi sento come se fossi in uno di quei
reality show televisivi, come se avessi varcato una porta
e mi fossi risvegliato nella vita di un'altra persona.
Be', in un certo senso,  esattamente quello che 
successo. Vieni qua e siediti, dolcezza, mi sembri esausto.
Sorridendo, mi ha invitato sul divano e mi ha preso
la mano mentre ci sedevamo insieme. Poi si  sporta in
avanti e mi ha osservato attentamente per un attimo,
con gli occhi spalancati, sbattendo le palpebre.
Fratello? ha chiesto.
Sorella? ho risposto.
Riesci a credere a questa stronzata?
A fatica ho detto.
In effetti, sto cercando di capire ha mormorato
se c' qualche opportunit.
Di che tipo?
Mi ha sorriso da lontano. Di crescita.
Non sono sicuro di capire.
Secondo il mio maestro roshi ogni tesoro  custodito
dai draghi. La trama della tua vita si  strappata,
Nick. Forse ora hai la possibilit di passare attraverso
quello strappo e scoprire la tua verit.
Apprezzo il bel sentimento ho detto, aggrottando
la fronte. Ma, in parole povere, che cosa faccio quando
trovo questa verit? Come la utilizzo? Ci sono corsi
sui finti padri? Si possono prendere lezioni su come
non odiare le persone che ti hanno cresciuto nella menzogna?
Nick ha detto dolcemente, scuotendo la testa.
Andiamo.
No, davvero, parlo sul serio. So gi che passer il
resto della vita a cercare di capire perch  accaduto e
chi era in fondo quest'uomo chiamato Marc Castor. Voglio
dire, chi era veramente? So che fondamentalmente
era un bel tipo, che profumava di liquido per il lavaggio
a secco ed era abbronzato tutto l'anno, ma cosa l'ha
spinto a fare quello che ha fatto? Non pu essere stato
la persona semplice che sembrava, perch le persone
semplici non scopano le signore della casa di fronte e
dicono sempre la verit ai loro figli bastardi, vero?
Senza dire niente, Belinda si  accesa una sigaretta.
L'aspetto pi duro ho detto  la consapevolezza
che non ritorner, mai pi, e c' tutto un mondo che mi
ha fatto nascere, un milione di conversazioni che non
ha fatto con me e un futuro che non conoscer mai. Al
centro di tutto questo c' nostro padre. C' stato un
momento di pausa. Nostro padre ho ripetuto quella
parola, assaporandola. Prima di rendermene conto, ho
aggiunto con asprezza: Quello stronzo!.
Belinda mi ha guardato, senza dire niente.
Quell'incredibile bastardo pezzo di merda ho detto,
riprovando.
Ha annuito, come se fosse d'accordo. Poi ha detto:
Vai avanti.
Dannato testa di cazzo.
Ancora.
Maledetto smidollato. Incredibile stronzo di un codardo.
Un vero coglione senza spina dorsale.
C' stato un altro momento di silenzio.
Mi viene da piangere ho detto.
Ha continuato a studiarmi con calma.
Forse dovresti piangere, Nick. Forse  esattamente
quello che dovresti fare.
Mi aiuti? ho chiesto.
Aiutarti?
Puoi dirmi qualcosa che lo faccia succedere?
Farti piangere?
S. Mi dici qualcosa che non so? Passer il resto della
vita a riempire dei vuoti. Dimmi qualcosa di concreto
a cui posso aggrapparmi e che mi sconvolga, ti prego.
Ha aggrottato le ciglia. Perch? ha chiesto.
Perch ne ho bisogno. Raccontami le parole mi
uscivano dalla bocca senza riflettere della sua morte.
Cosa?
Dimmi com' morto ho detto, compiacendomi del
tono tassativo delle mie parole. Parlamene.  l'ultima
volta che  stato al mondo. Voglio saperlo. Dimmelo,
Belly.
Ha fatto un lungo, riflessivo tiro di sigaretta.
Vuoi ha detto, come per assicurarsi di aver capito
bene che ti racconti la sua morte.
S ho detto.
La sua morte, giusto?
Ti prego.
Va bene. Ha scosso la testa e si  ricomposta un attimo
prima di parlare. Be', la sua morte  stata come la
maggior parte... delle morti, in effetti. Un giorno c'era
e il giorno dopo non c'era pi.
Come se n' andato? ho chiesto.
Credo che la risposta migliore sia dolcemente. 
stato come il fumo che scivola via dalla finestra.
Uh-huh.
Veramente ho guardato i suoi occhi restringersi
leggermente sforzandosi di ricordare sono convinta
che se ne volesse andare, alla fine. Il cancro l'aveva
svuotato come una conchiglia e non poteva fare molto.
Soprattutto, gli antidolorifici gli avevano distrutto la
memoria, perci se ne stava semplicemente l, mentre
noi vivevamo intorno al suo letto. Era una grande commedia
in cui lui fingeva di essere solo un po' indisposto
e che presto sarebbe stato meglio, anche se sapevamo
tutti che non sarebbe successo, compreso lui.
Le ho afferrato la mano, stringendola.
Dio ho detto. Questo inizia a farmi male. Mi piace.
Ha alzato gli occhi al cielo, con la sigaretta in bocca.
Mia madre era l'attrice principale in questa storia. Era
una strega talmente egocentrica che, in un certo senso,
mi ha sorpreso come sia diventata agguerrita alla resa
dei conti. Ha passato quelle che mi sono parse settimane
accampata accanto al suo letto, recitando il suo copione,
cio che tutto sarebbe andato bene, che avrebbero
iniziato tutto da capo, loro due, e questa volta ce
l'avrebbero fatta. Non mi avevano mai dato l'impressione
di piacersi cos tanto, ma non l'avresti mai detto
dal modo in cui si  comportata alla fine. A quel punto,
lui non riusciva a mangiare o a dormire molto e lei lo
appoggiava rannicchiato sul suo grembo e gli cantava
una canzone strampalata su come era giovane e bello
e come la faceva impazzire, lui ascoltava, sorrideva e
sembrava anche divertito. Era il suo bacio di addio, il
suo ultimo gesto di generosit. La sua fondamentale
gentilezza... non so se abbia mai fatto del bene a qualcuno,
ma lo rende un uomo assolutamente fantastico ai
miei occhi.
Ha spento la sigaretta.
Meglio ho approvato. Mi sta uccidendo. Vai avanti.
Nick ha detto.
Fammi piangere! all'improvviso ero irremovibile.
Fallo!
Ha borbottato fra s qualcosa di incomprensibile,
poi ha alzato gli occhi e mi ha guardato, quasi in segno
di sfida. L'ultima cosa che mi ha detto  che mi avrebbe
amato per sempre, ha detto con voce forte e chiara,
che aveva sempre saputo che da adolescente fingevo di
odiarlo, che non era vero e che ero semplicemente una
ragazzina.  stato in quel momento che ho iniziato a
piangere, anche se eravamo tutti d'accordo che nessuno
di noi l'avrebbe fatto in sua presenza. Allora ha sorriso,
come se sapesse che avevo appena infranto il nostro patto,
gli ho afferrato la mano e l'ho stretta. Siamo rimasti
seduti l per un po', senza dire niente, mentre ascoltavo
il suo respiro, che era profondo e lento. L'infermiera
che era presente deve aver avvertito tutti, perch il resto
della famiglia era entrata nella stanza in silenzio. Credo
che, in effetti, si sia sentito sollevato, credo che sia stato
felice che fosse iniziata l'ultima fase. Molto lentamente,
il suo respiro  diventato pi profondo e faticoso,
gli occhi si sono chiusi, qualcuno gli teneva la fronte e
ognuno di noi gli teneva una mano. Aveva delle belle
mani e si capiva che appartenevano a un uomo che sapeva
come fare le cose nella vita. Sono rimasta seduta l,
mentre le sue mani gradualmente hanno lasciato la presa.
Non so quanto tempo sia passato. La morfina stava
facendo effetto e gli ho tenuto il polso mentre le pulsazioni
diventavano sempre pi lente. Era come se il suo
cuore stesse salendo una scala che usciva fuori dal corpo.
Ci doveva essere un'ultima pulsazione ed  arrivata.
C' stata una pulsazione con la quale il suo spirito ha
lasciato il corpo. L'ho immaginato slanciare una gamba
nel vuoto e andarsene a grandi passi per sempre. Il suo
viso era estremamente calmo. Addio, ho detto. C' stato
un coro di addio sussurrati intorno a me. Addio, addio.
L'ho baciato sulla fronte. Qualcuno mi ha tirato via da
lui. Dopo non ricordo molto.
Grazie ho detto severamente. Poi, finalmente, mi
sono messo a piangere a dirotto. Grazie mille.
...
.
...
Capitolo 27.
...
.
...
Proprio il giorno successivo, ho fatto una cosa che non
avevo mai fatto. Sono uscito e ho comprato dei vestiti
nuovi. E stata una decisione istantanea, presa senza la
minima esitazione. Nell'ora di pausa pranzo ho preso la
macchina e sono andato in un negozio di abbigliamento
del posto molto conosciuto fra i ragazzi dell'universit,
dove ho comprato dei jeans, un paio di magliette nere attillate
e degli stivali di marca europea con le suole spesse
e i tacchi. Sapevo che quelle magliette non mi avrebbero
affatto donato col mio corpo flaccido, ma non mi importava.
La definizione stivaloni da vaccaio, con cui il
commesso aveva descritto gli stivali che avevo scelto, mi
era rimasta impressa.
In vita mia, non ero mai stato particolarmente consapevole
di come mi vestivo. Lucy ha sempre comprato
i vestiti per me e il mio guardaroba, per lo pi, ha due
tonalit, con scelte di colore obbligate che danno sul
marrone e sul verde scuro. Le mie calzature tendono a
modelli comodi con la suola di gomma. Le mie camicie
normalmente sono larghe, con i bottoni, acquistate
ai magazzini Duffy's del posto o comprate al discount
store Marshalls al centro commerciale di Utica.
Non indossavo questi vestiti nuovi per andare in ufficio
o a casa. Li tenevo semplicemente nel cassetto della
mia scrivania al lavoro, tutti quanti, li tiravo fuori ogni
tanto e annusavo l'odore fresco di appretto del tessuto,
la pelle degli stivali e mi sentivo confortato in un modo
che non riuscivo a spiegare. I vestiti sembravano in un
certo qual modo fornirmi una specie di ancora di salvezza,
mi suggerivano una via di fuga dalla tempesta in
arrivo.
Avevo bisogno di una via di fuga. La tempesta si
stava addensando rapidamente. Lucy in quel periodo
vedeva spesso Purefoy e io sapevo - perch avevo
iniziato a controllare le sue e-mail - che aveva deciso
di spendere una parte del piccolo patrimonio che
aveva accumulato per quattro giorni di ritiro nella
sacra intimit di un monastero su una montagna del
posto, nel quale Purefoy aveva un ruolo da consulente
di qualche tipo. Lucy non aveva mai amato particolarmente
la New Age. Semmai eravamo entrambi cresciuti
con una visione profondamente razionale della
vita. Il fatto che si imbarcasse in una cosa del genere,
con un maestro dell'universo del sesso tantrico che
si chiamava Thomas Wing e pagasse duemila dollari
per il privilegio di scoprire cose del tipo usare il
corpo come veicolo di dissoluzione estatica era una
grossa sorpresa.
Da solo nel mio ufficio, ho provato per prima cosa
a ridere di gusto all'idea. Ma le risate si sono fermate
quando ho cercato Thomas Wing su internet ed 
apparsa la foto di un uomo muscoloso dalla mascella
volitiva, che mi guardava come se misteriosamente conoscesse
tutti i meandri e le ombre del desiderio che
provavo per mia moglie. Sono uscito immediatamente
da quel sito, ho appoggiato la schiena alla poltrona cigolante
della mia scrivania, ho chiuso gli occhi e, anche
se sapevo che a quel punto era perfettamente inutile, ho
dettato al mondo una lettera sentimentale che implorava
la tragicomica divinit del matrimonio di aiutarci,
me e Lucy, a riaccendere la fiamma del sentimento e in
questo modo riscoprire non solo la fedelt reciproca,
ma anche l'immagine originaria dell'alba del matrimonio
e dei figli, sotto il cui influsso ci siamo innamorati
la prima volta.
La paura  una bella motivazione. Momentaneamente
rinfrancato da questa operazione interiore, sono
andato a casa e mi sono concesso lo strano lusso di essere
sorpreso, come se fosse stata la prima volta, della
profonda freddezza domestica che avevo contribuito in
gran parte a far nascere.
Al lavoro, il giorno dopo, ho indossato con cura i
miei vestiti nuovi. Passando per lo meno venti minuti
di fronte allo specchio in ufficio, ho assaporato la strana
impressione visiva di me stesso, con un principio
di calvizie e appesantito, mentre traboccavo dentro
un paio di jeans a sigaretta e una maglietta nera. Poi,
indossando gli stivali che, a causa dei grossi tacchi,
alteravano l'angolazione della mia prospettiva almeno
di un centimetro e mi davano la sensazione vagamente
privilegiata di guardarmi dall'alto, sono uscito
dall'ufficio, lasciando una scia di gelidi commenti al
mio passaggio.
Avevo un appuntamento con Mac per pranzo. Un
paio di giorni prima mi aveva telefonato e, in mezzo
alla sua solita valanga di spavalde ipocrisie, mi aveva
chiesto di vederci, perch nel suo libro c'era bisogno
di maggiore consistenza riguardo al periodo in cui
siamo stati bambini insieme. Solo uno di quelli ha
detto che hanno giocato nel cortile dei Castor avrebbe
potuto fornirgli quello che gli serviva. Sentendomi
lusingato di essere incluso nel gruppo e passando sopra
alla mia diffidenza innata nei confronti di quell'uomo,
ho detto di s.
Ho attraversato rapidamente la strada principale della
citt. Ero diretto allo Star's Diner. Avevo insistito per
incontrare Mac in quel posto. Era il pi piccolo e fuori
mano dei due ristoranti economici della citt e il posto
in cui, oltre a fare una particolare minestra al prosciutto
e piselli, c'erano meno possibilit di essere costretti
a intrattenere conversazioni falsamente amichevoli con
qualche lontana conoscenza.
Accidenti ha urlato Mac dal suo separ, quando
sono apparso sulla porta d'ingresso del ristorante.
Sembri proprio il signor Fico Ultima Moda!
Mentre le teste si giravano a guardare, mi sono creato
un tunnel col mio campo visivo e mi sono mosso
rimanendo irrigidito l dentro.
Ehi, le persone cambiano ho detto, scivolando
seduto davanti a lui nel separ con le guance in fiamme.
Be', credo di s. Si  alzato, ha allungato la mano
e ho notato la sua faccia percorsa da strane rughe
di espressione, come se si stesse sforzando di non
ridere. Accidenti. Si  seduto di nuovo, squadrandomi
dall'alto in basso. In effetti, hai un aspetto
fantastico.
Davvero?
Diavolo, certo.
Non ho detto niente per un attimo e l'ho guardato
mentre si  sforzato di sorridere, si  sporto in avanti e
ha chiesto con una risonante voce cameratesca. Allora,
come va, amico?
Tutto bene ho detto tranquillamente. Il solito
strano... ma poi mi sono fermato perch, in realt,
cosa potevo dire? Non  mai stato tutto cos assurdo?
La mia intera esistenza si  basata su false pretese? Ho
avuto rapporti sessuali con la mia sorellastra e, tra l'altro,
avrei voluto sbattere in galera Lawrence Framingham
con l'accusa di aver impersonato - male - il ruolo
di padre?
Praticamente, va tutto bene, grazie ho detto.
Fantastico.
Gi. E tu?
Non c' male ha risposto. Ma come ti ho detto al
telefono, mi sento come stretto in una morsa. Ha finto
di strangolarsi.
Da cosa? ho chiesto.
Dal tempo, in poche parole. Quel cavolo di editore
mi sta col fiato sul collo. Vuole un brano per una
cosa che si chiama Expo del libro. Ha pronunciato
le ultime due parole come se avessero un cattivo
sapore.
Huh. Non avevo idea di che cosa stesse parlando.
Sento ancora quella vocina stridula in testa:  urgentissimo,
devi buttarlo gi. Gli ho detto: abbassa
la cresta, Tex. Sono un artista. Mac ha pronunciato
quella parola con magniloquente orgoglio. E non mi
si deve mettere fretta.
Ha riso in modo invitante, fortissimo, i suoi occhietti
puntati nei miei, mentre annaspava a caso con
la mano al centro del tavolo e accendeva un piccolo
registratore.
Che cos' quello?
Una semplice copia ha detto. Nel caso io sia cos
sconvolto da quello che mi devi dire che mi dimentico
di scriverlo.
Divertente.
Una prassi, in realt.
Per un attimo sono rimasto in silenzio.
Se ti mette a disagio... ha detto.
Veramente, s.
Si  allungato per prenderlo di nuovo e l'ha spento.
Non c' problema.
Ha ispezionato un attimo il men in silenzio, poi ha
alzato gli occhi. Dunque, sei rimasto molto in contatto
con la famiglia Castor negli ultimi tempi?
No, non in modo particolare ho detto.
Neppure io. E Belinda?
Che c'entra lei? l'ho guardato negli occhi pieni di
una luce scaltra, mentre osservavano la mia faccia ticchettando
avanti e indietro.
Mi sono appena ricordato che voi due facevate
coppia fissa molti anni fa.
Ci siamo visti di recente ho detto.
Mi ha fissato. E come sta ultimamente la pi vecchia
personificazione al mondo di Janis Joplin?
Veramente  piuttosto sconvolta.
Mi dispiace, ma la capisco. Quei due erano incredibilmente
uniti, non  vero?
Sembravano fatti con lo stampino.
Maledetto Rob ha detto Mac, senza motivo.
Lo so ho detto, sentendo, di nuovo, il sollievo che
avevo sempre sentito quando potevo parlare di lui con
qualcuno.  strano, ma credo di sentirmi pi vicino
a lui ora, in un certo senso, durante tutti questi mesi
dopo la sua morte, di come mi sono sentito l'ultima
volta che l'ho visto.
Quando  stata, a proposito? ha chiesto, delicatamente.
Che cosa?
L'ultima volta che l'hai visto.
L'ho guardato, confuso. Al New Russian Hall, naturalmente
ho detto. Non c'eri anche tu?
 quella l'ultima volta che l'hai visto vivo?
Cosa stai insinuando?
Vuoi davvero saperlo?
Aspetta un attimo, c'eri anche tu, Mac, ora me lo
ricordo. Certo che c'eri.
Certo, c'ero. Infatti mi ricordo quella serata piuttosto
bene. Mi stava di nuovo fissando in quel modo.
Che cosa c'?
Niente.
 arrivata la cameriera e abbiamo ordinato.
Vorrei chiedertelo di nuovo ha detto quando se
n' andata.
Prego, fa' pure.
 davvero l'ultima volta che l'hai visto vivo?
Ho appoggiato le mani sul tavolo e ho intrecciato le
dita.
Che cosa stai insinuando, Mac? ho chiesto.
Ha lasciato il suo sguardo vagare per il ristorante,
come se stesse a mala pena prestando attenzione, poi
mi ha guardato dritto in faccia.
Nick, ha detto dovresti sapere che ho degli amici
al dipartimento di polizia.
Allora? ho replicato, provando improvvisamente
una sensazione di rattrappimento alla bocca dello stomaco,
come se qualcosa, un fascio di muscoli, stesse
annaspando per la contrazione.
Allora so alcune cose, Nick.
Be', buon per te.
So alcune cose ha ripetuto su quello che  accaduto
quel giorno.
Quale giorno?
L'ultimo giorno che hai visto Rob vivo.
Davvero?
S, davvero. Come se fosse travolto da un immenso
dispiacere, ha sospirato. Ho il rapporto di un
agente della Polizia di Stato che ti ha visto in un posto
all'incirca sei giorni dopo l'omicidio, lungo la Cliffside
Road, dove, se ricordo bene, eravate soliti incontrarvi
tu e Rob.
Capisco.
Senti, Nick, parola di scout che se c' qualcosa che
vuoi dirmi sar una cosa assolutamente informale, a
meno che tu non voglia formalizzarla. Non farei niente
che potrebbe costarti un'incriminazione per occultamento
di prove al processo.
Ah, addirittura una minaccia ora? Fantastico. Inoltre,
Terra chiama Mac: il processo c' gi stato.
Non  una minaccia,  un semplice dato di fatto. Per
quanto riguarda il processo, be', si dice che gli scialbi
genitori di lei stiano per tentare un'altra volta il tutto
per tutto e citeranno in giudizio Simkowitz, il proprietario
del vecchio edificio sulla Upper West Side.
No!
Gi, con l'accusa di negligenza, perch la serratura
della porta d'ingresso era rotta.
Incredibile, un altro processo, Dio mio ho detto e
mi sono sorpreso, nonostante il momento carico di tensione,
a ripensare all'insegna di pietra arenaria AULA DI
GIUSTIZIA, insieme al chiacchiericcio degli avvocati con
gli occhi gonfi, l'interminabile trafila di testimoni e la
coppia sui sessanta anni magra e vestita in modo molto
classico che erano i genitori di Kate, arrivati dall'Ohio.
Il padre aveva la faccia da diacono tipica di un uomo di
chiesa e la madre era una donna smunta la cui bellezza,
che stava precipitando verso il raggrinzito e il non
attraente, si intuiva solo da una stravagante cascata di
riccioli che si stavano ingrigendo.
Fino a oggi ho detto, cercando di cambiare argomento
non ho mai capito perch hanno fatto causa.
Voglio dire, la loro figlia se n' andata e hanno gi
abbastanza soldi per il resto della vita. Che differenza
avrebbe fatto avere un altro mezzo milione di dollari e
doverla sottoporre a una fottutamente orrenda autopsia,
per esempio?
 una domanda interessante. Credo che in realt
cercassero vendetta ha detto Mac.
In che senso?
Credo che fossero cos accecati e pazzi di dolore
che hanno ceduto automaticamente alla rabbia e hanno
cercato di costringere il sistema a prendersela con qualcuno
come un modo per sentirsi meglio. Molte persone
lo fanno. Mac si  fermato per un attimo. Ma parliamo
di te.
Per qualche ragione, il ricordo del processo e i genitori
gotico americani di Kate devono avermi fatto
spuntare un leggero sorriso sulla faccia, perch in quel
momento ha aggiunto: Lo trovi divertente.
No, assolutamente.
S,  cos. Sto seduto proprio qui davanti a te e lo
trovi divertente.  davvero cos divertente?
Dacci un taglio, Mac.
Non farti pregare.
Si  allungato e ha acceso il registratore. Fissando
il bagliore della lucina rossa, l'ho sentito dire: Ti sto
chiedendo, puro e semplice, da uomo a uomo e da amico
ad amico, di riportarmi a quel giorno, quel pomeriggio
in cui hai visto il poliziotto sulla Cliffside Road.
Che cosa hai fatto dopo? Svelto, prima che tu possa
ripensarci!.
In quel momento, ho ricordato una cosa che Rob
aveva detto un paio di anni prima, quando ci eravamo
incontrati per caso a una festa a Monarch.
Era ubriaco e si era lanciato in una delle sue spirali
di conversazioni e aveva parlato del modo in cui
le antiche culture avevano cercato di sopravvivere
all'estinzione, inviando prove della loro esistenza a
epoche future. Aveva detto che le dimensioni di queste
prove andavano dalla massa allo stato puro, come nel
caso delle piramidi, al recesso allo stato puro, come nel
caso delle grotte di Lascaux. Ma quello che avevano
fatto non importava, aveva aggiunto, perch il tempo 
come un maiale e alla fine avrebbe scavato per riportare
alla luce tutti i loro segreti.
In questo caso, aveva detto, sporgendosi in avanti e
facendomi l'occhiolino, conveniva essere onesti, perch
tutti avrebbero scoperto tutto comunque.
Forse so qualcosa ho ammesso. Ma anche se fosse,
perch dovrei dirtelo?
Mac ha annuito, come se se lo aspettasse. Ha inclinato
leggermente la testa e ha lasciato che i suoi lineamenti
si addolcissero.
Nick ha detto con calma. Ci conosciamo da tanto
tempo, vero?
S,  vero.
Significher qualcosa, non credi?
Che cosa?
Che siamo fondamentalmente le uniche due persone
non della sua famiglia che hanno conosciuto Rob fin
dall'inizio?
Non lo so.
Be', te lo dico io,  cos. Significa qualcosa per Rob
e significa qualcosa per te e me.
Te e me? ho chiesto, dubbioso.
Ha scrollato le spalle e poi ha spalancato le braccia.
Ehi, non sono il tuo nemico, sai. Sono solo un amico
di vecchia data che vuole fare la cosa giusta per te e
anche per il nostro caro amico defunto.
Ah-hah ho borbottato. E un best seller rientrerebbe
in quello che vuoi fare?
Sai, mi ha ignorato  da parecchio che avrei voluto
invitarti, vederti di pi. Ma  stato tutto cos frenetico
negli ultimi tempi che non ho trovato il tempo per farlo.
Quando sarebbe, negli ultimi dieci anni?
Ora sei semplicemente cattivo. Ehi, ha sorriso ricordi
quella volta in cui abbiamo pranzato tutti insieme
e tu e Janine avete riso cos tanto che credevo vi scoppiasse
la pancia?
Janine era sua moglie.
S ho detto. E ricordo che l'unica ragione per cui
ero l era che accompagnavo Rob.
Il punto  ha chiuso gli occhi irritato, continuando
a sorridere che mi piacerebbe vederti pi spesso,
Nick. Potremmo uscire insieme, riaccendere la vecchia
fiamma.
Un pensiero toccante ho detto.
Mac ha aperto un occhio e mi ha guardato. Va
bene ha detto. Credi che io sia uno stronzo e probabilmente
hai le tue ragioni.
Grazie.
Ma questo non cambia il fatto che sai quello che
voglio e lo otterr da te in un modo o nell'altro, amico
mio.
Ah ho detto. Cos va meglio. Ben tornato.
Ah ah. Mac ha riso forte, come ho fatto anch'io.
Poi, seduto l a ridacchiare, mi  venuto improvvisamente
in mente che forse avrei dovuto buttarmi, se
questo  il termine giusto, e cogliere l'opportunit che
mi si offriva di cominciare a prosciugare la pozza di
evasioni in cui avevo continuato a sguazzare in cerchio
per quelli che mi erano parsi mesi. Forse avrei dovuto
iniziare confessando. Ma come era possibile che la causa
scatenante della mia sincerit sarebbe stato il professionalmente
viscido Mac Sterling? Inoltre, a questo
punto, quali alternative avevo?
Ti do cinque minuti ho detto.
Mac ha chiuso gli occhi per un attimo, come per
assaporare la sua felicit, poi ha detto dolcemente: Oh
bene.
Per sei uno stronzo ad avermi teso un'imboscata del genere.
Si  messo un pugno sul cuore.
Perdonami.
Non credo ho detto.
Ha fatto del suo meglio per sembrare turbato.
D'accordo, vediamo ho detto, ancora accigliato.
Inizier dal principio. In effetti, ho incontrato i poliziotti,
a quanto pare. Avevi ragione a riguardo. Stavo
passando in macchina, li ho visti parcheggiati al bordo
della strada, ho accostato anch'io e ho chiesto loro cosa
stava succedendo. Mi hanno detto di aver trovato i resti
di un vecchio riparo e avevano qualcosa che hanno
portato via in un sacchetto delle prove.
Come se avesse paura di far deragliare il treno dei
miei pensieri, Mac fissava impietrito il tavolo.
Dopo che se ne sono andati, ho detto sono rimasto
seduto l in macchina per un po', poi ho imboscato
la macchina dall'altra parte della strada e ho deciso di
seguire il mio intuito. Sono entrato a piedi nel bosco
e ho seguito un vecchio sentiero che conoscevo, una
scorciatoia. Il sentiero alla fine portava nel posto dal
quale erano ritornati con le prove i poliziotti.
Il nascondiglio ha detto. Poi quando mi ha visto
indietreggiare, ha alzato entrambe le mani e mi ha detto:
Scusa, parla tu. Io ascolto.
Non era il nascondiglio ho detto. Era uno spiazzo
vicino al nascondiglio. Ci sei stato?
Forse una volta ha detto, poi, dopo una pausa:
Vai avanti.
Be', mi sono incamminato nello spiazzo e ovviamente
ero un po', come dire, agitato, perch naturalmente
avevo la sensazione che forse stava per succedere qualcosa.
Poi l'ho sentito.
Cosa?
Quel rumore.
Che rumore?
Il richiamo di un uccello, ho detto che mi ricordava
quello di tanti anni fa.
Mac ha preso la penna, la bocca gli si  spalancata.
Cazzo!
Gi. Ricordo di essere rimasto l a lungo, cercando
di capire da dove proveniva il richiamo. Sembrava che
venisse leggermente deviato dal vento, come se provenisse
da un posto e subito dopo da un altro.
Rob osservava gli uccelli, vero?
Bei tempi ho detto. L'ho anche sentito cercare di
rimorchiare una ragazza a una festa dicendole di essere
uno di quei maschi etero che osservano gli uccelli,
non so bene cosa intendesse.
Mac ha riso discretamente, continuando a guardarmi
negli occhi mentre lo faceva.
E poi? ha chiesto.
Poi cosa?
Poi che cose successo?
Poi ho seguito quel suono per un po'. Ma non ero
sicuro, all'inizio. Il vento faceva molto rumore, come
ho detto, rendendo tutto piuttosto confuso. Ma alla
fine, mi  sembrato che provenisse dal vecchio nascondiglio
originario.
Cavolo!
Lo so. Ero molto eccitato in quel momento, perch
avevo la sensazione che stesse davvero per accadere
qualcosa di reale.
La cameriera si  avvicinata al tavolo con una tazza
di caff, ma Mac, prima ancora che potesse parlare, le
ha fatto cenno di andare via con uno sgarbato schiocco
delle dita come fanno nelle grandi citt. Se ne  andata
tutta impettita e offesa.
Non sei stato carino ho detto.
Lo so ha detto con impazienza. E poi?
Poi  ritornato quel richiamo e veniva decisamente
dal nascondiglio, ne ero sicuro. Erano passati molti
anni dall'ultima volta che ero stato l, naturalmente.
Forse dieci o venti, chi lo sa. Il cuore mi batteva cos
forte mentre mi avvicinavo che non sono neppure sicuro
se riuscivo ancora a sentire.
Mi sta per venire un infarto solo a sentirlo ha detto
Mac.
Era chiaro ho proseguito che altre persone avevano
scoperto quel nascondiglio, perch riuscivo a vedere
dell'immondizia all'entrata.
Immondizia?
S, vecchi libri, preservativi, lattine. Tutta roba del
genere.
Va bene.
In quel momento ero davvero agitato. Il cuore mi
batteva forte nel petto e mi sembrava quasi di essere
in The Blair Witch Project o qualcosa del genere. Ma
mi sono sforzato di andare avanti, passo dopo passo.
Poi ho raggiunto la piccola apertura nel nascondiglio.
Il richiamo  arrivato di nuovo. Ero sicuro di conoscere
quel richiamo. Ho respirato profondamente, mi sono
chinato infilandomi nell'apertura e mi sono accovacciato,
mentre gli occhi si abituavano all'oscurit.
Mi sono fermato, mentre Mac, posando entrambe le
mani sul tavolo, si era sollevato involontariamente alcuni
centimetri da sedere.
Poi che cos' successo? ha detto con una voce senza
fiato.
Poi l'ho visto, Mac.
Cosa?
Quella cosa.
Che cosa? ha sussurrato.
Quella specie di uccello blu che sembrava enorme,
che si chiama ghiandaia di Steller. Mi guardava
come se sapesse qualcosa e ha emesso di nuovo quel
richiamo, come se qualcuno facesse i gargarismi con
le bilie.
Che cosa, un uccello? ha detto Mac, ritornando
lentamente seduto, incredulo. Come sarebbe, un uccello?
Lo so, mi stavo per incavolare. Sembrava davvero
impossibile che un uccello stesse accovacciato nel bel
mezzo del nascondiglio, in quello spazio chiuso, e che
non avesse neppure paura di me. Devo dirti, Mac, che
mi  sembrata una cosa maledettamente strana!
Un uccello? ho guardato la sua faccia attraversare
diverse fasi di disappunto. Un uccello no!
Gi, che delusione, vero? Immagina come mi sono
sentito io.
Mi ha guardato, ha scosso la testa facendo un'amara,
aspra risatina, si  sporto in avanti come per voler dire
qualcosa di volgare, poi si  tirato di nuovo indietro e
ha portato le mani al petto come un giocatore di poker
che cerca di proteggere il suo mazzo di carte da occhiate
indiscrete.
Un uccello ha ripetuto per almeno la quarta volta.
Mi stai dicendo che era un uccello.
Ti sto dicendo che era un uccello.
Questa  la tua storia.
Gi.
Bene. E con questo, abbandonando ogni pretesa
di amicizia, si  alzato, ha afferrato il registratore, ha
chiuso di scatto il suo blocco degli appunti e, allungandosi
in basso verso di me, con voce sufficientemente
alta da farsi sentire da tutto il ristorante, ha urlato:
Be', vai all'inferno!.
Poi  scappato di corsa dalla porta d'ingresso.
...
.
...
Capitolo 28.
...
.
...
Il cuore mi batteva forte, ho lasciato che i miei occhi si
abituassero all'oscurit e l'ho visto seduto di fronte a
me, con la schiena appoggiata a un ceppo, mentre sogghignava.
L'impatto  stato violento, come un'aggressione
fisica, tuttavia ho sentito anche che stavo aspettando
quel momento da molti giorni, o forse, ora che ci
penso, da molto tempo.
Ciao ha detto, tranquillo. Mi  uscito un suono dal
petto - qualcosa di denso e immaturo - poi sono balzato
verso di lui e un attimo dopo ci siamo precipitati
l'uno incontro all'altro abbracciandoci furiosamente.
Rob! ho gridato nel suo collo. Ci siamo tirati indietro
e ci siamo tenuti per i gomiti. Incredibile!
Allora, come va? ha chiesto.
Lo sapevo! ho gridato.
Era pi magro che mai, ancora pi magro di come
l'avevo visto una settimana prima al New Russian Hall
e la faccia, sotto l'incolta barba bionda, era scorticata,
arrossata e piena di strani bozzi e lividi. In silenzio, ha
portato un lungo dito alle labbra.
Gli alberi hanno le orecchie ha sussurrato. Parla
piano.
Non ci posso credere! ho detto con un grido soffocato.
Rob, cosa sta succedendo? Voglio dire... balbettavo
che succede!
Si  grattato il mento energicamente e ha sfoderato il
suo vecchio sorriso scaltro. Be', ha detto vediamo.
In questo momento sono qui, nel nascondiglio della
nostra infanzia, con uno dei miei pi cari amici della
mia citt natale.  anche un'incantevole giornata estiva.
A te come va?
Ho riso. Dove sei... sai che non riesco a darmi
pace... che diavolo ci fai qui?
Che ti sembra che stia facendo?
Lo sai che ti sta cercando il mondo intero, vero?
Capisco.
 calato di colpo il silenzio. Il sole, interrotto dalle
foglie, rifletteva su di noi delle strisce di luce color paglia.
Il canto degli uccelli gorgogliava sugli alberi intorno
a noi.
Che c'? ha chiesto.
Che c'? Sono esploso in una risata, poi ho smesso
all'improvviso. Ho scosso la testa. Credo che la mia
prima domanda ho detto sia: che diavolo ci fai qui?
Com' successo?
Non saprei ha detto con calma. Credo che la risposta
dipenda da quale interpretazione stai leggendo,
giusto? In fondo, chi lo sa perch le cose vanno come
vanno? Forse lo sa Mos. Forse lo sa Ahura Mazda.
Ma io non lo so. Non ne ho la pi pallida idea. L'unica
cosa di cui sono sicuro, Nick,  che il libero arbitrio 
un'illusione. In un quadro generale, le cose sono andate
sempre in questa direzione.
Cosa vuoi dire?
Mi hai chiesto com' successo tutto questo casino?
Be', te lo sto spiegando ha detto. Ho sempre avuto
l'intenzione di incasinare tutto come ora, fin dall'inizio.
Non esiste la prova che avrei potuto fare diversamente.
Dal punto di vista filosofico, ci che  vince sempre su
ci che avrebbe potuto essere. Hai mai sentito parlare
della cosa in s?
Ti prego. Ho fatto un movimento insistente con le
mani. Non ora, non oggi.
Ha scrollato le spalle. Facevo tanto per gradire.
Siamo rimasti seduti un attimo.
Va bene ha detto con calma, quasi fra s. So che
 strano sentirlo dire, ma riesco a estraniarmi con il
pensiero e a vivere in quella piccola stanza dove forse
 successo, ma se fosse andata cos  stato decisamente
qualcun altro a farlo, in un altro tempo, in un universo
parallelo, forse quel tipo era addolorato e triste per questo,
ma l'ha fatto perch non aveva altra scelta. Posso
dispiacermi per quel ragazzo e quella ragazza e vorrei
anche essere loro amico, perch ammiro la loro purezza
di cuore. Provo una calda, compassionevole eccitazione
al pensiero di come sarebbe essere amico di una ragazza
morta e di un fuorilegge, come sarebbe forte, tipo
Bonnie e Clyde o roba del genere, poi ritorno in me e mi
rendo conto che io sono lui e sono stato io, allora inizio
a piangere come una fighetta di prima categoria. Ho
pianto molto ultimamente, se ti fa sentire meglio.
Ero confuso. Perch dovrebbe farmi sentire meglio?
Per un attimo, nessuno dei due ha detto niente. Poi
lui ha alzato lentamente gli occhi verso i miei e da lontano
mi ha fatto il pi mite e dolce dei sorrisi.
La mia vita  finita ha detto.
No, non lo !
S, lo .
No, non lo . Reagisci!
In che modo?
Tanto per cominciare, chiama il procuratore distrettuale,
Rob. Chiedi l'infermit mentale temporanea
o qualcosa del genere e rimettiti alla clemenza della
corte. Ti riducono la pena e ricominciamo da l. E un
inizio.
Mi guardava perplesso.  la fine, Nick. Mi ridurranno
la pena da quaranta a trentacinque anni. E allora?
Lo sai cosa significa stare in una prigione di stato?
Lo sai com' davvero in posti del genere? La gente
esce di l con la conformazione mentale cambiata,
cantando canzoni in una lingua che nessun altro pu
capire.
Non  un campeggio estivo, questo lo so, Rob. Ma
tu sei tu e potresti trarre qualcosa di buono da tutto
questo in un modo nell'altro, scrivere un romanzo-verit,
coinvolgere i mass media, giocare sul fattore carismatico
del fuorilegge, ribaltare la situazione in qualche
modo. Sono sicuro che ci riusciresti.
Fissando per terra, ha scosso la testa.
Non succeder ha detto. Poi si  girato verso di
me guardandomi di traverso. Conosci la parte delle
lettere di Kafka in cui scrive al padre della sua fidanzata
e spiega tutte le ragioni per cui non dovrebbero sposarsi?
Dice di essere irascibile ed egocentrico ed elenca i
motivi che spiegano che razza di lurido mascalzone sia?
Poi fa una pausa, va a capo e iniziando un nuovo paragrafo
dice: In fondo, niente di tutto questo mi preoccupa
minimamente, essendo semplicemente il riflesso
terreno di un bisogno superiore.
Cristo.
Be', nel nostro caso, ha detto Rob si tratta di un
maledetto bisogno superiore.
C' stato un attimo di silenzio. Su in cielo, passando
esattamente sopra le nostre teste, un aereo ha rombato
forte per un attimo.
Cosa significa? ho chiesto. Che la dovevi uccidere?
Ho mai detto di averla uccisa?
Restando in silenzio, ho chiuso gli occhi, ho appoggiato
il pollice e l'indice sul setto nasale e ho iniziato a
stringere pi forte che potevo.
Non riesco ancora a credere che stia succedendo
ho detto. Perdonami, per amor di Dio, ma non riesco
a credere che stia succedendo.
Sai una cosa? Non riesco a crederci neppure io ha
detto. Non ci ho creduto fin dal momento in cui  successo.
Ma il mondo va avanti e il cavallo del carnefice si
gratta l'innocente didietro contro un albero.
Cosa?
 solo una poesia che mi  sempre piaciuta. Parla
del mondo che continua ad andare avanti sulla grande
strada della temporalit, nonostante le tue piccole provinciali
assillanti stronzate.
Senti mi sono sporto in avanti. Siamo realisti.
Ci sono milioni di persone in tutto lo stato e probabilmente
in tutta la nazione che ti amano, Rob, e farebbero
qualsiasi cosa per te, compreso farsi avanti per
testimoniare. Puoi portare in tua difesa il dolore. Tutti
conoscono cosa  successo con quel tipo, Framkin, e
sono sicuro che ci sono un sacco di giudici magnanimi
l fuori che aspettano di fare la cosa giusta. Puoi dirgli,
che ne so, che Shirley ti ha picchiato con un violino
quando avevi dodici anni. Puoi dirgli milioni di cose.
Vale assolutamente la pena provarci.
Picchiarmi con un violino ha detto riflettendoci.
Mi piace. Amo l'idea di discendere da una sadica musicale.
Osservandolo, la faccia gli si  contorta in un ghigno
sardonico, ho notato che sembrava pi vivo in quel
momento, dopo una settimana da latitante, logorato
dall'insonnia e dalle intemperie, di quanto sembrava
quando l'avevo visto al New Russian Hall. Era l'eccitazione;
era il dramma; era il fatto di essere al centro
di tutto questo e gestirne le condizioni che gli dava la
forza, ho pensato.
Giri di conferenze, riduzioni cinematografiche
ha detto. Accidenti, se anche gli stupratori possono
diventare famosi, posso farlo anch'io. Ha riso. Dio,
mi mancherai, Nick. Non credo di avere mai capito
quanto, fino a questo momento. Ma  troppo tardi per
cavalcare l'ascesa dalla riabilitazione alla ricchezza, e
tutto quello che far d'ora in poi non far certo finire la
mia faccia su una scatola di cereali. La sanit morale ho
paura che dovr aspettare il prossimo giro...
Rob rifletti seriamente per un attimo...
...con il contorno di una famiglia, la piscina interrata
e dei bambini che sembrano la mia fotocopia
e mi corrono intorno dicendo: pap questo e pap
quello.
Potremmo fare un ragionamento concreto per un
momento ho detto ad alta voce.
Rob sembrava improvvisamente sbigottito. Ma perch
ha chiesto. Perch dovremmo ragionare concretamente?
E cosa c' da ragionare? Non ho intenzione
di farlo, Nick, va bene? Ficcatelo bene in quella testa
piena di buone intenzioni. Sto andando a fondo. Sto
andando a fondo perch la merda sta salendo, la crema
si raggruma e marcisce e delle persone migliori non ne
senti mai parlare, perch rimangono a casa, dietro la
linea del fuoco, coltivano il loro giardino e vivono la
loro vita. La cosa giusta da fare nel mio caso  semplicemente
andarmene. Ci ho pensato molto ed  l'unica
cosa che abbia senso.  anche la cosa migliore che posso
fare per proteggere quella misera eredit letteraria
che ho lasciato.
Cosa intendi per andare? ho chiesto. Andare
dove?  diventato molto pi difficile fuggire all'estero
rispetto al passato, sai. Che fai, ti rifugi alle Isole Vergini?
Non  quello che intendevo per andarmene,
Nick.
No? Be', allora cosa intendevi?
Ho paura ha detto che ci sia solo un modo per
far quadrare l'equazione e fare s che ci che ho fatto
a Kate significhi qualcosa. Quel modo  eliminare entrambi
i protagonisti dell'accaduto.
Lo guardavo ancora confuso, immagino, perch ha
aggiunto semplicemente: Mi piacerebbe morire alle
mie condizioni, capisci?.
Da molto lontano, lo spettro di un pensiero ha preso
forma e consistenza, finch mi  esploso nella mente
con una parola: Suicidio?
Ha annuito lentamente.
Oh, piantala!
Perch no?
Perch non puoi! Perch  da pazzi,  una follia, 
sbagliato per un milione di motivi! ho urlato. Perch
non sei morto, sei vivo e devi rimanerlo! Oh, non se
ne parla proprio. Stavo dimenando le braccia. Non
pensarci nemmeno!
Tu mi vuoi bene ha detto. Vero?
Cosa? Ho abbassato le mani.
Be', non  vero?
Volerti bene? Se hai bisogno di sentirtelo dire, s,
certamente.
Be', ti voglio bene anch'io.
D'accordo. Allora?
Allora,  con questo spirito e questa idea in mente
che ti parlo.
Be', fantastico ho detto. Davvero carino. Ti piaccio
cos tanto che vuoi farmi sapere che stai pensando
di ucciderti? Che bello, Rob.
So che  difficile da mandare gi, ha detto ma ho
i miei motivi e sono motivi molto importanti; guardando
da una prospettiva pi ampia,  anche la ragione per
cui ci siamo ritrovati qui oggi.
Ha iniziato a frugare nello zaino.
Che cosa fai? ho chiesto.
Sto procurando la prova chiave ha detto, tirando
fuori dallo zaino una piccola pistola luccicante. L'ha appoggiata
in terra fra noi. Altrimenti conosciuta come
La Mia Via d'Uscita.
Ora me ne vado ho detto.
No, rimani. Ti ricordi ha preso di nuovo lo zaino,
ha tirato fuori una manciata di pallottole e ha iniziato a
metterle nella pistola con piccoli clic finali quel pranzo
incredibilmente buono che ci preparava sempre tua
madre quando eravamo piccoli?
Riuscivo a sentire la memoria mettersi in moto
come una sensazione trainante intorno alla bocca e
alle tempie, ma l'ho repressa. Ho detto: Che cosa fai,
Rob?.
Aveva una lattina di sugo di pollo, bolliva il riso di
contorno e ci versava il sugo sopra, io e te andavamo a
casa tua e mangiavamo quella roba, che si avvicinava
parecchio alla descrizione della colla, e tua mamma la
chiamava pollo alla Framingham e ci piaceva. Voglio
dire, tornavo a casa e dicevo a mia mamma che era stato
fantastico. Non te lo ricordi?
S, me lo ricordo, allora?
E che mi dici delle nostre rapine, amico, te le ricordi?
A dodici anni, vestiti con abiti volutamente informali
e con una scatola sotto il braccio incartata con cura in
modo che sembrasse appena ritirata dall'ufficio postale,
ci eravamo infilati nel pi grande negozio di dischi
della citt. La scatola aveva una feritoia fatta col rasoio
nascosta su un lato e, mentre uno di noi distraeva il
cassiere, l'altro imbucava il maggior numero possibile
di album dentro la scatola attraverso la feritoia.
S ho detto, impaziente. Me le ricordo.
Tu ha continuato Rob eri il miglior palo che sia
mai esistito.
Con questo dove cerchi di arrivare? ho chiesto.
 buffo come ha proseguito, come se non mi avesse
sentito quando sei un bambino, l'infanzia sembri
una prigione, ma quando sei adulto si trasformi come
per magia nel periodo pi libero e puro che tu abbia
mai vissuto. Che fregatura, eh?
 vero ho ammesso.
E come quando sei piccolo pensi che tutto nel
mondo degli adulti sia stabile e che non si muova mai,
come i mobili, e che la vita dei tuoi genitori cambi con
una lentezza glaciale, come i dinosauri che sono morti
dieci milioni di anni fa. Invece, quando sei adulto, pi
invecchi pi tutto passa veloce. Sbatti le ciglia e bum 
passato un anno. Ti svegli da un pisolino e dannazione
 gi passato un anno.
Bene, d'accordo. Hai appena segnato due punti
con un colpo solo. Complimenti ho detto.
Non riesco a farlo.
Fare cosa?
Non riesco a farlo, Nick. E con queste parole, senza
preavviso, gli occhi di Rob si sono riempiti di lacrime.
Ho provato per giorni a farlo. Mi sono puntato la
canna della pistola in bocca, alla tempia, allo stomaco,
mi sono infilato quella dannata cosa nei pantaloni. Ma
non riesco a farlo.
Non riesci a farlo ho detto perch ti  rimasto
ancora uno straccio di ragione.
No, amico le lacrime gli scendevano sul viso. Non
riesco a farlo perch non ho il coraggio, va bene? Questa
 la triste maledetta verit... ho paura.
Smettila ho detto seccamente. Non riesci a farlo
perch  un gesto da pazzi e tu non sei pazzo. Disturbato
forse, ma non pazzo. Vieni qua.
Si  sporto in avanti, l'ho cullato fra le braccia e si
 abbandonato sulla mia spalla, singhiozzando un po'.
Ho detto:  facile, Rob. Non c' da pensare. Vai semplicemente
alla stazione di polizia e ti presenti. Io sar
sempre con te.
No si  irrigidito. Devo andare, Nick.
Si  tirato indietro e mi ha guardato. So che questo
 ci che devo fare. Lo so. E non riesco a farlo da solo.
Non ci riesco proprio.
All'improvviso sono raggelato, non appena un sospetto
pi grande si  impadronito di me. Aspetta un
momento ho detto. Cosa mi stai chiedendo?
Sei qui, ha detto Rob, pulendosi il naso gocciolante
col dorso della mano nel ruolo del miglior amico,
che  apparso miracolosamente. Sono rimasto qui di
proposito sperando che tu lo facessi.
Credo di stare per vomitare ho detto.
Va bene ha detto.
Mi sono portato una mano alla bocca, ma la nausea
 passata. Il bello di te ho detto  che per un istante
ti ho quasi creduto. Mi ero quasi convinto che tu dovessi
avere il cervello fuso. Potresti anche convincere una
nuvola a far piovere, Rob. Ipotecherei la mia fottuta
casa per pagarti le spese dell'ospedale se fosse necessario,
ma non ti aiuter in questa pazzia.
Con mia sorpresa, la sua reazione  stata afferrarmi
con fermezza per il mento con entrambe le mani, avvicinarsi
e guardarmi dritto negli occhi.
Ti prego ha detto.
Cosa?
Guardami.
Lo sto facendo.
No, guarda me.
Diligentemente, l'ho guardato. Quei grandi occhi
blu come il mare in piena estate, che avevo intravisto
per la prima volta trentanni prima, andando ad aprire
a qualcuno che bussava alla porta, in quel momento
erano spalancati di fronte a me. Non avevo mai guardato
un uomo negli occhi cos da vicino. Non avevo
mai provato lo strano deformante calore del sentimento
che accompagna una cosa del genere col trascorrere
del tempo. Abbiamo continuato a fissarci negli occhi
mentre mi guardava con calma e lentamente si 
innescato uno strano processo. Il suo viso ha iniziato
a diventare astratto, le forme geometriche hanno cominciato
a decomporsi e a correre, i tasselli del viso
riconoscibili intuitivamente, gli occhi e il naso si sono
frantumati in un irriconoscibile guazzabuglio di pezzi
indistinti che hanno iniziato a riassemblarsi a catena in
ondate di nuovo significato. Sotto la carne macilenta e
invecchiata da adulto, ho creduto di vedere apparire,
improvvisamente, la faccia angelica di quel bambino,
desideroso di mostrare la sua abilit a leggere e a esprimersi
con ridicole frasi da adulto. Riuscivo a vedere il
brillante adolescente che martellava tutti con vitalit
famelica e il ribelle dai capelli lunghi, che ciondolava
languidamente in qualche atteggiamento di rabbia interiore.
C' stato anche un momento terrificante in cui
gli stessi elementi si sono riassemblati improvvisamente
in qualcosa di oscuro e mostruoso, una maschera grottescamente
macabra e calzata male. Ma  passato rapidamente
e i lineamenti sono ritornati normali. Tuttavia,
era successo qualcosa nel frattempo. Ritornata quella
di sempre, la faccia di Rob aveva mantenuto una strana
luminosit, un vivace proposito che sembrava aver
attraversato tutte le passate percezioni fino a ritornare
al presente.
Facciamolo ha detto dolcemente.
Mi sono sentito improvvisamente molto stanco e svuotato.
No, Rob ho detto, con voce piatta. Mi dispiace, ma no.
Si  seduto di nuovo allontanandosi da me. Ha sospirato.
Si  irrigidito, come se stesse per dire qualcosa,
poi mi  sembrato trattenersi e rilassarsi di nuovo.
No? ha chiesto. Sei sicuro?
Mai.
Ha chiuso gli occhi per un attimo.
Va bene, smidollato ho creduto di averlo sentito
sussurrare.
Cosa? ho chiesto.
Ho detto che sei uno smidollato. Ha aperto gli occhi.
Ho riso. Come, perch non voglio assecondare il
tuo strambo proposito di suicidio? Per questo sono
uno smidollato?
No, sei uno smidollato perch nella vita non hai
avuto neppure una volta le palle di portare avanti la
verit delle tue intuizioni.
Ho sentito il pungolo della verit in ci che diceva e
ho abbassato la testa.
Sei sempre stato geloso di me ha detto.
Pu darsi. Ho buttato indietro la testa. E allora?
E avresti dovuto essere geloso di me.
Nonostante tutto, sono andato improvvisamente su
tutte le furie. Ah, ora credo di capire. Hai intenzione
di provocarmi per fare in modo che ti uccida,  cos?
Che cos', il film della settimana? Andiamo, Rob.
Povero, Nick ha detto.
Ora me ne vado ho detto.
No, aspetta! Lasciandomi atterrito, in quel momento
 caduto in ginocchio di fronte a me, ha unito le
mani, ha premuto la faccia per terra e l'ha risollevata,
sporca di polvere, piangendo: Perdonami, Nick! Ho
fatto una stupidaggine! Ora mi rivolgo a te semplicemente
con amicizia e affetto per chiederti di compiere
questo piccolo gesto di piet. Piet! Non hai mai capito
ha detto, quanto sei forte... e ora ho bisogno di
quella forza! Sei sempre stato meglio di quanto pensavi...
e quella  la parte di te a cui mi rivolgo! Bagnati
di lacrime, i suoi occhi si sono girati per guardare i
miei, con le ciglia imbrattate.
Ti prego, fratello ha detto.
Rob.
Ti prego!
Non posso.
Puoi!
Non lo far!
Ha iniziato a piangere di nuovo, con profondi, atroci,
sepolcrali singhiozzi, mi sono girato e ho guardato in
alto verso il cielo che, pi che mai, si stendeva su di noi
con lo splendore esteriore delle sue distanze, che promettono
quella perfezione celeste a cui la nostra vita
terrena pu solo aspirare. Che cosa significava la lealt?
Mi sono chiesto. Che cosa significava seguire un'idea o
una persona superando il disgusto, passando sopra ai
sospetti e calpestando convinzioni pi profonde al servizio
di un'immensa astrazione a malapena comprensibile
come la fede? Come poteva succedere e per quali
ragioni che una persona in perfetto possesso delle sue
facolt potesse essere convinta, raggirata, supplicata di
fare qualcosa che fondamentalmente non voleva fare?
Eravamo nel centro nevralgico della nostra infanzia, il
posto in cui per la prima volta ci siamo corteggiati a
vicenda come si fa tra ragazzi, studiando le nostre mosse,
inciampando nella nostra timidezza e nel nostro orgoglio.
Come mai Rob, proprio qui, per l'ultima volta
nella vita, stava per prendere la sua strada?
Le lacrime e il muco gli gocciolavano dal naso; le
mani gli pendevano lungo i fianchi in modo da mostrare
l'animale triste e ferito che era, con appeso solo il
sottile velo dell'animo umano. E in tutto questo, c'era
il costante ricordo dei nostri destini paralleli, vissuti a
volte in modo discordante e a volte in sintonia, ma che
riconducevano all'inizio del tempo passato insieme.
Ho impugnato la pistola.
...
.
...
Capitolo 29.
...
.
...
Ha vinto ha detto tristemente.
Chi?
Rob Castor.
C' stata una pausa. In che senso?
Nel senso ha detto Lucy, che la tua relazione con
lui e la sua famiglia ha distrutto questo matrimonio.
Mi sono alzato lentamente in piedi dal divano. Mi
sembrava il momento sbagliato per rimanere seduto.
Sul pavimento accanto a me, c'erano due grandi valigie
piene zeppe dei miei vestiti e dei miei documenti. La
mia auto fuori, gi in moto, si stava riscaldando contro il
freddo dell'inverno. Una settimana prima, finita la cena
e messi a letto i ragazzi, Lucy aveva convocato una riunione
al tavolo di cucina e con calma mi aveva chiesto il
divorzio. Ero rimasto stupito dalla scioltezza e dal controllo
di s con cui aveva esposto la sua situazione. Aveva
detto che da quando era ritornata a casa dal ritiro nella
sacra intimit era tutto molto pi chiaro e aveva aggiunto
con decisione di sapere quale fosse la strada che ora doveva
intraprendere. Improvvisamente era fissata con le
strade e il luogo della ritrovata sincerit. Il suo viso
esprimeva quella seriet che non vedevo pi da quando
aveva iniziato a studiare la maternit anni prima, trasformando
il nostro appartamento, allora composto di una
sola stanza, in una biblioteca di libri accatastati presi in
prestito sull'argomento. Abbiamo discusso con calma
e approfonditamente per molti giorni, quando lei ha
spiegato che non aveva senso ci che cercavamo di fare,
perch, in fondo, entrambi aspettavamo che accadesse
qualcosa che probabilmente non sarebbe accaduto e, in
ogni caso, forse non sarebbe dovuto accadere. Eravamo
mai stati uniti? Aveva chiesto in modo retorico. Eravamo
mai stati realmente, davvero uniti?
La questione di Rob ha proseguito, mentre stavo
in piedi immobile nel soggiorno, guardando il mio
bagaglio stracolmo e abbandonato  che non hai mai
capito quanto ti invidiasse perch avevi me, i bambini,
tutte quelle cose che guardandole con i suoi occhi consideravi
ottuse, noiose e borghesi. Non te ne rendevi
conto, Nick, ma in fondo lui ti invidiava moltissimo.
Rob non era il tipo da provare invidia.
Non credi che lo fosse? Io credo di s. Penso che
fosse divorato dall'invidia. E tu ti sei sempre sottovalutato
stando con lui. Ti sei fatto passare per un noioso
sguattero accanto a un tipo che pensavi avesse una personalit
splendida come un arcobaleno, ma ti sbagliavi.
Ho sempre desiderato dirtelo e ora posso farlo. Rob
era semplicemente un arrivista con il dono della dialettica.
E guarda caso, mi segui?,  anche diventato un
assassino. Se  finito morto e sepolto, la colpa non  di
nessuno,  solo sua. Ma sembra che tu l'abbia preso
come un fatto personale, come se tu dovessi ufficialmente
portarne il lutto o qualcosa del genere e andare
in giro col muso lungo per il resto della vita.
Dopo tre giorni di discussione, in ginocchio, le ho
fatto un breve appassionato discorso in cui l'ho pregata
di ripensarci. Le ho parlato dei bambini, ho invocato
l'affetto che nutrivamo da tempo l'uno per l'altra e ho
spiegato il mio recente comportamento come una crisi
passeggera di mezza et, niente di pi.
Mentre parlavo, osservavo attentamente il suo viso,
cercando di valutare l'effetto delle mie parole sui suoi
sentimenti. Quando ho iniziato a parlare, una specie
di pallore le ha incupito i lineamenti ed  svanito solo
quando ho finito. Non  passato molto tempo che,
guardandomi con calma negli occhi, ha pronunciato
la parola no. Ha detto molte altre cose, ma non ne
ricordo neppure una. Una specie di rumore arterioso
aveva iniziato a rombarmi nelle orecchie e mentre
uscivo dalla stanza, ricordo di avere ripetuto ipnoticamente
a me stesso che sarebbe andato tutto bene, che
era esattamente quello che volevo e che, fondamentalmente,
non era stata lei ma io a innescare il divorzio
per primo.
Nei giorni successivi, di comune accordo, per il bene
dei ragazzi abbiamo fatto di tutto per minimizzare qualsiasi
manifestazione esteriore di tristezza o rimorso. I
bambini infatti, solo per il fatto di esistere, sembravano
darmi un'importante fondamentale lezione di vita. La
serenit animalesca pura e semplice con cui correvano
qua e l con gli stivali lasciando per tutta la casa
impronte di ghiaccio infangato, la vitale effervescenza
che esprimevano quando si lanciavano palle di neve o
scendevano con gli slittini urlando su e gi per la collina
del posto sembrava in un certo senso sottolineare
l'egoismo aspro e opprimente del divorzio. Eravamo
cos meschini, Lucy e io, che i semplici piaceri dell'infanzia
ci colpivano come qualcosa di miracoloso?
Ti ho preparato qualcosa ha detto, alzandosi anche
lei dal divano.
Che cos'?
Del cibo, Nick, per superare questo momento.
 andata al frigorifero, dal quale ha tirato fuori
una grossa borsa termica di polistirolo. Un cosciotto
d'agnello, delle fettine di maiale e qualche contorno.
L'ha posata in terra fra noi. Poi c' stato un silenzio,
durante il quale il desiderio di piangere si  impossessato
di me con una rapidit tale che ho evitato di farlo solo premendomi le mani fra le ginocchia finch il
dolore non mi ha fatto ansimare. Quando ho alzato lo
sguardo, le lacrime le correvano sul viso.
Sembri pallido ha detto, asciugandosi gli occhi.
Mi sento pallido.
So cosa intendi.
Mio Dio ho detto semplicemente e ho fissato il
pavimento.
Molte volte, nei giorni precedenti, ero caduto preda
del magico pensiero che, con uno o due semplici
aggiustamenti, avrei potuto far passare tutto. Quella
stessa sera, cercando di tenere sotto controllo le emozioni,
con naturalezza, avevo dato la buonanotte ai
bambini e avevo indugiato un attimo per carezzare
loro i capelli quando erano a letto, mentre sentivo che
la normalit pura e semplice delle mie azioni a ogni
modo avrebbe anticipato l'inevitabilit di ci che stava
per accadere.
Lucy si  avvicinata e con affetto mi ha aggiustato il
colletto.
Non riesco ancora a credere che lo stiamo facendo
ho detto a bassa voce.
Invece di parlare, ha semplicemente annuito in un
modo che sembrava ammettere quella verit, ma anche
dichiarare la sua determinazione ad andare avanti.
Sai che amer sempre quello che c' di buono in
te ha detto con calma.
Mi sono sforzato di dire qualcosa, ma non sono riuscito
a trovare le parole.
E avrai tutto quello che vuoi nella vita ha proseguito.
Ne sono sicura. Lo sono realmente e sinceramente.
Tienilo bene in mente. Io far lo stesso. E ne
parleremo molto presto. Mi sono sporto in avanti per
salutarla con un bacio e quando le nostre labbra si sono
toccate, ho sentito un ribollimento freddo e spiacevole
nello stomaco e, pi che al suo affetto e al suo amore,
mi sono reso conto in quel preciso momento che
era al suo corpo che ero fatalmente attaccato. Era dai
suoi seni caldi ai quali mi sono aggrappato cos tante
notti, dalle sue spalle che raccoglievano il profumo
naturale della sua pelle, dal piedistallo affusolato delle
sue lunghe gambe che improvvisamente mi angosciava
separarmi. Non facevamo l'amore da molto tempo, ma
non importava. Il pensiero che in futuro degli estranei
avrebbero violato quel corpo mi faceva venire voglia di
ululare come un cane. Ero contento di avere in mano
il pesante fardello fisico delle borse, in quel momento.
Ancoravano a terra il mio rimorso come un pallone aerostatico
che fremeva per sollevarsi e, proprio in quel
momento, voleva librarsi in aria con un attacco di pianto
convulso. Trattenendomi con tutte le forze, mi sono
distaccato da Lucy, ho annuito rigidamente e, sapendo
che avrei rivisto il film di quel momento per il resto
della vita, sono uscito dalla porta principale verso la
mia auto nel modo pi dignitoso che ho potuto. La casa
con gli occhi illuminati delle finestre al piano superiore
e le sopracciglia dei cornicioni non mi era mai sembrata
pi accogliente, pi invitante e, mentre mi allontanavo
in macchina, la sola cosa che ho potuto fare  stata non
sentire che ero io quello che stavo guardando, quell'io
pi semplice e pi sicuro, com'ero quando avevamo
comprato quella casa, quell'io che - quando alla fine ho
girato l'angolo e la casa  scomparsa dalla mia vista - di
certo non avrei mai pi ritrovato.
Ho guidato lentamente per le vie della mia citt,
come se improvvisamente fossi diventato insicuro nelle
strade che avevo attraversato migliaia di volte. Arrivato
al residence, mi sono osservato in una specie di trance.
Mi sono disteso sotto le lenzuola ruvide del mio letto
e ho chiuso gli occhi. Pensare significava rischiare
il crollo emotivo. Era meglio vivere semplicemente il
presente nel migliore dei modi che potevo. Chiamavo il
sonno perch arrivasse dalla penombra e mi facesse assopire,
ma il sonno opponeva resistenza. Volevo essere
cancellato. Volevo bere l'oblio e inebriarmi di dimenticanza.
Non avevo mai accettato completamente quello
che avevo fatto nel bosco sei mesi prima, quando 
esploso il colpo e una violenta compressione del suono,
diffondendosi verso l'alto e salendo rapidamente, si 
subito dispersa nella pesante, immobile, sospesa aria
estiva. Internamente, intorno alle aree lacerate dentro
di me, ho continuato a sentire la mancanza di Rob. Diceva
sempre che i nomi erano pezzi di nastro biadesivo
che servivano per attaccare i simboli alla vita. Una volta
mi aveva detto che tutta la poesia era racchiusa nella
seconda t della parola sottile.
Sdraiato nella mia stanza in affitto, volevo andare
avanti velocemente di cinque anni e comprimere tutte
le difficolt, gli incubi notturni, la confusione e la sofferenza
nella sintesi futura di un uomo attivo e deciso,
che si interessava di altre cose e di altre persone. Sentivo
arrivare il dolce momento in cui il sonno si sarebbe
spalancato come una bocca e mi avrebbe ingoiato. Avrei
attraversato quel sonno e mi sarei svegliato sentendomi
un po' meglio. E, ogni giorno che passava, l'angoscia
sarebbe diminuita rispetto al giorno precedente e sarebbe
stato un piccolo freno per la corrente diretta del
rimorso. Perch quello che  stato  stato, giusto?
Giusto?
...
.
...
FINE.
...
.
...
Ringraziamenti.
...
.
...
A Betsy Lerner per i suoi saggi consigli durante la gestazione di questo libro e per la sua brillante dimostrazione dell'arte perduta della revisione; a Henry Ferris, il geniale
collaboratore di William Morrow, per l'impareggiabile accuratezza, entusiasmo e senso critico, e a Lisa Gallagher, Tavia Kowalchuk e Seale Ballenger della squadra di Morrow; a Mark Kamine per i mille modi in cui ha interpretato la parola supporto; alla mia cerchia di originali amici scrittori, che nel corso degli anni mi hanno fornito una specie di biosfera ambulante: Peter Cole, Martin Earl, Donald Berger, Brian Kitely e Stephen O'Shea; alle mie fate Susan Bell, Leslie Browne e Nevine Michaan; a Eli e Noah Godec-Rosen che hanno dissetato il mio cuore senza limiti; e soprattutto a Judy Godec, la mia amata compagna in tutto, che con la sua luce e il suo amore ha stimolato la creazione di queste pagine, grazie.
...
.
...
FINE.
